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The Full Makkox: da Lucca Comics, intervista all’autore di “The Full Monti”

The Full Makkox: da Lucca Comics, intervista all'autore di "The Full Monti" - makkox_slide

(Formia, 1965), pseudonimo di Marco Dambrosio, diffonde i propri fumetti sul web dal 2007. Premio Satira Forte dei Marmi 2011 come miglior disegnatore, collabora con diverse riviste tra cui “Internazionale”, “Il Male” e “Blue”, ed è fondatore e curatore della rivista a fumetti “Canemucco”. Ha all’attivo diverse pubblicazioni: Ladolescenza, Se Muori Siamo Pari, Le [di]visioni imperfette e Post Coitum, che raccoglie il primo anno di vignette scritte per il giornale online “Il Post”, con cui collabora dal 2010.
Vive a Formia.

The Full Makkox: da Lucca Comics, intervista all'autore di "The Full Monti" - 6161876135_43882b7156In un’uggiosa mattinata di inizio novembre, durante Lucca Comics and Games 2012, mi reco allo stand della Rizzoli-Lizard, dove trovo Makkox intento ad autografare e disegnare copie del suo nuovo volume, The Full Monti, nuova raccolta delle “vigne” pubblicate online su IlPost.it nel corso dell’ultimo anno.
Makkox è ormai un nome noto nella cerchia degli autori di fumetti italiani, da quando prima con le sue opere sul web, poi con l’esperienza dell’autoproduzione e infine con l’approdo alla BAO Publising per pubblicare i suoi fumetti, si è fatto conoscere sempre di più nel circuito.
Con la sicurezza del fatto che sarebbe stata sicuramente un’occasione interessante per una chiacchierata con l’autore, mi presento e ci rechiamo all’aperto, subito fuori dallo stand, per una breve intervista a tutto tondo sul mondo di Makkox.

 

Inizierei quest’intervista parlando del web: tu sei “nato” in internet come fumettista, e dal tuo blog ti sei fatto conoscere. La rete è davvero il nuovo trampolino di lancio per un autore che vuole farsi conoscere, quali sono gli aspetti positivi di tale situazione e quali le insidie che invece nasconde?
La prima insidia è considerarla come un trampolino di lancio verso qualcos’altro. La Rete può essere trampolino di lancio verso la Rete stessa, e il fatto che tu venga pubblicato su carta per me è una effetto collaterale ma non una meta. Infatti io continuo a divertirmi di più in Rete rispetto ai progetti sulla carta.
C’è una cosa da dire però: che sulla Rete un emergente non ha necessità di passare nessuna filiera. Prende e pubblica senza bisogno di convincere l’editore, l’unica realtà da convincere è l’audience.

Certo. Però questa è forse anche una controindicazione, per esempio non c’è una figura che può darti consigli.
Guarda, per me ha funzionato così: occhi aperti e confrontarsi con quelli bravi. E le indicazioni vengono dall’insieme dei commenti: non dai singoli ma dall’insieme. E’ da lì che ci si rende conto senza possibilità di errore se l’hai azzeccata o no, e per me azzeccata significa quanto sei stato bravo a comunicare il tuo pensiero. Non ti arrivano consigli su come hai disegnato, ma quando sbagli suona un campanello forte, fortissimo.

Una delle tue caratteristiche che noto con piacere è la tua interazione con i lettori: The Full Makkox: da Lucca Comics, intervista all'autore di "The Full Monti" - makkox-3-terzignonon di rado rispondi direttamente ai commenti che vengono fatti alle tue vignette o ai tuoi status di Facebook: quanto pensi sia importante questo rapporto con i lettori e chi ti segue, che a volte diventa quasi un compendio al significato della vignetta in questione?
Senza non lo farei. Ho visto che moltissimi autori, per timidezza secondo me, hanno i commenti aperti sulle opere che pubblicano ma poi non interagiscono. Ognuno fa come vuole, ma io non riuscirei a leggere un commento, un’osservazione e non dire la mia, se mi sento di dirla, o fare io delle domande se ci sono cose che voglio approfondire.
Le osservazioni ti rivelano te stesso, i commenti sono uno specchio. Io ho un’immagine falsa di me, ma il pubblico che mi legge rispecchia come sono davvero.

Personalmente trovo che il tuo spazio su IlPost.it di Luca Sofri sia la dimensione ideale per le tue opere, forse ancora di più che il tuo blog: perché la scelta di collaborare con questa testata, come ti trovi e quali ritieni siano le potenzialità che tale palcoscenico ti offre?
Non sono un osservatore politico, ma la politica è l’ultimo vero spettacolo trasmesso a reti unificate. Io lo subisco prima come spettacolo e dopo come conseguenza di scelte perché me lo ritrovo nelle fatture. E io semplicemente partecipo al commento di questo spettacolo. Io non commento X-Factor perché non lo seguo, la politica invece sì. Per me IlPost è come Twitter, e per poter inserire questo tipo di espressione lo trovo ideale.

E come hai iniziato la tua collaborazione con IlPost.it, come hai conosciuto Luca Sofri?
Ho iniziato a fare vignette su richiesta di un blog multi-autore piuttosto famoso, Macchianera. Gianluca Neri, il boss di Macchianera, era amico di Luca Sofri, a Sofri sono piaciute le mie vignette e Gianluca ci ha messo in contatto.

Con le vignette del già citato Post.it sei diventato una delle voci satiriche più di rilievo, almeno nella Rete: a proposito di satira, cosa pensi ti distingue dai vari Altan, Giannelli e Vauro in quello che fai e in come lo fai? Quando dici che quelle che realizzi non sono “solo” vignette ma vere e proprie storie, cosa intendi?
La differenza che io percepisco è che per mia formazione e gusto non mi fermo alla battuta autoconclusiva. Mi piace che la vignetta sia la piccola narrazione di un momento, un’istantanea di un momento in cui tu cogli qualcosa che poi prosegue, e infatti a volte i balloon proseguono fino oltre la vignetta proprio per suggerire questa dinamica.
Penso che in questo io sia molto diverso dal classico vignettista satirico da quotidiano, e per questo sono impubblicabile su un giornale. Per loro è un modo troppo fuori dal canone della composizione della pagina

L’anno scorso con la BAO hai pubblicato Post Coitum, che raccoglieva le tue “vigne” per IlPost.it e raccontava in questo modo la decadenza degli ultimi scampoli del governo Berlusconi.
The Full Makkox: da Lucca Comics, intervista all'autore di "The Full Monti" - piatto_makkox300Quest’anno con Rizzoli-Lizard pubblichi The Full Monti, ideale seguito del primo tomo, che racconta le “gesta” del governo tecnico che da un anno ormai guida il nostro Paese. Mi interessava capire la tua visione di questi volumi che, per tua stessa ammissione, vanno oltre la mera stampa delle singole vignette.
Il volume comincia qualche giorno dopo a dove si era interrotto il precedente, anche perché rielaborando tutte le vignette col senno di poi mi sono reso conto che questo nuovo racconto doveva iniziare lì.
La visione della raccolta sta nella sua natura olistica. Quando sono lì da sole le vignette hanno un perché contingente al momento e all’occasione. Messe tutte assieme diventano una narrazione vera e propria, quello che prima non c’era, cioè la trama, adesso c’è. Non è una semplice raccolta, è una sequenza cronologica drammatica, che contiene cose che devono ancora succedere, c’è la suspense, ci sono momenti teatrali in cui il dramma si allarga e si restringe a seconda dei momenti. Nell’insieme funziona come libro.
Io poi nel volume commento il fatto descritto per contestualizzarlo, dato che uno non può ricordarsi quello che è accaduto mesi prima: il problema è che io non riesco ad essere serio nemmeno in quelle didascalie, quindi sono tutta una serie di freddure.

Un’altra domanda che vorrei farti riguarda il cambio di casa editrice: si è passati dalla BAO che ha pubblicato Post Coitum e gli altri volumi presentati a Lucca 2011, alla Rizzoli-Lizard per questo Full Monti. Quali sono i motivi di questo passaggio? 
Con BAO abbiamo in programma la pubblicazione di I Pescicani, che è la raccolta completa della storia pubblicata sul Canemucco con le parti mancanti.
Quando abbiamo discusso il programma delle uscite che mi riguardavano, ci siamo chiesti se valeva la pena fare la nuova raccolta delle vignette. E all’epoca, parlando con Michele Foschini, io pensavo che quest’anno non c’era l’esigenza, non vedevo il senso della raccolta.
Confrontandosi poi invece con Rizzoli mentre si parlava di altro, per la precisione di una graphic novel che pubblicherò con loro, il direttore della Lizard mi ha spronato a comporre il volume con le “vigne” dell’ultimo anno… ed effettivamente il volume c’era. Allora ne ho parlato con Michele, e dato che l’idea è venuta dal direttore della Lizard non ci sono stati problemi a pubblicarla con loro.
Io devo poter lavorare con più editori, perché altrimenti non ce la si fa. Non solo, io devo contemplare anche la possibilità di autoprodurmi, per poter vivere di questo e non dovermi trovare un altro lavoro per sopravvivere.
Per esempio, dovrei fare il volume con le storie del blog di Zerocalcare: è una specie di accordo che ho fatto con Zero, praticamente gliel’ho fatto aprire io il blog e quindi mi sento un po’ il suo padre putativo.
In sostanza per me la cosa importante è tenersi aperte tutte le porte possibili per poter vivere di questo lavoro, continuando a farlo divertendomi: altrimenti, se dovessi farlo scrivendo o disegnando cose in cui non credo e non mi rispecchio, credo che sarebbe per me ancora peggio del dovermi dividere tra un lavoro “normale” e quello dell’autore.

Hai parlato di Zerocalcare, che hai patrocinato e che in quest’anno ha raggiunto un successo che probabilmente nemmeno lui immaginava.
Lui no, ma io sì. Sempre detto, fin dal primo incontro che feci con lui alla “Quattro Dita” [fumetteria di Roma, ndr], The Full Makkox: da Lucca Comics, intervista all'autore di "The Full Monti" - biscapii che questo ragazzo avrebbe fatto un botto inimmaginabile, perché trascende il fumetto, e pensai subito lui avrebbe venduto anche a chi non legge fumetti.
Io sono contento, ma era una giocata sicura, e mi ha sorpreso che nessun editore lo avesse capito.

Zerocalcare è stata l’unica persona su cui hai visto delle potenzialità, tanto da decidere di investirci sopra?
Sì, è l’unico che fa una narrazione di alta qualità e non disegnini su una storiella.
Il dramma che vedo in giro è che c’è tanta voglia di disegnare ma la scrittura è un po’ povera. L’unica eccezione è Davvero di Paola Barbato. Quello ha una bella scrittura, non sono molto convinto dell’esperimento di coinvolgere tanti disegnatori diversi, anche emergenti, ma quella è la sua scuola e alla fine ha funzionato. Il fumetto è godibile, è popolare, la storia è molto buona e la colorazione è ottima. Quello è un altro buon esperimento, ma altri non ne ho visti. Spero che Zero faccia scuola.
Il problema è che gli emergenti non hanno dei modelli. Un tempo c’erano e questo dava vita a fumetti “reali”, solidi, oggi invece vedo molti fumetti “caramellati”, oppure che attingono molto dalla televisione prendendo però solo la superficie delle narrazione televisive. In The Walking Dead ci sono gli zombie, ma sono scenario per raccontare storie umane.

Sul tuo blog, presentando questo nuovo volume, ironizzi su come la caduta di Berlusconi non abbia intaccato, come molti malignavano un anno fa, il gusto e l’importanza della satira sociale e politica. Vuoi spiegarci meglio le potenzialità di Monti (o del “tuo” Monti, se preferisci) in tal senso?
Monti ha fatto filtro. Berlusconi aveva abbassato il livello e quindi chiunque poteva fare la battuta, e la battuta che faceva era sempre peggiore di quella di Berlusconi, perché lui la faceva comunque meglio. E’ difficile e sciocco fare satira prendendo in giro Berlusconi quando già di suo a volte si era reso ridicolo, era come ri-raccontare male una barzelletta.
Con Berlusconi mi trovai in difficoltà: gli ho dovuto dare questa visione diversa, la sua parte tragica, mostrare che fuori fa ridere ma dentro in realtà è macerato.
Monti ha spiazzato tutti: Monti è ironico, colto, e tanti non ci arrivano al suo livello. Prendere in giro Monti è difficile, perché prende quotidianamente lui in giro te con una sapienza e una sottigliezza rare.
Poi occorre ricordare che tutto il resto della banda non è sparito, stanno ancora tutti in Parlamento, è solo cambiato il capocomico.The Full Makkox: da Lucca Comics, intervista all'autore di "The Full Monti" - disegno
Anche perché non è Berlusconi che ha fallito, siamo noi italiani; e noi ne produciamo sempre di individui del genere.

Trovo sempre molto interessante notare come le vittime del tuo umorismo siano in egual misura le diverse componenti della scena politica italiana: destra, sinistra, centro, governo tecnico… colpendo quindi anche realtà in cui, generalmente, potresti riconoscerti. Ti chiedo dunque se è più facile ironizzare sulla parte politica “avversa” o su quella che apprezzi, e se nei due casi usi un approccio diverso con il tuo umorismo/critica.
Questo può farmi indicare come qualunquista.
In realtà quello che mi dà fastidio è l’incoerenza o quando uno cade in una contraddizione grottesca. Allora provo a fargliela notare con la mia battuta.
Non sono assolutamente militante: se sento dire una cosa che mi suona stonata dalla sinistra, gliela faccio notare, così come per la destra. Il problema sono semmai gli estremi, dove c’è incomunicabilità e scarsa ironia, e quindi evito di confrontarmi con gli estremi perché se non c’è possibilità di confrontarsi non vale la pena.

Un esempio sono i No-TAV, sui quali avevi realizzato una vigna un anno e mezzo fa circa in cui esponevi la tua opinione, che ha spiazzato molti che ti seguivano, che si erano sempre riconosciuti nella tua visione sociale ma che erano contro l’alta velocità e si erano stupiti della tua posizione.
Il fatto è che se io ti vedo cadere in contraddizione, in contraddizione secondo il mio punto di vista, te lo devo dire, è una questione di onestà intellettuale, io voglio comunicare quello che penso e quello che vedo attraverso il mio lavoro e quindi lo faccio nel modo più trasparente che mi riesce.
Comunque io quella volta in quella vignetta ho sbagliato e chiedo perdono. A dirla tutta a me i treni stanno sui coglioni.

Marco, grazie per il tempo che mi hai dedicato.
Grazie a te.

 

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