Una delle domande che vengono poste più frequentemente a chi scrive – lo sappiamo – è: Come nasce una storia? La risposta che do più spesso è: Per caso. Chiunque può inventare storie. A tutti vengono delle idee, la differenza è che chi non fa questo mestiere classifica quelle idee come scemate, noi quelle scemate le sviluppiamo, ne facciamo storie, e in sostanza con le scemate ci paghiamo le bollette. Sei sul tram o sotto la doccia (non entrambe le cose vorrei sperare), ti viene in mente una scena buffa. Sei al bar con un amico e davanti a un caffè vi dite: Pensa come sarebbe
Su Topolino n. 3181 attualmente in edicola, tra le altre trovate la storia “Orazio e Eta Beta star dell’elettronica” scritta da me e disegnata da Giuseppe Zironi. In questa sceneggiatura mi sono divertito a inserire diversi riferimenti musicali che vi svelo qui di seguito. Vediamo se leggendo la storia siete riusciti a coglierli. Pagina 133. Terza vignetta: il Mooh ovviamente è il Moog, un celebre sintetizzatore inventato da Robert Moog nel 1963. Quarta vignetta: i Ping Ployng non sono altro che i Pink Floyd. Zironi ha avuto l’ottima pensata di mostrare in mano al commerciante una parodia del disco “Atom Earth
Ieri ho ricevuto un messaggio privato da parte di un collega. L’ho ritenuto meritevole di attenzione pertanto ho deciso di pubblicarlo sul blog. Ecco di seguito la testimonianza di un Fumettista Anonimo. I disegni in questo post sono di Niccolò Storai > www.ilgrafonautadelgrottesco.it < [AVVERTENZA: Se vi riconoscete al 100% in una di queste persone mi sa che avete qualche problemino.] Salve, sono un fumettista anonimo e mi trovo ad affrontare quotidianamente una problematica che attanaglia buona parte dei miei colleghi: le recensioni. Per carità: le analisi ben scritte sono utili, tanto quanto sono piacevoli i fumetti ben disegnati. Ma su alcuni siti, sui forum,
Il secondo ospite di questo blog che ci racconta il suo rapporto con i fumetti è Alessandro Gori, conosciuto anche come Lo Sgargabonzi, caustico satiro/blogger/saltimbanco o qualsiasi altra definizione gli si voglia appioppare. Ogni venerdì di tutti gli anni ’80, quando mio babbo usciva di banca, andava a fare la spesa alla Coop e prima di rientrare a casa mi passava all’edicola di Piazza Saione. Da buon ragioniere, gli pareva misero comprarmi un giornalino a fumetti, quindi optava per una busta sorpresa, che non si sapeva cosa conteneva ma come minimo era piena di roba. Lo capivo, per lui era un po’ come
Come accennato nell’ultimo post, vorrei provare a scovare i temi sotterranei contenuti in alcuni film. In questo modo cercherò di spiegare meglio cosa intendo quando dico che il tema è l’anima di una storia. Pixar: Wall-E L’esempio che faccio spesso quando parlo del tema di una storia è a proposito di Wall-E, bellissimo film di animazione della Pixar del 2008. Quello che dirò qui di seguito è comprensibile solo a chi ha visto il film, naturalmente. Perciò se non volete SPOILER vi consiglio di passare oltre. Uno dei temi che scorrono potenti in Wall-E è quello della gravidanza. Gravidanza?! In un film di robottini?! Ma che
Argomento, quello del tema di una storia, già sviscerato più volte sia sul mio blog personale che sul mio profilo Facebook. Pertanto cercherò di non essere troppo ripetitivo e di fornire qualche nuova riflessione correlata. Si tratta di uno di quei “fondamentali” della narrazione che si danno per scontati ma su cui tendenzialmente ci si ragiona poco. L’affermazione è la seguente: Il tema è l’anima di una storia. Inghessenso? Dunque. Scrivi storie dalla struttura perfetta, piene di gag e di colpi di scena, eppure risultano trascurabili e il lettore se ne dimentica il giorno dopo averle lette? Oppure hai dell’ottimo materiale narrativo ma la storia sembra andare in mille
Non so che nome dare a questo sgorbio che ho pubblicato su Facebook e che tra l’altro non so nemmeno se mai lo userò ancora. Specifico che sto facendo questo post solo su istigazione di quel mattacchione del Gabrielli (il boss di quella cosca malavitosa che facesi appellare Lo Spazio Bianco). #ArtChallenge Dunque. Il 24 febbraio dell’anno scorso, a furia di vedere decine di disegnatori nella mia home di Facebook che pubblicavano le loro opere per una cosiddetta #ArtChallenge (non chiedetemi che cavolo sia), ho avuto la geniale idea di pubblicare anch’io un’opera immortale. Questa: L’idiozia è stata apprezzata più del dovuto (un
Il seguente è il primo di una categoria di post che vorrei dedicare a una serie di ospiti: giornalisti, scrittori, musicisti, dj e vari “operatori della cultura” che mi e ci racconteranno il loro rapporto con i fumetti. Il primo ospite è Sarah Jane Ranieri, che ringrazio per avermi dedicato un po’ del suo tempo rubato al microfono. Il mio rapporto con i fumetti è riconducibile ai primi anni delle scuole: se prendevo un bel voto me li compravano con l’Ovetto Kinder e le figurine Panini. Il mio preferito era il giornaletto Topolino, che leggevo sempre sola in cameretta, sdraiata
Il seguente è il primo di una serie di post riveduti, corretti e integrati – estrapolati dal mio blog personale o dalla mia pagina Facebook – che proporrò periodicamente. In questo caso si tratta di un post del 2008. Sono anni che rifletto su un aspetto del mio mestiere che vorrei ora condividere con voi senza – per carità – pretendere di insegnare niente a nessuno. Quando si lavora a un soggetto o una sceneggiatura, spesso ci si trova davanti al problema della caratterizzazione dei personaggi. Gli “standard character” Disney, si sa, sono in un certo senso capaci di portare avanti una storia da