
Arrivo un po’ “lungo” a parlare del numero di Almanacco Topolino dedicato al Natale, avendo ormai superato la metà di gennaio… ma il vantaggio della trimestralità mi permette comunque di poterne parlare anche così prima dell’albo successivo.
A maggior ragione visto che pure stavolta si è optato per anticipare la finestra di uscita di qualche settimana rispetto allo slot di fine mese per cavalcare le Feste… segnando di fatto una distanza praticamente di quattro mesi con il prossimo Almanacco!
Ad ogni buon conto, la selezione di Marco Travaglini riesce a mantenere il Natale al centro del sommario, com’è giusto che sia, in particolare per quanto riguarda le inedite.

La storia è lunga, articolata e coinvolgente; nonostante a un certo punto si intuisca la verità dietro l’intrigo, la sceneggiatura appare solida e ben gestita, col giusto pathos.
I disegni di Midthun sono il giusto corollario all’opera: tondi, dinamici ma sempre ancorati alla morbida classicità barksiana, il tratto di questo artista non finisce di essere una gioia per gli occhi perché dotato comunque con un appeal moderno convincente, grazie alla cura per i dettagli sui volti dei personaggi e sugli sfondi. Intrigante è anche la costruzione delle tavole per il climax narrativo.

Meno entusiasmante ma apprezzabile per il cuore che ne emerge è Archimede e il Natale (quasi) mancato di Janet Gilbert e Vicar, nella quale si racconta dello smarrimento di Edi durante una vigilia di Natale e di come i Paperi si mobilitino per aiutare Archimede a ritrovarlo; Gilbert esprime bene l’affetto dell’inventore per la lampadina senziente, che è più di un semplice aiutante ma è un vero amico, il che dice molto del carattere introverso di Archimede. Pur inedita in Italia, la storia è già “datata” ma il plus è che questo permette di ammirare il bel tratto anni Novanta di Vicar, che da piccolo mi affascinava.

A concludere la sezione centrale troviamo invece la ristampa di una four-page di Don Rosa, Paperino e l’albero di Natale, una scelta forse non così necessaria viste le diverse edizioni di cui ha goduto nel nostro Paese, ma che permette di perpetrare il clima Festivo oltre che di impreziosire l’albo con un nome certamente di peso, anche se solo con una breve.

La prima è stata scelta in omaggio allo sceneggiatore scomparso a metà 2025: si nota come l’approccio dell’autore fosse ancora grezzo in quella fase della sua carriera, con dialoghi corrosivi tra Paperino e Zio Paperone e scorrettezze tra lo Zione e Rockerduck che ricordano da vicino lo stile di Guido Martina, feeling aiutato anche dai disegni di Chierchini ricco degli sguardi truci sui becchi visti in tante martiniane che ha illustrato. Il guizzo si rintraccia però nell’evoluzione finale della trama, dove Marconi riesce a inserire una specie di morale che sembra strizzare più l’occhio alla poetica di Rodolfo Cimino.
La seconda deve invece la propria presenza al tema nevoso; a una trama piuttosto trita e stanca fa da contraltare un comparto grafico meraviglioso, realizzato da un Carpi evidentemente ispiratissimo capace di regalare vibes gottfredsoniane venate del suo stile personale, leggero e comico.

Stavolta ci si concentra su una delle commedie in live-action più note e apprezzate, che viene resa in modo piuttosto fedele nella trasposizione; il tratto di Spiegle vira convintamente sul realismo, come giusto che sia vista l’opera di partenza, permettendo di apprezzare la sua abilità nel ritrarre la forma umana così come l’aspetto del felino protagonista della vicenda, lungi dall’essere interpretato in maniera caricaturale – come se fosse un Malachia o un Figaro, per dire – ma ritratto piuttosto in maniera realistica, mettendo su tavola un bel micione fiero ed elegante.
Al di là dei limiti connaturati a questo tipo di operazioni e che rendono un po’ farraginoso lo sviluppo della trama in questo altro medium, la presenza di F.B.I. operazione gatto conferma come Almanacco Topolino sia la casa ideale per recuperare queste chicche, l’unica testata che permette di aprire con convinzione una finestra sul cinema disneyano e non solo su quello animato, omaggiando quest’altra branca della creatività della Casa del Topo grazie allo stratagemma degli anniversari di queste pellicole.
Travaglini ha sposato appieno l’amore di Luca Boschi verso la Disney a tutto tondo – lui che cercava di inserire appena poteva nei Grandi Classici le brevi con i classic characters – e ha proseguito quanto già aveva iniziato a fare da Davide Del Gusto in tal senso: è un approccio che apprezzo molto anche solo come testimonianza storica e capacità di ampliare gli orizzonti di quei lettori che magari sono focalizzati esclusivamente sui fumetti disneyani.

Un numero in sostanza migliore del precedente, che aveva rappresentato per quanto mi riguarda una leggere debacle, e che mi vede ancora convinto sostenitore della testata e della sua importanza nel panorama delle pubblicazioni Disney,