Era il 1942 quando Lise Meitner ricevette una lettera in cui la invitavano ad aderire al Progetto Manhattan con lo scopo di costruire una bomba. L’interesse verso la Meitner era legato al fatto che era un fisico nucleare, e anche di gran livello. Di fatto, nonostante il premio Nobel per tale scoperta andò, nel 1944, a Otto Hanh, il contributo suo e del nipote Otto Robert Frisch alla comprensione del fenomeno fu fondamentale. E di fatto la teoria della fissione nucleare è contenuta nel loro articolo, uscito nel febbraio del 1939, a completamento dei due articoli di Hanh e del suo assistente Fritz Strassman.
La Meitner, però, che si era dovuta trasferire dalla Germania in Svezia, per andare nel centro di ricerca di Niel Bohr, a causa delle sue origini giudaiche, e nonostante si fosse da diverso tempo convertita al cristianesimo, decise di rispondere “picche” alla proposta:
Non avrò mai nulla a che fare con una bomba!
Nonostante il suo rifiuto, quando andò negli Stati Uniti, venne spesso considerata come “la madre della bomba atomica”, costringendola a chiarire come lei non avesse mai avuto nulla a che fare né con la sua progettazione, né con la sua costruzione.
Non fu il suo unico successo nel campo di ricerca. Forse il più notevole di tutti è la scoperta del protoattinio, elemento chimico di numero atomico 91, e questo per le condizioni particolari in cui avvenne: all’epoca, infatti, i laboratori di chimica presso l’Università di Berlino dove lavorava, proprio insieme con Otto Hanh, erano off-limits per le donne, per cui dovette adattarsi a lavorare in uno scantinato.
Nella sua carriera vinse altri premi, alcuni prestigiosi tanto quanto il Nobel, ma è fuori di dubbio che la chiarezza delle idee e la forza morale della Meitner, in grado di rifiutare la collaborazione alla costruzione di una bomba nonostante il clima di guerra in cui si trovava, ne fa un esempio da seguire ancora oggi.
Le vignette sono tratte dalla biografia di Lise Meitner di Sarah Zielinski e Jack Richardson nella serie “In science we trust”.

