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Marvel Comics – Una Storia di Eroi e Supereroi: della Marvel così non avete mai sentito parlare

Marvel Comics – Una Storia di Eroi e Supereroi: della Marvel così non avete mai sentito parlare
Panini Comics ha pubblicato finalmente anche in Italia il best seller di Sean Howe che ripercorre la storia della casa editrice americana di Spider-Man e soci dalla sua nascita ai giorni nostri.

image_gallery_Recensioni – The Untold Story, tradotto e pubblicato da con il titolo Marvel Comics – Una Storia di Eroi e Supereroi, è un libro che illustra, in modo non ufficiale, la storia della Casa delle Idee. Sean Howe, l’autore, attraverso oltre 150 interviste con autori, editor, collaboratori che hanno fatto parte, a più riprese, del mitico Marvel Bullpen (la redazione della casa editrice) ha ricostruito gli oltre cinquant’anni di vita di un’azienda americana che ha creato alcuni tra i più famosi personaggi a fumetti del mondo. I supereroi, appunto. I quali tuttavia non sono i protagonisti di questo libro anche se sono ovviamente presenti con aneddoti inediti sulla genesi loro e di alcune loro storie.

I veri protagonisti dell’opera di Howe sono gli autori, gli artisti, gli editor, i redattori, ma anche le segretarie, gli aiutanti di redazione, insomma tutti quelli che negli anni hanno lavorato per la Marvel. E anche i proprietari che nel corso degli anni l’hanno posseduta, o i rappresentanti di queste proprietà. A cominciare da Martin Goodman, che negli anni ’50 creò la Timely Comics, diventata poi Atlas e infine, nel 1961, Marvel Comics.
Goodman e poi suo figlio sono stati i proprietari fino alla fine degli anni ’80 e sono stati anche l’unica proprietà non “spersonalizzata” che ha avuto la Marvel: editori che tenevano certo ai ricavi della loro impresa, ma anche alla qualità di ciò che pubblicavano.
Certamente molto di più dei successivi proprietari, quando la Marvel è diventata (e lo è tuttora) uno dei molti rami di una multinazionale.

Howe, nelle oltre 400 pagine del suo libro, completamente prive d’immagini (già per se caratteristica peculiare in un’opera sul fumetto), ripercorre cinquant’anni di storia americana, nell’evoluzione del costume come della società, dei suoi gusti e gli scontri politici e sociali al suo interno. Tutto visto attraverso il riflesso che queste componenti hanno avuto nella creazione delle storie dei supereroi Marvel nel corso dei decenni.
Sono queste le parti migliori del libro a differenza di quelle, peraltro interessanti e tecnicamente ineccepibili e dal punto di vista della appropriatezza di linguaggio, dove si parla dei problemi finanziari che la casa editrice ha attraversato dagli anni ’90 in poi, fino al quasi fallimento del 1996. Tali pagine appesantiscono e rallentano la scorrevolezza del racconto e sono certo le meno ricche d’interesse per gli appassionati di fumetti.

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Da sinistra: Gil Kane, , , Jim Steranko, Will Eisner e Jerry Siegel

Il libro offre numerosi spunti d’analisi e di approfondimento: ci limiteremo ad argomentarne un paio.
Prima di tutto la figura di Stan Lee. Howe abbraccia l’ipotesi che l’importanza di “The Man” nell’ideazione del pantheon di eroi marveliani vada ridimensionata e condivisa alla pari con altri autori e disegnatori, che di questa mancanza di riconoscimento negli anni hanno sofferto, e non poco.
Lee, dopo i primi anni alla guida del reparto creativo della Marvel, si è progressivamente allontanato dal mondo del fumetto. Era sì la faccia ufficiale che compariva alle convention e agli eventi formali, ma intanto anelava a sfondare nel mondo del cinema, con l’aiuto di Spider-Man & C., e per questo si era trasferito a Hollywood, lontano da NY e dalla routine della redazione fin dall’inizio degli anni ’70.
Altro spunto su cui soffermarsi è la scarsa qualità morale e professionale di alcuni autori che negli anni ’90 sono voluti assurgere a rockstar del fumetto. Nomi come Todd McFarlane e Rob Liefeld prima hanno innescato quel meccanismo perverso del collezionismo (cover multiple, nuove serie ogni mese e titoli storici che chiudevano per ripartire da uno il mese successivo) che ha quasi portato la Marvel sull’orlo della scomparsa. Poi, additando la Marvel come l’inferno degli autori e sventolando pubblicamente di voler portare avanti e rivendicare la crociata sulla proprietà dei diritti dei personaggi, iniziata da Jack Kirby, e , hanno fondato una propria casa editrice con il solo scopo di guadagnare il più possibile con le loro creazioni. Senza avvicinarsi  né per talento artistico, né tantomeno per etica professionale ai grandi maestri del fumetto.
Le pagine scritte da Howe meritano di essere lette da tutti noi appassionati per rendersi conto di come talvolta mitizziamo autori, personaggi ed editori, invidiandone il lavoro in alcuni casi e spesso credendo che il nostro “sentire” per le loro creazioni sia identico al loro. Ma la realtà dei fatti è più cruda, meno sognante. It’s only business (anche per i fumetti Marvel).

Abbiamo parlato di:
Marvel. Una Storia di Eroi e Supereroi
Sean Howe
Traduzione di Aurelio Pasini
Panini Comics, 2013
486 pagine, rilegato, bianco e nero – € 29,90
ISBN-10: 8863048592

9 Commenti

9 Comments

  1. eleonora dini

    25 novembre 2013 a 10:15

    Libro davvero imperdibile per la ricchezza di informazioni e per la caratterizzazione umanissima dei personaggi, in carne e ossa, che hanno ruotato intorno al mondo Marvel. Molto interessante la descrizione di come alcune scelte editoriali (ad esempio, i crossover di Secret Wars, la proliferazione degli albi mutanti e ragneschi, la creazione del New Universe e molte, molte altre) siano state spesso il frutto di un mix di casualita’, lotte intestine, personalismi e motivazioni che con il fumetto in se’ non avevano molto a che fare…

  2. Marco Pellitteri

    29 novembre 2013 a 03:53

    Non capisco una cosa: dall’articolo sembra che l’autore del libro esprima forti giudizi e dia una visione “buoni contro cattivi”. Sono stati intervistati anche “i cattivi”? Poi, come mai per l’edizione italiana non sono state previste delle fotografie dei maggiori autori, editor, collaboratori? La rete pullula di foto disponibili e anche di discreta qualità. Sarebbe stata una notevole aggiunzione rispetto all’edizione americana, dato che in Italia ci sono molti meno vincoli legali sull’utilizzo di immagini…

    • David Padovani

      David Padovani

      29 novembre 2013 a 11:53

      Ciao Marco, secondo me uno dei punti di forza del libro è proprio la totale assenza di immagini, perchè di immagini non c’è la necessità. La lettura del saggio è godibilissima, scorre fluida, tranne forse nella parte evidenziata in recensione.
      Howe non dà comunque una visione manichea: le oltre 150 persone intervistate, filtrate dal pensiero dell’autore, creano un affresco da cui traspaiono sia gli aspetti negativi che quelli negativi della storia editoriale Marvel. Il fatto che poi sia una storia “non ufficiale” permette una pluralità di voci e giudizi, non necessariamente positivi.
      È indubbio comunque – e non era necessario questo libro per scoprirlo – che la levatura morale e l’etica professionale di personaggi come Neal Adams e Jack Kirby (per citarne solo due, ma potremmo dire anche Steve Gerber o Roy Thomas o Steve Ditko) sia più elevata di un McFarlane o un Liefeld e la storia del fumetto stà lì a dimostrarlo.

  3. Marco Pellitteri

    29 novembre 2013 a 03:54

    Ma i commenti vengono pubblicati? Mi scompaiono spesso quando li scrivo!

    • la redazione

      la redazione

      29 novembre 2013 a 08:37

      Per evitare lo spam (tipo c’è chi continua incessantemente a tentare di pubblicizzare in maniera goffa certi prodotti) i commenti devono essere approvati prima di comparire. In genere, a stretto giro. Se qualche volta ritardano, è per colpa nostra :)
      Cercheremo di impostare un sistema che riconosca meglio “buoni e cattivi” tanto per parafrasarti sopra :P, per non bloccare chi ha già avuto commenti approvati.

  4. Micheal o Hara

    2 maggio 2018 a 20:02

    “È indubbio comunque – e non era necessario questo libro per scoprirlo – che la levatura morale e l’etica professionale di personaggi come Neal Adams e Jack Kirby (per citarne solo due, ma potremmo dire anche Steve Gerber o Roy Thomas o Steve Ditko) sia più elevata di un McFarlane o un Liefeld e la storia del fumetto stà lì a dimostrarlo.”
    Ehhh ? Ma lo avete letto davvero il libro ?
    Liefed e Mc Farlane, non saranno dei gentlemen, ma sicuro fanno una figura migliore di Kirby ( che testimonia il falso contro l’amico e collega Simons sulla proprietà di Capitan America , istigato da Goodman che gli aveva promesso una grossa cifra in denaro. Cifra che non gli darà mai )o di Gerber, un montato che si autoproclamava “il miglior autore di paperi al Mondo” (Varl Barks, vatti a nascondere!) , che chiedeva a Kirby di disegnargli gratis i fumetti di Destroyer Duck per pagarsi al causa con la Marvel per i diritti di Howard, che ha rischiatro di far licenziare il supervisore del cross over di Savage Dragon – Howard the Duck ” per un suo capriccio di scrittore e altre bassezze varie.
    Infantile ed arrogante oltre ogni limite anche John Byrne , così come altri, davvero dei bambini cresciuti ( e in certi casi meschini )che si credevano chissà chi.
    Falso poi attribuire l’idea delle cover speciali e multiple a Mc Farlane e compagni, visto che furono idee del reparto Marketing della Marvel ( se poi quelli della Image ne hanno approfittato per far soldi, non si possono biasimare )
    Quello che è certo, è che dopo aver letto il libro, ti viene voglia di buttare i propri comis nella pattumiera, visto tutto lo schifo che c’era dietro.

    • David Padovani

      David Padovani

      3 maggio 2018 a 10:03

      Gentile Micheal, grazie in primis per il tuo commento.
      Ovviamente, quello che trovi scritto nella recensione riflette in primis il pensiero di chi scrive e non vuole assolutamente essere un assoluto oggettivo che decreti e divida i buoni dai cattivi nella storia della Marvel Comics.
      Detto questo, è evidente dai dati che fornisci – e di cui ti chiederei gentilmente la fonte, per potere approfondire a scopo di studio – che ogni autore, anche il più grande, è in fondo un essere umano formato da lati meschini e aspetti caratteriali più edificanti, come tutti noi.
      La discriminante tra un McFarlane, un Liefeld da una parte, e un Jack Kirby o un Neal Adams dall’altra, io la ritrovo principalmente nell’etica professionale e nell’amore per il proprio lavoro e, dunque, per il fumetto.
      I primi hanno voluto ergersi a superstar dei comics negli anni ’90 del secolo scorso: contavano loro e la loro opera serviva a mettere in risalto la loro figura di autori. Ma, a ben guardare, il loro amore per il fumetto era cosa relativa, visto che ormai da anni si sono allontanati progressivamente sempre più dal medium. O, comunque, la loro produzione è a dir poco risicata.
      I secondi hanno lavorato e, chi di loro ancora in vita, continuano a farlo anche negli anni della loro età più anziana, continuando a regalare ai comics qualcosa di importante, anche se certo non magari i migliori prodotti della loro carriera.
      Poi hai ragione: Kirby, Adams, Byrne e compagnia disegnavano per essere pagati e campare le proprie famiglie, come facciamo tutti nel nostro campo professionale, come hanno fatto anche McFarlane e Liefeld. Tutti loro, come tutti noi, avranno commesso atti egoistici, chi piccoli chi più grandi, nel proprio lavoro, magari per un tornaconto personale, e quei gesti si saranno certo accompagnati ad altri più altruistici.
      Però ci sarà un motivo se a 100 anni dalla sua nascita continuiamo a parlare di Kirby, se continuiamo a esaltare il lavoro di artisti come Ditko, Gerber, etc., mentre di McFarlane e Liefeld ricordiamo giusto le millemila variant cover e i ritardi biblici delle loro uscite Image.
      O, ancora peggio, il loro sputare spesso nel piatto dove avevano mangiato, in quella casa editrice che aveva permesso loro di diventare superstar.
      Insomma,lungi da far figli e figliastri, ma personalmente preferisco la durezza caratteriale di Kirby o l’ego di Gerber rispetto all’autoincensazione di McFarlane o Liefeld. Ciò detto, mentirei se dicessi che accanto a Howard il Papero e la saga del Quarto Mondo non ho mai letto Spawn o Youngblood, Spider-Man o X-Force ;-)

  5. Micheal o Hara

    21 maggio 2018 a 12:04

    Di quali dati vuoi la fonte ?
    Tutto quello che cito è scritto nel libro, e ripeto : lo avete davvero letto ?
    Chiarisco che io distinguo l’uomo dall’artista :quando critico Kirby, critico il Kirby uomo, non certo il grande disegnatore che era. Lo stesso vale per gli altri. E come si può stimare un uomo che un giorno parlava male di Lee ( prendendolo pure in giro nei Nuovi Dei della DC con il personaggio di Funky Flashman ) e quello dopo diceva che lo stimava pur di beccarsi un lavoro (apisco che devi mangiare, ma allora evita di parlare male di lui allora, se sai che un giorno potresti aver bisogno di lui ?
    Che tradiva il co-creatore Simons sulla creazione di Cap America per un piatto di lenticchie ?
    Mc Farlane sarà un burino ignorante che non ha mai letto un libro,e i suoi fumetti discutibili, ma almeno ha sempre avuto dalla sua una certa coerenza morale da questo lato ( ma non era certo un santo senza macchia, anzi ).
    Ma si sa, Kirby è Kirby, e per i nerd è intoccabile….mentre invece in stò libro fa un pò la figura del morto di fame , non molto intelligente , che per qualche soldo ti pugnalerebbe alle spalle .
    Non capisco poi che ci sia di negativo nel fatto che Liefed e co. abbiano sputato nel piatto dove mangiavano ( la Marvel ).
    Parliamoci chiaro : la Marvel fa schifo con questa cosa che si impadronisce delle idee dei suoi creativi senza sganciare un soldo, e se non fosse che bisogna pagare le bollette , nessuno si sognerebbe di lavorerare per essa.
    E’ una multinazionale che tratta i suoi autori come mucche da mungere e poi buttare una volta spremute a dovere : lo ha fatto con tanti suoi autori , pure con Kirby e Ditko che ne hanno gettato le fondamenta ; perché mai bisognerebbe mostrargli rispetto e gratitudine ?
    Ci sarà un motivo se all’ epoca tutti tifavano per la banda dei 7, no ?
    Se oggi molti autori USA possono creare le loro serie mantenendone i diritti, lo dobbiamo a loro che hanno fondato la Image , e non è poco !
    Il loro posto nella storia del fumetto USA se lo sono preso, nel bene e nel male….

    • David Padovani

      David Padovani

      21 maggio 2018 a 19:01

      Caro Micheal, il libro l’ho letto non una ma ben due volte: prima in originale e poi nell’edizione italiana di Panini, proprio per scriverne questa recensione.
      Sinceramente, tutta l’acrimonia e il gusto della critica verso la Marvel Comics che tu evidenzi io non lo ritrovo nel libro, nel quale Sean Howe è stato bravo a evidenziare pregi e difetti tanto della casa editrice quanto di chi ci ha lavorato.
      D’altronde – e questo vale per un libro come per una discussione, una recensione, un commento – il valore di una tesi lo si ritrova nella sua capacità di creare attorno un dibattito costruttivo che porti a uno scambio di idee che accresca intellettualmente tutti coloro che sono coinvolti e valorizzi ancora di più la materia in oggetto.
      Poi, ognuno è assolutamente lecito che resti del proprio parere, magari con la capacità di apprezzare un punto di vista diverso.
      Grazie

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