Un’infezione verde comincia a colpire diversi neonati, facendo nascere germogli sul loro corpo. È solo l’inizio di un contagio che trasforma le persone in veri e propri ibridi umano-vegetali. Un fenomeno che genera preoccupazione, curiosità e persino la paranoia di un gruppo di attivisti che vedono in questa nuova forma di relazione tra l’uomo e la pianta una vera e propria minaccia.
Metamorfosi verde è una distopia che stravolge uno dei canoni più classici della fantascienza: siamo abituati a concepire l’idea di una possibile post-umanità tecnologica, con la fusione uomo-macchina, uomo-chip, base d’impianto della tradizione cyberpunk e sempre più attuale e contemporanea con il diffondersi di chip sottocutanee e delle prime sperimentazioni di interfacce neurali.
Quella che invece esplorano Patrick Lacan e Marion Besancon nel loro graphic novel è l’affacciarsi di una post-umanità vegetale, un’ibridazione biologica ed ecologica che vuole suggerire un differente futuro visto attraverso l’interconnessione con l’uomo e la natura a discapito dell’artificiale. Un grido ecologista che mette in scena miserie e paure umane e le possibili conseguenze del cambiamento climatico e dell’inquinamento lanciando la suggestione di una metaforica soluzione, che non si pone soltanto come possibilità di porre un freno e portare indietro il pericoloso declino e le conseguenze dell’azione umana sull’ambiente, ma anche una condizione che ripensi e rimetta in prospettiva la società, le relazioni e i bisogni psicologici dell’umanità.
Un ripensare l’uomo non solo nella sua trasformazione vegetale fisica, ma anche nel suo approccio al mondo e all’altro, attraverso differenti punti di vista, differenti ritmi, differenti approcci alla vita grazie a un diverso tipo di rete e di interconnessione, fatta di nuove forme di empatia.
Il fumetto di Pascal e Besancon non realizza però queste riflessioni attraverso un costrutto didascalico o moralista, anzi. Metamorfosi Verde porta avanti un racconto solido e incalzante, seppur dal ritmo rarefatto che si prende i suoi tempi e i suoi spazi, sviluppato su di un impianto fantascientifico che trova un ponte plausibile con i suoi personaggi e il lettore: si crea rapidamente una forte connessione con loro e ci si riconoscono riverberi contemporanei. L’empatia che si sviluppa con loro è forte, tanto da portare il lettore a sperimentare angoscia e sollievo a seconda dei diversi avvenimenti della storia. Il parallelo inevitabile, oltre all’ovvio tema ecologico, è quello della pandemia di covid-19, di cui in qualche modo il fumetto ripropone, esasperandoli o reinterpretandoli metaforicamente, alcuni vissuti. Dai più rabbiosi negazionisti a tutta quella catena di emozioni e stati d’animo che abbiamo attraversato direttamente o meno nel periodo, dal sospetto alla paura per il prossimo, al disagio, all’incredulità.
Le vicende seguono diversi personaggi che finiscono per incrociare le proprie esistenze: la piccola Clarence vive sotto l’iperprotettivo padre che si occupa di lei mentre la madre si trova in coma in ospedale; Adèle sembra trovare comprensione solo quando parla alle piante o agli animali; Lucien ha sviluppato una forma di terrore per il mondo esterno, mettendo in crisi la sua relazione con Gibril. Mentre il contagio verde si diffonde e trasforma prima i bambini e poi gli adulti, nasce e cresce anche un gruppo di protesta “pro umanità” negazionista e sempre più aggressivo, Umanizziamo.
Per raccontare questa storia, il tratto di Besancon mette in campo uno stile che guarda al Giappone nella semplicità della linea, nei suoi personaggi dagli occhi grandi ed espressivi e in qualche intervento di linee cinetiche. L’uso del bianco e nero, che è piuttosto un bianco e grigio, simula la gamma di sfumature tipiche dei retini – che comunque l’autrice qui e lì utilizza.
ll bianco domina e si prende parecchio spazio nel corso delle tavole, conferendo a tutto il fumetto una sensazione di sospensione ed evanescenza, una presenza invasiva del silenzio e un senso che richiama a tocchi di fiabesco, elementi e percezioni che trovano la massima espressione quando la natura e le piante prendono spazio dentro le vignette (o dei personaggi stessi nelle loro mutazioni). La gabbia è piuttosto libera, caratterizzata soprattutto dalla scelta di utilizzare poche vignette per tavola, così da dare ampio respiro ai personaggi (che per lo più dominano) e spazio per i dettagli. Il racconto è suddiviso in quattro capitoli che rappresentano le quattro stagioni: quando arriva l’estate, che ne rappresenta il muto epilogo, arriva improvviso anche il colore.
A corollario, il prestigioso cartonato di Tunué è pensato per espandere in qualche modo l’esperienza stessa della storia: “l’infezione” verde deborda e conquista il libro stesso nelle mani del lettore, visto che l’immagine interna ai risguardi, una foresta, “contagia” il bordo delle stesse pagine, che diventa verde a sua volta.
Così come la narrazione del graphic novel parla di ibridazioni, lo fa anche quello che racconta, nella trama che mescola esperienze e realtà – con l’eco del covid – e nel disegno – per esempio mescolando stile nipponico ed europeo: Metamorfosi Verde è sì un racconto, ma è anche un viaggio esperienziale, che utilizza il linguaggio del fumetto per costruire lui per primo una relazione con il lettore come chiave per portarlo a riflettere sul concetto stesso di relazione: con gli altri, con la natura e con il mondo stesso.
Abbiamo parlato di:
Metamorfosi Verde
Patrick Lacan, Marion Besancon
Traduzione di Stefano Andrea Cresti
Tunué, 2025
272 pagine, cartonato, bianco e nero e colori – 34,90 €
ISBN: 9788867907458



