“Orgoglio e Pregiudizio, un anno dopo” è un nuovo fumetto recentemente uscito per Feltrinelli Comics nell’ottobre 2025, ad opera di Giulia Adragna come autrice completa di testi e disegni. L’opera, come si può comprendere, riprende le vicende di “Orgoglio e Pregiudizio” di Jane Austen, sviluppandone un seguito.

Il romanzo originale è una delle opere più celebri e più influenti della letteratura inglese, uscito nel 1813 dalla penna di Jane Austen. L’incipit, rimasto giustamente celebre, riassume il concetto di fondo dell’opera, sviluppato magistralmente dall’autrice: «È una verità universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un solido patrimonio debba essere in cerca di moglie».
Questa è innanzitutto la morale della signora Bennet, presentata come una donna sciocca e dalla visione limitata che vuole sistemare ad ogni costo le figlie, a partire dalla primogenita Jane, buona e benevola verso tutti, per seguire con Elizabeth, la secondogenita, di grande intelligenza, appassionata, impulsiva e in parte influenzata dall’indolente cinismo del padre, indifferente alle battaglie matrimoniali della madre.
Per quanto con tono leggero, e ironizzando sulla scarsa raffinatezza della signora Bennet, l’acutissima penna di Jane Austen coglie con efficace realismo il problema reale di una fanciulla della piccolissima borghesia per cui un “buon matrimonio” è indispensabile per la sopravvivenza. Evidente ad esempio anche il lato più cupo, potremmo dire, di Charlotte costretta a sposare il mediocre e untuoso Collins, e i guai che porta a tutta la famiglia Lydia fuggendo con il superficialmente affascinante ma libertino e cinico Wickham.

L’opera a fumetti è, come detto, ad opera di Giulia Adragna, che muove da una dichiarata passione per l’opera della Austen, fumettista Disney su W.I.T.C.H.e per Panini, Edizioni Jungle, Fabbri, Tunué, Boom Studios. È inoltre docente di manga, illustrazione e autopubblicazione presso la Scuola di Comics di Palermo.
Questo “Un anno dopo” è quindi, appunto, un omaggio sentito alla Austen, che riprende la storia originaria dalla sua conclusione e la sviluppa concentrandosi sui personaggi minori che consentono più agevolmente un ulteriore sviluppo, a partire dalle sorelle minori Mary, saccente e presuntuosa, e Kitty, attraente e frivola. I due personaggi sono pensati dalla Austen anche come contraltare alle due sorelle maggiori, di intelligenza più luminosa, e a Lydia che porta a conseguenze ancora più estreme la superficialità.
Appaiono anche però tutti i personaggi principali, a partire dalle due sorelle già accasate ma includendo comunque tutte le figure rilevanti. Le vicende dell’anno successivo alla storia principale sono sviluppate efficacemente, lasciando il finale relativamente aperto per eventuali successivi sequel.
In generale, non si tentano significative variazioni rispetto al cosmo primo-ottocentesco inglese della Austen, ma si sviluppano delle prosecuzioni credibili per le vicende impostate nel romanzo.

Ciò che appare relativamente innovativo è il segno: non solo nell’adozione di un segno manga, ma anche un segno manga di tipo moderno, con vignette smarginate e colori non naturalistici, ma giocati su un netto contrasto tra due-tre colori per tavola, con frequenti variazioni di palette. Adragna può collocarsi ovviamente tra le autrici del vasto fenomeno euromanga nel senso di adesione europea allo stile orientale (movimento che ha visto oltretutto una preminenza femminile), ma qui il suo segno appare decisamente orientato al manga e non a quella “mediazione” col segno disneyano che trovavamo in testate storiche (su cui l’autrice ha lavorato) come W.I.T.C.H. E Monster Allergy.

L’adozione del segno manga appare una scelta motivata dalla volontà di modernizzare nei limiti del possibile e della fedeltà l’interpretazione della Austen per avvicinarla a un pubblico fumettistico giovanile ormai refrattario al segno tradizionale, e invece aderente appieno all’estetica nipponica: il fatto di optare per una colorazione antinaturalistica, con colori sgargianti, acidi, quasi optical, sembra rafforzare questa scelta di ipermodernizzazione della Austen. Oltretutto, i manga sono tendenzialmente in bianco e nero (diverso per altre tradizioni orientali, e per gli anime, che però non vedono di frequente scelte di colorazione simili) quindi non vi era un modello ben definito di riferimento per le scelte di colore, lasciando maggiore libertà all’artista.
La somma Austen+Manga può funzionare bene, dato che il manga sentimentale di ambientazione europea tardo-settecentesca / primo-ottocentesca è frequente (in Giappone, ha anche una valenza “esotica” che per noi ovviamente non ha), a partire ovviamente dal modello di Lady Oscar / La rosa di Versailles di Ryoko Ikeda. Quindi, un caso interessante di “reinvenzione della tradizione” letteraria che, per molti aspetti, può essere la via principale per mantenere i testi classici vitali nella nostra cultura.