Bentornati su Lo Spazio Disney!
Oggi parto da un episodio personale come pretesto per scrivere questo post.
Idealmente pezzi di tale natura, leggeri e “sui generis”, che cominciano – come state per leggere – da spunti dati dalla mia collezione disneyana, potrebbero diventare una sorta di rubrica continuativa, tempo permettendo. Da qui il motivo della prima parte del titolo del post. Vedremo.
Qualche giorno fa sono stato a casa di mia madre, restando da lei anche per la notte.
Una volta a letto, prima di andare a dormire ho voluto attingere a qualche lettura pescata dalla libreria della mia vecchia stanza, ove è contenuta la parte della mia collezione che, per questioni di spazio, non ho portato nella casa dove risiedo da un anno abbondante e che quindi è rimasta da lei.

In quest’ottica ho deciso di non includere le storie che Casty ha solo disegnato su testi altrui, per evitare situazioni ibride come – esempio estremo – i due episodi che ha illustrato per la serie Topolinia 20802 e scegliendo di privilegiare invece una raccolta organica con la poetica dell’autore.
L’inciso mi è servito perché, come forse avrete intuito, è proprio in questa sezione che sono andato a pescare per un’oretta di lettura pre-sonno.
Ho attinto in maniera piuttosto casuale dagli albi, senza la volontà di selezionare storie unite da un presunto filo rosso o seguendo altri criteri: ne è uscita una selezione molto randomica, quindi, riscoprendo il piacere della lettura spensierata e scevra da alcun tipo di ragionamento logico.
Con questo spirito mi è allora venuta voglia di commentarle sul blog, anche per dare la possibilità a qualcuno di voi di riscoprire alcune delle storie meno ricordate del fumettista – nessuna ancora raccolta nella Thriller Collection, peraltro – ma non per questo meno valide.
Topolino e il signore dei pupazzi (marzo 2009, disegni di Massimo De Vita)

Uno dei migliori esempi di come una storia “qualunque” possa avere una marcia in più grazie a uno spunto intrigante, qualche intuizione azzeccata e uno svolgimento solido, senza dimenticare l’ottimo uso della coppia di protagonisti che qui recitano insieme in maniera splendida, fresca, equilibrata e rispettosa di entrambi i caratteri.
Qui Casty tra l’altro utilizza quel mood scarpiano secondo il quale Topolino non cerca guai né deve venire per forza incaricato di seguire un caso, ma finisce invischiato in strane vicende per caso, nel corso di una normale giornata di svago.
Inoltre un paio di gag sono davvero riuscite e alleggeriscono piacevolmente il racconto.
Topolino e il Pippo fortunificato (giugno 2011, disegni di Lorenzo Pastrovicchio)

Si tratta di un sorta di favoletta morale nella quale l’autore mostra non solo che la smania di ricchezza bieca, fine a sè stessa e ottenuta con l’imbroglio non trova soddisfazione, ma tratta anche Pippo non come un completo tontolone ma come un puro di cuore meno svampito di quanto non sembri e di quanto non tema lo stesso Topolino. È effettivamente un piacere vedere Goofy reso in questa maniera, con l’atteggiamento di uno che sotto sotto la sa lunga ma giocato sul filo di quella che sembrerebbe ingenua noncuranza.
Topolino e il congegno di Zweistein (agosto 2012, disegni di Massimo De Vita)

Anche in questo caso l’inganno la fa da padrone e risulta difficile capire la verità, tanto per il lettore quanto per il protagonista. Situazioni buffe non mancano, anche senza la presenza di Pippo come contraltare comico, e sono forse il vero valore aggiunto a una trama senza troppe pretese, piacevole da leggere e poco più, che gioca un po’ troppo coi cliché del genere senza molte sorprese ma che sfocia in un buon colpo di scena finale. La ritengo la meno interessante del lotto.
Topolino e le voragini enigmatiche (febbraio 2014, disegni di Massimo De Vita)

Un piano alla Macchia Nera, ma che in realtà presenta un avversario tutto nuovo e anche una comprimaria femminile che esordisce qui senza essere più ripresa in futuro, al contrario di altre “ragazze di Casty” come Eurasia Tost, Estrella Marina o Uma: Greta Ingebrethsen, agente dei servizi svedesi visualizzata da De Vita come una specie di topolina ma senza orecchie “paraboliche”, bensì dotata di una zazzera bionda.
La lunghezza in due tempi, la capacità di costruire un’indagine interessante e l’inedito team-up tra Mickey e Greta sono le armi vincenti di un’avventura dal ritmo serrato e decisamente riuscita, oscurata forse da altre trame castyane vagamente simili ma che meriterebbe in ogni caso di essere ricordata più spesso quando si elencano le migliori prove del fumettista.
Topolino e i casi dell’ispettore Bonton (novembre 2014, disegni di Casty)

Una storia atipica nella produzione castyana, senza avventure o indagini e, anche nell’ambito urbano, con un tema inedito. Quasi una sorta di ragionamento sull’atto creativo, sulla scrittura seriale e sul modo in cui gestire un personaggio ricorrente, specie quando è un protagonista forte che ha decenni di carriera alle spalle.
Sulla superficie le gag la fanno da padrone, intrattenendo con trovate molto divertenti, ma senza mai annacquare il messaggio.
Proprio per questo risulta degna di nota, difficilmente collocabile nel corpus dell’autore ma con un sottotesto forte e metanarrativo, che inevitabilmente fa pensare anche alla filosofia dell’autore sull’utilizzo proprio di Topolino.
Non solo I casi dell’ispettore Bonton, in realtà, ma tutte queste storie fanno trasparire l’approccio al personaggio da parte di Casty, che guarda convintamente all’interpretazione di Romano Scarpa e, in parte, di Floyd Gottfredson per muovere il “suo” Topolino, senza cedere a ibridazioni o modernizzazioni fini a sé stesse che potrebbero snaturare il personaggio ma senza per questo ingabbiarlo in un contesto superato e poco appetibile dai lettori contemporanei, grazie alla capacità di calare quelle determinate caratteristiche all’interno del tempo presente, sia per quanto riguarda ambientazioni, feeling e tecnologia, sia nel modo di raccontare.
Il fumettista sembra quasi dirci che non c’è bisogno di progetti roboanti o storie-evento per valorizzare questo fenomenale eroe dell’immaginario che ha quasi 100 anni sulle spalle, ma basta saperlo capire e scriverlo con rispetto.