Parliamo di:

“Restiamo sdraiati qui per sempre” di Chemello/Massaggia (3 di 5)

Lo Spazio Bianco è lieto di presentare la terza parte di "Restiamo sdraiati qui per sempre", un webcomic di Federico Chemello e Alberto Massaggia.
Articolo aggiornato il 25/09/2017

Lo Spazio Bianco è lieto di presentare Restiamo sdraiati qui per sempre, un webcomic di e , autori appartenenti al . Il webcomic sarà pubblicato in cinque parti, di circa dieci tavole ognuna, con cadenza settimanale. In calce potrete leggere una parte della lunga intervista fatta agli autori, che fa da commento alle tavole che di volta in volta leggerete.

Buona lettura!

Restiamo sdraiati qui per sempre (3 di 5)

“Restiamo sdraiati qui per sempre” di Chemello/Massaggia (3 di 5)

“Restiamo sdraiati qui per sempre” di Chemello/Massaggia (3 di 5)

“Restiamo sdraiati qui per sempre” di Chemello/Massaggia (3 di 5)

“Restiamo sdraiati qui per sempre” di Chemello/Massaggia (3 di 5)

“Restiamo sdraiati qui per sempre” di Chemello/Massaggia (3 di 5)

“Restiamo sdraiati qui per sempre” di Chemello/Massaggia (3 di 5)

“Restiamo sdraiati qui per sempre” di Chemello/Massaggia (3 di 5)

“Restiamo sdraiati qui per sempre” di Chemello/Massaggia (3 di 5)

“Restiamo sdraiati qui per sempre” di Chemello/Massaggia (3 di 5)

“Restiamo sdraiati qui per sempre” di Chemello/Massaggia (3 di 5)

“Restiamo sdraiati qui per sempre” di Chemello/Massaggia (3 di 5)

“Restiamo sdraiati qui per sempre” di Chemello/Massaggia (3 di 5)

 

Intervista a e

Vorrei parlare dei due ragazzi protagonisti, come sono nati?
(AM)
Il primo schizzo del ragazzo l’ho fatto sul divano a casa mentre guardavo la tv ed era molto più truce di quello che serviva, giusto per tornare a dire che non ero molto abituato a fare cose “dolci” (vedi parte 1, ndr).
(FC) Bella domanda, che in parte ricade nel “perchè sono nati così nella mia testa”, che fa passare quest’idea sbagliata che le storie nascano da sole per magia, ma in questo caso è abbastanza veritiera. Il motivo per cui si sono formati così nella mia testa è l’altra parte della risposta. Immagino e presumo (perchè appunto prima ho scritto e ci sto ragionando sopra solo a posteriori, quindi è tutta dietrologia anche da parte mia) che il ragazzo sia molto simile a com’ero io a quell’età, e mi sia venuto naturale scriverlo così perchè “lo conosco bene”. Allo stesso tempo ormai ho messo abbastanza anni di distanza tra quel periodo della mia vita e come sono ora da potermi permettere di trattare questa sorta di “me passato” come un personaggio, senza essere esageratamente coinvolto emotivamente, cosa che presumo mi renderebbe difficile scriverne. Non sono uno di quelli che amano troppo esporre le proprie cose personali, anche per questo preferisco inventare storie di fantasia e magari infilarci qua e là idee o personaggi che rappresentano il mio pensiero (o parte di), ma senza mai fare di me stesso il centro della questione. Non credo saprei mai scrivere un fumetto completamente autobiografico, per dire. Anzi, in realtà ho un po’ di problemi con quel tipo di opere, non so quanto dovrei espormi in merito, altrimenti poi finisco per farmi nemici! Tornando seri, penso che mediamente sia più bello mischiare il vissuto con la fantasia e creare storie più interessanti, anche se ovviamente i gusti son gusti.

Abbiamo parlato soprattutto di lui, ma lei mi sembra avere un ruolo preciso, importante, quasi complementare…
FC
Sì, hai ragione.
AM Eh sì, lei è fondamentale.
FC A naso, lei è una via di mezzo tra una mia ex e il me stesso di adesso, se ha senso come cosa. Di sicuro è molto più bilanciata e rappresenta un po’ l’appiglio alla realtà del ragazzo, che altrimenti tenderebbe a essere troppo cerebrale e astratto. Poi in generale mi divertiva l’idea di fare lei per molti versi più “mascolina” (non che credo che ci siano caratteristiche associate necessariamente all’essere maschi o femmine, però di sicuro è così a livello di immaginario comune) e più fisica (anche più aggressiva), più pratica e “tosta” di lui. Mentre lui alla fine è un personaggio molto meno apprezzabile credo, o quantomeno più discutibile. Riccardo Gamba mi ha detto che leggendo la storia ha odiato il ragazzo e a me ha fatto molto piacere!
AM Volevo dire una cosa veloce in realtà, che però forse è un po’ curiosa. Prima di mettermi a disegnare i ragazzi, cioè mentre leggevo e discutevo le prime pagine con Federico, mi si sono formati con quelle caratteristiche sia fisiche che di comportamento senza un reale motivo, ma semplicemente perchè rappresentavano due ragazzi abbastanza normali, come tanti. Poi andando avanti con la storia, lui per come Federico lo scriveva è diventato sempre più simile a una parte di me che ho odiato quando avevo circa venticinque anni, quando ero verso la fine dell’università; lei è sempre più diventata come la mia attuale moglie, che conosco da un sacco di tempo, concreta e “tosta” come diceva Federico. Forse può sembrare un po’ banale, ma le caratteristiche fisiche ricordano me e lei, tranne che ora io ho la barba lunga! Quasi inconsciamente, Federico ed io ci siamo sintonizzati su un’unica frequenza e sono usciti i due ragazzi, perchè meglio ripeterlo è stato tutto in divenire, non c’era un piano. Questo personaggio è stato proprio un po’ come un esorcismo per me: mi sono liberato di una parte di me che non sopporto! Non voglio che diventi una seduta di psicoanalisi, scusate, però mi sembrava curiosa sta cosa che alla fine ci siamo ritrovati dentro.
FC Anche la scelta di non dare loro un nome è importante. Come la scelta di minimizzare qualsiasi aspetto di ambientazione (dove sono di preciso?) e di tenere lo scenario al minimo, anche questa è stata fatta per evitare dettagli “inutili” e tenere tutta l’attenzione su quello che succede. Non che sia sbagliato dedicarcisi, solo che per questa storia non era la parte che mi interessava.

Il titolo: cosa mi dite in proposito? Avete scelto di focalizzarvi su una frase e su una scena in particolare? AM Il titolo inizialmente era qualcosa in inglese se non sbaglio, giusto Fede? Poi con l’andare avanti nella storia ci siamo sentiti di pensare a qualcosa in italiano.
FC Non credo ci fosse davvero un titolo, però sì probabilmente sarebbe stato in inglese se Alberto non mi avesse fatto riflettere sul fatto che era meglio in italiano.
AM Sì, diciamo che io ho un po’ spinto su un titolo in italiano, perchè alla fine credevo che per una storia così ci fosse bisogno di immedesimarsi fin dall’inizio. Poi in realtà l’idea del titolo vero e proprio è venuta a Federico mentre fumava una sigaretta in giardino a casa mia: gli si è accesa la lampadina!
FC Sì, cercavo qualcosa che riassumesse un po’ lo spirito della storia e unisse i due ragazzi e il cadavere, e quella è una frase che si collega a entrambi. Fa un effetto molto diverso se messa sulla cover (coi due ragazzi sull’erba)o accostata allo scheletro, e mi piaceva molto l’idea di usare la stessa frase per ottenere due effetti così distanti solo accostandola a disegni diversi.


Si ringraziano gli autori per la disponibilità

Intervista realizzata via chat il 13/01/2016

 

Non perdete la quarta parte di Restiamo sdraiati qui per sempre, online dal 10 febbraio!

 

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