Shipwreck di Ellis: e il naufragar m’è dolce

shipwreck-cover-e1537974421602_Recensioni Con le ultime serie che ha sceneggiato, ci ha abituati a trame dalla lunga gittata, ricche di protratte sequenze dialogate, utili soprattutto per caratterizzare i personaggi e, secondariamente, per consentire alla narrazione di dipanarsi senza rendere necessario il ricorso all’azione sfrenata.

Con Shipwreck, però, ha deciso di cambiare modus operandi e di non prendersi troppo tempo, pur non rinunciando a inserire righe e righe di testo: diversamente dai vari The Wild Storm, Trees e Injection, il racconto disegnato da Phil Hester, inchiostrato da Eric Gapstur e colorato da Mark Englert si risolve interamente nei sei capitoli pubblicati negli Stati Uniti da AfterShock Comics e raccolti in Italia da in un unico cartonato.

Posta in apertura del volume, l’introduzione di Jeff Lemire dà la definizione della storia: “oscura, bizzarra e anche visionaria“. Protagonista di un mistero avaro di indizi nella prima metà del suo svolgersi è il Dottor Shipwright, scienziato e sviluppatore civile che ha alterato il suo corpo per “trasposizionarsi” (potremmo parlare più semplicemente di teletrasporto) ed è rimasto vittima del naufragio di una nave proveniente da un altro pianeta. Almeno così dicono i pochi individui che ruotano intorno a lui, quando, pur trovandoselo davanti in carne e ossa, lo definiscono morto. Assomigliando, effettivamente, a un morto che cammina e avendo la sensazione di non vivere davvero, questo emaciato studioso si mette in viaggio, alla ricerca di colui che ha sabotato la spedizione.

Per la maggior parte del tempo è viva la sensazione che Ellis si diverta a infierire sulla propria creatura, a vederla arrancare, a circondarla di fatti sconvolgenti, ma di modesto impatto sulla chiusura dell’indagine in corso. Così, assistiamo alla grottesca e rivoltante preparazione di un piatto a base di carne umana; veniamo a conoscenza dell’idea che l’autore si è fatto sul momento del passaggio dalla vita alla morte; scopriamo in cosa consista la pratica della “sepoltura celeste”; apprendiamo o ripassiamo le nozioni riguardanti i cairn, le alte pile di pietre che indicano la strada ai viandanti.

Bombardati di informazioni, con i dialoghi dal taglio colto che ci rimbombano nella mente, ci riesce difficile concentrare la nostra attenzione sul povero Shipwright che, a detta di un non meglio precisato Ispettore, rivendica sempre per sé una certa ignoranza. Eppure, proprio quando la situazione sembra troppo ingarbugliata, ecco sopraggiungere un piccolo aiuto, forse un atto di misericordia dello stesso Ellis nei confronti del malcapitato che subito, opportunamente, sfrutta la possibilità per avanzare di un passo verso la soluzione dell’enigma.
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Dunque, se i testi dello sceneggiatore, in particolare quelli dedicati alla redazione di un breve compendio culturale, rappresentano l’elemento più interessante e affascinante dei primi tre capitoli, nella seconda parte della storia il protagonista gradualmente si impossessa della scena, diventa il motore di ciò che accade nonché colui che declama, ancora una volta, l’amore dello scrittore inglese per la fantascienza.

Parlare di terre parallele e di multiverso è consuetudine per i comics, ma in Shipwreck viene aggiunto un interrogativo: qualora sbagliassimo destinazione e approdassimo in un luogo totalmente diverso dalle aspettative, ma comunque adatto al prosperare della vita, dovremmo odiarlo solamente perché non somigliante alla casa che abbiamo abbandonato e che speravamo di ritrovare anche altrove?

In altre parole, “casa” è ciò che desideriamo o più prosaicamente ciò che è più adatto a noi? Ancora, fuor di metafora, chi si accontenta gode? Sta al lettore riflettere e rispondere, magari interpretando l’explicit privo di parole, con al centro la presenza intermittente del protagonista.

La conclusione non è l’unico passaggio muto del fumetto: sequenze prive di balloon ricorrono nell’incipit di quattro capitoli su sei, tuttavia tutti quanti possono contare su tavole la cui resa è affidata completamente alle matite di Hester e alle chine. Secondo Lemire, il disegnatore e Gapstur sono riusciti a raffigurare in modo straordinario il volto del protagonista, mentre i colori di Englert, con il loro “tocco surreale e impressionistico“, contribuiscono ad accrescere il tono indefinito, curioso e seducente della storia.

Le righe del fumettista canadese mettono in evidenza la sinergia tra Ellis e i suoi colleghi, riconoscendo che senza la loro abilità e la cura per i dettagli difficilmente l’atmosfera del racconto sarebbe arrivata così diretta agli occhi del lettore. È interessante osservare che uno stormo di uccelli accompagna l’intero viaggio di Shipwright, mentre solo per poche pagine sono i ragni gli animali che camminano sugli oggetti e sugli sfondi. Elementi all’apparenza di contorno, ma fondamentali per ricreare il contesto drammatico e opprimente della vicenda. Allo stesso scopo sono distribuiti i corpi scarnificati e i fiumi di sangue, in una ricerca dello splatter destabilizzante ma non gratuita.

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Con il suo tratto frastagliato, Hester disegna personaggi grezzi e nervosi, tanto inquieti da fuoriuscire dalle vignette, talvolta disposte in modo irregolare nelle tavole. Tuttavia, anche nella libertà compositiva si riscontrano delle eccezioni, come il ricorrere di pagine tagliate a metà da una linea verticale: da un parte campeggia una figura intera, dall’altra si susseguono vari riquadri dallo sviluppo orizzontale.

Oltre ai rimandi e alle citazioni visive – una donna ricorda la Elektra Natchios dell’ultimo Frank Miller e un ragazzo indossa gli stessi abiti di Marty di Ritorno al futuro, con la differenza che i colori di giubbotto e camicia sono invertiti – si segnalano due soluzioni creative. La prima, non un caso isolato, consiste nella sintesi delle figure umane in semplici ombre: i dettagli scompaiono e rimangono solo le sagome. La seconda, adottata a pagina 110, prevede lo spostamento di un’auto tra una vignetta orizzontale e l’altra, con lo spazio bianco (in questo frangente rosa) che assume la funzione di autostrada virtuale.

Al termine di una lettura globalmente soddisfacente, si avverte lo stacco, specificato in apertura di recensione, con le altre opere recenti di Ellis. La potenza dei testi, con la loro ricchezza di informazioni, è sicuramente il pregio di un fumetto che forse avrebbe avuto bisogno di qualche capitolo in più per approfondire personaggi e situazioni, dando la possibilità ai tanti dati disseminati lungo il racconto di trovare un collegamento più forte con la vicenda principale.

Abbiamo parlato di:
Shipwreck – Naufragio
Warren Ellis, Phil Hester
Traduzione di Andrea Toscani (Libr@ry Mouse)
SaldaPress, settembre 2018
144 pagine, cartonato, colori – 19,90 €
ISBN: 9788869194412

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