Per presentare #Mercurio Loi, sedici mesi fa Alessandro Bilotta scelse di far passare il pubblico dalla porta principale, letteralmente: quella di casa del protagonista. Sedici mesi e sedici episodi dopo, Bilotta sceglie di "finire" lì come aveva iniziato...
Dal 1962 ad oggi l’hanno ringiovanito, invecchiato, sposato, rimpiazzato, ucciso ma anche no, eppure Spider-Man è ancora lì, più vivo che mai nel nuovo film d’animazione.
Vorrei trovare le parole giuste, Stan. Vorrei trovarle sul serio. Mi ci vorrebbe la tua arte nel riempire i balloon sempre con la battuta adatta, perfino quando intervenivi – dice la leggenda – all’ultimo minuto su una pagina già completamente disegnata. Ci chiediamo spesso cosa saresti stato senza Jack Kirby, senza Steve Ditko, senza John Buscema, senza tutti gli immensi artisti con i quali hai creato I Fantastici 4, Spidey & Co. D’altronde, i miti nell’epoca della loro riproducibilità di massa hanno bisogno anche di tessitori di talenti collettivi come te. In fondo, per restare alla categoria “giganti dell’immaginario”, cosa sarebbe stato Walt
Che cosa rende davvero originale un personaggio a fumetti? E cosa vuol dire in fin dei conti “originale”? La recente pubblicazione integrale in volume della serie Blacksad di Canales e Guarnido permette qualche riflessione a riguardo. Di gatti e topi la storia del fumetto è piena. Eppure, quando una decina d’anni fa m’imbattei nella prima avventura in Bande dessinée del Blacksad, ideato da Juan Díaz Canales (scrittore) e Juanjo Guarnido (disegnatore) mi sembrò davvero una novità, nonostante al tempo stesso tutto in quelle vignette fosse intriso di déjà-vu. Blacksad è nero di pelo e di genere, è triste di nome e
In questi giorni fanno trent’anni. Trent’anni senza Andrea Pazienza. Lo ricorda , tra i tanti, il critico d’arte Luca Beatrice sulle pagine de “Il Giornale”. Leggo sempre con divertito stupore gli articoli del professor Beatrice dedicati ai comics, perché spesso mi fanno scoprire qualcosa di nuovo sui linguaggi del fumetto cui tante energie intellettuali umilmente dedico anch’io nel mio piccolissimo, come molti altri qui su “Lo Spazio Bianco”. Per esempio, oggi grazie al suo articolo ho scoperto che Andrea Pazienza in virtù della sua genialità, del suo immenso talento, può addirittura essere definito “artista”, anche se il fumetto è un
La prima volta che lessi Storia di cani di Giuseppe Ferrandino e Giancarlo Caracuzzo avevo 18 anni e non avevo idea che si potessero fare fumetti a quel modo. Ricordo ancora lo stato di “spaesamento” in cui mi lasciò la lettura dei primi capitoli su Nero, la rivista di Granata Press dove il racconto, che oggi Editoriale Cosmo ha riportato in edicola, fu pubblicato (a puntate) la prima volta. Sarebbe facile attribuire l’effetto disturbante dell’opera alla violenza rappresentata ed esibita nel racconto, ma quelli erano gli anni di riviste fumettistiche sanguinolente come Splatter e Mostri – per non citare i
Tutti gli amori felici si assomigliano fra loro, ogni amore infelice è infelice e romantico a suo modo. Forse per questo, da spettatori/lettori ci emozioniamo per storie d’amore che nella realtà non vorremmo mai vivere: difficili, tormentate, spesso tragiche. La storia tra Peter Parker – alias il nostro affezionato Uomo Ragno di quartiere – e la dolce Gwen Stacy – la ragazza della porta accanto – appartiene alla categoria. In quell’ormai lontano 1973, la love story sembrava sul punto di decollare sulle ali di Cupido e forse, col tempo, Gwen avrebbe potuto anche diventare l’ennesima Lois Lane o Minnie dei
Qualche settimana fa, ho partecipato a Roma a un bell’incontro di Moreno Burattini, sceneggiatore di lungo corso e curatore della serie bonelliana Zagor, con un appassionato manipolo di lettori dello spirito con la scure. Il legame viscerale che lega il personaggio ai suoi aficionados perdura da oltre cinquant’anni: gli permette di resistere sugli scaffali, laddove chi prima o chi dopo, tanti nobili fratelli di “Bonellanza” hanno dovuto arrendersi ai cambi di stagione. Il soldato Zagor invece resta lì, nella trincea dell’edicola, a difendere la foresta di Darkwood e i sogni fumettistici di diverse generazioni di appassionati. So che in molti guardano
Per alcuni sembra che i linguaggi del fumetto abbiano acquistato dignità espressiva solo con l’affermazione dell’etichetta “graphic novel”, ma basta guardare qualche vecchia tavola di Felix the cat per ricordarsi che le cose non stanno esattamente così. Felix, conosciuto dai più per via dei celeberrimi cartoni animati e per una lunga tradizione di merchandising, fu anche personaggio di una strip di successo a cavallo fra gli anni Venti e Trenta, grazie a una girandola di invenzioni grafiche e scoppiettanti trovate narrative come quella che trovate di seguito ad opera di Otto Messmer, che firmava la serie per conto dei Pat