Morgan Lost: intervista a Claudio Chiaverotti

Abbiamo intervistato Claudio Chiaverotti all’indomani dell’esordio del suo nuovo personaggio della scuderia Sergio Bonelli Editore, Morgan Lost..

Morgan Lost: intervista a Claudio Chiaverotti: torinese classe 1965, esordisce nel mondo del fumetto nel 1986, scrivendo alcune strisce delle Sturmtruppen di Bonvi. Nel 1989 entra alla Sergio Bonelli Editore andando a far parte dello staff di sceneggiatori di Dylan Dog, personaggio del quale ha scritto – fino al 2003 – cinquanta storie della serie regolare, oltre a Speciali, Maxi, Almanacchi e Giganti vari.
Nel 1998 crea (sempre per la SBE),
Brendon, cavaliere di ventura in un mondo post-apocalittico in salsa fantasy, le cui avventure nella serie regolare si interrompono nel 2014, ma riprenderanno a partire nel 2016 in una serie di sei speciali a colori.
Nel 2015 esordisce la sua nuova creatura bonelliana, il cacciatore di taglie
, del quale abbiamo parlato con il suo autore.

Quando e come è nata l’idea di questa nuova serie? Morgan Lost lo avevi già in mente da quando ancora eri occupato dalla serie regolare di Brendon?
In realtà, no. Mi è venuto in mente perché volevo creare una serie action-thriller alla mia maniera. Credo di aver visto quasi tutti i film thriller degli ultimi trent’anni, mi piace il genere che ti permette anche di esprimere quello che pensi di determinate problematiche e volevo darne una mia interpretazione personale. Ho provato a fare mia la lezione di Quentin Tarantino, che prende un genere, lo rielabora e ti mostra qual è la sua visione di quelle storie. Con questa nuova serie io ho preso il thriller esagerandone gli elementi fondanti, creando un protagonista e degli antagonisti sopra le righe.
Inoltre volevo mettere un po’ di me stesso in un personaggio che fosse più metropolitano rispetto a Brendon (che continuo a considerare il mio primo figlio e del quale sto continuando a scrivere): volevo metterci dentro la passione per il cinema, l’insonnia e i mal di testa che essa comporta, etc. Tutti aspetti che su Brendon avrebbero funzionato meno.

Morgan Lost: intervista a Claudio Chiaverotti

Michele Rubini

Leggendo il numero d’esordio, si evince dalla trama e dall’ambientazione un amore spassionato verso la cinematografia d’epoca. Quali opere in particolare ti hanno ispirato nella realizzazione della serie?
Un po’ di tutto. Io lo dico sempre: vedendomi un paio di film al giorno, alla fine metabolizzo il tutto senza ricordarlo per cui non saprei indicare dei titoli in particolare. Ho fatto una sorta di mix ibrido: nel primo numero, per esempio, nella casa del Direttore generale c’è L’urlo di Munch con la faccia di Nosferatu. C’è per esempio la luna di Méliès, ma non è da lì che è nato tutto, tra l’altro usata anche da Rob Zombie nel suo ultimo film Le streghe di Salem, ma io giuro che avevo già scritto la storia del primo albo!

Su quali tematiche sarà improntata la serie?
Su questo punto resto un po’ criptico, come ho già fatto anche durante la campagna di lancio di ML per non rovinare il piacere della lettura. Diciamo che in questo primo anno la storia andrà avanti sui binari del thriller e del visionario, alternando numeri con una componente più thriller ma mai di stampo classico, a numeri come il terzo che definisco deliranti, tipo storie come Golconda del DyD di Sclavi e più in generale i primi cento numeri di quella testata, comprese le storie scritte da me. Ecco, mi piacerebbe tornare ad affrontare l’argomento del thriller visionario come già avevo fatto lì.
Ci tengo comunque a dire che non sarà mai un procedural, perché esistono centinaia di altre storie del genere scritte molto meglio di quanto saprei fare io. Morgan Lost è un uomo che indaga nel buio dell’anima dei serial killer, una sorta di viaggio nel Male con la M maiuscola.
Allo stesso tempo, darò spazio allo sviluppo del protagonista e di alcuni dei comprimari, la più importante dei quali sarà una criminologa che esordisce nel secondo numero e che incrocia la sua vita con la rockstar dei serial killer, Wallendream.

Fisicamente, Morgan Lost ricorda molto da vicino il personaggio di Nightwing/Dick Grayson. Come caratterizzazione, sempre azzardando un paragone con il fumetto statunitense, il tuo personaggio si avvicina molto a un ibrido tra il Comico di Watchmen e il Sandman classico (quello della serie Sandman Mistery Theatre). Hai effettivamente guardato anche a modelli d’oltreoceano mentre creavi il tuo personaggio?
Questa è una cosa che mi hanno già fatto notare. In realtà io non leggo molti fumetti e non sapevo chi fosse Nightwing. Secondo me, ML gli somiglia perché ha la maschera (anche se la maschera di Nightwing a mio parere è completamente diversa), ma poi capelli e naso sono totalmente diversi. Il fatto è che con una maschera sugli occhi alla fine si assomigliano tutti, ma allora questo significa che ogni autore ha copiato da Zorro, capostipite degli eroi mascherati.
L’idea di partenza era di creare un personaggio con una maschera tatuata e che dunque la maschera stessa fosse il suo volto. Ma nessuno dei modelli citati mi ha ispirato, tanto che alla fine Morgan non è un supereroe, piuttosto un personaggio giocato sui contrasti, come quello tra l’espressione da duro che gli conferisce la maschera e le debolezze e le fragilità del suo carattere.

Morgan Lost: intervista a Claudio Chiaverotti

Lola Airaghi

In un certo senso allora hai reso concreta la metafora della maschera che ognuno di noi indossa quotidianamente?
Sì, tenendo conto che la sua non è una maschera voluta, anche se alla fine se la lascia come una sorta di espressione del suo senso di colpa per quello che è successo. Non fosse accaduto quell’antefatto che gli ha tatuato quella maschera sul viso, molto probabilmente lui avrebbe continuato a vivere la sua vita di prima.

Morgan Lost: intervista a Claudio Chiaverotti

Val Romeo

Ci sarà spazio, durante la serie, per approfondire la storia di New Canaan/New Heliopolis, della storia e del mondo nel quale si muove Morgan?
Sì, ci sarà spazio anche per quello, in parte. Chissà perché molti agli incontri con i lettori mi dicono che tendo a non parlare di uno dei protagonisti, che è la città. In realtà ho speso tante energie nella costruzione di questa città dalle atmosfere anni ’50, con contaminazioni egizie, che però deve essere lo sfondo alle storie di Morgan Lost e degli altri personaggi. Poi chiaramente sono molto contento se la città che ho creato affascina così tanto i lettori, e penso che questo successo sia dovuto anche alla scelta della tricromia che crea atmosfere d’impatto e la esaltano.
In ogni caso, non voglio battere troppo il tasto sull’ambientazione anni ’50: una delle prime indicazioni che ho dato ai disegnatori è stato di non mettere il cappello a falda agli uomini per non farli sembrare tutti gangster. Effettivamente, avrei potuto ambientare la serie ai nostri giorni anche se avrebbe comportato qualche problema a livello scientifico, nel senso che forse avrei potuto muovermi con meno libertà in alcuni particolari.
Morgan alla fine è un profiler come quelli che lavorano per l’FBI e mi sono preso la libertà di far sì che il profiling fosse già nato negli anni ’50, mentre in realtà arriva solo venti anni più tardi grazie a John Douglas, un agente dell’FBI che aveva iniziato a parlare con i serial killer catturati per cercare di capire i motivi del loro comportamento deviato.
Altro elemento che però in pochi hanno notato è che le ambientazioni sono quasi sempre notturne, con la neve, e questo deriva dalla mia idea di fare una fiaba nera come quelle di Tim Burton.

Leggendo questo primo numero, uno degli aspetti che colpiscono di più è come sia ricco di dettagli il mondo alternativo di Morgan Lost, come esso sia completamente formato nella tua testa. Con pochi dettagli e alcuni dialoghi sparsi nelle pagine, dai un’idea al lettore degli accadimenti storici che lo hanno portato a differenziarsi dal nostro mondo.
Questo gioco di dettagli sparsi qua e là continuerà: per esempio, nel secondo numero scopriremo che un’importanza fondamentale nella criminologia dell’universo di ML ce l’ha Sigmund Freud, che è stato un personaggio diverso da quello reale. Sarà una sorta di gioco che porterò avanti con i lettori.

Morgan Lost: intervista a Claudio Chiaverotti

Fabrizio De Tommaso

Sembra che la caratterizzazione “egizia” di New Heliopolis sarà uno degli elementi cardine della vicenda: da dove ti è arrivata questa ispirazione, tra l’altro da te già usata nel tuo romanzo Delitti al museo egizio?
È una passione che muove da un interesse esoterico, seppure parlando con alcuni esperti e studiosi abbia poi scoperto che il reale tasso di esoterismo presente nell’antico Egitto era molto più basso di quanto vediamo nei film o leggiamo. Diciamo che la civiltà egizia è molto affascinante, poi io abito qui a Torino dove abbiamo il Museo egizio e quindi lo vivo quotidianamente.
Alcuni elementi scenografici egizi funzionano molto bene, quindi ho pensato che innestare alcuni elementi architettonici di stampo egizio in un’atmosfera anni ’50 sarebbe potuto essere efficace e originale. Ecco da dove arrivano i gargoyle con la testa di Anubi o la Statua della Libertà sostituita dalla statua del dio Horus.

Morgan Lost sembra inserirsi nel solco di un’innovazione che però aderisce ai canoni della tradizione bonelliana: la novità della colorazione in tricromia si sposa, almeno in questo numero di esordio, a un uso molto canonico del linguaggio narrativo bonelliano, con un attento uso della gabbia. Quali sono le caratteristiche necessarie per raggiungere una tale sintesi?
Bisogna tenere conto di una cosa: la costruzione della gabbia, in parte, dipende anche dall’impostazione del disegnatore. Per esempio Michele Rubini, che nel primo numero ha fatto un lavoro strepitoso, ha un’impostazione classica, mentre già nel secondo numero abbiamo una tavola d’esordio con una vignetta allungata e due verticali a fianco, anziché con la classica vignetta quadrata. Nel terzo numero, disegnato da Freghieri, ci sono varie pagine con tre vignette allungate verticali, non certo un taglio classico bonelliano.
Quindi l’approccio del disegnatore è fondamentale: nella storia che sta facendo, Max Bertolini mi ha chiesto se poteva scatenarsi e gli ho dato campo libero, chiaramente rimanendo nell’ambito della leggibilità della pagina.
Non ho precluso niente ai disegnatori, l’unica cosa che ho chiesto loro è l’estrema chiarezza della narrazione. Mano a mano che usciranno gli albi, ogni tanto vi troverete davanti a delle intemperanze rispetto alla classica gabbia bonelliana, che ha comunque dalla sua una facilità di lettura estrema.
Se penso, citando di nuovo Sclavi, a numeri di DyD come Morgana o Storia di nessuno, essi contengono storie che hanno scardinato tutti gli stilemi narrativi usati fino ad allora pur mantenendo la classica gabbia.
Alla fine è quello che metti dentro la gabbia che conta: pensate ancora a Memorie dall’Invisibile dove l’assassino si scopre a pagina 60, a due terzi dell’albo. Una cosa mai vista fino ad allora.
La novità, più che nella scansione delle vignette, risiede anche nel tipo di storia e di personaggio che proponi.

Morgan Lost: intervista a Claudio Chiaverotti

Cristiano Spadavecchia

Un’altra caratteristica innovativa sono, senza dubbio, le copertine: da dove nasce l’idea della loro organizzazione grafica che, per certi aspetti compositivi, richiama le impostazioni di alcune serie statunitensi edite dall’etichetta Vertigo della DC Comics?
Anche nelle copertine abbiamo cercato di fare qualcosa di nuovo: in esse c’è proprio un’ispirazione dichiaratamente cinematografica. Ho preso spunto da alcune locandine del cinema contemporaneo che sono impostate a riquadri, come per esempio quella del film Non lasciarmi (che, per puro caso, è anche il titolo di ML #2), un film del 2005 molto bello e molto triste tratto da un romanzo di Kazuo Ishiguro.
L’idea era quella di ricreare in due, massimo tre riquadri l’atmosfera della storia racchiusa dalla copertina. Nel primo numero, la galleria dei serial killer alle spalle di Morgan indicava ai lettori cosa avrebbero trovato nell’albo. Nel secondo numero c’è la sposa sporca di sangue con gli occhi da indemoniata, Morgan che urla e piange come un disperato – cosa abbastanza anomala per un protagonista da mettere nella copertina – e sotto il tipo che sta sparando una raffica di mitra: questo per indicare la componente thriller, morbosa e action della storia.
Perché per me ML è un action thriller e questo forse non traspare nel numero di esordio, nel quale ho dovuto dilungarmi su varie spiegazioni. Io sono abbastanza ossessionato dalla velocità della storia, intesa come scansione narrativa o velocità dei cambi di scena.
Nella copertina del terzo numero abbiamo poi cercato di spiegare il delirio visionario che i lettori troveranno in quelle pagine.

L’idea della tricromia e che Morgan stesso veda le cose in quel modo da dove arriva?
L’idea è nata simultaneamente alla necessità di creare una scenografia particolare che però non fosse Sin City. Volevo guardare al capolavoro milleriano e al contempo fare qualcosa di personale, e mi è arrivato in aiuto il ricordo di un grande film che è Rusty il selvaggio di Francis Ford Coppola. È un film in bianco e nero dove il personaggio interpretato di Mickey Rourke è daltonico – come Morgan – e gli unici colori che percepisce sono il blu e rosso, che vede attraverso l’acqua di un acquario nella pelle di due pesci (da lì il titolo originale Rumble fish).
Ho unito questi due spunti è ho deciso di dare alla serie una colorazione peculiare che però avesse anche un senso narrativo, rintracciabile in uno dei difetti del protagonista che è il daltonismo. Noi vediamo le storie come le vedrebbe Morgan, in una sorta di soggettiva: era un aspetto che mi è piaciuto sin da subito e che ho portato avanti.

Morgan Lost: intervista a Claudio Chiaverotti

Giovanni Talami

In un momento in cui, anche all’interno della stessa SBE, molte serie vengono pensate a stagioni o nascono direttamente come autoconclusive, tu con Morgan Lost ti impegni in una testata mensile “senza data di scadenza”. Il tuo è un andare controcorrente o hai talmente tanto da raccontare su questo personaggio che sai già che la cosa ti impegnerà per gli anni a venire?
Partiamo con il dire che il momento, per le opere creative in generale, è abbastanza difficile. Mi auguro innanzitutto che le persone abbiano la possibilità di comprare ML: abbiamo scelto un prezzo di copertina di € 3,50 a mio avviso interessante per una serie che, tutto sommato, è a colori. In seconda battuta, personalmente spero di riuscire a scrivere storie interessanti.
Quindi il “senza data di scadenza” dipende ovviamente dalla risposta dei lettori, anche se comunque esiste una motivazione dietro la scelta di fare una serie continuativa. Io vedo anche molte serie televisive, ma come già detto amo soprattutto la visione di film e per me ogni episodio di ML è una sorta di film (vedi la scritta “Fine primo tempo” alla conclusione del numero #1). Dunque la serie ha sì una sorta di continuity che però non è serrata, come quella che ci può essere in una stagione di una serie televisiva: ogni albo ha una storia a se stante, per venire incontro al lettore e al limite non obbligarlo a comprare ogni numero o a permettergli di iniziare a seguire la serie da qualsiasi punto.
Al momento ho già scritto venticinque storie e poi vediamo come sarà il responso, ma il personaggio mi piace molto e le cose da raccontare sono davvero tante.

Torniamo per un momento su Brendon: la sua storia non è ancora conclusa, visto che nel 2016 vedrà la luce uno speciale a colori a lui dedicato. Hai ancora tante cose da raccontare su quel personaggio e sul suo mondo post apocalittico?
Io su Brendon ne ho ancora di storie da scrivere, tant’è che l’albo che uscirà nel 2006 è il primo di sei che sono già in produzione: dovrebbero essere una sorta di speciali a colori con cadenza annuale o semestrale.
Non è un caso se io mi riferisco a Brendon e ora a Morgan con la parola “figli”: li amo e vorrei scriverli finché ho storie da narrare su di loro.
Brendon quando è stato chiuso si aggirava sulle 20.000 copie mensili vendute e così si è pensato di provare una nuova strada editoriale per il personaggio. Inoltre, le nuove storie avranno caratteristiche diverse da quelle passate: ci sarà un nuovo copertinista, il “costume” di Brendon sarà diverso, avrà un nuovo cavallo e una nuova pistola. Il taglio narrativo sarà molto più visionario rispetto al passato, grazie anche alla presenza del colore.

Morgan Lost: intervista a Claudio Chiaverotti

Lola Airaghi

Quali elementi differenziano a tuo parere Morgan Lost da Brendon? Tutto il lavoro fatto su quest’ultimo ti è servito a scoprire cosa è potenzialmente riproponibile e cosa invece è opportuno non rifare in questa nuova serie?
Spero di non riproporre su ML nessuna caratteristica di Brendon, essendo due personaggi completamente diversi. Li accomuna il fatto che voglio essere io a scrivere tutte le loro storie e per tale motivo Brendon era passato alla bimestralità. È vero che le storie di ML riesco a scriverle più velocemente, con il ritmo di circa una al mese.
Sicuramente quelle che scrivo io sono sempre storie su delle persone, al di là delle scenografie e delle ambientazioni: di amore, disperazione, rabbia e solitudine.
Quello che mi auguro è di riuscire a tenere i due personaggi molto distanti l’uno dall’altro, senza creare troppi punti di contatto che a mio parere non dovrebbero esserci. Poi essendo figli dello stesso padre qualche rassomiglianza c’è di sicuro: penso, da un punto di vista fisico, ai capelli abbastanza lunghi e spettinati di entrambi i personaggi, un po’ come li porto io. Anche perché per me i movimenti dei capelli lunghi servono a raccontare l’azione, tant’è che all’inizio Morgan era stato pensato con i capelli a spazzola, ma a me non convinceva questa scelta per un personaggio così tormentato che certo non pensa ad andare regolarmente dal barbiere. Stessa cosa per Brendon.
In ogni caso l’approccio tra le due serie è completamente diverso e tale differenza sarà ancora più marcata con la nuova serie di Brendon, dove ho cercato per esempio di evitare storie incentrate sulla caccia a un assassino, visto che è quello che già succede su ML.

Intervista realizzata telefonicamente il 26/10/2015

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