
Eppure, per un periodo della sua vita, Rochette avrebbe voluto fare solo una cosa: allontanarsi dalla società e dalle sue regole, scalare le montagne e diventare una guida alpina, vivendo la vita dura, severa e austera di alcuni dei suoi eroi: non solo i grandi nomi di Walter Bonatti e Giusto Gervasutti, ma anche quello meno conosciuto, ma mitologico per questa zona alpina, di Victor Chaud. E proprio a quella parte della vita che assomiglia tanto a una scalata, quella adolescenza complicata e sanguigna, che Jean-Marc Rochette (coadiuvato ai testi da Olivier Bocquet) dedica Parete Nord, titolo che si riferisce a una delle vette di quell’Ailefroide che ha sempre guardato con amore, passione e senso di sfida. Attraversando un periodo che va dai 14 ai 21 anni, Rochette ci racconta la sua vita all’ombra delle Alpi, fatta di scuola che lo annoia, di collegio che tenta di imporgli norme a lui strette, di un rapporto conflittuale con la madre sola, di primi amori e di proteste che animano la Francia tra anni ’60 e ’70, ma soprattutto di grandi amicizie nate tra crepacci e rifugi, tra un casco e una fune per arrampicare. Un romanzo di formazione mai nostalgico, bensì schietto, sincero, misurato, che intreccia indissolubilmente i sentimenti umani con l’amore viscerale per quel rapporto con la montagna che tanto può insegnare delle difficoltà della vita.
Le vette alpine sono sicuramente grandi protagonisti del racconto, testimoni imperturbabili di una storia tutta umana, quella che ai loro occhi scorre in un batter di ciglia, e sulla quale però riescono ad avere impatto fortissimo. Scalata e alpinismo sono per Rochette un modo per affrontare la propria esistenza e le sfide che questa offre ogni giorno: la durezza della salita insegna la resistenza e la resilienza, il sacrificio e la capacità di non abbandonarsi, di rialzarsi sempre e andare avanti, fidandosi prima di tutto di sé stessi, ma anche dei propri compagni di viaggio. Un’influenza che si ritrova non solo nella trama, ma anche nel disegno: il tratteggio abbondante e i colori plumbei, quelli del paesaggio montano quasi lunare, si estendono a ogni scena, anche quelle in pianura, riprendendo la tavolozza tipica della fantascienza di fine anni ’80, quella di Enki Bilal, di Metal Hurlant, di Rochette stesso. Il paesaggio alpino è reso magnificamente da vignette a tutta tavola e da prospettive suggestive, che esprimono l’amore e il rispetto dell’autore per questi giganti immortali e muti: ogni balza, ogni punta aguzza, ogni pietra e ogni superficie nevosa risplendono di severa e inspiegabile bellezza. Di fronte a queste, città e persone scompaiono, diventando piccole e transitorie.

Da citare infine l’ottima scelta fatta da Ippocampo nell’affidare la cura e la traduzione del volume a Paolo Cognetti: i lettori che conoscono l’opera dell’autore (vincitore nel 2018 del premio Strega con il suo Le otto montagne) possono percepire non solo il suo contributo nel rendere comprensibili le parti più specialistiche del racconto, ma anche la sua voce che si accompagna a quella di Rochette, data la vicinanza spirituale e tematica tra i due, riuscendo a dare qualcosa in più all’esperienza narrativa, raddoppiando la passione e l’amore per la montagna e per il mestiere di raccontare storie che pervade tutto il volume.
Abbiamo parlato di:
Parete Nord
Jean-Marc Rochette e Olivier Bocquet
Traduzione di Paolo Cognetti
L’ippocampo, 2021
298 pagine, cartonato, colore – 25,00 €
ISBN: 9788867225903









