Senza preavviso. Vi fermano per strada e vi chiedono chi, in Italia, si è battuto (in passato) e si sta battendo (oggi) per parlare di fumetto e far parlare di fumetto, spiegando cosa il mezzo può riuscire a veicolare e segnalando autori ed opere. Senza far torto ai non nominati, si potrebbe rispondere con un paio di nomi per ogni categoria. Studiosi a tutto tondo come Alberto Abruzzese, Sergio Brancato, Daniele Barbieri. Giornalisti (in attività) come Luca Raffaelli, Francesco Boille. Scrittori, giornalisti (di più lunga data) critici e saggisti come Umberto Eco e Oreste Del Buono. E magari, ultimissima aggiunta, content creator che utilizzano le nuove piattaforme comunicative come Gianluca De Angelis e Dario Moccia.
Mi permetto, dando contestualmente la notizia della sua recente quanto dolorosa scomparsa, di aggiungere a chi ho sopra nominato (e agli altri omessi per motivi di spazio) Giuseppe Di Genua, per gli amici Pino. Non è un azzardo.

Se i meriti di chi ha acceso i riflettori sul fumetto da giornalista o studioso sono incredibili e innegabili vale la pena, infatti, parlare e ricordare (oltre alla persona, per la quale spenderò qualche parola più avanti) anche chi per decenni ha fatto lo stesso senza alcuna retribuzione (rimettendoci sicuramente un po’ di denaro…) in orari e giorni ritagliati attorno ad un lavoro quotidiano che nulla aveva a che fare con il mondo del fumetto e ad una famiglia con la quale passare il tempo libero. È giusto che, nel nostro piccolo, si provi a fare una stima seppur sommaria delle molte attività portate avanti da Pino come divulgatore (termine assai in voga oggi) e come aggregatore di collaboratori di spessore, siano essi stati critici o studiosi del fumetto sia autori di fumetto. Anche volendo limitarsi ai nomi più ricorrenti nelle pubblicazioni alle quali il Nostro ha collaborato (leggasi coordinato, inventato, diretto), infatti, la lista sarà a dir poco poderosa sia come numero che come peso specifico.
Non sarà inoltre facile parlare di molte cose senza cadere nella retorica del pionierismo propria dei boomer, ma la scomparsa di Pino mi ha violentemente fatto pensare quanto “soli” quaranta anni hanno cambiato il mondo, il nostro modo di vivere e, soprattutto, la comunicazione ed i suoi mezzi. Sorvolerò sulla non esistenza dei cellulari, di internet, di chat in tempo reale anche se, magari, sarò costretto strada facendo a sottolineare qualche differenza con oggi.
Con la sua attività – a tratti vorticosa – Pino dovrà essere ricordato come un operatore culturale indefesso in grado di creare, per circa quattro lustri, strumenti di divulgazione sempre più professionali, approfonditi e dalla sempre più grande diffusione. Questo al netto della persona squisita, educata ed affabile che era.
Nato a Napoli nei primi anni Sessanta, Pino diventa maggiorenne quando la città vive un momento incredibile di fermento culturale. Pino Daniele pubblica nel ’79 il suo secondo album realizzato in studio (che porta il suo nome); Massimo Troisi debutta al cinema con Ricomincio da tre nell’81; nel luglio dell’84 sbarcherà a Napoli il Pibe de oro, quel Diego Armando Maradona destinato a muovere cuori e anime negli anni a seguire. Pino ha una innegabile passione per il fumetto e decide, con pochissimi amici, di realizzare una fanzine. Il termine è una parola “macedonia”, che unisce fan e magazine perché messo in piedi, appunto, da appassionati del genere. E il genere è il fumetto.

Inizialmente è destinato agli iscritti del “Club Privato dell’amatore dei Fumetti” ma nel breve volgere di meno di un lustro inizia a farsi conoscere anche al di fuori di questa ristretta cerchia di persone. Il tutto in condizioni lavorative – quelle dell’epoca – che un po’ si distanziano da quelle odierne: non vi sono trasmissioni televisive che parlino di fumetto, non c’è internet per cercare notizie su autori e storie, lo stesso fumetto è un medium che ancora deve essere apprezzato e seguito se non nelle sue espressioni più popolari da edicola (fumetti che nella stragrande maggioranza dei casi vengono letti e poi buttati). I fumetti vengono recuperati nei modi più fantasiosi possibili, le interviste sono realizzate con costose interurbane rubate ai genitori cercando i numeri di telefono nei poderosi elenchi telefonici di tutta Italia che sono nei centri della SIP (poi Telecom) quando non ottenuti tramite triangolazioni con amici che somigliano a movimenti carbonari. La rivista viene realizzata in pochissime copie e si chiama STRIP. E spesso è lo strumento con il quale si può approcciare un autore per avere credito e concedere una intervista. Pino, da subito, approccia la realizzazione della fanzine nel modo (al momento) più professionale possibile; quel che fa, e che farà sempre, è tenere i fari puntati contemporaneamente sul fumetto popolare e su quello d’autore. Non è un caso che oltre all’attenzione verso gli autori stranieri troveremo periodicamente in tutte le sue pubblicazioni un articolo, saggio o intervista agli autori dedicato a Ken Parker così come a Tex (ovvero due personaggi all’epoca agli estremi della concezione di fumetto popolare / d’autore).
Caricandosi sulle spalle la progettazione e il coordinamento della rivista, oltre alla scrittura degli articoli, Pino avvia quell’attività che diventerà la sua cifra peculiare negli anni successivi: attirare attorno a sé collaboratori di assoluta qualità, coinvolti talvolta per un solo numero e talvolta per anni interi.
Negli anni in cui porta avanti STRIP (fino a metà decennio) stringe uno stretto rapporto di collaborazione in prima battuta con Daniele Bigliardo sia per interviste e articoli che per disegni, destinato poi a diventare disegnatore professionista per la Sergio Bonelli Editore. È il momento, questo della prima metà degli anni Ottanta, in cui anche a Salerno v’è fermento attorno al mondo del fumetto ed una rivista antologica (più orientata a pubblicare solo fumetti) vede la luce quasi contemporaneamente a STRIP; si tratta di Trumoon, che vedrà debuttare autori poi tutti di successo nazionale ed anche internazionale, da Bruno Brindisi a Roberto De Angelis, da Giuliano Piccininno a Daniele Bigliardo a Giuseppe De Nardo. Ovviamente le strade dei due gruppi di lavoro si iniziano ad incrociare e lo stesso Piccininno collabora anche con Pino Di Genua, fino all’uscita del numero 17 di STRIP, il primo realizzato in fotocomposizione. Già nel numero 16 un editoriale sottolineava come ne L’Espresso del 23 settembre 1984 la rivista fosse stata citata insieme ad altre molto più titolate; chiaramente il passaggio alla fotocomposizione segna uno step importantissimo verso un semi professionismo.

Ma la parabola della rivista subisce uno stop; si cambia formato e nel giro di due numeri inizia ad indirizzarsi verso argomenti che si staccano dal fumetto. Pino, a questo punto, cede il passo dopo un tour de force di circa 5 anni di pubblicazioni e lentamente esce dal gruppo di lavoro. STRIP dopo poco cesserà le pubblicazioni e un’altra rivista (Linea Chiara di Antonio Florio, Alessandro di Nocera ed altri) proverà a raccoglierne a Napoli il testimone nel 1989.



Ma nelle intenzioni di Pino Di Genua è ben lontana l’idea di appendere la macchina da scrivere al chiodo e nel 1990 decide di creare quella che sarà nei fatti una vera a propria casa editrice, la Tornado Press. Imbarca, come direttore editoriale, Giuliano Piccininno (trasferitosi in provincia di Vicenza), sviluppando quella che sarà una co-direzione a distanza non facilissima per l’epoca e utilizzando le esperienze pregresse per sviluppare un prodotto organico, coerente e già professionale, FLEX – La rivista flexibile dell’espressione a fumetti. Quasi contemporaneamente parte anche Elektra Magazine, dedicata esclusivamente al fumetto inglese e statunitense.


Negli anni tra il 1991 e il 1993 Pino Di Genua manda in stampa (tra FLEX e Elektra Magazine) qualcosa come 17 pubblicazioni, con un ritmo forsennato e un carico di lavoro sulle sue spalle finanche troppo elevato. Ha, come si dice, messo su famiglia e a casa e, oltre alla moglie Annamaria, lo iniziano e reclamare anche le figlie Stefania e Barbara. Parallelamente alle riviste mette in cantiere e realizza una collana di volumi monografici dal taglio decisamente professionale con uscite su Tex, Tiziano Sclavi, Giancarlo Alessandrini, gli X-Men, Wolverine, Vittorio Giardino ed altri con interventi di esperti e professionisti. Oltre ad un progetto (dal titolo Thrash) di fumetto inedito coordinato da Giuliano Piccininno con il tentativo di dare visibilità e una chance ad autori non ancora professionisti fra i quali un giovanissimo Paolo Martinello, un disegnatore che avrebbe fatto strada… Perfino il quotidiano nazionale Il Mattino, grazie all’occhio
particolarmente attento del giornalista Pietro Treccagnoli, dedica un articolo ed una pagina intera alla Tornado Press.



In questo periodo la redazione delle due riviste assume dimensioni più rilevanti: Mario Uccella, Domenico Cammarota e Raffaele De Falco contribuiscono concretamente alla realizzazione e all’indirizzo editoriale, mentre i numi tutelari — vale a dire i direttori responsabili — sono prima Gianni Brunoro e poi Andrea Plazzi. Dal 1993 entra in redazione anche chi scrive, Davide Occhicone. Con Pino per anni dividiamo il lavoro necessario a trasformare i testi, arrivati da collaboratori di tutta Italia su comodissimi floppy disk, in linguaggio Mac, a scansionare le immagini – che ancora non si potevano ottenere da internet – e a impaginare gli articoli. Cominciano così lunghissimi fine settimana trascorsi a fare, letteralmente, i giornali.
Vale la pena ricordare, in un elenco sicuramente incompleto, anche chi aveva collaborato negli anni precedenti alle riviste curate da Pino: oltre ai nomi già citati, Max Ciotola, Giulia Guidi, Luigi Bernardi, Luigi Marcianò, Luciano Tamagnini, Gianni Brunoro, Claudio Dell’Orso, Franco Fossati, Andrea Plazzi, Giulio C. Cuccolini, Marco M. Lupoi, Emiliano Rubbi, Sergio Brancato, David Padovani, Giuseppe Pollicelli, Edoardo Rosati e Franco Spiritelli. A questi si aggiungono Claudio Falco e il prematuramente scomparso Mario Faggella, che in seguito avrebbero intrapreso una carriera professionale come autori di fumetti, oltre a diversi disegnatori approdati al professionismo dopo avere trovato spazio, talvolta da esordienti, con storie brevi.
Tra viaggi notturni a Lucca in occasione della convention (carico auto con riviste alle 24, partenza, riposo di due ore davanti all’apertura del Palasport e scarico merce allo stand alle ore 7, senza mai dormire) e il tessere una rete fittissima di contatti con autori, editori, redattori, traduttori, critici, scrittori, il primo lustro degli anni Novanta è per Pino Di Genua la realizzazione di quello che aveva sempre voluto fare: l’editore. Il tutto nei cosiddetti ritagli di tempo tolti al tempo libero dopo il “vero”, altro, lavoro quotidiano. Un tourbillon che definire faticoso sarebbe un eufemismo che però permette al Nostro di essere riconosciuto dagli editori come interlocutore giornalistico serio e affidabile che tende esclusivamente alla divulgazione, mettendo da parte qualsiasi pensiero di guadagno economico (guadagno, direi, è un termine che mai si è potuto usare nella casa editrice), ma guadagnando, piuttosto, stima e rispetto nello svolgere un servizio nei confronti della propria passione.



La rivista FLEX (I serie nn. 0/3, II serie nn. 1/11, II serie nn. 1/2) vedrà la sua ultima uscita, il numero 13 in formato extralarge, nel 1997. L’ultimo numero è impreziosito dalla copertina nella quale giganteggia un Tex di Claudio Villa, copertina realizzata dall’artista appositamente per la rivista. Elektra Magazine aveva già chiuso nel 1994 (nn. 0/8).
A quel punto Pino Di Genua chiude la sua quasi ventennale carriera di redattore/curatore/editore di riviste e torna ad essere mero lavoratore, marito, padre e poi nonno. Nonché lettore di fumetti.
Lungi da me voler cadere nella retorica del “sono sempre i migliori quelli che se ne vanno”, visto che in effetti se ne vanno, per fortuna, anche i peggiori. Ma alla figura professionale di Pino nell’ambito fumettistico, chi lo ha conosciuto e chi ha condiviso con lui passioni e tempo difficilmente non può non sovrapporre quella umana. Mai una parola fuori posto, mai una offesa o la necessità (purtroppo oggi comune ai più) di scagliarsi contro questa o quella persona. Non è mai esistito, anche quando la situazione era chiaramente irrisolvibile, un problema non affrontabile con serenità da Pino; la capacità di attendere che l’onda fosse passata cercando di scorgere il tempo buono in arrivo, la forza di poter essere mediatore fra posizioni avverse riuscendo a smussare angoli e diatribe, la disponibilità e educazione fuori dal comune sono solo alcuni dei tratti personali che hanno reso il Nostro il prototipo perfetto della persona con cui lavorare. E non solo.
Ed è per queste sue doti che, a chi gli stava vicino, mancherà: per la spontanea e serena volontà di tirare fuori da ogni situazione il bene – seppur poco – che ci poteva essere dentro. Mancherà ad amici e familiari e questo non potrà essere in alcun modo modificato da questo scritto. Ma sottolineare, ricordare, mettere nero su bianco (anche se su un foglio digitale e non sulla carta mozzarella da portare in tipografia da Ugo per far stampare la rivista) cosa è stato per il mondo del fumetto quello sì che è necessario e utile.
Giuseppe Di Genua (1962-2026)
Bibliografia minima (curatela, articoli vari)
STRIP (rivista) – curatore (dal 1980 al 1985) (nn.1/17 I serie – nn. 1/2 II serie)
FLEX – La rivista flexibile dell’espressione a fumetti (rivista) – curatore (dal 1990 al 1997) (nn. 0/3 I serie – nn. 0/13 II serie – nn. 1/2 III serie) – Tornado Press Edizioni del Golfo
ELEKTRA Magazine (rivista) (nn. 0/8) – curatore (dal 1991 al 1994) – Tornado Press Edizioni del Golfo
Immagini e parole (collana monografica di approfondimento critico) (Giancarlo Alessandrini, The X-Men Special, Il mio Giardino, Wolverine, Tiziano Sclavi, Generazione di Fenomeni, Tex – Tra la leggenda e il mito, Tiziano Sclavi – Una carriera in horror, Eroticamente) – Tornado Press Edizioni del Golfo
I fumetti del Tornado (collana di fumetti inediti) (Ozzy, Thrash, Rave) – Tornado Press Edizioni del Golfo








