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E11 1986: l’anno in cui tutti volevano fare le Tartarughe Ninja

26 Ottobre 2026
Il 1986 è noto per tante cose, ma forse non tutti sanno che fu anche l’anno del boom del bianco e nero negli Stati Uniti: ecco undici fumetti raccontati da Claudio Calia.
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Prima delle tartarughe, dopo l’underground

Nel 1986 avevo nove anni, quasi dieci. Non sapevo chi fossero Kevin Eastman e Peter Laird, e se qualcuno mi avesse detto che negli Stati Uniti si poteva provare a fare soldi pubblicando fumetti in bianco e nero, avrei avuto qualche difficoltà a capire di cosa stesse parlando.

Il 1986, però, è uno di quegli anni in cui, guardando il fumetto da una parte all’altra del mondo, sembra succedere tutto contemporaneamente. Negli Stati Uniti escono Watchmen e Il ritorno del Cavaliere Oscuro, Born Again porta Daredevil a uno dei suoi momenti più cupi, mentre The Man of Steel riscrive le origini di Superman. Dave Sim continua Cerebus, i fratelli Hernandez lavorano a Love & Rockets e Art Spiegelman e Françoise Mouly portano avanti Raw, la rivista che ospita Maus, il cui primo volume esce da Pantheon Books nell’agosto di quell’anno.

Anche in Italia il panorama è tutt’altro che fermo. Nel settembre 1986 arriva in edicola Dylan Dog, creato da Tiziano Sclavi e disegnato da Angelo Stano. Andrea Pazienza prosegue le storie di Zanardi su Comic Art, mentre «Gli ultimi giorni di Pompeo», pubblicato a puntate su Alter Alter» arriva in volume nel 1987. In Giappone, Yoshiharu Tsuge racconta con L’uomo senza talento la deriva di un uomo incapace di trovare un posto nel mondo, in un’opera lontanissima dall’avventura tradizionale.

Sono esperienze diversissime, ma raccontano tutte un fumetto che allarga le proprie possibilità: cambia il modo di raccontare i supereroi, si confronta con la crisi personale e politica, sperimenta forme narrative più adulte e mette in discussione i confini tra fumetto popolare e ricerca autoriale.

Poi ci sono le Tartarughe Ninja.

Kevin Eastman e Peter Laird pubblicano il primo numero di Teenage Mutant Ninja Turtles nel maggio 1984, con una tiratura iniziale di circa 3.275 copie. È un fumetto autoprodotto, in bianco e nero, con quattro tartarughe mutanti esperte di arti marziali. La serie prende in giro soprattutto Daredevil di Frank Miller: il liquido radioattivo, il maestro Splinter e il Clan del Piede rielaborano elementi del mondo dell’Uomo senza paura e della Mano. Il risultato trova un ampio pubblico disposto a seguirlo.

Il successo dimostra che una piccola casa editrice può arrivare a un pubblico enorme senza passare da Marvel o DC. Nel circuito delle fumetterie, dove i negozianti ordinano le pubblicazioni in anticipo, cominciano ad arrivare sempre più titoli indipendenti. Nel 1986 molti provano a ripetere la formula di successo con un cinismo invidiabile: criceti, canguri, camaleonti, pinguini e ninja di ogni genere.

Questi undici fumetti raccontano quella corsa, ma anche le differenze tra chi si limita a inseguire una moda e chi cerca di sfruttare lo spazio aperto dal mercato indipendente.

Adolescent Radioactive Black Belt Hamsters di Don Chin e Parsonavich (Comic Castle)

Don Chin e Patrick Parsons, che firma i disegni come Parsonavich, arrivano nel 1986 con una delle parodie più note delle Tartarughe Ninja. Al posto dei rettili ci sono quattro criceti antropomorfi, Bruce, Chuck, Clint e Jackie, trasformati dalle radiazioni e addestrati alle arti marziali.
Il titolo è già una dichiarazione d’intenti: adolescenti, radioattivi, cinture nere, criceti. La serie nasce con Comic Castle, passa a Eclipse Comics e arriva a nove numeri, generando anche speciali in 3D e uno spin-off dedicato a Clint. La formula è talmente riconoscibile che basta sostituire le tartarughe con quattro roditori per avere una nuova squadra pronta all’azione.

Pre-Teen Dirty-Gene Kung-Fu Kangaroos di Lee Marrs (Blackthorne Publishing)

Se i criceti non bastano, si può provare con i canguri. Lee Marrs, autrice di lunga esperienza nel fumetto underground, realizza per Blackthorne Publishing una parodia che sostituisce gli elementi delle Tartarughe con una variazione ancora più improbabile.
La serie esce tra l’agosto 1986 e il gennaio 1987, per un totale di tre numeri. Nel primo albo compare anche Donatello, disegnato da Peter Laird: le Tartarughe entrano direttamente nel fumetto che le prende in giro.
La presenza di Marrs è interessante proprio perché non si tratta di un’autrice improvvisata per cavalcare una moda. Il suo percorso nell’underground americano rende la parodia più consapevole di una semplice imitazione: dietro i canguri c’è qualcuno che conosce bene il mezzo.

Cold-Blooded Chameleon Commandos di William Clausen e Michael Kelley (Blackthorne Publishing)

Nell’agosto 1986 arrivano anche i camaleonti. Creati da William Clausen e Michael Kelley e pubblicati da Blackthorne, i Cold-Blooded Chameleon Commandos trasformano l’idea delle tartarughe mutanti in un’altra squadra di animali antropomorfi.
La serie arriva a cinque numeri, fino al 1987. Il titolo mette insieme animali, mutazioni e immaginario militare, facendo il verso ai gruppi d’azione tipici degli anni Ottanta.
Qui il meccanismo è quasi una ricetta: si sceglie un animale, lo si dota di caratteristiche speciali e lo si mette in squadra. La fantasia sta soprattutto nella scelta dell’animale e nella lunghezza del titolo.

The Fat Ninja di Kris Silver e Gary Amano (Silverwolf Comics)

Anche il ninja si può reinterpretare in chiave comica. The Fat Ninja, pubblicato da Silverwolf Comics nel 1986, gioca sul contrasto tra l’immagine dell’agile guerriero delle arti marziali e un protagonista fuori dagli stereotipi del genere.
Realizzata da Kris Silver e Gary Amaro, la serie esce in cinque numeri tra agosto e dicembre 1986. Qui l’idea non è sostituire una tartaruga con un altro animale, ma prendere un elemento riconoscibile del fenomeno — il ninja — e modificarlo quanto basta per renderlo una trovata.
Il mercato ha ormai trasformato le arti marziali in un ingrediente facilmente riconoscibile. Non serve più essere una tartaruga per indossare una maschera e impugnare un’arma.

The Eradicators di Kris Silver e Ron Lim (Silverwolf Comics)

Silverwolf Comics non si limita alle parodie. Con The Eradicators, pubblicato a partire dal maggio 1986, si sposta verso il fumetto d’azione e i supereroi. Ai disegni c’è Ron Lim, destinato negli anni successivi a diventare uno dei nomi riconoscibili del fumetto supereroistico americano.
La serie racconta un’altra direzione possibile per gli editori indipendenti: proporre personaggi e storie che possano raggiungere i lettori di Marvel e DC senza appartenere ai loro universi narrativi. Non tutto quello che esce in bianco e nero in quegli anni è una parodia delle Tartarughe o un fumetto con animali antropomorfi.
Il boom è anche questo: una finestra commerciale in cui pubblicare supereroi, fantascienza e avventura al di fuori delle strutture editoriali più grandi.

Samurai Penguin di Dan Vado e Mark Buck (Slave Labor Graphics)

Nel 1986 Slave Labor Graphics pubblica Samurai Penguin, scritto da Dan Vado e disegnato da Mark Buck. Il protagonista è, come suggerisce il titolo, un pinguino samurai.
Il personaggio combina due immagini già molto riconoscibili: l’animale antropomorfo e il guerriero giapponese. Ma la serie non si esaurisce nella trovata del titolo. Il suo protagonista torna in più numeri e si muove in un mondo popolato da altri animali, con avventure che mescolano arti marziali e umorismo.
Slave Labor Graphics è una delle realtà che cercano spazio al di fuori dei grandi editori. Samurai Penguin appartiene a quel catalogo di idee eccentriche che possono trovare una possibilità proprio grazie a un mercato disposto, almeno per un periodo, a dare spazio a personaggi nuovi.

Ex-Mutants di David Lawrence e Ron Lim (Eternity Comics)

Con Ex-Mutants torniamo ai mutanti, ma in un contesto più vicino alla fantascienza e al fumetto d’azione. La serie esordisce nell’agosto 1986 per Eternity Comics, con David Lawrence ai testi e Ron Lim ai disegni.
Il primo numero presenta un gruppo di personaggi mutati in un racconto di fantascienza e supereroi. Non è una parodia animale delle Tartarughe, ma un tentativo di costruire una serie autonoma per lettori interessati a poteri straordinari e avventure futuristiche.
Il progetto avrà una vita editoriale più lunga attraverso successive pubblicazioni. È un esempio di come la stagione indipendente non produca soltanto variazioni comiche su un successo già esistente: alcuni editori cercano di costruire proprietà e personaggi che possano durare oltre la moda del momento.

Hamster Vice di Dwayne Ferguson (Blackthorne)

Nel 1986 Blackthorne pubblica anche Hamster Vice, serie scritta da Dwayne Ferguson. Il titolo mescola il mondo degli animali antropomorfi con l’immaginario poliziesco televisivo, a partire dal riferimento evidente a Miami Vice.
Dopo i criceti radioattivi e marziali di Don Chin, Ferguson li trasforma in protagonisti di una serie che guarda al poliziesco. Le arti marziali non sono più l’unico modello da riprendere: gli animali possono entrare anche in altri generi della cultura popolare.
È una delle variazioni più chiare della formula: si prende un soggetto che il pubblico ha imparato a riconoscere, lo si sposta in un altro contesto e si prova a ricavarne una nuova serie.

Critters di Autori Vari (Fantagraphics)

Nel 1986 Fantagraphics pubblica Critters, antologia curata da Kim Thompson e dedicata soprattutto agli animali antropomorfi. La serie prosegue fino al 1990, per cinquanta numeri.
A differenza delle pubblicazioni costruite attorno a un singolo personaggio, Critters offre spazio a storie e autori diversi. Tra i fumetti ospitati sulle sue pagine ci sono Usagi Yojimbo di Stan Sakai e Cutey Bunny di Joshua Quagmire: due esempi di come i personaggi animali possano essere utilizzati in modi molto diversi.
Qui il modello non è una trovata da replicare, ma un territorio narrativo da esplorare. L’antologia permette di far convivere approcci diversi e di dare visibilità a più autori, senza scommettere tutto su un solo protagonista.

Boris the Bear di James Dean Smith (Dark Horse)

Con Boris the Bear, pubblicato da Dark Horse nell’agosto 1986, la parodia delle Tartarughe Ninja diventa una presa in giro esplicita dell’intero fenomeno. Creato da James Dean Smith, Boris è un orso che decide di massacrare i personaggi nati sulla scia del successo delle tartarughe.
Il titolo del primo numero non lascia molto spazio all’interpretazione: Boris the Bear Slaughters the Teenage Radioactive Black Belt Mutant Ninja Critters. Nel mirino ci sono le Tartarughe e la lunga serie di imitazioni che invadono le fumetterie.
Boris non si limita a riprendere il modello: lo aggredisce, lo smonta e lo trasforma in una parodia violenta. Quando il mercato è pieno di animali mutanti pronti a combattere, anche un orso incaricato di farli fuori può diventare un’idea editoriale.
Il fumetto è una delle prime pubblicazioni di Dark Horse Comics, la casa editrice fondata da Mike Richardson. La satira del fenomeno arriva così dall’interno dello stesso mercato che lo ha reso possibile.

Dark Horse Presents di Autori Vari (Dark Horse)

Il primo numero di Dark Horse Presents esce nel luglio 1986. Mike Richardson, che ha esperienza nella gestione di una fumetteria in Oregon, fonda Dark Horse per dare spazio a progetti originali e costruire una casa editrice diversa dai grandi editori.
L’albo ospita Black Cross di Chris Warner e Mindwalk di Randy Stradley e Randy Emberlin, ma soprattutto presenta per la prima volta «Concrete», dI Paul Chadwick.
Richardson e Stradley prevedono di dover vendere circa 10.000 copie per rientrare dei costi. La prima tiratura arriva a 50.000 copie e va esaurita, rendendo necessaria una ristampa. È un risultato che supera le aspettative e dimostra che il mercato delle fumetterie può sostenere anche un editore indipendente con un catalogo originale.
Dark Horse Presents rappresenta un percorso diverso da quello delle serie nate per replicare le Tartarughe. Non punta su una sola trovata, ma su un insieme di autori e personaggi, alcuni dei quali diventeranno importanti per la casa editrice. Il boom può essere anche un’occasione per costruire qualcosa che resti.

Dopo il boom

Nel 1987 il mercato del bianco e nero entra in crisi. Le pubblicazioni si moltiplicano, i negozi non possono ordinare tutto e molte serie vengono cancellate. La convinzione che basti mettere in copertina un animale mutante o un personaggio d’azione per replicare il successo delle Tartarughe Ninja si rivela insostenibile.
Ma sarebbe un errore identificare quella stagione con le sue imitazioni più improbabili. Il fumetto americano in bianco e nero ha una storia molto più lunga, che passa dalle strisce dei giornali all’underground, dalle riviste horror al lavoro di autori capaci di trasformare il nero in un elemento centrale del proprio linguaggio.

Negli anni successivi, Sin City di Frank Miller e Hellboy di Mike Mignola mostreranno due possibilità molto diverse. Nel primo le grandi campiture nere tagliano le figure, costruiscono gli ambienti e dettano il ritmo della pagina. Mignola lavora invece per forme compatte, ombre profonde e spazi vuoti: pochi segni, ma scelti con precisione.
Il boom del 1986 non inventa questa tradizione. Mostra, però, quanto il mercato delle fumetterie possa aprirsi a editori e autori che cercano una strada fuori dalle grandi case editrici. Alcuni provano a replicare il successo delle Tartarughe; altri usano quello spazio per raccontare storie diverse. Per un periodo, le due cose convivono.

Le Tartarughe Ninja dimostrano che un fumetto indipendente può diventare un successo enorme. Le imitazioni mostrano quanto rapidamente il mercato cerchi di trasformare un successo in una formula da replicare. Il crollo del boom non cancella ciò che quella stagione ha reso possibile: una maggiore visibilità per gli editori indipendenti e per fumetti che difficilmente avrebbero trovato posto nei cataloghi tradizionali.
Nel 1986, insomma, non tutti volevano davvero fare le Tartarughe Ninja, ma per un po’ sembrò che bastasse cambiare animale per provarci.

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Claudio Calia

Claudio Calia

(Collaboratore esterno) Claudio Calia (Treviso, 1976) vive a Padova. Insieme a Emiliano Rabuiti ha curato le produzioni a fumetti di Radio Sherwood Comix against Global War, Vite Precarie, Fortezza Europa (Coniglio Editore, 2006), Resistenze - Cronache di ribellione quotidiana (BeccoGiallo, 2007), ZeroTolleranza (BeccoGiallo, 2008), Sherwood Comix - Immagini che producono azioni (Nicola Pesce Editore, 2009) e con la collaborazione anche del collettivo bolognese Burp! Global Warming (Nda Press, 2010).
Ha realizzato Porto Marghera - La legge non è uguale per tutti (BeccoGiallo, 2007) e È primavera - Intervista a Antonio Negri (BeccoGiallo, 2008), in Canada e negli Stati Uniti tradotto in Antonio Negri Illustrated - Interview in Venice (Red Quill Books, 2011). Per Black Velvet Editrice, insieme a Luana Vergari, ha realizzato Caro Babbo Natale... (Dicembre 2008), edito in Spagna col titolo North Pole Alaska 99705 (Gallo Nero Ediciones, 2010). A gennaio 2012 esce in libreria Piccola Cucina Cannibale, plaquette poetica, esperimento di poetry comics, cd di spoken word, con Lello Voce e Frank Nemola per Squilibri Editore.

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