Jeff Buckley: la grazia di un alleluja per l’ultimo saluto

last-goodbye_cover_Recensioni Sono sette le voci, appartenenti ad altrettanti personaggi, che usa per raccontare il musicista Jeff Buckley in Last Goodbye. Talentuosa meteora musicale dell’ultimo decennio del XX secolo, assurto a mito di quella generazione che nei Nineties aveva tra i venti e i trent’anni, soprattutto dopo la tragica scomparsa a soli 30 anni, Jeff pur con un EP e un solo album pubblicato è entrato nei cuori di milioni di fan, affascinati dalla sua voce, dai testi delle sue canzoni, dalla sua aria romantica e dal suo destino comune con il padre Tim, anch’egli cantautore e anch’egli morto giovane.

La Beltramini, nella postfazione, non nasconde di far parte della schiera di appassionati di Jeff Buckley e, per non farsi influenzare dalla propria personale visione romantica del musicista, ha deciso di raccontarlo attraverso le parole di chi l’ha conosciuto e gli è stato vicino.

Il racconto della sceneggiatrice si sviluppa secondo una linea cronologica che parte dall’infanzia del protagonista fino ad arrivare al 29 maggio 1997, giorno in cui morì annegato durante una nuotata notturna in un affluente del Mississipi.
I sette personaggi – quattro donne e tre uomini – danno vita ciascuno a un capitolo del libro, fornendo una propria personale visione di Jeff. Sette “ritratti”, ognuno incentrato su un periodo diverso della vita di Buckley che ci restituiscono la complessità del musicista, provando ad andare oltre la facciata di personaggio pubblico.

Questa molteplicità di voci da un lato impedisce la messa a fuoco precisa di Jeff, filtrato sempre attraverso le parole di uno dei “narratori”; dall’altro, però, ha il pregio di restituire al lettore il ritratto approfondito di un essere umano che, come accade realmente, viene percepito in modo diverso a seconda della persona con cui si rapporta e del tipo di legame che esiste tra i due, sia esso sentimentale, parentale, di amicizia o professionale.

La Beltramini centra dunque il suo obiettivo di omaggiare Jeff Buckley raccontandolo con una certa distanza affettiva, scavalcando l’idea del personaggio trasfigurato prima dalla tragica fine e poi dal ricordo, provando a separare il musicista dalle sue canzoni.
In alcuni momenti, questa continua ricerca di distanza si trasforma tuttavia in freddezza, in lontananza empatica dai sentimenti e dalle vicende dell’esistenza di Buckley e il racconto sconta allora una sorta di asetticità  che va a detrimento del coinvolgimento del lettore.

Last-Goodbye_int_Recensioni Va sottolineato che il finale della vicenda, le ultime quattro tavole, riconquistano una poesia e una delicatezza narrativa che permettono alla sceneggiatrice di regalare all’immodificabile fine della storia un azzeccato tono rarefatto e nostalgico.

Quello che invece manca tra le pagine è proprio la musica di Jeff Buckley, i suoi testi e i loro significati. Nel volere separare il musicista dalla sue creazioni musicali, la sceneggiatrice opta per una quasi totale rinuncia a quelle canzoni che ancora oggi custodiscono e trasmettono il ricordo del cantautore americano.
È vero che “la sua musica, le sue parole, sono sempre state nostre”, come dice la Beltramini, ma lo è altrettanto che in quei testi e in quelle note c’è una parte di Buckley che poteva contribuire a mettere ancora più a fuoco la sua figura, ancorando la visione molteplice “dall’esterno” proposta alla realtà oggettiva delle opere.

Il bianco e nero e i toni di grigio acquerellati scelti da Gea Ferraris per illustrare la storia sono perfettamente adatti ad ammantare i racconti dei sette narratori nell’aura del ricordo.
Le tavole presentano una struttura variegata ma sempre perfettamente leggibile e il tratto realistico della disegnatrice trova un punto di valore nell’efficace e precisa rassomiglianza dei personaggi alle loro fattezze reali. La Ferraris è brava sia nella resa della recitazione mimica e facciale dei protagonisti, sia nella restituzione di ambienti, luoghi, arredi e abbigliamenti di quegli anni.

Last Goodbye è, come recita il sottotitolo, un tributo a Jeff Buckley, un’altra versione della sua breve esistenza che posta accanto all’utile elenco di biografie e documentari che la Beltramini mette in coda al volume, contribuisce a raccontare un musicista che, molto probabilmente, se fosse vissuto avrebbe potuto percorrere una carriera vicina a quella di alcuni dei più importanti cantautori statunitensi del XX secolo.

Abbiamo parlato di:
Last Goodbye –  Un tributo a Jeff Buckley
Micol Beltramini, Gea Ferraris
, 2019
112 pagine, cartonato, bianco e nero – 14,00 €
ISBN: 9788832756517

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