ChiNere

ChiNere: un collettivo di donne, segni e chimere

13 Marzo 2026
Carlotta Vacchelli racconta la nascita del progetto, le sue radici e la forza trasformativa dell’arte come esperienza collettiva, residenza e rito.
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Tra le mura delle Cantine Marchisa, spazio enoculturale di Tropea, è nato ChiNere: un collettivo di artiste che usa il fumetto per esplorare il femminile, la memoria e la metamorfosi. Curato da Carlotta Vacchelli e composto da Laura AngelucciMichela Rossi e Nora, ChiNere intreccia fumetto, illustrazione e animazione con miti antichi e sensibilità contemporanee.
In questa conversazione, Carlotta Vacchelli racconta la nascita del progetto, le sue radici condivise e la forza trasformativa dell’arte quando diventa esperienza collettiva, residenza e rito
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ChiNere (1)

Ciao Carlotta, grazie della disponibilità ad approfondire il progetto ChiNere, di cui avevamo parlato in agosto, quando avete creato il collettivo e vi siete ritrovate alle Cantine Marchisa di Tropea. Come nasce ChiNere e con quali intenti?
Il collettivo ChiNere, che si compone delle tre fumettiste Laura Angelucci, Michela Rossi e Nora, e me in qualità di curatrice, nasce da una proposta di Cantine Marchisa, un laboratorio di enocultura promosso da Antonio Malatesta. Antonio è ricercatore, poeta e autore di libri d’artista: io e lui abbiamo condiviso il percorso di dottorato alla Indiana University di Bloomington alcuni anni fa. Dopo il rientro dagli Stati Uniti, Antonio ha aperto uno spazio a Tropea con un duplice intento: la degustazione dei suoi vini, microproduzione locale legata alla storia della sua famiglia, e l’offerta al pubblico di uno spazio immersivo in cui sperimentare direttamente il contatto con forme espressive trasversali a linguaggi diversi. In questo contesto, Cantine Marchisa ha già ospitato due iniziative: la mostra Ondenuvole dell’acquerellista Francesco Caracciolo e Sguardi dal Sud del mondo della fotoreporter Carlotta Giauna.
A partire da questi presupposti, Antonio mi ha proposto di curare una mostra di fumetti che dialogasse sia con queste esperienze, sia con il suo lavoro sull’arte asemica e sull’edizione artigianale. Ho colto l’occasione per dare forma a un’esigenza curatoriale che sentivo da tempo:  attraverso il lavoro di tre artiste, indagare la femminilità e le sue molteplici rappresentazioni nel fumetto offrendo prospettive complementari e sfaccettate su questo tema.
Le scelte sono state immediate: Nora, con il suo tratto lirico e spontaneo e un’identità di genere aperta e inclusiva proprio perché fluida e indistinta, che colloca la femminilità nella trasversalità adolescenziale e infantile. Michela Rossi, con l’ironia e lo sguardo acuto sulle dinamiche di genere nella società, espresso in illustrazioni digitali incisive e vignette fulminanti. Laura Angelucci, con i suoi acquerelli in bianco e nero minuziosamente rifiniti, che restituiscono una femminilità archetipica, perché irriverente e sfuggente.
Abbiamo invitato le tre artiste – che operano nelle terre di confine del fumetto, dall’animazione alla graphic novel, dall’illustrazione editoriale alla vignetta – a costruire insieme un percorso espositivo e una serie di eventi culturali: live drawing performance, momenti di interazione col pubblico, presentazioni e workshop. Ci siamo riunite così nel collettivo ChiNere, con un nome che gioca su due livelli: da un lato il riferimento tecnico e cromatico al fumetto (china e nero), dall’altro la figura mitologica femminile della chimera, evocativa di racconti, favole e leggende in dialogo con le tradizioni locali.
Come ricorda la scrittrice e teorica Clarissa Pinkola Estés, le figure femminili sono foriere di energie trasformative attraverso creatività, condivisione, valorizzazione reciproca e uno “sguardo obliquo” capace di innovare. Sono aspetti che, in modi diversi, attraversano l’opera di tutte e tre le artiste coinvolte.

Perché proprio le Cantine Marchisa a Tropea, e che rapporto avete con la Calabria?
Antonio ha accolto questo progetto alle Cantine Marchisa perché risuona con la sua ricerca sulle storie liminali e ancora poco esplorate della Calabria e con il suo interesse per il “pensiero meridiano” teorizzato da Franco Cassano: un ritmo del Sud radicato nella terra, che propone un modello alternativo all’iperproduttività del turbocapitalismo e all’individualismo competitivo neoliberista. Il pensiero meridiano si fonda sulla lentezza, sulla condivisione, sulla comunità e sulle potenzialità dei rapporti umani nel trasformare il mondo; considera la riflessione individuale e collettiva uno strumento per elaborare nuovi modi di stare insieme nella società ed è attento alle figure che la globalizzazione ha dimenticato.
Cantine Marchisa è anche un luogo generativo di un importante strumento di socialità, convivialità e condivisione: Antonio Malatesta è microproduttore di vini e libri d’artista. Nella vigna della sua famiglia si coltivano varietà locali rare come il Magliocco Canino (presente solo nel Vibonese) e il Pecorello (tipico calabrese), con metodi di coltivazione biologici. Oltre al vino, produce olio extravergine d’oliva e farina di grano duro e possiede un piccolo frutteto.
Il vino è un’esperienza che si combina bene con quella del fumetto: è complesso ma arriva direttamente, è un facilitatore di relazioni ma ha anche un aspetto riflessivo e malinconico, è un gusto che si acquisisce con apertura e consapevolezza, e da questo si origina una comunità di cultori che portano avanti l’elaborazione, ma può essere capito e esperito da tutti. L’idea di Antonio è portare a Tropea un’offerta culturale e sensoriale alternativa a quella turistica più stereotipata, creando esperienze consapevoli che uniscano tradizione e contemporaneità. In questo senso, la presenza di figure femminili attive ed emergenti nel fumetto contemporaneo – come Laura Angelucci, Michela Rossi e Nora – risponde all’intento di costruire un ponte tra l’immaginario femminile tradizionale calabrese (curandere, principesse delle fiabe, figure mitologiche) e la creatività di oggi. Vedo le fumettiste di oggi come delle demiurghe, delle sciamane, delle curandere a metà tra il mondo dell’immaginario dove tutto è pensabile alla concretizzazione con parole, immagini, ritmi e moltiplicazione delle prospettive insite nel linguaggio del fumetto, che agisce come una mappa disegnata del pensiero. Il fumetto femminile espone l’interiorità come atto politico e sociologico e racconta la complessità del contemporaneo attraverso visioni e pensieri che risuonano nei lettori e nelle lettrici proprio perché direttamente in grado di trattare la vita esteriore a partire dalle storie intime e private.

“Sciamanesimo, maschere apotropaiche, streghe e divinità, principesse e sciamane”: come siete legate a questi temi?
Laura Angelucci aveva già lavorato in Calabria su temi legati alle maschere apotropaiche e alla loro funzione simbolica. Anche il tema della maschera si abbina bene alle figure dei fumetti, le cui specificità di linguaggio fanno sì che si possano attraversare stati emotivi ed esperienze agli antipodi, attraverso la continuità data dai toni del segno e della parola. Il progetto ChiNere si appunta sulla continuità tra queste figure tradizionali e la femminilità contemporanea: eccedente, eversiva, irriverente e critica, che usa la creatività come strumento di riflessione e dissidenza.
Le tre artiste coinvolte offrono prospettive molto diverse.
Michela Rossi lavora molto sulla vignetta umoristica e sull’illustrazione digitale, con dettagli che invitano a riflettere sui comportamenti e sulle convenzioni sociali, aspetto che emerge anche nei suoi graphic novel. Laura Angelucci propone figure femminili eleganti e composte, ma con elementi che mettono in discussione la femminilità stereotipata; lavora molto anche come illustratrice editoriale, con particolare attenzione alla forma-libro.
Nora esplora identità di genere fluide e trasversali, lavora su animazioni e performance e presenta il disegno fumettistico in contesti immersivi e multimediali.
Tutte e tre sono autrici complete – disegnatrici e sceneggiatrici – e attraversano più media. Il fumetto è per loro un punto di partenza e un passaggio fondamentale per approdare alla varietà di forme artistiche ad esso associate.
A Tropea, dove il fumetto è spesso percepito in modo tradizionale, ChiNere intende offrire una visione nuova e prismatica, contribuendo a orientare gusto e cultura verso alternative più articolate e consapevoli.

A che tipo di allestimento avete pensato? Che atmosfera volevate creare?
Le Cantine Marchisa sono ospitate in uno spazio domestico, con una terrazza che affaccia sull’orizzonte che si osserva dalle coste di Tropea. Da qui, a metà tra cielo e mare, sorge come un semidio il vulcano dell’isola di Stromboli: il silenzio e la tranquillità sono parte dell’esperienza, una casa aperta per amici e persone che condividono idee simili, un luogo per conversare e ragionare insieme, in opposizione programmatica al frastuono dei locali turistici.
L’allestimento della mostra è stato il riflesso questo spirito: le stampe di Michela hanno ricoperto interamente una parete con un effetto a cascata vicino all’estetica del muro attacchinato, i lavori di Laura sono stati fissati a uno spago con mollette, creando un effetto domestico e intimo, mentre i frame di Nora sono stati disposti sia in sequenze animate, sia “esplosi” su pareti e pavimento; al centro, uno schermo proiettava le sue animazioni, quasi si trattasse della cameretta di un* bambin*.
Durante il soggiorno, le artiste hanno vissuto e lavorato nello spazio: Nora, per esempio, ha tenuto un diario visivo insieme a me, alternando disegni e note testuali e ha elaborato macro-fumetti parietali. Michela ha ritratto gli avventori, colti in pose quotidiane e immediate, abbinando le immagini a dialoghi e battute di commento. Laura è stata impegnata nell’ideazione di un falso archivio che ha restituito una visione alternativa del passato della cittadina, con cui ha intrattenuto più di un’esperienza. Antonio ha rilegato libri di poesie, arte asemica e traduzioni, con l’idea di future collaborazioni artistiche. Io ho lavorato anche ad articoli e saggi sui fumetti e preparato le lezioni di storia del fumetto per le università per cui lavoro. È stato un ambiente in cui esposizione, creazione, ricerca e sperimentazione hanno convissuto: una casa per amici dove sono passati scrittori, musicisti, persone che credono nel valore trasformativo della cultura e della creatività, che, quando condivise sono ancora più efficaci. Subito dopo abbiamo ricevuto un invito a replicare questa esperienza al festival del Fumetto da Marciapiede di OME (Brescia), che porta avanti una visione di intersezione tra vino e fumetti nelle terre del Franciacorta.

Mi sembra che questa residenza sia stata davvero uno spazio di fervide intersezioni. Il vostro lavoro ne ha beneficiato? Se sì, come? Hai inserito qualcosa nelle tue lezioni che altrimenti non avresti trattato? Oltretutto: dove ti si può trovare? Le lezioni sono aperte anche al pubblico? I lavori di Michela, Laura e Nora come si sono sviluppati? Il contatto con il pubblico cosa ha generato?
Io lavoro da anni come docente per The American University of Rome e NABA Roma, insegnando storia del fumetto e storia dell’arte. Collaboro anche con Lucca Comics, ideando programmi di incontri e curando mostre e sono attiva in diversi altri festival di settore. A breve uscirà la monografia tratta dalla mia tesi di dottorato su Andrea Pazienza, che ho difeso nel 2020 presso Indiana University di Bloomington. Le mie pubblicazioni si trovano in diversi cataloghi, riviste e miscellanee di saggi. Anche tu hai questa formazione e sai meglio di me che il lavoro culturale è incessante: ha una marca diversa da quello artistico, ma se sei organizzatrice/critica/docente, sei spesso concentrata su quale sarà il prossimo evento, o articolo, o mostra, o corso, incontro, conferenza e così via. Sulla mia pagina Instagram sono disponibili diverse anteprime di raccolte di articoli o conferenze che ho tenuto: non è completo ma cerco di tenerlo aggiornato per avere un archivio delle mie pubblicazioni e degli incontri a cui partecipo. Di media, oltre alle lezioni, arriviamo a 2-3 incontri al mese. Molto appagante, ma ci vuole il fisico e si invecchia :)
ChiNere è una tappa in un progetto più ampio che inquadra la tematizzazione di personaggi femminili a partire da prospettive di fumettiste. In questa direzione ci sono già diverse iniziative e progetti organizzati da altre donne e gruppi di donne. Penso per esempio alla rivista Smack! e ad archivi online come Sketch that story di Nicoletta Mandolini, a collettivi emergenti come Collettivo Viscosa. ChiNere si vuole inquadrare in queste importanti esperienze, integrando la dimensione della residenza a quella del collettivo di donne. Quante e quali cose possono fare le artiste quando vivono insieme, quando trascorrono insieme tanto tempo e si trovano a scambiarsi impressioni, forme di creatività, idee? Questa è la scommessa su cui puntiamo. Diverse mie lezioni sono state dedicate alla rappresentazione dell’identità femminile, anche rispetto alla tematica LGBTQIA+. Ho una formazione di studi letterari e di storia dell’arte e gli strumenti per leggere il fumetto in questo senso non sono certo dissimili al di là delle specificità del funzionamento del mezzo. Valgono i capisaldi dello studio della scrittura femminile e femminista, dai concetti di subalternità ed epistemologia femminista di Gayatri Chakravorty Spivak o alle riflessioni sul ruolo del simbolico portate avanti da Julia Kristeva, ma penso anche agli studi di Raffaella Perna o Claudia Salaris, che hanno ricostruito il ruolo delle donne e dei gruppi di donne nelle avanguardie storiche e nella controcultura.
Per quanto riguarda gli sbocchi concreti, a livello curatoriale siamo state invitate da alcuni festival a portare la mostra e a raccontare l’esperienza della residenza.
Sul piano artistico/creativo, ognuna delle artiste è stata coinvolta da Antonio per pubblicazioni diverse, tra poesia a fumetti e graphic novel. A ogni appuntamento in cui ci ritroviamo la direzione da seguire diventa più chiara, ma è un processo in costante divenire. Ci piacerebbe, una volta raccolto sufficiente materiale, proporci in altre realtà legate al territorio, come progetto pensato per piccole municipalità e quartieri, recando un valore aggiunto a micro-produzioni locali.

Siete tornate a esplorare il rapporto fra vino e fumetto anche al Festival del Fumetto da Marciapiede, a Ome (BS), gli scorsi 30 e 31 agosto 2025: com’è stato portare lì il progetto? Ci sono state nuove intuizioni per il presente e per progetti futuri?
Il progetto ci sembrava in linea con gli interessi del Festival del Fumetto da Marciapiede, in virtù della visione intersezionale che condividiamo con i curatori e dell’interesse specifico che il Festival porta avanti rispetto al vino. Ome è nella zona del Franciacorta ed era curioso vedere anche come sarebbe stato ricevuto il vino calabrese lì (è stato un successo!).
Tornando alla nona arte, il fumetto è un inter-medium che può attraversare formule creative, supporti, strumenti anche molto diversi tra loro. È un medium indefinibile e sfuggente, sproporzionato e composito, un linguaggio mutaforma che può essere, con ogni disinvoltura, sviluppato attraverso qualsiasi mezzo, dalle lenzuola al web. Questa struttura de-strutturata lo rende potenzialmente adattabile a qualsiasi opportunità espositiva, aperto a ibridarsi con altri linguaggi, nonché un punto di partenza o di passaggio per arti visuali disparate. Infatti noi abbiamo in mostra fumetti in senso più ampio possibile: dagli sketch ai fumetti murali, ai poster attacchinati, alle vignette, alle illustrazioni, alle animazioni. Questa visione ampia e includente ha catturato la nostra attenzione: l’organizzatore Pietro Arrigoni e il Sindaco di Ome ci hanno messo a disposizione un intero palazzo, connotato da queste grandi sale, pittoresche e suggestive. Lo abbiamo allestito occupandolo per intero sia con i materiali che costituivano il nucleo dell’allestimento a Tropea (acquerelli, stampe, animazioni), che con i nuovi lavori svolti dalle fumettiste durante la residenza, tra opere su carta e sketch, il tutto naturalmente con i libri d’artista, i quaderni rilegati a mano, il vino e l’olio (micro)prodotti da Antonio Malatesta e Cantine Marchisa. È stata un’occasione di scambio preziosissima, che ci ha fruttato inviti ad altri festival di settore.

Avete già idea di come proseguire? Pensate di continuare a esplorare le stesse tematiche? Intravedete uno spostamento di sguardo?
Vogliamo continuare a mantenere il focus sul valore aggiunto che l’identità femminile porta nel settore del fumetto e sulla dimensione del collettivo come ideale per il dispiegarsi di questa espressione creativa. A partire da questa idea, intendiamo dialogare con le culture locali in cui ci spostiamo, pensando a formule che possano adeguatamente raccontare gli spazi e i territori che attraversiamo. Vorremmo collaborare con realtà poco raccontate e ancora da svelare, o mondi che nei fumetti sono poco rappresentati. La prospettiva femminile in questo senso reca un’alterità intrinseca ed è un buon punto di partenza.

Dove vi si può trovare nei prossimi mesi? Se si volesse collaborare al progetto come vi si può contattare?
Siamo stata invitate all’edizione 2026 del Piccolo Festival del Fumetto di Cremona, città di riferimento per il fumetto per motivi legati alla presenza del gruppo Arcicomics. Ma questo è ancora un segreto che anticipiamo solo per l* lettor* dello Spazio Bianco ;)
Per collaborare al progetto si può scrivere direttamente a me su Instagram e affini.

Grazie mille Carlotta, e grazie anche a Michela, Laura, Nora e Antonio, alla prossima!

Intervista svolta per mail fra agosto e novembre 2025.

ChiNere

Carlotta Vacchelli, storica e teorica del fumetto, funambola tra università e festival, appassionata di tutto ciò che è segno, ribellione e racconto visivo. In ChiNere tesse le tre voci artistiche in un’unica trama, lasciando che ognuna mantenga il suo colore e il suo ritmo.

Michela Rossi è fumettista, illustratrice e “raccoglitrice” di frammenti di vita. Durante la residenza disegnerà ritratti, colti al volo: persone che bevono, ridono, giocano, o stanno di spalle senza sapere di essere guardate. Un mosaico lieve e affettuoso di presenze, che da Tropea sogna di allargarsi a tutto il mondo.

Laura Angelucci è un’illustratrice e fumettista romana che ama il surreale, l’ironia e i dettagli del quotidiano. Qui si prende il lusso della lentezza: raccoglierà idee come conchiglie, intrecciandole con quelle delle compagne, immaginando futuri viaggi creativi insieme.

Nora è illustratrice, pittrice e animatrice 2D. Le sue animazioni sono piccole magie imperfette, vive e un po’ scattose, capaci di emozionare con poche linee. Porta con sé storie di paura e crescita (Totem), di amore e memoria (Velia e Giacomo), di musica e visioni (Ibis redibis), oltre al piacere di disegnare dal vivo su grandi superfici mentre il suono delle onde avvolge il pubblico.

Antonio Malatesta è un microproduttore di libri e di vini. A Cantine Marchisa crea tutto con le sue mani, avvalendosi della collaborazione di amici e figure fidate. I suoi valori sono il vino, la poesia e il sud, elementi sacri a Dioniso. Scrive in quattro lingue.

Nicole Brena

Nicole Brena

(Brescia, 1985) Incline al vagabondaggio fisico e mentale, si innamora dei romanzi grafici di non-fiction prima e di fiction verosimile poi, tanto da approfondire il rapporto fra fumetto e realtà nella sua tesi di laurea magistrale.
Ha tenuto laboratori e incontri per bambini e adulti dedicati al fumetto e al racconto della memoria.
È appassionata di architettura dell’informazione e ama le arti dello spettacolo.
Dopo una formazione in studi filosofici e semiotica lavora e collabora a eventi nazionali e internazionali: Fumetto (Lucerna, 2014-2026), Treviso Comic Book Festival (2021-23/2014-2015), Helsinki Comics Festival (Helsinki, 2014), Komikazen (Ravenna, 2014), Fahrenheit39 (Ravenna, 2014), Librimmaginari (Viterbo, 2014), Occhio di Bue (bassa bresciana e cremonese, 2012-2014), DOCartoon. Il disegno della realtà (Pietrasanta, LU, 2011-2013).
Dal 2020 è content writer freelance.

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