Trekkers di tutto il mondo unitevi e celebrate! L’8 settembre 1966, esattamente cinquant’anni fa, la televisione statunitense CBS trasmetteva il primo episodio di “Star Trek”. Poco importa che quell’esordio catodico non fu così fortunato dal punto di vista degli ascolti. L’immaginifico universo costruito da Gene Roddenberry attorno ai viaggi interstellari dell’astronave Enterprise e al suo colorito equipaggio, ci avrebbe messo qualche anno prima di conquistare il pubblico ed affermarsi come fenomeno di massa. Oggi, – reduci dal successo dell’ennesimo film, in attesa della nuova serie televisiva Discovery, mentre persino la NASA festeggia Captain Kirk & co. come autentica fonte d’ispirazione per scienziati
Così come il rock ha avuto un solo indiscusso monarca, Elvis Presley, così il fumetto americano, malgrado passino le decadi e le stagioni, ricorda un solo re degno di questo titolo: Jack Kirby. Intendiamoci: maestri ne potremmo citare a dozzine nella storia del medium, cartoonist magari più regali di Kirby nella forma o più nobili nella sostanza delle storie prodotte. Ma nessuno come “The King”, può rivendicare altrettanta sovranità espressiva sullo sterminato reame dei supereroi di carta Marvel e DC Comics. Il 28 agosto ricorrono i 99 anni dalla nascita di Kirby (all’anagrafe Jacob Kurtzberg) scomparso nel 1994, ma ogni anno idealmente
L’Uomo Ragno è morto, Capitan America è morto e anche Bruce Banner non se la passa troppo bene. [attenzione di seguito SPOILER Civil War II] A scorrere il fiume di articoli dedicati all’ennesimo funerale allestito dalla Marvel comics per la saga “Civil War 2”, sembrerebbe che il trucchetto funzionerà anche stavolta. Lo scrittore veterano Brian Michael Bendis ha imbastito una trama tanto drammatica da giustificare che, lì dove hanno fallito cinquant’anni di raggi gamma e nemici colossali, possa una freccia abilmente scoccata da Hawkeye: uccidere Hulk/Banner. Da grandi poteri… grandi sfighe D’altronde ormai ci vuol poco a lusingare la passione
Nel giugno del 1991 stavo per compiere 17 anni. L’Italia si era appena ripresa dalla sbornia mediatica della Prima guerra del Golfo. Avete presente? Saddam asserragliato nel bunker di “Bang-dad” ed Emilio Fede in quello di Cologno Monzese. Le battaglie ce le raccontava la televisione come fuochi d’artificio in una notte senza stelle. Nei mesi precedenti mi ero “impegnato”, con i miei compagni di liceo, a okkupare il nostro tempo e la scuola per protestare contro l’Imperialismo amerikano… Ma, in fin dei conti, io okkupavo per Danila. Occhi azzurri e capelli biondi, pasionaria del Che e delle Marlboro Light, era
Ogni tanto, nel disperato tentativo di mettere ordini sugli scaffali, mi ritrovo tra le mani fumetti che non ricordavo di avere. In particolare, tra un acquisto (più o meno) razionale e l’altro, spuntano fuori sconclusionati N°1 seriali dei quali la memoria editoriale del Paese ha ormai perso le tracce. Vi dice niente il nome del giustiziere Nick Turbine? E quello del detective Samuel Sand? E Dick Drago? Beh se anche non li conosceste (per vostra fortuna), non dannatevi per loro. Sappiate che dormono, dormono tutti sulla collina polverosa della mia libreria. E anche non li trovaste sullo scaffale, sarà la pace eterna
Si celebrano i venticinque anni dalla 1° pubblicazione de I linguaggi del fumetto di Daniele Barbieri, ormai un classico degli studi sui comics. Ieri ne hanno discusso, assieme all’autore, accademici ed esperti del calibro di Antonio Faeti, Sergio Brancato, Enrico Fornaroli, Alberto Sebastiani, Matteo Stefanelli… Insomma una bella fetta della “stripologia” nostrana si è ritrovata nell’aula magna dell’Accademia delle Belle Arti di Bologna per l’occasione. E che occasione! I linguaggi del fumetto rappresenta una tappa obbligata per chi ama i comics Non c’è nemmeno bisogno di sottolinearlo. Basta che facciate una semplice ricerca online per rendervi conto di quanto l’opera – stra-pubblicata in
Oggi basta andare su Google Map e il gioco è fatto. Puoi vedere la strada. Individuare la palazzina. Mi rendo conto che adesso non c’è più alcuna magia. Ma un secolo fa quando non chattavamo, non bloggavamo, non googlavamo… C’era solo un “tamburino” o “colophon” o chiamatelo come volete, in seconda di copertina sugli albi. Lì dove diceva che quel fumetto l’avevano fatto in un posto chiamato Via Michelangelo Buonarroti 38, 20145 Milano, sede della Daim Press, oggi Sergio Bonelli Editore. All’epoca immaginavo una stanza colossale ricolma di fogli pieni di segni, albi da assemblare, presse per stampare, gente a
All’epoca in cui mi sono imbattuto nella tavola qui di seguito, realizzata per la serie “Comanche” da Hermann – disegnatore belga premiato all’ultimo Festival di Angouleme con il prestigioso riconoscimento alla carriera – la cosa che mi ha colpito è il particolare punto di vista della vignetta più grande attorno a cui è stata costruita l’impalcatura grafica della tavola. La testa del cowboy di spalle in primo piano è tagliata fuori dall’inquadratura: in effetti, qui più che i volti dei personaggi contano le battute tra di loro. Ma se il racconto va in una certa direzione, l’inquadratura mette al centro della rappresentazione anche un
Mentre guardo le immagini di Bruxelles in televisione, resto frastornato di fronte a questo immane orrore. Che altro si può fare se non rimanere in silenzio di fronte a una simile tragedia? Ma poi penso che questo è un blog di fumetti, di Bédé come dicono anche in quella città. E quella città lì, quella città ferita a morte oggi, è un posto speciale per chi ama i comics. Allora, senza facili risposte in tasca, senza verità assolute da spacciare in punta di tastiera, voglio rivolgere solo un pensiero commosso, come tanti hanno già fatto e stanno facendo, Alla città di Bruxelles, città