La maledizione dei N°1

La maledizione dei N°1

Ogni tanto, nel disperato tentativo di mettere ordini sugli scaffali, mi ritrovo tra le mani fumetti che non ricordavo di avere. In particolare, tra un acquisto (più o meno) razionale e l’altro, spuntano fuori sconclusionati N°1 seriali dei quali la memoria editoriale del Paese ha ormai perso le tracce.

N°1 collezionismoVi dice niente il nome del giustiziere Nick Turbine? E quello del detective Samuel Sand? E Dick Drago?

Beh se anche non li conosceste (per vostra fortuna), non dannatevi per loro. Sappiate che dormono, dormono tutti sulla collina polverosa della mia libreria.

E anche non li trovaste sullo scaffale, sarà la pace eterna della mia cantina ad averli in gloria. Lì in quel luogo maledetto da madri e consorti con il fatidico

“Che poi che ci devi fare di tutti sti’ giornaletti”.

Lì, nel cimitero degli scatoloni dimenticati, alberga il ritratto di Dorian, il collezionista folle. Alla base, c’è la (s)mania che il saggio Harry Naybors individuava sul suo blog anni fa:

L’intrattenimento è insidioso. Perché basandosi sul principio della novità, dell’eccitazione per il nuovo, sfrutta l’acquisto compulsivo come meccanismo essenziale della sua persistenza. Quale migliore intrattenimento conosci se non quello di comprare nuovi, luminosi volumi a fumetti? Sfogliarli, leggiucchiarli qua e là? Sorvolare le tavole, gli stili, le grafiche, i caratteri? Indovinarne il carattere? E poi, appoggiarli, dimenticarli sotto a nuovi acquisti?

N°1 collezionismo

In questa ricerca di un Nirvana fumettistico che non arriva mai, i N°1 diventano indispensabili miraggi ai margini dell’oasi edicola/fumetteria. Poco importa che, il più delle volte, tu abbia già capito – semplicemente sfogliandolo – che quell’albo sia una ciofeca mostruosa, una chiavica di dimensioni cosmiche, una offesa insanabile all’arte di Winsor McCay e Carl Barks.

Non c’è niente da fare. Il N°1 è la Genesi, la pietra angolare, la Terra Promessa. L’alba di un nuovo giorno editoriale cui non puoi sottrarti, anche se domani ti sveglierai con qualche euro in meno e qualche delusione fumettistica in più.

In fin dei conti, dopo aver letto un N°1 balordo, ti ritrovi sempre come Amelia la fattucchiera dopo l’ennesima battaglia persa con Paperone. Più incazzato che mai, ma con una voglia matta di riprovarci.

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Post(Scriptum)

Nel post cito diverse testate non proprio memorabili. Ma il giudizio ironico per l’opera non implica, ipso facto, il discredito per chi le ha realizzate. Seguo ormai da molti anni il fumetto popolare ed ho imparato quanta passione ci sia in tanti artigiani del settore – scrittori e disegnatori  – che magari si trovano impelagati, loro malgrado, in progetti di cui non hanno il pieno controllo. Si sa, non tutte le ciambelle editoriali riescono col buco.