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Irene Marchesini e Carlotta Dicataldo a Lo Spazio Audace di Lucca Comics 2025

A Lucca Comics abbiamo intervistato Irene Marchesini e Carlotta Dicataldo per “Lyndon – come il mare sotto la luna”, edito da Bao publishing.
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Irene Marchesini, sceneggiatrice, e Carlota Dicataldo, disegnatrice, sono intervenute a Lo Spazio Audace – Vignette e caffè a Lucca Comics & Games 2025, per parlare di Lyndon – come il mare sotto la luna, graphic novel edita da Bao Publishing.

Irene, Carlotta, benvenute! Come siete arrivate a scrivere e disegnare Lyndon – come il mare sotto la luna, che avete definito un mistery vittoriano”?
Irene: Ci siamo arrivate per caso. Cioè, io ho spiazzato sia la mia disegnatrice Carlotta, che il nostro editore Michele Foschini, perché alla riunione dove dovevamo comunicargli in che direzione muoverci, ho detto “va bene ragazzi, adesso mistery vittoriano”! Nemmeno io avevo idea di cosa volesse dire e alla fine si è rivelata essere la storia del classico uomo misterioso, tenebroso vittoriano, che scappa dalla sua città, Londra, per cercare di allontanarsi dai suoi fantasmi che però, ovviamente, lo seguono. Abbiamo deciso di ambientarlo in Scozia, perché quando uno dice vittoriano pensa subito a Londra e noi abbiamo invece preferito la Scozia perché dentro, in realtà, siamo campagnole.
Carlotta: Quando Irene mi ha detto mistery vittoriano ero molto contenta. Le avevo chiesto di fare una cosa vittoriana perché è la mia epoca preferita da disegnare. E ci siamo venute un po’ incontro. A me sarebbe andato bene disegnare anche Londra, però lei ha scelto la Scozia ed è andata così.

Chiaramente è un’epoca che nessuno di noi ha vissuto ma che ci è stata raccontata tanto nella letteratura e nell’arte, voi avete assorbito qualcosa in particolare che vi ha fatto da base anche come documentazione?
C: Si possono dire le parolacce? Io avevo una professoressa di inglese che era una rompicoglioni incredibile e che ho odiato con tutto il mio cuore. Però ci ha fatto fare un lavoro veramente incredibile sulla letteratura inglese, soprattutto quella ottocentesca, e la devo ringraziare perché la passione per quella letteratura è una delle poche cose che mi è rimasta del liceo. Quindi il fatto che mi piaccia il vittoriano deriva proprio da quel genere di letteratura. L’ho sempre trovata interessante perché i vittoriani hanno una peculiarità che ripeto spesso: loro sono abbastanza lontani nel tempo, si parla comunque dai 150 ai quasi 200 anni fa, però allo stesso tempo, avendo già avuto la seconda rivoluzione industriale, hanno una vita che non è così diversa dalla nostra. Un insieme di comodità che potevano avere in casa, molto più rudimentali, certo, ma facevano all’incirca quello che facciamo noi, al netto della differenza di classe.  Quindi, per quanto mi riguarda, l’influenza è stata proprio quella di conoscere un po’ la letteratura ed essermi appassionata al vittoriano dopo la scuola.
I: Da quando per la prima volta ho incontrato sulla strada della mia vita Dracula, mi è cambiata la chimica del cervello per sempre. La mia ispirazione è stata tutta la letteratura gotica di quel periodo. E paradossalmente tra le influenze di questo libro c’è anche Frankenstein Junior, l’estetica di quel momento su noi millenial ha un potere, ha un ascendente incredibile. Ma anche Frankenstein, anche Dorian Gray… sono dei grandi classici, e lo sono per un motivo.

Rispetto a Rebis, come si è evoluta, se lo ha fatto, la vostra collaborazione?
C: Sempre per la questione “vittoriani lontani ma non troppo”, rispetto a Rebis, dove potevamo permetterci di essere, come dire, un po’ più paracule con le cose – nel senso che il Medioevo, fatta eccezione per appassionati ed esperti, è un momento molto più lontano nel tempo, l’epoca vittoriana offre molta più documentazione, foto comprese. Per questo abbiamo dovuto fare molta più ricerca, sia io nel disegnare, sia Irene.
I: Io non avrei mai pensato di dover googlare come funzionasse un trattore a vapore, nella mia vita. Invece mi ci sono ritrovata perché, ad ogni progetto, parto dicendo “vabbè dai, si fa!” e poi incappo nella realtà delle cose. Per qualsiasi scena ci vuole la conoscenza di che cosa sto maneggiando in sceneggiatura, quindi se i personaggi stanno in campagna e compare un trattore a vapore? Come lo usavano? Quanti video ho guardato di trattori a vapore nelle revocazioni storiche! Rispetto a Rebis c’è stata molta meno libertà da quel punto di vista, era ambientato in larga parte in un bosco e gli alberi cambiano poco. Invece qui abbiamo dovuto fare “leggermente” più attenzione e con un disegno molto più dettagliato ho dovuto fare attenzione a cosa inquadravo.

In entrambe le vostre opere ci siano riferimenti abbastanza forti e importanti alle tematiche della comunità LGBTQ+. Che cosa vi ha spinto verso questa scelta e quanto per voi può rivelarsi importante rappresentare chi molto spesso non viene raccontato?
I: Io insisterò con i temi e le occhiatine alla comunità LGBTQ+ finché non ci sarà più bisogno di specificarlo. Il mio sogno è potermi approcciare a un qualsiasi libro, storia, film e avere solo dei personaggi e una storia. Il genere può essere qualsiasi, può essere un’avventura, può continuare a essere una romance, però mi sono molto stancata del fatto che spesso, quando i personaggi sono queer, o si parla di storie d’amore, o si parla semplicemente di storie di coming out, o di tragedie. Cioè io vorrei un’avventura, uno shonen… nel giorno in cui avrò uno shonen come Bleach o come Naruto e ci sarà dentro qualsiasi tipo di personaggio senza bisogno di andare a fare la storia specificatamente queer, io sarò in paradiso. E quindi, visto che faccio fatica ancora oggi a trovarne, me le faccio io. Nella speranza che ci sia qualcuno che ha il mio stesso desiderio e che quindi possano arrivare a loro.

In Rebis avevamo Martino che era un bimbo albino un po’ trascurato dalla famiglia. Lyndon non ha un fatal flaw così evidente però ha un senso di colpa abbastanza pesante da digerire. Ci raccontate come è nato questo personaggio?
I: Il fatal flaw, in realtà, Lyndon ce l’ha ed è che mangia solo mele e pane per tutta la durata del fumetto! Scherzi a parte, Lyndon è nato un po’ dallo stereotipo dell’uomo vittoriano, dal punto di vista grafico. Poi l’abbiamo affinato, anche perché Carlotta fa le magie con il character design ed è riuscita a raffinare quel tipo di personaggio lì… poi potrei essere di parte, onestamente. Lyndon ha preso questa sua caratteristica dei sensi di colpa dal mio vissuto, direttamente. Quindi è stato da una parte facile, purtroppo, gestire questo suo lato. Però dopo, anche se all’inizio non l’avevo ben inquadrato e nelle prime pagine credo si veda che non sapevo bene come fargli esprimere questa cosa, il personaggio ha preso forma a partire proprio dal mio vissuto.
C: Sulla parte grafica posso dire che a me interessava proprio disegnare il vittoriano. Mi piacciono soprattutto i costumi quindi, quando lei mi ha detto “facciamo un personaggio che sia un maestro triste” posso dire che quello che ho cercato di fare rispetto a Rebis è stato riempirlo di più dettagli. Cioè, quello che mi serviva con Rebis era uno stile un po’ più funzionale. In questo, per il tipo di personaggi e il tipo di storia, ho potuto sbizzarrirmi con i dettagli, ma ho capito anche una cosa ulteriore, cioè che non è detto che al prossimo fumetto potrò permettermi tutti questi dettagli. Magari dovrò andare a togliere.  Per il resto Irene mi ha lasciato quasi totale libertà di caratterizzazione ed è nato da sé.
I: Volevo solo che avesse un bel naso grande!

Dobbiamo citare Caparezza… Il secondo album è sempre più difficile. Per voi la seconda opera è la più difficile?
C: Per quanto mi riguarda, ho fatto più fatica, ma mi sono divertita di più. Sapevo in maniera più chaira che cosa stavo facendo e anche nella parte di ricerca sapevo come organizzarmi, avevo più esperienza e siccome avevamo più personaggi, più dialoghi, più botta e risposta, mi sono divertita di più con il loro modo di muoversi, di parlare, con le espressioni facciali. Quindi sì, è stato più difficile ma anche più divertente, per me.
I: Per me invece non è stato più difficile. Il primo era il primo e c’erano svariati livelli di panico. La prestazione, il primo lavoro eccetera eccetera. Invece in questo, nonostante siano duecento pagine quindi molte di più rispetto all’altro, ho avuto più spazio per usare i tempi che volevo. Ancora non sapevo bene cosa stavo facendo, però mi sono veramente divertita e mi sono anche stupita di essere riuscita a gestire una storia di questa lunghezza, raccontata e incastrata come ho fatto. Quindi più faticoso, perché è stato più lavoro, ma non più difficile nel senso del secondo album e più divertente dell’altro.

Ci riallacciamo proprio a queste vostre parole, più difficile ma più divertente, per farvi la domanda che stiamo rivolgendo a tutti gli autori. Usereste mai l’intelligenza artificiale per la scrittura o per il disegno?
I: Assolutamente no. Io amo sudarmela, non c’è nessun tipo di gratificazione alla fine di un progetto se non l’hai fatto con le tue mani. A prescindere da quanta fatica ti ha fatto fare e da quanto poco originale possa essere alla fine.
C. Sono assolutamente d’accordo con quello che ha detto Irene. Non esiste progetto senza fatica e la fatica per queste cose è bella. È proprio quello che ci gratifica e una macchina che lo fa al posto tuo non ha senso. Per questo e per tutte le altre implicazioni etiche e ambientali che ci stanno intorno.

Avete già nuovi progetti per il futuro?
I: Probabile, perché non mi posso fermare mai e quasi non è una scelta. Dopo un progetto ne arriva sempre un altro. Per adesso ci prendiamo una pausa per respirare, dopo queste duecento pagine, però non credo ci vorrà molto perché un’atra storia prenda forma.
C: Lo stesso vale per me. Adesso mi voglio riposare, ho avuto male la mano e tutto quanto, però non posso non disegnare un’altra storia.

Grazie per la disponibilità, Irene e Carlotta!

Intervista realizzata il 2 novembre 2025 a Lucca Comics & Games.

Irene Marchesini

Irene Marchesini, nata a Modena nel 1994, capisce molto presto che, oltre ad amare smisuratamente cartoni animati e fumetti, ha una passione per la scrittura. Procede quindi a ignorare quasi totalmente questo suo bisogno vitale fino a quando non frequenta il corso di fumetto alla Scuola Internazionale di Comics di Reggio Emilia, dove decide di dedicarsi alla sceneggiatura. In seguito tenta un approccio alla carriera di fumettista tramite piccoli progetti locali, accantonati quando la collaborazione con Carlotta Dicataldo si fa più solida e fruttuosa. Nel 2023 Rebis, opera di esordio di questo team creativo, è finalmente pronta a vedere la luce per la casa editrice BAO Publishing.

Carlotta Dicataldo

Carlotta Dicataldo è nata a Modena nel 1994 e vive attualmente a Bologna. Completati gli studi presso la Scuola Internazionale di Comics di Reggio Emilia, esordisce come illustratrice e fumettista nel 2017.
Collabora poi nel 2018 con Disney/Dark Horse, Dupuis, Petit à petit e disegna il trentatreesimo episodio di Monster Allergy.
Dal 2021 diventa insegnante nei corsi di fumetto e manga presso la Scuola Romana dei Fumetti.
Nel frattempo si concretizza il sodalizio artistico con l’amica e collega Irene Marchesini, con la quale realizza e pubblica Rebis per i tipi di BAO Publishing nel 2023.
Nel tempo libero colleziona artbook e alleva coleotteri.

Giovanni Dacò

Giovanni Dacò

Da molti anni legge fumetti. Per pagarseli ha fatto anche il giornalista, il giardiniere, l’addetto stampa, il muratore, il direttore di riviste, l’agricoltore, lo scrittore.

Giuseppe Lamola

Giuseppe Lamola

Nato a Martina Franca nel 1984, Legge fumetti praticamente da sempre. Con il tempo si appassiona alla Nona arte come mezzo espressivo. Insieme ad altri amici fonda a inizio 2012 il blog de Gli Audaci.
Collabora con Lo Spazio Bianco dal 2011, ne è redattore dal 2015 e ha contribuito all'ideazione e al coordinamento degli Speciali tematici dedicati a Martin MystèreMarvel Now!, BatmanOrfani: da Ringo al Nuovo Mondo, Nathan Never e Dylan Dog.
Continua ad accatastare pile di fumetti.

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