Donny Cates: Scrivo di ciò che mi fa paura

Donny Cates: Scrivo di ciò che mi fa paura
Abbiamo intervistato Donny Cates, sceneggiatore e “Golden Boy” del fumetto americano, durante la sua presenza come ospite a Lucca Comics & Games 2019 grazie a Saldapress.

Uno degli ospiti d’eccezione della passata era sicuramente il “Golden Boy” del fumetto americano, , e noi non potevamo farci sfuggire l’occasione di intervistarlo e di farci raccontare come è arrivato ad essere uno degli sceneggiatori più importanti di casa Marvel, quali sono i suoi progetti per il futuro e tante altre curiosità.

© Lucca Comics & Games.

Ciao Donny e grazie per il tuo tempo. Iniziamo con una domanda importante: Com’è andato il matrimonio, ma soprattutto perché hai scelto di sposarti a Lucca durante il Lucca Comics?
Ciao e grazie a voi! Sta andando tutto bene. Abbiamo fatto questa scelta perché abbiamo sempre voluto sposarci ad Halloween e volevamo farlo in Texas, ma poi sono stato invitato in Italia – che è una occasione unica – e in più i ragazzi di Saldapress si sono offerti di darmi una mano, perciò era davvero l’occasione perfetta!

E adesso iniziamo a parlare di fumetti e facciamolo partendo dalle origini: cosa ti ha portato a fare lo sceneggiatore di fumetti?
Il mio sogno era fare il disegnatore di fumetti, sono anche andato a scuola specialistica. Ma una volta iniziato il college, nel 2009, ho dovuto fare un corso obbligatorio di scrittura e il professore, una volta visto cosa sapevo fare, mi convinse che avrei potuto essere davvero bravo in quello, per questo ci ho provato. Quindi ho iniziato, ho provato, provato, provato fino a arrivare, beh, ad ora.

E direi che ci sei riuscito a diventare bravo! Qual è il processo creativo quando lavori con artisti differenti? Adatti il tuo modo di scrivere a quel determinato artista?
Si, più o meno. Intanto cerco sempre di scegliere gli artisti che so essere ideali a disegnare la storia che ho scritto, sono felice di dire che sono amico di tutti i disegnatori con cui lavoro e quando devo iniziare un nuovo progetto li contatto e gli chiedo “cosa vuoi disegnare? Cosa ti piace al momento?”. Ad esempio so che Daniel Warren Johnson è un mostro nel disegnare scene d’azione cazzutissime, perciò ho detto “facciamo un fumetto del genere!” ed è nato “The Ghost Fleet”, mentre Geoff Shaw invece preferisce momenti calmi e molta recitazione oltre che a combattimenti giganteschi, perciò io mi adatto. Ho collaborato con Geoff per la maggior parte dei miei lavori e so che non c’è nulla che io scriva che lui non possa disegnare, è una bestia!

Prima di lavorare per e diventare il Golden Boy del fumetto americano hai prodotto molti fumetti “creator owned”. Come hai vissuto la transizione da scrivere storie su personaggi tuoi a scrivere per personaggi inventati da altri?
Alla fine è lo stesso identico lavoro. Sei lì, di fronte ad un computer cercando di tirare fuori le cose più interessanti da un personaggio. Non importa se è Thanos o Sadie di Babyteeth: dal momento che sono esseri umani e che hanno sentimenti, hanno un cuore, alla fine è la stessa cosa. Ci sono però diversi tipi di libertà con entrambi: con Marvel ho come una rete di salvataggio, posso sperimentare e provare moltissime cose, tanto non posso mica “rompere” Thor, continueranno ancora a fare fumetti su Thor. Mentre in Image se provo qualcosa di nuovo e fallisco, beh, c’è il mio culo in gioco! Però nei fumetti Image posso fare davvero quello che mi pare perché, beh, perché sono il dio di quel mondo, lo creo io. In Marvel tutti pensano che la Disney ci dica cosa dobbiamo fare, ma non è assolutamente vero. È vero però che è un universo condiviso, perciò non posso, ad esempio, uccidere Spiderman in un fumetto di Thor perché ci sono altri fumetti su Spiderman là fuori. La libertà è diversa ma il lavoro artistico è lo stesso.

Nei tuoi lavori ci sono molti temi ricorrenti: la famiglia, il legame con la cultura del luogo natio, il tutto declinato spesso in storie fantasy o fantascientifiche. Qual è la forza che hanno questi generi nel trattare quelle tematiche?
Tutti parlano di quello che temono. Ovviamente non sono impaurito dalla famiglia, ma tutte quelle tematiche che hai detto vanno a scontrarsi con altri elementi che trovi sempre nei miei fumetti: la fine del mondo, l’abisso infinito, l’oscurità, la morte, e quando pensi a queste cose, voglio dire, sono reali, succederanno! Io morirò, tu morirai, tutti moriremo, la terra esploderà, il sole esploderà, questi sono fatti e quando sarà la fine del mondo quale sarà la cosa più importante? La famiglia. È l’unico modo di essere immortali, è il passato che conta e il prendersi cura degli altri, perché alla fine dei giorni moriremo tutti.

Anche il luogo dove tu sei cresciuto, il Texas, sembra essere molto importante per te e per le tue storie, lo vediamo avere un ruolo fondamentale in quasi tutte le cose che hai pubblicato…
Il fatto è che il mondo e la maggior parte degli Stati Uniti pensano che il Texas sia solo armi, conservatorismo e molti altri stereotipi non molto positivi. Quello che voglio mostrare è il mio Texas e il mio Texas è amore, famiglia, prendersi cura l’uno dell’altro, è un posto in cui io mi trovo a mio agio ed è agevole per me creare storie ambientate lì.

Oltre a queste tematiche intime e molto umane, sin dal tuo arrivo in Marvel sei stato coinvolto in storie che riguardano l’aspetto cosmico di questo universo narrativo: come combini questi due aspetti così distanti tra loro e cosa ti affascina di questa parte del mondo Marvel?
È molto facile: più allarghi la scena, più ti devi focalizzare nel piccolo. L’esempio migliore per questo è Star Wars. Se tu chiedi alla gente qual è la trama di Star Wars ti risponderanno: “c’è l’impero e la Ribellione, ci sono le enormi battaglie spaziali, la Morte Nera…” si, quella è la trama, sicuramente, è gigantesca, ma di cosa parla davvero Star Wars? Parla di un farmboy che sogna le stelle, una storia molto molto piccola. Un ragazzo che ha perso la famiglia ed è in cerca del suo posto nell’universo. Se tu togli questo, togli le “cose personali” e lasci solo le cose spettacolari sai cosa ottieni? I fottuti prequel! Tutto spettacolo e niente cuore, niente arte. Questo è lo stesso motivo per il quale The Infinity Gauntlet funziona. Di cosa parla The Infinity Gauntlet?

C’è Thanos che ha raccolto le Gemme dell’Infinito e vuole eliminare la metà delle forme di vita dall’universo e i super eroi cercano di fermarlo…
Certo, quella è la trama ma…

Ok, ci sono: al centro c’è la storia d’amore tra Thanos e Lady Morte.
Esatto. È una storia d’amore. Non è altro che la storia di un uomo che fa tutto per la persona che ama. Praticamente ogni storia scritta su Thanos è una storia d’amore.

Ok, la prossima è probabilmente una domanda che ti hanno fatto tutti nell’ultimo anno. Cosmic Ghost Rider: come ti è venuta un’idea cosi folle? Voglio dire, il Punisher che diventa Ghost Rider e poi araldo di Galactus! Qual è stato il processo creativo dietro a questo personaggio, tra l’altro super azzeccato e amato dai lettori Marvel?
È iniziato tutto come per altri personaggi tipo Venom o Ghost Rider, pensando “Sarebbe veramente figo farlo!”. Ho immaginato che visivamente; Ghost Rider nello spazio sarebbe stato strafigo, come le aerografie sui lati di un van! Ho tenuto da parte questa idea per un bel po’ di tempo, poi sono arrivato in Marvel e, in Thanos Vince, avevo bisogno di un personaggio che arrivasse dal futuro, prendesse Thanos e tornasse indietro, e li ho pensato che avrei potuto usare quel personaggio che avevo lì, in un cassetto, il Cosmic Ghost Rider! Mi sono anche reso conto che quando ero piccolo, una delle cose che amavo erano quei personaggi dei quali non sapevi chi si celava sotto la maschera, era un mistero, ed essendo Thanos il mio primo fumetto in Marvel, ho pensato che fosse un buon modo per catturare l’attenzione e avere un sacco di articoli che parlassero di me era non svelare chi fosse questo personaggio.

Quindi è stata anche una mossa di marketing in parte?
Sì, un po’ sì. Poi ho pensato: “Chi ama la vendetta più di Frank Castle?” e quindi ho lavorato a ritroso cercando quali sono i personaggi più integri, che non posso essere spezzati in nessun modo, e questi sono Frank Castle e Hulk. Quello che volevo mostrare in Thanos Vince era che Thanos è talmente potente da riuscire a spezzare fisicamente Hulk e mentalmente Frank Castle. Onestamente non ci saremmo mai aspettati che il personaggio sarebbe diventato così famoso e che sarebbe piaciuto così tanto, che avrebbe avuto spin-off, giocattoli, statue e tutte quelle cose, sicuramente io non me lo aspettavo.

L’ultima domanda riguarda il futuro. Da poco c’è stato l’annuncio che sarai il successore di Jason Aaron su Thor. Cosa ci dobbiamo aspettare dal tuo Thor? Le stesse cose pazzesche che abbiamo visto in Thanos?
Assolutamente sì. Sicuramente tantissime “badass hammer shit” (valeva la pena non tradurre questa definizione – ndr), ma allo stesso tempo lo stesso tipo di bilanciamento, voglio creare una specie di “non è un paese per il vecchio Thor”. Ora Thor è il re di Asgard, perciò l’unico modo, per me, per proseguire logicamente la run di Jason Aaron è parlare della run di Jason Aaron, perciò all’inizio della mia storia ci sarà un Thor consapevole di essere ormai alla fine dei suoi giorni e che le sue storie migliori sono alle sue spalle. È re, ma dentro di lui si domanda “sono realmente degno di essere re degli dei?” e alla fine è come se parlasse di me, perché allo stesso tempo io mi chiedo: “sono realmente degno di proseguire la storia di Jason Aaron?”. Vedi? Siamo tornati all’inizio, ovvero io che scrivo di quello che ho paura.

Già. Grazie mille Donny per questa intervista e in bocca al lupo per il tuo futuro, siamo sicuri che sarai degno!

Intervista realizzata il 3 Novembre a Lucca Comics and Games 2019

Biografia di Donny Cates

Donny Cates è uno sceneggiatore americano proveniente dal Texas. Ha pubblicato diverse miniserie per Image Comics tra qui The Ghost Fleet, God Country, Redneck e, successivamente, è approdato in Marvel su Thanos, Venom, I Guardiani Della Galassia, Cosmic Ghost Rider, Silver Surfer Black e Thor.

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