Chris Ware è forse il fumettista più influente e innovativo delle ultime due decadi, ma anche un artista assai riservato e umile.

Credo che prima di tutto le ragioni vadano cercate nella complessità del lavoro richiesto, in ogni aspetto della lavorazione del libro, sia per quanto riguarda la traduzione che il lettering. Io stesso rimango impressionato quando penso al lavoro che deve affrontare un editore straniero quando si occupa di un mio libro. E in questo caso non ho dovuto fare lavori di lettering aggiuntivi come a volte mi capita.
Uno degli aspetti più discussi dai critici quando si parla del tuo lavoro sono le influenze, e come tu rielabori ciò che hai imparato dal fumetto del passato. Non è in un certo senso frustrante per te parlare così tanto di questo piuttosto che del messaggio? Jimmy Corrigan è un grande romanzo con molte tematiche, come il rapporto col padre, l’abbandono e la crescita.
Comprendo la tua ide

Non sono in grado di dargli un significato ben specifico. Ma effettivamente, per aver notato questa cosa, ammetto che hai letto attentamente il libro e te ne ringrazio. La storia in realtà ruota intorno agli eventi delle cadute, per l’intenzione di rappresentare la crescita e il momento in cui si inizia a conoscere il mondo. Non do un significato specifico e diretto a queste immagini, preferisco pensare che ne abbiano uno poetico che può risiedere in qualsiasi persona che lo legge. Quando l’ho scritto ne avevo un’idea personale, ma è stato così tanto tempo fa che se lo dicessi ora credo che mentirei, perché non ne ho un ricordo chiaro.

Sempre riguardo a Superman è impossibile notare come questa figura sia presente un po’ ovunque nel tuo lavoro. Perché se in Jimmy Corrigan c’era lui, nel recente Rusty Brown c’è comunque Supergirl. Perché appare così spesso?
Bé, in Jimmy Corrigan ha la funzione di rappresentare la figura paterna. Più o meno nello stesso periodo venne pubblicato anche Le Fantastiche Avventure di Kavalier e Clay di Michael Chabon, che affrontò la stessa tematica, ma in maniera ancora più ampia e raffinata. Il libro affronta anche la questione del valore paterno del supereroe: durante o anche dopo la Seconda guerra mondiale molti padri erano lontani o del tutto assenti e quindi l’immagine del supereroe cercava di compensare.
Certo, con queste idee aggiungi altre possibili interpretazioni del significato di caduta di cui parlavamo prima…
Ma possiamo pensare anche alle storie di quello stesso periodo (Seconda guerra mondiale – ndr) di bambini che si gettavano dai balconi cercando di volare; oppure ancora al suicidio dell’attore George Reeves (1914-1959, famoso per aver interpretato Superman al cinema e in una serie tv – ndr), avvenuto non gettandosi dall’alto, ma comunque emblematico. Credo che il compito dello scrittore sia proprio quello di far confluire insieme diversi tipi di riferimenti.

Tutto ciò che è nel libro lo è. Per me è stato una sorta di esperimento cercare di affrontare le mie paure e mio padre. Si trattava di un problema del tutto personale, una stupida difficoltà psicologica che avevo e che poi ha finito per scontrarsi con degli eventi reali della mia vita nel momento in cui stavo lavorando al libro.
Mentre invece ci sono degli elementi personali anche nel più recente Rusty Brown, in cui i protagonisti frequentano una scuola dove c’è un insegnante di nome Chris Ware. Cosa significa in questo caso per te far parte della storia?
Avevo bisogno di un personaggio che mi permettesse di avere un approccio trasparente, che non fosse del tutto irreprensibile. In realtà non ci sono significati particolari dietro questo personaggio. L’intero progetto ha a che fare con mie personali esperienze, però in maniera diversa a secondo del personaggio su cui vengono proiettate. Ma non voglio parlarne molto perché l’opera è ancora in corso. Colpa del mio imbarazzo! (ride)

Osservando le tue pagine si riconosce come sono un’alternanza di sequenzialità e prosa, a volte piuttosto separate. Quali sono state le tue intenzioni e i metodi usati per mantenere questo equilibrio sia in Jimmy Corrigan che in Rusty Brown?
Ho cercato di differenziare i due titoli. In generale cerco sempre di rappresentare il flusso psicologico del personaggio protagonista di turno al di là delle immagini, a seconda di quanta enfasi pongo sui suoi pensieri. Le immagini coinvolgono quindi sia la mente e la memoria che la realtà. Il fumetto offre questi due livelli di racconto, quindi possiamo scegliere come e quanto bilanciarli a nostro favore. Per quanto mi riguarda, cerco di dare il senso della molteplice stratificazione della mente umana.

È frutto di come percepisco il mondo. Percepisco te come una entità organica, e così tutto il resto è opposizione tra vivente e non vivente. Ho sempre cercato di disegnare ogni cosa nel modo in cui la ricordo e percepisco, più che come le vedo. È per questo che ho sempre evitato di fare uso della prospettiva, cerco piuttosto di fare uso dell’idea di prospettiva, perché è in quel modo che ricordiamo le cose.
Grazie mille per il tuo tempo e la tua disponibilità.
Grazie a te, io non mi sento mai troppo a mio agio a parlare delle mie opere.
Riferimenti:
Un sito catalogo delle pubblicazioni di Chris Ware: www.acmenoveltyarchive.org
Una biografia in inglese: www.fantagraphics.com
