David Small – Stitches. Ventinove punti

David Small – Stitches. Ventinove punti
L'autobiografia dura e toccante di un autore dal segno espressivo e potente che, secondo il compianto Stan Lee, raggiunge nuovi vertici di creatività nel mondo del fumetto contemporaneo.
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Rizzoli-Lizard, 2010 (USA, Stiches a memoir…, 2009)

Tornai a scuola, terribilmente a disagio, all’inizio… Ma imparai subito… Che se non hai voce, non esisti.
(David)

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David Small

Che storia, questa, di David Small, autore americano noto soprattutto come illustratore di libri per bambini. In effetti è sempre un bambino il protagonista di Stitches, ma di certo non è a un pubblico di più piccoli che Small si rivolge, anche se, una volta finito di leggere Stitches, si ha la sensazione di aver letto una fiaba dal risvolto amaro: la fiaba, vera, di un bambino che ha una visione per niente positiva del mondo adulto, percepito dai suoi occhi spaventati come un’insieme d’inquietanti figure, quasi minacciose e per niente rassicuranti.
Small racconta la sua infanzia e la sua adolescenza cercando di non puntare mai il dito e senza emettere sentenze o giudizi vari. Lui è un bambino di sei anni, figlio di un padre e di una madre che non trasmettono emozioni, che non comunicano e che quando cercano di farlo, lo fanno solo per sfogare le proprie frustrazioni, di cui Davidè vittima; e non solo di quelle, visto che David ha dei problemi all’apparato respiratorio che lo costringono a costanti cure mediche, cure che del resto, pur col passare degli anni, non risolvono il problema; infatti, a soli undici anni, gli viene diagnosticata un’escrescenza sul collo che i genitori in primis trascurano curandola con enorme e colpevole ritardo: da un’operazione di routine David si risveglierà senza voce e con una cicatrice lunga ventinove punti.

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Il mondo oscuro e malvagio degli adulti, incapaci di comunicare.

Alla fine lui non ha mai parlato tanto e in una famiglia nella quale il dialogo è inesistente, David si rifugia nel disegno, dando voce così all’unica forma di comunicazione in cui si sente davvero libero.
Una visione davvero oscura del mondo adulto quella di Stitches; un mondo in cui i genitori hanno i loro segreti, sono dipinti come esseri umani malvagi, come degli orchi neri (in questo caso davvero esemplare la sequenza in cui David è in vacanza dai nonni) di cui avere paura, lontani anni luce da quei punti fermi, quei punti di riferimento che i genitori dovrebbero essere, persone su cui poter contare, da cui ricevere le attenzioni giuste per sentirsi valorizzati e amati.
David non percepisce l’amore familiare e l’autore non usa le parole per trasmettercelo, bensì il suo disegno espressionista fatto di un tratto rapido, quasi nervoso e spesso coperto da ingombranti pennellate grigie con le quali Small delinea le minacciose ombre largamente presenti in tutta la storia.

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Il “rifugio” di David: il disegno.

Il mondo degli adulti è un mondo fatto di bugie; è questo che si evince dalla lettura di Stitches.
Esemplare quindi la rappresentazione, sotto forma di un enorme coniglio bianco (con palese riferimento ad Alice nel paese delle meraviglie) dello psicologo a cui David si rivolge per avere una risposta alle sue domande; gli adulti sono esseri oscuri, pieni di ombre in cui la verità rimane nascosta.

E la verità è spesso devastante, come quella contenuta nelle parole dello psicologo che conferma a David quello che lui ha sempre saputo: “Tua madre ti odia!”, suona come una sentenza definitiva, liberatoria, che, se pur dolorosa, dà il coraggio a David di cambiare la sua vita, di conoscere le persone più svariate e di migliorare; nell’epilogo di questa personale e dolorosa vicenda David non serberà rancore verso quei genitori che con la loro incomunicabilità non sono riusciti a trasmettergli la cosa più semplice e naturale: l’amore.

Senza dubbio uno dei migliori fumetti del nuovo millennio.

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Il tratto essenziale ed espressionista di David Small, fatto di luci e ombre.

Curiosità

Nominato agli Eisner Award nel 2010 nella sezione Best Reality-Based Work”, Stitches è stato ai primi posti nelle classifiche di vendite secondo il New York Times. Apprezzamenti all’opera di Small sono stati fatti dai grandi maestri del fumetto mondiale come Jules Feiffer: …A guardarlo sembra un film, al leggerlo una poesia…”, Robert Crumb: …Innocente come un agnello sacrificale… un’autobiografia intensa ed emozionante. e Stan Lee che ha parlato addirittura di …Nuovi vertici di creatività!.
Il sottotitolo italiano, ventinove punti, si riferisce ai punti di sutura della ferita sul collo di David.

Edizione Consigliata


Un’edizione, fatta da Rizzoli-Lizard, confezionata con la solita, ottima professionalità. Prefazione di Luca Sofri. In appendice, il libro è correlato con le vere foto della famiglia di David Small.

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