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Metamorfosi verde, una pandemia vegetale dagli echi nipponici

8 Maggio 2026
Tunuè porta in Italia la distopia ecologica e struggente di Patrick Lacan e Marion Besancon.
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Un’infezione verde comincia a colpire diversi neonati, facendo nascere germogli sul loro corpo. È solo l’inizio di un contagio che trasforma le persone in veri e propri ibridi umano-vegetali. Un fenomeno che genera preoccupazione, curiosità e persino la paranoia di un gruppo di attivisti che vedono in questa nuova forma di relazione tra l’uomo e la pianta una vera e propria minaccia.

Metamorfosi verde è una distopia che stravolge uno dei canoni più classici della fantascienza: siamo abituati a concepire l’idea di una possibile post-umanità tecnologica, con la fusione uomo-macchina, uomo-chip, base d’impianto della tradizione cyberpunk e sempre più attuale e contemporanea con il diffondersi di chip sottocutanee e delle prime sperimentazioni di interfacce neurali.

Quella che invece esplorano Patrick Lacan e Marion Besancon nel loro graphic novel è l’affacciarsi di una post-umanità vegetale, un’ibridazione biologica ed ecologica che vuole suggerire un differente futuro visto attraverso l’interconnessione con l’uomo e la natura a discapito dell’artificiale. Un grido ecologista che mette in scena miserie e paure umane e le possibili conseguenze del cambiamento climatico e dell’inquinamento lanciando la suggestione di una metaforica soluzione, che non si pone soltanto come possibilità di porre un freno e portare indietro il pericoloso declino e le conseguenze dell’azione umana sull’ambiente, ma anche una condizione che ripensi e rimetta in prospettiva la società, le relazioni e i bisogni psicologici dell’umanità.
Un ripensare l’uomo non solo nella sua trasformazione vegetale fisica, ma anche nel suo approccio al mondo e all’altro, attraverso differenti punti di vista, differenti ritmi, differenti approcci alla vita grazie a un diverso tipo di rete e di interconnessione, fatta di nuove forme di empatia.

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Il fumetto di Pascal e Besancon non realizza però queste riflessioni attraverso un costrutto didascalico o moralista, anzi. Metamorfosi Verde porta avanti un racconto solido e incalzante, seppur dal ritmo rarefatto che si prende i suoi tempi e i suoi spazi, sviluppato su di un impianto fantascientifico che trova un ponte plausibile con i suoi personaggi e il lettore: si crea rapidamente una forte connessione con loro e ci si riconoscono riverberi contemporanei. L’empatia che si sviluppa con loro è forte, tanto da portare il lettore a sperimentare angoscia e sollievo a seconda dei diversi avvenimenti della storia. Il parallelo inevitabile, oltre all’ovvio tema ecologico, è quello della pandemia di covid-19, di cui in qualche modo il fumetto ripropone, esasperandoli o reinterpretandoli metaforicamente, alcuni vissuti. Dai più rabbiosi negazionisti a tutta quella catena di emozioni e stati d’animo che abbiamo attraversato direttamente o meno nel periodo, dal sospetto alla paura per il prossimo, al disagio, all’incredulità.

Le vicende seguono diversi personaggi che finiscono per incrociare le proprie esistenze: la piccola Clarence vive sotto l’iperprotettivo padre che si occupa di lei mentre la madre si trova in coma in ospedale; Adèle sembra trovare comprensione solo quando parla alle piante o agli animali; Lucien ha sviluppato una forma di terrore per il mondo esterno, mettendo in crisi la sua relazione con Gibril. Mentre il contagio verde si diffonde e trasforma prima i bambini e poi gli adulti, nasce e cresce anche un gruppo di protesta “pro umanità” negazionista e sempre più aggressivo, Umanizziamo.

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Per raccontare questa storia, il tratto di Besancon mette in campo uno stile che guarda al Giappone nella semplicità della linea, nei suoi personaggi dagli occhi grandi ed espressivi e in qualche intervento di linee cinetiche. L’uso del bianco e nero, che è piuttosto un bianco e grigio, simula la gamma di sfumature tipiche dei retini – che comunque l’autrice qui e lì utilizza.
ll bianco domina e si prende parecchio spazio nel corso delle tavole, conferendo a tutto il fumetto una sensazione di sospensione ed evanescenza, una presenza invasiva del silenzio e un senso che richiama a tocchi di fiabesco, elementi e percezioni che trovano la massima espressione quando la natura e le piante prendono spazio dentro le vignette (o dei personaggi stessi nelle loro mutazioni). La gabbia è piuttosto libera, caratterizzata soprattutto dalla scelta di utilizzare poche vignette per tavola, così da dare ampio respiro ai personaggi (che per lo più dominano) e spazio per i dettagli. Il racconto è suddiviso in quattro capitoli che rappresentano le quattro stagioni: quando arriva l’estate, che ne rappresenta il muto epilogo, arriva improvviso anche il colore.

A corollario, il prestigioso cartonato di Tunué è pensato per espandere in qualche modo l’esperienza stessa della storia: “l’infezione” verde deborda e conquista il libro stesso nelle mani del lettore, visto che l’immagine interna ai risguardi, una foresta, “contagia” il bordo delle stesse pagine, che diventa verde a sua volta.

Così come la narrazione del graphic novel parla di ibridazioni, lo fa anche quello che racconta, nella trama che mescola esperienze e realtà – con l’eco del covid – e nel disegno – per esempio mescolando stile nipponico ed europeo: Metamorfosi Verde è sì un racconto, ma è anche un viaggio esperienziale, che utilizza il linguaggio del fumetto per costruire lui per primo una relazione con il lettore come chiave per portarlo a riflettere sul concetto stesso di relazione: con gli altri, con la natura e con il mondo stesso.

Abbiamo parlato di:
Metamorfosi Verde
Patrick Lacan, Marion Besancon
Traduzione di Stefano Andrea Cresti
Tunué, 2025
272 pagine, cartonato, bianco e nero e colori – 34,90 €
ISBN: 9788867907458

Paolo Ferrara

Paolo Ferrara

Nato a Bologna, classe 1977, svolge diversi mestieri e frequenta corsi di fumetto, teatro, doppiaggio e un Master in Tecniche della Narrazione presso la Scuola Holden di Torino. Insegna storytelling per varie realtà e associazioni e ha una cattedra di Storytelling per i Media presso IAAD Torino e Bologna.

Come freelance sceneggia (per cortometraggi, Mediaset, videogame per Tiny Bull Studios e qualche fumetto web), ha pubblicato opere di narrativa e narrativa per bambini ( Saga Edizioni, Epika Edizioni, La Strada di Babilonia, Delos Books, Milena Edizioni e Kalimat Group – editore degli Emirati Arabi Uniti- ).

Da più di 15 anni è conduttore e autore radio/podcast ( RadioOhm / SonoCoseSerie) e collabora come recensore e articolista per diverse riviste digitali e non (tra cui Lo Spazio Bianco).

È sceneggiatore della serie Chimere sull'app Jundo Comics e ha diversi progetti in arrivo in vari media: qualunque cosa pur di raccontare storie.

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