Penguin Highway, un anime fra razionale e irrazionale

Penguin Highway, un anime fra razionale e irrazionale
In una cittadina giapponese compare improvvisamente una colonia di pinguini: un ragazzino troppo adulto per la sua età e i suoi amici decidono di indagare così da risolverne il mistero. "Penguin Highway", primo lungometraggio animato di Hiroyasu Ishida.

Penguin Highway è arrivato in Italia per soli due giorni inquadrato come secondo di tre film nella Stagione degli Anime 2018/2019, proposta dalla collaborazione fra Nexo Digital e , che porta sui grandi schermi italiani alcuni dei più recenti successi giapponesi.

A differenza di Mirai, che lo ha preceduto, Penguin Highway è la grande opera di un regista non conosciuto alle masse, Hiroyasu Ishida, all’opera con il suo lungometraggio d’esordio dopo aver lavorato precedentemente a due cortometraggi. Il character design è stato curato da Yojiro Arai che, con Il tifone Noruda (Taifuu no Noruda, 2015), si è aggiudicato il titolo di emergente dell’anno al 19° Japan Media Arts Festival. Alla sceneggiatura c’è Makoto Ueda, che ha già lavorato alla trasposizione animata di opere dello stesso autore come The Tatami Galaxy (2010), mentre le musiche sono state affidate ad Umitaro Abe, il quale ha alle spalle un’elevata esperienza come compositore e musicista. L’opera originale è fantasia della penna di Tomihiko Morimi, autore di famose opere come The Tatami Galaxy e Uchoten Kakozu. Il lavoro di animazione è opera dello Studio Colorido, che ha precedentemente già lavorato a Il tifone Noruda (Taifuu no Noruda, 2015) e Hinata no Aoshigure (2013).

maxresdefault_Recensioni La storia ha tutto sommato un assetto abbastanza banale: il protagonista, Aoyama, è un giovane studente delle elementari, figlio di uno scienziato, che si approccia al mondo con un punto di vista rigoroso e scientifico, annotando tutto ciò che impara sul suo quadernino personale. È molto intelligente e ha una grande stima di sé, dato che è convinto di diventare da grande una persona importante e rispettata; è certo anche di diventare irresistibile agli occhi delle ragazze, ma l’unico oggetto del suo desiderio è la Sorellona (o, forse, il suo seno abbondante), una delle assistenti allo studio dentistico che frequenta nella sua città. A tal proposito Aoyama ha anche calcolato quanti giorni gli mancano per diventare adulto, così da poter essere un suo pari. All’inizio dell’estate, in città appaiono dei misteriosi pinguini ai quali seguono altri inspiegabili avvenimenti: Aoyama, in parte da solo e in parte con dei suoi compagni di scuola, inizia dunque a indagare su questi avvenimenti e sul loro collegamento con la Sorellona.

Penguin Highway è un film che unisce diversi stili narrativi, facendoli propri e mescolandoli: è molto dinamico, con la presenza di pochi tempi morti, che riesce a spaziare costantemente da scene più calme e contenute ad altre molto più dinamiche e divertenti: e anche quando questi ritmi talvolta si mescolano improvvisamente non c’è per lo spettatore la strana impressione di innaturalezza ed è probabilmente questo continuo disequilibrio fra i diversi stili che rappresenta il maggior punto di forza dell’opera.

Il film inoltre riesce a far coesistere in un’unica opera un forte connubio fra il rigore scientifico, caratterizzato da una forte razionalità, e la paura della separazione (sia sentimentale che luttuosa, come la realizzazione improvvisa, struggente e notturna da parte della sorellina di Aoyama che, prima o poi, purtroppo, tutti devono morire, inclusa loro madre), che è un sentimento puramente emotivo.

Obiettivo del film è proprio raccontarci cosa significhi crescere: in questo calderone di scene talvolta tanto diverse fra loro l’opera ci mostra infatti l’estate della maturazione del protagonista che, proprio per via del suo tremendo rigore logico, non si è ancora rapportato con la componente più emotiva di un essere umano, risultando talvolta inadeguato nei rapporti con i suoi pari e cercando di trovare una spiegazione scientifica alla sua passione per il seno della Sorellona. L’improvvisa comparsa dei pinguini, poi, nonostante riceverà una spiegazione di tipo scientifico e non sovrannaturale o magica, abbatte le barriere della razionalità, obbligando anche il giovane Aoyama a fare i conti con la paura della separazione.

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Seppur Penguin Highway sia il suo primo lungometraggio, la costruzione visiva di Ishida sorprende: riesce a ritagliare il giusto spazio ai simpatici pinguini che improvvisamente sbarcano nella cittadina senza tuttavia sacrificare spazio né a lei né ai protagonisti umani che la popolano. La morbidezza del tratto, la strutturazione delle sequenze, i colori e la fluidità delle animazioni (che, tuttavia, mostrano di tanto in tanto qualche mancanza) valorizzano enormemente il film, rendendolo un grande caleidoscopio di emozioni e di colori che contribuisce enormemente allo stile di narrazione discontinuo e confusionario.

Lo Studio Colorido, finora non particolarmente noto al grande pubblico, è da tenere sotto osservazione per opere future, dal momento che presenta elevate capacità tecniche pur con le dovute necessarie migliorie. La colonna sonora è esemplare e perfetta per l’opera, pur non restando particolarmente memorabile. Come extra, la versione home video italiana è accompagnata dalla canzone Il Mistero dei Pinguini (Penguin Highway) della cover band italiana The Misfits, nella quale suona come chitarrista il nostro collaboratore Andrea Gagliardi.

Concludendo, Penguin Highway è un film adatto a tutti: ha un forte significato concettuale narrato in modo che possa sia riuscire a esser colto sia dai più piccoli – considerando che tutto il film si svolge dal punto di vista del protagonista, Aoyama, che è un bambino delle elementari – che dagli adulti, che possono notevolmente apprezzare il modo in cui il film riesce a narrare di argomenti importanti – la paura della perdita, la fine – in modo semplice, naturale e al contempo divertente.

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