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L’incubo reale della rigenerazione urbana: “Milano Horror Stories” di Hurricane Ivan

28 Luglio 2025
Hurricane raccoglie le sue strisce satiriche sulle politiche urbane di Milano, restituendo un quadro vivido e attuale di un modello insostenibile.
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Milano horror stories

Si dice spesso che il fumetto è un medium che fatica a fare la cronaca dell’attualità, per i tempi richiesti dal disegno e dalla messa in pagina di un racconto. Il che in parte è vero: il giornalismo a fumetti, salvo eccezioni, ha trovato la propria strada nell’approfondimento. Ma c’è una forma che riesce a mantenere un corpo a corpo serrato con il presente, ed è la satira: qui, immagini e parole sono condensate in una o poche immagini capaci di restituire uno scorcio di realtà. Nei casi più riusciti, si ottiene una caricatura così vivida dell’attualità, che sembra sia quest’ultima a ispirarsi alla satira e non viceversa, specie quando la situazione riesce a superare nel grottesco la più vivace delle fantasie: è quello che è successo con Milano Horror Stories – Incubi dalla rigenerazione urbana di Hurricane Ivan.

L’autore, da sempre attivo nell’underground, nei suoi fumetti mescola racconti di fiction con affondi espliciti sulla realtà italiana (si pensi alla serie I sopravvissuti), con un tratto assurdo e deforme, vicino al body horror, e un umorismo caustico e paradossale. Milano Horror Stories (autoprodotto, con la collaborazione dei collettivi BUM e AFA) raccoglie e amplia le strisce pubblicate dall’autore sul proprio profilo Instagram a cadenza giornaliera nel maggio 2025 e che prendono di mira le politiche urbane del capoluogo lombardo. Una pubblicazione serrata e un argomento preciso, che lasciano trasparire una certa esasperazione e una forte urgenza. Leggendolo, ci si trova davanti a una rappresentazione grottesca e decisamente iperbolica, divertente ma forse anche esagerata e che può sembrare persino troppo critica. Di sicuro non qualcosa da prendere alla lettera.

Milano horror stories pagina grande 1

E invece. Poche settimane dopo l’uscita del volume, scoppia il caso dell’urbanistica a Milano: mentre scrivo, diversi nomi di punta dell’amministrazione e del settore immobiliare milanese sono indagati con vari capi d’accusa per un sistema che viene definito a vario titolo “corrotto” e “degenerato”. Tra le persone coinvolte, lo stesso sindaco Beppe Sala, l’assessore all’urbanistica Tancredi (dimissionario in seguito al coinvolgimento), il CEO della Coima (un gruppo di investimento immobiliare che ha svolto un ruolo centrale negli ultimi anni a Milano) Manfredi Catella e l’architetto Stefano Boeri, progettista del famoso palazzo denominato Bosco verticaleInsomma, sembra il momento giusto (anzi, è il caso di dire necessario) per fermarsi a riflettere su un modello di sviluppo urbano, sulle sue premesse e sulle sue conseguenze a breve e lungo termine. Riflessioni che non possono essere rimandate e che voci come quella di Hurricane Ivan (tra le altre)1 propongono da tempo. Torniamo quindi al fumetto, con la consapevolezza che gli “incubi” qui raccolti possono dimostrarsi più veri del vero.

Milano è caduta nelle mani dei “succhiasuolo”, una razza di vampiri che si nutre di suolo pubblico e cemento: edificano dove possono grattacieli di lusso per i loro nidi, spazi esclusivi abitabili solo da chi ha un reddito molto alto, che viene prontamente consumato da queste avide creature. Per chi non può permetterselo, i destini sono diversi: soccombere alla fame insaziabile dei vampiri, essere vittima dei loro giochi crudeli, diventare a loro volta edifici messi a valore, oppure ancora venire eliminati e sostituiti da una copia entusiasta della way of life milanese, consumatori perfetti di apericene e di week a tema, anche in questo  caso spremuti e digeriti dalla città. L’aspetto in cui forse si esprime al meglio l’inventiva di Hurricane sono le allegorie, capaci di dare vita a parallelismi audaci. A Milano, infatti, la riqualificazione non riguarda soltanto i quartieri e gli edifici, ma anche le persone: i mutamenti urbani incidono direttamente sul corpo degli abitanti, ne asportano delle parti e ne impiantano altre, generando mostri grotteschi dediti al consumo, promotori di uno stile vita e sue vittime allo stesso tempo.

Satira assessore hurricane

Questo modello di sviluppo urbano, infatti, non sembra interessato a produrre vittime e oppressori, ma vuole integrare i cittadini, convincerli della validità e della bellezza del progetto. Non si tratta però di un gesto disinteressato: gli abitanti devono essere all’altezza del glamour milanese, fruitori di spazi che non possono certo sfigurare per la presenza di qualche “pezzente”, di anziani in pensione, di disoccupati o studenti precari. Lo scopo ultimo è essere “attrattivi” in modo da intercettare i capitali di privati (i “succhiasuolo”) che rigenerano e riqualificano. Si tratta di un modello che produce ricchezza, certo, ma che non viene distribuita, restando limitata a una spirale di investimenti a vantaggio di chi ha i capitali sufficienti per intercettarla. Resistere è quasi impossibile, vista l’azione di vera e propria propaganda attuata da queste creature e dalle istituzioni a loro asservite, primo fra tutti il sindaco, dotato del potere di trasformare in proprietà immobiliare qualunque cosa tocchi.

Beppe sala grande

Uno dei principali bersagli di Milano Horror Stories, in effetti, è la comunicazione: Milano diventa un brand, una città che, se da una parte produce disuguaglianze a livello urbanistico (con l’esclusione degli abitanti da aree rese lussuose, con il consumo di suolo pubblico, con l’aumento spropositato del prezzo degli affitti per gli abitanti, ma anche per realtà locali, come le librerie), dall’altra si vende come inclusiva e progressista. È questo il diabolico colpo di genio di chi ha messo le mani sulla città: restituire l’immagine di una metropoli entusiasta, positiva, che si batte per i diritti civili, un luogo in cui cultura e controcultura convivono in armonia con il business e l’establishment, in modo da sospendere ogni conflitto, eliminare la contraddizione e la critica. Niente di più falso, naturalmente, e il fenomeno è degno di un film di John Carpenterla cultura è merce, anzi, peggio, è marketing, strumento propagandistico che si diffonde a colpi di hype, miniloft, brunch e social housing. Parole vuote e fuori contesto cui Hurricane restituisce finalmente un senso, orrorifico e violento.

La questione dei valori progressisti non è banale e spiega come queste politiche, che incentivano il privato a scapito del pubblico, arrivino (in maniera solo apparentemente paradossale) da una giunta di presunta sinistra: questa “sinistra omeopatica” (così viene definita nel fumetto) è diluita “in enormi quantità di neoliberismo, poteri bancari e slogan instagrammabili”, dando vita a un candidato “posticcio” che di sinistra ha ben poco, una figura degna di questo teatro degli orrori. Un modo di fare politica che nella “sinistra” italiana non è isolato al caso milanese, anzi2. Va da sé che fare opposizione a questo modello risulta doppiamente difficile, in un momento in cui è proprio chi dovrebbe promuovere certi valori che li svende per pulire la facciata delle proprie politiche con varie forme di –washing (greenwashing, pinkwashing, rainbow washing e via dicendo), neutralizzando allo stesso tempo il terreno di conflitto più scomodo, quello della classe sociale.

Coima cose vocabolario

Il discorso continua in Milano Horror Stories, dove l’autore ritrae vividamente i diversi aspetti di una situazione che ha già assunto i toni foschi del fumetto e che, proprio come un’invasione di vampiri, si diffonde da tempo. Si tratta di un libro capace di porsi in dialogo stretto con il presente attraverso gli strumenti della satira, dell’immaginazione e del grottesco, dando nuove forme e vigore a quei discorsi che continuano a svilupparsi intorno a queste politiche urbane deleterie, dannose per i cittadini e per l’ambienteMilano Horror Stories è un invito a guardare e a reagire all’incubo che si sta costruendo sotto i nostri piedi, un modo di vedere che ci restituisce alcune misure della realtà, proprio come gli occhiali da sole in Essi vivono di Carpenter. Non è retorica, non è una visione semplificata: i succhiasuolo sono reali, sono su tutti i giornali. E, come accade nel film, guardare non basta, bisogna fare qualcosa: i comitati di quartiere hanno ottenuto delle importanti vittorie, a dimostrazione del fatto che un’altra città, un modo di abitare che sia davvero condiviso e alla portata di tutti e tutte, è possibile.

Abbiamo parlato di:
Milano Horror Stories – Incubi dalla rigenerazione urbana
Hurricane
Autoprodotto con Collettivo AFA (Autoproduzioni Fichissime Anderground), 2025
162 pagine, colori – 15,00 €

  1. La bibliografia è molto ricca, qui proponiamo solo alcuni testi che sono un buon punto di partenza, sia rispetto al caso specifico milanese che su fenomeni di scala globale: il libro di Lucia Tozzi (che firma anche la prefazione di Milano Horror Stories), L’invenzione di Milano: culto della comunicazione e politiche urbane, Cronopio, 2023 (ma anche Le nuove recinzioni: città, finanza e impoverimento degli abitanti, scritto insieme a Stefano Portelli e Luca Rossomando); Giovanni Semi, Gentrification: tutte le città come Disneyland?, Il mulino, 2015; i libri di Sara Gainsforth (almeno Airbnb città merce: storie di resistenza alla gentrificazione digitale e Oltre il turismo. Esiste un turismo sostenibile?); infine, sempre rispetto alla turistificazione delle città, il libro di Marco D’Eramo Il selfie del mondo. Indagine sull’età del turismo, Feltrinelli, 2017. ↩︎
  2. Un esempio è Bologna, dove la giunta che si autodefinisce “la più progressista d’Italia” ha investito nel turismo e nel food (con tanto di un parco a tema finito in un clamoroso fallimento) aggravando la già difficile situazione degli affitti, saliti alle stelle per la diffusione sregolata di AirBnb. Una città in cui aprono studentati di lusso e co-housing (con metodi di selezione da far accapponare la pelle) dove prima c’erano spazi sociali (chiusi o sgomberati sempre dalla sinistra, tanto da ricevere il plauso di Matteo Salvini). La stessa amministrazione che cementifica intere aree urbane con progetti di riqualificazione infiniti, anche a scapito di zone verdi (come questa e questa), promuovendo allo stesso tempo politiche partecipative e “inclusive” (qui un’efficace sintesi). A coronare il tutto, la posa di alberelli in vasi nelle piazze del centro, per “fare ombra ai cittadini” (alias, ai turisti), un’operazione che per tasso di greenwashing bel oltre il ridicolo sembra uscire proprio da un fumetto di Hurricane. ↩︎
Rodolfo Dal Canto

Rodolfo Dal Canto

(Bergamo, 1993) Si avvicina al fumetto leggendo Topolino e PK, se ne allontana e ci ritorna verso la fine delle superiori. Si è laureato in Italianistica a Bologna con una tesi su come il fumetto può raccontare processi di trasformazione urbana (con i professori Pezzarossa e Sebastiani). Ha conseguito un dottorato all'Università dell'Aquila sul fumetto italiano contemporaneo. Scrive di fumetti anche per le riviste Limina, La Balena Bianca e nella rubrica dedicata alla nona arte del mensile Blow Up. È membro del gruppo di ricerca SnIF (Studying ’n’ Investigating Fumetti). Si interessa di distopia e post-apocalittico, assenza di futuro, spazi urbani, spettri e altre cose che gli mettono ansia. Vive a Bologna.

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