I 40 anni della leggenda di Lady Oscar

I 40 anni della leggenda di Lady Oscar
Storia, retroscena, aneddoti, curiosità e ancora tanto altro nel saggio dedicato alla celeberrima eroina di Versailles.

In occasione dei quarant’anni da quando per la prima volta comparì nelle televisioni italiane l’anime di Lady Oscar, Anguana Edizioni pubblica La Leggenda di Lady Oscar. Guida non ufficiale, un libro di oltre 600 pagine dedicato all’iconico personaggio nato dalla penna della sensei . Abbiamo intervistato l’autrice del libro, Elena Romanello, per andare più a fondo nel suo lavoro e nel mito legato a Oscar e agli altri personaggi della Francia prima e durante la Rivoluzione.

la-leggenda-di-lady-oscarCiao Elena, benvenuta su Lo Spazio Bianco. Il tuo libro si presenta come una guida a 360° su Lady Oscar, la sua protagonista e il mondo che le ruota intorno, tra realtà e finzione, ma si vede anche che è un omaggio più che sentito da parte di una fan di lunga data. Come ti sei avvicinata all’opera della sensei e cosa ti ha spinto ad approfondirla così nel dettaglio in questo saggio e negli altri progetti a cui ti sei dedicata?
Io sono una fan della prima ora di questa immortale opera, ogni generazione ha i suoi modelli e i suoi eroi, e Lady Oscar è stata senz’altro questo per me e non solo. Sono quarant’anni che mi occupo di questa storia e della sua protagonista, con approcci diversi a seconda del momento: l’idea di scrivere La leggenda di Lady Oscar è nata dopo aver letto la nuova edizione integrale del manga di ad opera di J-POP. In origine il libro doveva essere una revisione dei miei saggi precedenti, Il mito di Lady Oscar e Il mondo di Lady Oscar, nati per il trentennale e dintorni tra il 2012 e il 2015, ma mentre lo scrivevo mi sono resa conto di quanto ci fosse ancora da dire e aggiungere. I miei due libri precedenti, soprattutto il primo, erano nati in un’ottica breve, per le esigenze dell’editore Seneca che pubblicava saggi di non molte pagine, mentre stavolta mi sono ispirata invece al lavoro fatto da Massimo Nicora nel suo libro C’era una volta Goldrake, e di conseguenza ho ampliato di molto il discorso, approfondendo gli argomenti trattati nei libri precedenti e aggiungendo anche altro, tra curiosità, notizie e analisi.

Quest’anno si celebrano i quarant’anni della prima messa in onda italiana dell’anime di Lady Oscar, nonché i cinquant’anni dalla pubblicazione del primo capitolo del manga in Giappone. Come celebreranno questo notevole traguardo l’Italia da un lato e il Giappone dall’altro?
Semmai, visto che siamo alla fine del 2022, come sono stati celebrati: in Giappone è in corso una mostra, tra Tokyo e Osaka, che ribadisce quanto Lady Oscar, o meglio Versailles no Bara, sia una storia parte dell’immaginario locale, oltre che un successo internazionale, e ci sono stati anche un bel artbook e tanti gadget. Molto bella anche l’iniziativa fatta in tema in Brasile, a San Paolo, con una mostra e una tavola rotonda, a cura della locale comunità giapponese. Qui in Italia ci sono stati alcuni eventi e conferenze alle fiere, che ho avuto modo di seguire in differita, l’iniziativa del brand di moda Max&Co e il raduno cosplay a Lucca Comics, dove sono andata. Manca una bella mostra anche da noi, ma chissà che in futuro non si possa fare, e comunque, grazie a questa importante ricorrenza, il fandom si è organizzato non solo in rete. A questo punto, c’è da sperare in una presenza più evidente e costante di questo immaginario agli eventi dei prossimi anni, anche perché per noi appassionati non si esaurisce certo tutto qui, con la fine di quest’anno: certe passioni sono durature e continuative.

In madrepatria l’anime era stato accolto inizialmente in modo abbastanza tiepido, mentre l’Italia non solo è arrivata prima di tutti gli altri stati del mondo a trasmetterlo sulle proprie reti, ma divenne fin da subito un prodotto di grandissima presa sul pubblico (la Francia invece, sebbene l’opera trattasse un argomento a lei molto vicino, lo mandò in onda solo nel 1986). Come spieghi questo rapido successo nostrano di un prodotto nipponico che per di più raccontava di un evento storico legato alla Francia?
L’insuccesso giapponese iniziale è un bel mistero, visto che il manga e lo spettacolo Takarazuka erano stati invece grandissimi successi. Allora ai fan non piacque il taglio che Tadao Nagahama aveva dato ai primi episodi, troppo in stile avventuroso alla Dumas e poco in linea con i toni del manga, e non piacquero neanche i tagli e i cambiamenti spesso radicali fatti da Osamu Dezaki nella seconda parte della serie. Oggi però l’anime di Lady Oscar è un grandissimo successo anche in Giappone, in questo periodo sta andando in onda su due canali in orari diversi. In Italia arrivò in un momento in cui l’animazione giapponese aveva già preso piede presso i giovanissimi e non solo, e presentava una storia che metteva insieme varie suggestioni, anche legate alla cultura occidentale, in cui si potevano riconoscere anche le generazioni più adulte, senza contare vari valori aggiunti, come la sigla dei Cavalieri del Re, l’ottimo doppiaggio, il fascino indubbio della vicenda, l’ottimo supporto pubblicitario dato da varie case editrici e pubblicazioni. In Francia furono in un primo tempo restii a importarlo, pur essendo un Paese che adorava i cartoni animati giapponesi, perché erano dubbiosi sull’interpretazione che veniva data di un fatto così importante della loro Storia. Un problema presto superato, perché anche lì è considerata una delle storie fittizie migliori sull’epoca della Rivoluzione francese, tanto da essere citata in saggi, articoli e mostre ed essere presente nell’Archivio in tema a Parigi.

245658560_309608974342103_8584598682804481106_nLa figura di Oscar è quella che più sicuramente ha lasciato un segno nella mente e nel cuore del suo affezionato pubblico e quella su cui sono stati versati fiumi di parole, dando vita anche a interpretazioni contrastanti sul personaggio. Oggi qual è, secondo te, la visione principale intorno al personaggio di Oscar?
Oscar è un’eroina assoluta, un’icona femminista, un’incarnazione contemporanea di un archetipo possente come la donna guerriera, che risale all’epoca classica e che è presente sia in Oriente che in Occidente. In lei c’è tutto, coraggio, lealtà, amore, un destino tragico, l’impegno sociale, ed è un personaggio che unisce culture e popoli, con caratteristiche universali. Non condivido il trasformarla in un’icona lesbica o trans, perché queste non erano innanzitutto le intenzioni dell’autrice Riyoko Ikeda, che voleva parlare di femminismo e di parità di genere, e voleva dimostrare come una donna potesse essere la protagonista di una storia d’azione. Oscar è una donna che fa un lavoro da uomo, che mette insieme caratteristiche che vengono attribuite agli uomini, il coraggio, la spavalderia, l’impulsività, e altre invece femminili, la sensibilità, l’emotività, la passionalità, che si innamora di un uomo, e per questo amore sacrifica tutto, morendo come la vedova inconsolabile del suo amato André combattendo per i valori che univano entrambi.

E quanto è ancora in grado oggi di essere un personaggio da prendere come modello o comunque da avere una certa influenza culturale?
È una figura emblematica, un archetipo moderno, un’eroina molto umana, pur con doti leggendarie. Sta ai manga e agli anime come importanza come sta ai comics americani, però è molto più reale e umana, ed è una sorta di metro di paragone per altre protagoniste toste. Noi fan abbiamo visto Oscar dietro ad altre figure più recenti, come Xena, Buffy e Arya Stark, e continueremo per sempre a vederla. Oggi come oggi la donna guerriera per antonomasia resta Oscar, così come la sua rappresentazione della corte di Versailles e del suo essere una protagonista romanzesca è ormai emblematica. I francesi hanno insignito della Legion d’Onore e hanno riconosciuto che il grande successo di Versailles come luogo turistico e culturale oggi è anche merito suo e non si può non essere d’accordo.

In merito alla questione della rappresentazione, con i suoi personaggi maschili la sensei Ikeda è riuscita a mettere in scena delle figure lontane da quell’immaginario che vuole l’uomo forte e anaffettivo, preferendo invece figure sensibili, che si confrontano con le proprie emozioni e sanno mettersi in discussione, uno su tutti il personaggio di André.  La presenza di tali personaggi è riuscita, secondo te, ad avere un’influenza positiva sul pubblico, in particolare quello maschile?
Lady Oscar è sulla carta uno shojo rivolto a un pubblico di ragazzine, ma in realtà è una storia complessa, con più livelli di lettura, ed è stato apprezzato, sia come fumetto che soprattutto come anime anche da target diversi. Qui in Italia è uno dei pochi anime ad avere appassionati di ambo i sessi, affascinati senz’altro dalla protagonista e dai vari comprimari e dalla vicenda narrata. Oscar indica che ci sono tanti modi di essere donna ma anche di essere uomo, e il personaggio di André, nato per caso nel manga, ma poi cresciuto come importanza grazie all’apprezzamento delle lettrici e, invece, trattato in maniera superba nell’anime, rappresenta proprio questo. In patria, Oscar e André sono una sorta di Romeo e Giulietta nazionali, emblema di amore eterno, incondizionato e paritario. Qui in Italia la loro storia d’amore è emblematica, basti pensare cosa succede ogni 13 e 14 luglio sui social, con ricordi anche da parte di persone insospettabili, non solo degli otaku più fanatici.

Sebbene avesse dovuto essere inizialmente la protagonista della storia, nel manga Maria Antonietta venne messa dopo poco tempo in secondo piano in favore di Oscar de Jarjayes, mentre nell’anime fin da subito capiamo che la protagonista è Oscar. Tuttavia, soprattutto negli ultimi capitoli del manga, l’ultima regina di Francia ritorna in primo piano, mostrando luci e ombre di un personaggio che va oltre quella donna superficiale e frivola come veniva spesso descritta. Il manga e l’anime possono essere considerati una sorta di spartiacque nella rappresentazione di questa complessa figura storica? L’opera della sensei Ikeda ha influito sulla descrizione di Maria Antonientta fatta negli anni successivi?
L’idea originale di era fare una versione a fumetti della biografia di Stefan Zweig su Maria Antonietta, che poi dovette correggere e su richiesta dell’editore e per pressioni dei fan, che amarono da subito il personaggio di Oscar più che l’ultima regina di Francia. Oggi come oggi la visione che ha dato di Maria Antonietta è comunque inseparabile dall’immagine del personaggio storico, tanto che ormai viene ripresa e citata, come è capitato anche nella recente mostra fatta a Parigi alla Conciergerie, ma anche in documentari e libri scritti in tema, anche perché è una visione molto accurata e poco romanzata, vicina a come andarono davvero i fatti. Del resto, sul saggio di Zweig si è basata anche tutta la moderna storiografia su Maria Antonietta.

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Nel saggio menzioni spesso il ruolo attivo del fandom, italiano e mondiale, nel dare continuamente nuova linfa all’opera della sensei Ikeda, tra fanart, fanfiction, approfondimenti e reinterpretazioni. Dopo così tanti anni dalla pubblicazione e dalla prima messa in onda, il fandom di Lady Oscar è ancora così vivo e fervente?
Oh, sì. Credo che il tragico finale di Oscar sia stato il detonatore che ha spinto tutte e tutti, da anni, a continuare a frequentare e reinterpretare questa storia, che è ormai parte di noi, e non stanca. Del resto, come ha ricordato Luciano Roffi, voce italiana del conte di Fersen, a Romics del 2019, non c’è niente di più duraturo nell’immaginario che una storia d’amore e di morte tragica e intensa. Lady Oscar offre tanti spunti a noi autori di fanfiction, tra seguiti con esiti diversi, storie paranormali, approfondimenti storici, ha personaggi affascinanti che è bello ridisegnare personalizzandoli, ed è un argomento su cui c’è sempre qualcosa da scrivere anche a livello critico e saggistico. Anche per i cosplayer offre ottimo materiale su cui lavorare e con cui colpire alle fiere, come si è visto a Lucca, ed è davvero capace di continuare a suscitare grande interesse, anche per esempio in ambito collezionistico, mettendo insieme suggestioni vintage a nuove uscite e proposte. In Giappone Versailles no Bara è un brand per prodotti di moda, bellezza, per la casa, oltre che per gadget e iniziative editoriali.

Nel mondo dei manga e anime giapponesi non è infrequente veder ritornare prodotti del passato sotto nuove vesti, tra reboot, remake e spin-off. Dato che in Giappone Lady Oscar è ancora di gran voga, ci sono notizie o rumors sulla possibilità di rivedere le avventure di Oscar, André, Maria Antonietta, Fersen e tutti gli altri sul piccolo e grande schermo?
Nel libro lo accenno, perché a un certo punto ho dovuto chiuderlo, ma la notizia ormai è ufficiale: il prossimo anno ci sarà un film per il grande schermo su Versailles no Bara, ispirato pare alla vicenda portante e non alle storie fuori serie, le cosiddette Gaiden. Che dire? Un po’ di timore ce l’ho, ma va detto che ci sono stati degli ottimi remake in questi anni, penso al nuovo film di Gundam, ai film di , a Crystal, a Yamato 2022, a Bastard! e buon ultimo alla nuova serie su Lamù. Lady Oscar è un personaggio iconico in Giappone, e dubito che faranno guai, e un remake vuol dire nuovo materiale e nuovo interesse intorno a tutto a livello mondiale. Attendo come tutti notizie. Gira anche la voce di un live action prodotto dalla Warner e da HBO (la casa produttrice di Game of Thrones) e qui forse c’è da incrociare le dita un po’ di più, anche se è difficile fare peggio dell’involontariamente comico film di Jacques Demy, a cui noi fan siamo affezionati ma che è davvero imbarazzante per non dire trash.

Senti che con questa tua ultima fatica hai esplorato tutto quello che si poteva dire intorno a Lady Oscar oppure c’è ancora altro da raccontare?
Il mio interesse non finisce qui: io porto avanti ogni giorno il sito in tema che ho aperto nell’estate del 2021, https://ladyoscar40anni.altervista.org, scrivo articoli, sono autrice di fanfiction e ho in progetto delle storie in tema, oltre che una sceneggiatura per un possibile live action, e iniziative culturali, come una collana editoriale o casa editrice in tema e un’associazione culturale. Inoltre, vorrei prima o poi fare un saggio organizzato come un’enciclopedia, e tra un po’ bisognerà aggiornare La leggenda di Lady Oscar con le novità, senza contare che ci sono aspetti sempre da approfondire, su modello sempre del lavoro fatto da Massimo Nicora su Goldrake. Il mio amico Felice Pozzo ha dedicato la sua vita a scrivere su Emilio Salgari, io credo che farò altrettanto su Lady Oscar, e ho ancora tanta strada davanti a me e tanto da dire e raccontare.

Grazie del tempo che ci hai dedicato, Elena!

Intervista realizzata via email nel mese di novembre 2022

ELENA ROMANELLO

Elena Romanello, torinese, e laureata in lettere moderne con una tesi sulla letteratura d’avventura, e ha conseguito poi anche un master di giornalismo e specializzazioni come bibliotecaria e grafica. Si occupa da anni di fumetti, cultura geek e nerd, e di tutto quello che è stravagante e fantastico, e blogger e influencer. Proprio su Lady Oscar ha messo su una serie di progetti di cui questo saggio e parte integrante e che comprendono anche altro, tra cultura, creativita e passione.
Per Anguana edizioni ha pubblicato nel 2015 I, nel 2016 Storia del fantasy dall’Odissea a Game of Thrones e nel 2018 Pirati, robot e ragazze androidi: Guida all’animazione giapponese di fantascienza, oltre al romanzo urban fantasy del 2010 Le eredi di Bastet.
Ha inoltre pubblicato i seguenti libri: Donne di magia. Streghe e maghe nella cultura del fantastico (Yume edizioni, 2022), La riscossa delle nerd (NPE, 2021), Regine, draghi e guerrieri Guida non ufficiale a Game of Thrones (Ultralit 2020), Once upon a time raccontare fiabe (Yume edizioni, 2019), Buffy e Angel il senso della vita per cacciatrici e vampiri (Tabula Fati, 2016), Il mito di Lady Oscar (Seneca, 2012), Guida alle librerie indipendenti di Torino (NdA Press, 2012), Sailor Moon (Iacobelli, 2009), (Iacobelli, 2009) e Candy Candy (Iacobelli, 2008).

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