Arrivato in Italia con Coconino Press nella seconda metà del 2025, l’ultimo lavoro di Jason Shiga – autore nato in California ma con radici giapponesi – Adventuregame Comics è una serie di tre storie interattive, che porta alcune eredità nascoste dal manga anni settanta a un livello di lettura singolare e personalizzato. Abbiamo incontrato Shiga all’edizione 2025 di Romics, dove presentava l’opera al pubblico italiano.
Ciao Jason, grazie per il tuo tempo.
Sono passati circa cinque anni tra Demon e il primo volume di Adventuregame Comics, che presenti proprio adesso in Italia per la prima volta. È la pausa più lunga tra tutti i lavori che hai fatto, viene da pensare che ci sia un motivo particolare…
Già! In quel periodo sono diventato padre. E anzi, ho progettato Adventuregame Comics proprio pensando a mio figlio. Mi sono accorto subito che, quando legge, le sue mani sono piccole: non riesce a sollevare volumi grandi, alla francese, con molte vignette per pagina.
I bambini sono attratti dai formati più piccoli e dalle serie. Così ho deciso di creare una serie, in un formato adatto a lui. In pratica, ho progettato tutto intorno ai suoi interessi.
In Adventuregame Comics non ritroviamo i temi provocatori di Demon, dove usavi ironia e umorismo nero per sollevare domande politiche. Come mai?
Adventuregame Comics in virtù di quanto appena detto riguardo mio figlio, è pensato per un pubblico più giovane. Ma credo che ci siano comunque temi più profondi che anche gli adulti possono apprezzare: il senso della vita, il narratore inaffidabile, le costruzioni sociali. Il primo volume, Leviathan, contiene molti riferimenti alla filosofia politica, soprattutto a Thomas Hobbes. Il titolo è un piccolo omaggio alla sua visione matematica della società.
Leviathan tra l’altro sembra richiamare i videogiochi di ruolo, tipo Elder Scrolls. Hai preso ispirazione da qualche gioco in particolare?
Assolutamente sì: la serie Zelda, soprattutto il primo Legend of Zelda per NES, che ritengo ancora uno dei giochi migliori mai creati. Amo anche A Link to the Past. Il secondo della serie — o il terzo, se includiamo quello a scorrimento laterale di cui nessuno parla!
Pensi che questo tipo di narrazione interattiva sia il tuo punto di forza?
Forse! Questo dovreste dirlo voi. (ride) Ma sì, credo che i fumetti interattivi siano un elemento molto distintivo del mio lavoro. Detto questo, mi piace alternare: faccio sia fumetti interattivi, sia fumetti più tradizionali. E porto elementi dell’uno nell’altro: quando faccio storytelling tradizionale, inserisco dinamiche prese dall’interattività; quando faccio fumetti interattivi, prendo spunti dalla narrazione classica. Mi piace fondere i due mondi.
Hai radici giapponesi. Leggi manga o sei stato influenzato da autori giapponesi?
Certo che sì, amo il manga. La mia epoca preferita è quella degli anni ’70. Il mio autore preferito è Kazuo Umezu, che secondo me ha prodotto i suoi lavori migliori proprio allora. Amo anche il gekiga: Tatsumi, per esempio. In generale, la maggior parte dei miei fumettisti preferiti ha dato il meglio tra gli anni ’70 e l’inizio degli ’80. Anche le prime annate di Shonen Jump, quando Otomo stava finendo Domu e iniziando Akira, per me è un momento altissimo del manga. Negli ultimi anni mi sono avvicinato anche ai manga più recenti, grazie a mio figlio: i miei preferiti sono Death Note e The Promised Neverland — almeno i primi volumi… non il finale! Ah, e Death Note ha influenzato moltissimo Demon: quell’asimmetria tra genio e detective, quella partita a scacchi mentale… era proprio ciò che volevo raccontare.

Quasi tutti i tuoi libri — tranne Meanwhile — sono in due colori. Perché questa scelta?
È un’influenza diretta del manga anni ’50. Molti fumetti dell’epoca erano stampati in due colori — spesso nero e rosso, a volte nero e blu — e io adoro quell’estetica. Le edizioni bicromatiche di Doraemon, in particolare, sono state fondamentali per me. Ho voluto portare quella sensazione nelle mie opere.
Grazie mille, Jason. Già che sei qui, speriamo tu abbia tempo per visitare Roma!
Lo spero anch’io! Grazie per l’intervista, è stato un piacere.
Intervista realizzata durante Romics 2025
Jason Shiga
Jason Shiga nasce nel 1976 in California da genitori di origini giapponesi. Inizia la sua carriera nei primi anni 2000 creando labirinti e vignette interattive. Dopo svariati graphic novel che gli valgono degli Eisner e Ignatz Awards, la sua notorietà esplode nel 2016 quando esce Demon, provocatoria serie a fumetti che ottiene il riconoscimento anche a Lucca 2019 con il Gran Giunigi per la miglior serie. A partire dal 2022 inizia la serie di storie interattive Adventuregame Comics, che arriva in Italia nel 2025 con Coconino Press.


