Durante l’edizione 2025 di Milan Games Week & Cartoomics abbiamo intervistato Marga Biazzi, presente nell’area self con il suo stand nel quale proponeva le proprie autoproduzioni tra fumetti, illustrazioni e gadget, tutte accomunate da un’estetica che richiama il mondo delle fate.

Ciao Marga e grazie per il tempo che ci concedi.
Come prima domanda volevamo sapere: da dove ha origine il mood che caratterizza il tuo lavoro e la tua formazione artistica?
Grazie a voi per l’interesse verso quello che faccio! Diciamo che sono cresciuta con un imprinting in tal senso, perché ero bambina quando sono usciti film come Labyrinth, Legend e Ladyhawke, che sono tra i miei preferiti. Quindi fin da piccola sono rimasta affascinata da tutto quello che era il fantastico. Sempre in quel periodo ascoltavo anche storie dai 33 giri oppure dalle musicassette, come ad esempio Gobbolino, il gatto della strega, che portavano avanti quelle atmosfere. Quindi il mio immaginario si è formato già in tenera età, grazie a questi stimoli. Crescendo, poi, ho scoperto il folklore oltre la fiaba e mi sono innamorata di questo mondo oltre il reale.
E invece per il tuo stile di disegno, a quali influenze hai guardato?
Quello è venuto col tempo. Il mio più grande maestro è Alfons Mucha, il padre dell’Art Nouveau, ma guardo tanto anche ai fumettisti belgi e alle stampe Ukiyo-e giapponesi. Da ragazzina ho iniziato come quasi tutti leggendo Topolino e Dylan Dog, poi nel 1995 ho scoperto i manga e mi sono innamorata di questo nuovo linguaggio visivo, molto diverso rispetto allo stile bonelliano e a quello disneyano, che mi ha aperto un mondo intero. Dopo i manga sono poi arrivati anche il fumetto belga e quello americano, tranne i supereroi perché non mi piacciono; tra le altre fonti da citare ci sono il già nominato Alfons Mucha e l’illustratore di fiabe d’inizio secolo Arthur Rackham. Da tutto questo poi è emerso quello che è il mio stile, con varie rielaborazioni che partono da quegli stimoli.

Quanto è difficile fare autoproduzione in Italia?
Diciamo che se hai i soldi non è complesso, perché l’unica parte veramente difficile è l’anticipo della spesa; a meno di non fare un crowdfunding, operazione che personalmente non applico perché sono pigra e l’idea di dover impostare tutti i premi mi devasta. A me comunque è andata bene perché già dalle prime fiere che feci, ormai undici anni fa, ebbi una buona risposta del pubblico e da allora è rimasta costante. In tutti questi anni sono riuscita a creare un mio piccolo gruppo di supporter, quindi per me è un po’ più facile perché so che per fortuna avrò comunque un riscontro al nuovo prodotto da chi aspetta e ama il mio lavoro. Poi ultimamente sto lavorando anche con alcuni editori, quindi un po’ delle mie opere sono state ripubblicate da case editrici vere e proprie, che poi a volte mi chiedono anche progetti nuovi appositamente per loro e quindi negli ultimi tre anni la mia carriera sta andando molto bene, però il tema delle spese da sostenere rimane cruciale e critico. In ogni caso devi sempre partecipare alle fiere per farti conoscere e le fiere cominciano a essere ogni anno sempre più costose per gli artisti: gli spazi gratuiti sono veramente pochi e oltre al costo dello stand devi calcolare gli spostamenti, il mangiare e tutto il contorno. Il problema principale è quello economico, quindi, se non hai un crowdfunding a sostegno. Poi, per il resto, se hai un buon prodotto e ci credi, quella è la parte divertente.

Fantasmi Giapponesi – Storie di Yurei, Paura e Spiriti è il tuo libro uscito per Scarabeo: ce ne parli?
Ecco, riprendendo quello che dicevo prima, questo è stato proprio un fumetto commissionato dall’editore: con lo Scarabeo mi piace molto lavorare, un po’ perché mi hanno preso in simpatia e quindi mi coccolano, un po’ perché è un editore che valuta tantissimo il lavoro artistico e che paga il giusto, il che non è così scontato in Italia. Il libro è stato richiesto da uno dei boss perché voleva una linea giapponese un po’ più moderna rispetto ai loro grandi classici e quindi mi ha affidato questo progetto che ho potuto gestire in toto: ho scelto la tematica e le storie da affrontare e a Scarabeo è piaciuto tanto, quindi adesso spero che piaccia anche al pubblico perché se ha successo potrebbero arrivare altri volumi.
Di cosa parla?
Dopo il mio Di Yokai e Bakemono, volevo continuare ad approfondire la tematica della cultura giapponese e per lo Scarabeo ho scelto i fantasmi perché comunque l’immaginario legato ai fantasmi in Giappone è veramente bello e molto diverso rispetto al nostro. In questo volume trovate quattro racconti in cui, come per Di Yokai e Bakemono, ho reinterpretato altrettante creature del folklore giapponese secondo la mia visione, tentando però di rimanere fedele a quelle che sono le atmosfere e le caratteristiche delle creature: in questo caso gli Onryō, i fantasmi vendicativi giapponesi. Nella fattispecie sono quasi sempre donne perché erano quelle che morivano in modo crudele, solitamente per mano degli uomini, mentre il fantasma maschile era perlopiù legato alla morte per onore o a cose irrisolte. Gli Onryō invece vogliono proprio vendicarsi di chi ha fatto loro del male, quindi è anche una tematica abbastanza attuale, o meglio è una tematica che purtroppo non è mai cambiata in tutti questi secoli. Il fatto che le protagoniste di questo libro siano tutte donne deriva proprio dal fatto che gli Onryō sono femmine, c’è poco da fare. Oltre che di folklore sono appassionata anche di horror, quindi anche per questo ho voluto assolutamente scrivere di fantasmi in quest’occasione, amando tantissimi film di genere come Crimson Peak, La Vedova Winchester, The Woman in Black, a parte il finale… Adoro tutte queste atmosfere e gli spiriti che si muovono fra le ombre, quindi ho voluto realizzare un racconto di fantasmi che fosse però legato a quelli giapponesi.
Foto di Gianluigi Filippelli.
Intervista realizzata dal vivo il 29 novembre 2025.
Marga Biazzi
Marga “BlackBanshee” Biazzi è un’illustratrice del milanese, e anche un po’ fumettista. Nata nel 1980, si diploma al liceo artistico di Busto Arsizio e frequenta il corso di illustrazione di “arte & Messaggio” a Milano. Le scuole sono state piuttosto sfortunate, quindi preferisce definirsi auto didatta, avendo imparato sul campo e con i consigli di professionisti del settore. Dopo qualche anno come collaboratrice per uno studio che si occupa di grafiche per il settore tessile, dal 2006 collabora con le case editrici, italiane ed estere, in qualità di illustratrice per l’infanzia. Realizza “La collina delle fate” per periodici San Paolo, diversi titoli della collana “Le Avventurose Scienze” per Raffaello Editrice, alcuni progetti con Giunti editore ( come “Brillina la fatina delle Stelle” o “il super libro delle fate da colorare” ), molti titoli con Rl Gruppo editoriale ( come ad esempio la “Collana libri di enigmistica” o “collana Sagomati Animali”, o ancora “Art therapy: Mondo Fantastico”) e illustra due racconti per Storytime dell’inglese Luma Creatives ( “The Lucky Pedlar” e “The farmer and the boggart”). Essendo però da sempre innamorata dei fumetti, inizia a cimentarsi anche con essi e dal 2014 frequenta le fiere proponendo le sue auto produzioni. Nel suo catalogo auto prodotto ci sono le graphic novel “Ballate di Mezza Estate”, “Memorie di uno spirito felino” e “Di Yokai e Bakemono – piccola guida di sopravvivenza folcloristica”, “Chancery Lane” in collaborazione con Debora Mayfair, e i due titoli passati poi a editore, “Melanconica” per Stay Hop e “I sussurri delle scogliere”, su testi di Debora Mayfair” per ReBelle Edizioni. Negli ultimi anni collabora spesso con ReBelle Edizioni, Lo Scarabeo, MeetMyths e Stay Hop, e si occupa delle locandine dell’evento romano Japan Days. Un po’ asociale, molto misantropa, ama la natura e la vita in tutte le sue forme, e fa del proprio meglio per rispettarle.
