Il limbo perenne degli Splendidi Reietti

Il limbo perenne degli Splendidi Reietti
Seven ci porta nella città di Haimen per esplorare le vicissitudini di giovani ragazzi queer nel suo fumetto uscito per add editore.

Splendidi Reietti, scritto e disegnato da Seven – autore cinese che vive a Hong Hong e che ha adottato questo pseudonimo per proteggere la sua identità – e pubblicato da con traduzione di Martina Caschera, è la storia di Tian Fushi, studente universitario dalle aspirazioni artistiche, e della sua complessa quotidianità. Tian Fushi non riesce a tenere le redini della sua vita diviso com’è tra sesso, alcol, droghe, sogni, amici e avventure urbane. La ricerca del senso della vita, di un proprio posto nel mondo e di una irraggiungibile felicità, seppur sgangherata, diventa il motore per un’esplorazione interiore più profonda e che porta a una possibile presa di coscienza su sé stessi.

Splendidi Reietti è un fumetto che vuole raccontare, fin dal principio, una storia che è archetipica ma che allo stesso tempo si cala perfettamente nel presente, nonostante rappresenti un contesto culturale, sociale ed economico che potrebbe essere definito “lontano” da molti lettori. Tuttavia, come fa notare Martina Caschera nella postfazione, sembra essersi ampliato l’interesse dei lettori italiani (e delle case editrici) per il fumetto cinese e questo non può che essere positivo per l’arrivo di altre opere di tale tenore che, come questa, sotto un comparto grafico-visuale appagante e curato nascondono una storia dal taglio pessimistico, quando non apertamente nichilistico. Tian Fushi sembra vivere in un limbo perenne: una città, quella di Haimen – città costiera “periferica” rispetto ai centri nevralgici dello stato cinese – che ama e odia profondamente e da cui è impossibile scappare, un abisso di sogni spezzati e speranze consumate.

Probabilmente è per questo che Seven costruisce una struttura narrativa che si affida spesso ai flashback: la dimensione dei ricordi, filtrata dalle alterazioni alcoliche, più che essere un modo per chiudere i conti con il passato e andare avanti, diventa il reiterarsi mentale di una serie di fallimenti emotivi già vissuti. La palette quasi “orange and teal”1 – le scene con luci realistiche sono rare all’interno del fumetto – e la scelta di un immaginario e di un’estetica che strizzano l’occhio alla corrente lo-fi contribuiscono a rendere più digeribili certi concetti, anche creando una dissonanza tra il nucleo tematico e quello visivo. Ciò si può intravedere tra il segno elegante, combinato a una selezione cromatica patinata, e il racconto di un vuoto emotivo radicato in profondità. Non è necessario esprimere un giudizio di valore su questa dissonanza, anche perché può essere ritenuta positiva o negativa in base ai propri gusti e sensibilità, ma credo sia uno degli elementi più interessanti del fumetto, criticamente parlando, poiché se fosse stato disegnato con un tratto più grezzo e punk o con un approccio anarchico sarebbe stato un lavoro più cupo e incisivo, ma sicuramente più didascalico e meno stratificato.

Seven si concede inoltre di guardare ad altri panorami fumettistici e farsi influenzare. Per esempio, la costruzione della tavola rimanda spesso alla bande dessinée nella gestione delle vignette e nella loro collocazione all’interno della pagina, così come il character design e un certo parossismo dei toni richiama alcuni stilemi del manga d’autore. Sulla rappresentazione dei personaggi bisogna aggiungere che questo voler disegnare corpi abnormi, dalle forme sproporzionate e dagli arti sottili, sembra essere una presa di posizione precisa sul valore del corpo in quanto tale e su chi vive all’interno di questi corpi: non è un caso, infatti, che identità multiple e fragili si celino sotto corpi massicci e strutturati, così come, allo stesso modo, una città all’apparenza solida – economicamente e architettonicamente – presenti un “ventre molle” fatto di disperazione. Interessante, in questo senso, l’utilizzo di sfondi iperrealistici attraverso il photobashing – che no, non è il male assoluto come molti lo dipingono, perché può diventare un efficace strumento di resa visiva, come in questo caso – e l’inserimento sporadico di fotografie vere e proprie che, quando appaiono nelle doppie splash page, non hanno solo un forte impatto ma assumono anche un grande valore simbolico.

Per Tian e gli altri ragazzi e ragazze che frequenta, l’unico modo per sopravvivere in mezzo al caos della vita sembra essere quello di creare relazioni, soprattutto momentanee ed effimere, perché è come se la solidità emotiva li terrorizzasse. Non stupisce che le famiglie di ognuno di loro siano assenti e vengano evocate solo attraverso ricordi negativi. Il concetto di famiglia è rifiutato perché le famiglie hanno provocato in loro traumi che ancora devono metabolizzare del tutto: rispondere con la loro identità frammentata, ma intrinsecamente queer, è sia una via di fuga che un’azione di resistenza. I loro comportamenti, i loro amori, il loro rapporti sessuali, portano piacere e autodistruzione, salvezza e abbandono, dolci ricordi e tristi memorie marchiate a fuoco. Il senso della vita è rintracciabile solo dentro sé stessi e a volte tocca ripartire da capo, ripetere gli stessi errori, assaporare le stesse gioie carnali e rivivere momenti simili per fare nuovamente tabula rasa.

In conclusione, si può dire che Splendidi Reietti sia un libro stimolante, abile nel generare una molteplicità di sensi e letture alternative su molti temi attuali e sulle nuove generazioni, mostrando quanto Seven sia un fumettista non solo con grandi capacità artistiche, ma anche con una visione autoriale ampia e articolata verso la realtà.

Abbiamo parlato di:
Splendidi Reietti
Seven
Traduzione di Martina Caschera

248 pagine, brossurato, colori – 22,00 €
ISBN: 9788867833405


  1. Filtro utilizzato in diverse produzioni cinematografiche che rende i colori giallo e rosso tendenti all’arancio e il colore blu tendente al turchese, con possibili varianti anche in base alla saturazione. 

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