In questo periodo molti editori, anche di fumetti, distribuiscono a titolo gratuito alcuni volumi del loro catalogo. Anche gli editori a fumetti si sono lanciati nell’iniziativa, e tra questi anche BeccoGiallo. Tra le sue proposte spicca in particolare Dottore assegnista ricercatore precario all’occorrenza autista per convegni segretario portaborse tuttofare di Duckbill, che avevo già recensito su DropSea. Vista l’occasione della versione gratuita, ripropongo qui quella recensione, opportunamente riveduta e corretta.
Protagonista della vicenda è Rocco, alter ego dell’autore, Vito Antonio Baldassarro, ma anche di qualunque ricercatore precario in Italia.
Fare ricerca nel nostro paese è complicato, non tanto per le difficoltà intrinseche dell’attività, quanto per le difficoltà, in ordine sparso, nel reperire fondi, nell’interfacciarsi con i propri capi e con le istituzioni (in quest’ultimo caso scontrandosi spesso con la burocrazia), nel riuscire a ottenere quel minimo di autonomia che non spenga la passione non tanto verso la scienza (nello specifico di Duckbill) quanto verso il proprio lavoro.
In effetti, detta così, la vita del ricercatore precario, pagato quando va bene, sembra una bolgia infernale, e tale diventa il viaggio di Rocco a partire dal capitolo 3: un viaggio mistico in una sorta di inferno dantesco guidato da Calusia che porterà il lettore a conoscere, in maniera sempre e comunque ironica, alcuni dei punti dolenti dell’università italiana.
Emblematica sia della struttura della nostra università sia dell’atmosfera del volume è la scala sociale universitaria.
Altrettanto forte è l’immagine che rappresenta l’università come una città costruita su una roccia sostenuta da una colonna sottilissima di precari: è questo che rappresenta in maniera esplicita e drammatica il senso della nostra accademia e della condizione di moltissimi ricercatori (che però non hanno legalmente questo status: molti, infatti, sono assunti con assegni di ricerca – che già è tanto -, con contratti più o meno simili ai famosi co.co.co., addirittura con borse di studio, pur non avendo assolutamente nulla da studiare). I precari si rendono perfettamente conto che venendo meno il loro impegno l’intera struttura crollerebbe in pochissimo tempo, ma, vi posso assicurare, è molto difficile spostarsi, mancando spesso lo spirito, il coraggio e le possibilità di sopravvivere in maniera differente.
Una situazione che ben descrive Duckbill e che, nonostante il tempo che passa, continua a non mutare.
