La chiamata di Elisa 2B: la ricerca di un posto nel mondo

La chiamata di Elisa 2B: la ricerca di un posto nel mondo
Alla sua opera prima, edita da BeccoGiallo, Elisa 2B scrive e illustra in modo unico un racconto intenso e doloroso, con una delicatezza e un’acerbità che ne delineano perfettamente il potenziale come autrice completa.

Elisa Beli Borrelli, in arte Elisa 2B, è una giovane autrice. Classe 1994, dopo la maturità al liceo artistico e l’Accademia di Belle Arti ha studiato fumetto in Belgio. Ha all’attivo diversi titoli ai quali ha contribuito esclusivamente come disegnatrice e La chiamata è la sua opera prima come autrice completa.

A chi conosce Elisa, anche grazie alle illustrazioni pubblicate sul suo profilo Facebook, non è nuova l’originalità del suo stile, escludendo qualche influenza più o meno evidente. I suoi disegni sono fatti di forme morbide, realismo dei corpi, espressività degli sguardi e veridicità dei volti, da cui traspare una certa empatia e quasi la tenerezza che l’autrice mette nel dare vita ai suoi personaggi.

Ma ciò che caratterizza l’opera di questa ragazza di 24 anni è un’inusuale attenzione per i dettagli, una sorta di horror vacui di cui la tavola si riempie disseminandosi di indizi e di molteplici livelli di interpretazione.
Ogni illustrazione di Elisa 2B è un racconto muto, una storia a sé stante e dal finale aperto
, in cui è possibile immaginare la trama a seconda di dove l’occhio si posi e a seconda del background culturale, sociale, personale di chi la osserva. Questo miscuglio di dettagli, input, piani di lettura fa scaturire ricordi, emozioni, riflessioni, in un gioco che non ha soluzione, ma che diventa per lo spettatore una sorta di messa alla prova, di autoanalisi, talvolta di scoperta e di catarsi.

L’universo visivo di Elisa 2B è riversato in buona parte in questo suo fumetto, in cui la complessità psicologica e umana dell’autrice – di cui ella stessa non fa mistero, per chi ha modo di seguirla su Facebook – si riflette nella protagonista de La Chiamata, Nelia, e si mescola a quell’immaturità nella scrittura che è tipica di qualunque opera prima.

Elisa fissa come in uno scatto fotografico la vita di Nelia nei suoi primi vent’anni; un momento importante per la crescita dell’individuo, anche dal punto di vista scientifico. Vent’anni è infatti l’età in cui si completa lo sviluppo della corteccia prefrontale, quella zona del cervello che, tra le altre cose, permette di controllare gli impulsi, gestire le emozioni e coordinare e regolare il comportamento sociale. In un certo qual modo è quella struttura che ci rende davvero umani. E questo è molto importante per comprendere meglio il personaggio di Nelia e la sua storia.

Nelia cresce in una famiglia che potremmo definire disfunzionale: perde la madre che è ancora una ragazzina, suo padre abbandona entrambe poco tempo prima, lei viene affidata alle cure di una coppia di zii estremamente intransigenti con lei.
Nelia si sente un’aliena, non riesce a socializzare con i ragazzi della sua età, trova in un ragazzo che vede simile a lei la sua ragione di vita, decide di salvarlo dai suoi demoni interiori, ma è un errore dettato dall’egoismo. Si trasferisce in un’altra città e la sua vita si complica fino a un epilogo che è inevitabilmente positivo e aperto, pur raccontato con qualche esitazione e sfilacciamento della trama.

Fino a vent’anni Nelia non conosce se stessa e non si riconosce nei suoi simili, non si accetta, non è in grado di controllare le proprie emozioni, giunge a farsi del male e a uno scollamento dalla realtà che equivale a una fuga autoindotta dalla paura di sé e del prossimo, e di soffrire non sentendosi compresa fino in fondo.

Se il tema della scoperta del sé, della mancata accettazione personale, della crescita in un clima privo di equilibrio ambientale e psicologico sono già stati affrontati nel fumetto, quello dell’autolesionismo assai meno, e non con i toni usati da Elisa 2B.

L’autrice ricorre all’uso di metafore grafiche dall’impatto visivo assai forte. Le ferite sulle braccia di Nelia e di coloro che lei riconosce come suoi simili, altri alieni, altre vittime di una diaspora da qualche pianeta lontano, sono riprodotti con segni dal sapore ancestrale, che ricordano un po’ i cerchi nel grano un po’ le pitture rupestri.

Allo stesso modo, quando le parole risulterebbero in eccesso per la narrazione, ma allo stesso tempo quel “troppo”, quel dolore o quella rabbia strabordanti lo sono a tal punto da non avere voce, nei balloons i testi si annullano, si fanno segni indistinti di un alfabeto segreto, comprensibile solo a chi si trova o si è mai trovato nella condizione di disperata, arrabbiata solitudine di Nelia. Talvolta i balloons stessi si trasformano in vetri infranti i cui cocci acuminati sono usati per ferire o per ferirsi. Si tratta di urla, mute eppure così esplicite.

In entrambi i casi Elisa colora questi segni di un magenta che spezza il bianco e nero della tavola, alternativamente più o meno carico a seconda dei momenti, come se una ferita aperta attraversasse la pagina.

L’importanza che le emozioni dei suoi personaggi hanno in questa storia è mostrata senza dubbio dalla centralità della figura umana. Tranne in poche tavole, gli sfondi sono quasi assenti, gli ambienti si rivelano per alcuni dettagli, mentre lo sguardo è sempre puntato sui personaggi, sulle espressioni dei loro volti, sui loro gesti, sul linguaggio dei loro corpi. Corpi anche nudi, in cui la nudità è palese metafora della volontà di esporsi al prossimo, di concedersi una tregua e di concedere all’altro di entrare nella propria intima realtà.

La sceneggiatura presenta invece qualche intoppo, specie sul finale, quando sembra che l’autrice non riesca a tenere saldamente le fila di un racconto denso ed emotivamente importante, ma non particolarmente complesso (la scorrevolezza della lettura, ma quel tipo di scorrevolezza che lascia traccia, è uno dei punti a favore di questo fumetto). Nelle ultime pagine i piani di lettura di moltiplicano, si fanno eco a vicenda, l’intreccio si ingarbuglia e confonde – probabilmente subendo l’influsso o anche volendo omaggiare David Lynch, che è uno dei registi più apprezzati dall’autrice – salvo trovare uno scioglimento ovvio quanto eccessivamente semplicistico.

La chiamata, lo abbiamo detto, è però l’opera prima di Elisa 2B, il che giustifica qualche ingenuità, ma non ne offusca le potenzialità come autrice completa.

Abbiamo parlato di:
La chiamata
Elisa 2B
Edizioni BeccoGiallo, 2018
272 pagine, brossurato, bicromia – 19,00 €
ISBN: 978-88-33140-223

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