Story. Le leggi del conflitto e Shade: la Ragazza Cangiante
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Story. Le leggi del conflitto e Shade: la Ragazza Cangiante

Ho scoperto il vero significato della parola “Dramma” all’età di 15 anni (più o meno), prima di allora credevo servisse per descrivere delle situazioni dolorose con aspetti tragici oppure per riferirsi a determinati componimenti teatrali. Qualcuno poi mi spiegò l’etimologia del termine, che viene dal greco δρᾶμα, “drama” – azione, storia – e che di fatto descrive una condizione esistenziale comune a tutti gli esseri umani. Le azioni che noi compiamo su base quotidiana hanno lo scopo di soddisfare i nostri desideri: maggiore è la distanza che ci separa da essi, più deve essere significativa e faticosa la nostra azione.

Sono stanco -> mi siedo. Qui la sproporzione tra desiderio e realtà è bassa per cui il dramma è minimo.
Sono innamorato di una ragazza -> faccio i salti mortali per conquistarla. Qui la distanza è invece più ampia e la portata dell’azione da compiere lo è altrettanto.

In una storia il “dramma minimo” non interessa a nessuno: se la ragazza corrispondesse immediatamente ai miei sentimenti sarebbe tutto molto bello ma assolutamente disinteressante dal punto di vista dello spettatore. È nel momento in cui la distanza tra il desiderio e la realtà si allarga che invece la storia si fa appassionante.
La ragazza ha un fidanzato, che è enorme e manesco: la storia di come possa sopravvivergli potrebbe essere già più interessante.

Il Dramma quindi, inteso come conflittualità con forze antagoniste, è il fattore che fa muovere le storie che sono tanto più interessanti quanto più il conflitto è non compromissibile e la posta in gioco alta.

Qual è quindi il conflitto in Shade: la Ragazza Cangiante?

La giovane aliena Loma ha una visione idealizzata della Terra: diversamente dal suo pianeta di origine, Meta, il nostro sembra ribollire di emozioni che lei è desiderosa di sperimentare. Oberata anche dai debiti di gioco decide quindi di rubare la Veste della Follia, un artefatto potente quanto instabile, e usarla per fuggire . Si risveglia così nel corpo della ragazza terrestre Megan Boyle che, fino a pochi minuti prima, giaceva in stato comatoso su un letto di ospedale.

A questo punto, se tutto andasse come Loma si aspetta, la storia sarebbe finita.
Ma, ovviamente, le cose non vanno così: le emozioni ci sono ma sono più di quante la protagonista sia in grado di gestire e pendere il posto di Megan nella sua vita quotidiana di adolescente implica una serie di responsabilità ben più grandi di quelle che l’aliena si è lasciata alle spalle.

 

In breve: le cose non vanno come Loma sperava.
L’obiettivo di Cecil Castellucci e Marley Zarcone è quello di mettere la protagonista a confronto con una serie di difficoltà che la costringano a compiere delle azioni progressivamente più impegnative, e quindi più interessanti per il lettore, descrivendo così un processo di cambiamento della stessa. L’obiettivo finale è quello di utilizzare la metafora dell’alieno per descrivere la condizione di un disagio tipicamente adolescenziale.

Questo conflitto viene presentato in maniera efficace nel giro di pochissime pagine nel secondo numero della serie.

Shade: la Ragazza Cangiante (Fig. 1 )

Qui (Fig. 1) vediamo rappresentato il primo impatto di Loma/Megan con la scuola. La percezione dell’istituzione, amplificata dai poteri della Veste della Follia, è inquietante, caotica e descrive in maniera esemplare il contesto sociale con cui la protagonista sta per confrontarsi.

Per capirne bene le dinamiche facciamo riferimento alle leggi del conflitto descritte da Robert McKee nel suo Story (Ed. Omero), nel quale l’autore individua tre livelli dell’esistenza da cui può provenire il conflitto:

  1. Extra-personale. Che vede il protagonista in lotta con fattori antagonisti a lui esterni con i quali non condivide alcun tipo di rapporto personale: l’invasore alieno, un dittatore oppressore, il mondo del lavoro, le regole della società ecc…
  2. Personale. Dove il conflitto è vissuto con esponenti della sfera personale: amori, familiari e amici.
  3. Interno. Che vede il protagonista in conflitto con sé stesso, i propri desideri, paure, ansie, interrogativi ecc…

“Complicare una storia significa collocare tutto il conflitto soltanto su uno di questi tre livelli” (Robert McKee – Story)

Crisis on Infinite Earths

Si può quindi complicare una storia approfondendo il conflitto extra-personale, ampliando scenari, personaggi e antagonisti,  lasciando sullo sfondo tutti gli altri tipi di conflitto. Un esempio calzante può essere rappresentato dalla maggioranza dei mega crossover che coinvolgono tutti (o quasi) i personaggi di una casa editrice. Come Crisis on Infinite Earths: saga in dodici capitoli, pubblicata tra il 1985 e il 1986, nella quale tutti gli eroi della DC Comics sono impegnati a combattere la minaccia dell’Anti-Monitor. Lo scontro vede protagonisti centinaia di personaggi e si svolge in dozzine di scenari diversi, dimensioni parallele comprese.

 

Uncanny X-Men (Claremont/Byrne)
Silver Surfer (Lee/Buscema)

Diversamente si può puntare tutto sugli intrecci sentimentali e sulle relazioni personali tra i vari componenti del cast, alla maniera delle soap opera, nel quale tutti i personaggi sono in qualche modo legati tra di loro da diversi tipi di rapporti affettivi (contando anche l’odio come rapporto affettivo di tipo negativo) e il mondo esterno è puramente funzionale alla narrazione dei rapporti personali. In quest’ambito potremmo far ricadere la lunga gestione di Chris Claremont sugli X-Men incentrata più spesso sulle dinamiche affettive/familiari dei protagonisti che non sul tema del conflitto col (seppur presente) “mondo che li odia”.

È più raro trovare invece dei fumetti puramente introspettivi, sia nell’editoria mainstream che nel mercato più indipendente, per via dell’oggettiva difficoltà di mettere in scena delle storie appassionanti imperniate solo sull’introspezione. Il tema della ricerca dell’identità ad esempio è fortemente marcato nell’opera di Jeff Lemire ma quasi sempre veicolato da una dinamica familiare (come ad esempio in Royal City), e anche il percorso auto-analitico intrapreso dal recente Batman di Tom King non è che un elemento di un affresco più ampio.

X-Factor (David/Quesada)

Esistono comunque, all’interno anche del fumetto più mainstream, dei momenti puramente introspettivi spesso declinati in maniera teatrale. Il Silver Surfer di Stan Lee e John Buscema è quasi shakespeariano in tal senso e il dilemma uomo/mostro di Hulk è un po’ la rappresentazione del conflitto interiore portata in superficie.

Un bell’esempio di fumetto supereroistico “complicatamente introspettivo” è indubbiamente X-Factor #87 del febbraio 1993: qui Peter David e Joe Quesada mettono in scena una elaborata seduta psicanalitica fatta ai membri del supergruppo governativo mutante. Il risultato è quello di un racconto, fatto di diversi momenti introspettivi, narrato da una posizione di semi-sogettiva in cui il lettore è posto vicino, o alle spalle, del deus ex machina  rappresentato da uno psicanalista che non viene mai inquadrato se non alla fine dell’albo.

“Per complicare una storia lo sceneggiatore costruisce progressivamente il conflitto portandolo alle sue estreme conseguenze. E questo è già abbastanza difficile. Ma la difficoltà aumenta con progressione geometrica quando portiamo la storia dalla semplice complicazione alla complessità […] per raggiungere la complessità lo sceneggiatore mette i propri personaggi in conflitto a tutti e tre i livelli dell’esistenza, spesso simultaneamente” (Robert McKee – Story)

Stando a queste definizioni Cecil Castellucci e Marley Zarcone in Shade hanno quindi realizzato una storia complessa che coinvolge tutti e tre i livelli del conflitto. Ovviamente non si tratta di un caso unico o raro ma è esemplare in quanto riescono a presentare tutti e tre i livelli in due sole pagine. 

Seguendo quanto fatto presagire dalla pagina mostrata sopra (Fig 1) la realtà scolastica, intesa come l’istituzione vera e propria, si rivela essere un mondo ostile (conflitto extra-personale) che travolge Loma, anche letteralmente nell’ultima vignetta, sballottandola senza che lei possa opporvisi.

“Alcune cose non cambiano mai, anche in una vita che non hai vissuto. Fai del male a chi ti sta intorno. Non ci puoi fare niente. Ci sono molte facce da raccattare dalla memoria di qualcun altro. Ma non ci sono sentimenti. Non li conosci. Sono persone completamente nuove.”

In queste due pagine, comprensibilmente, i conflitti personali sono dominanti: il primo incontro con le compagne/nemiche di Megan e con il suo fidanzato è carico di un’enfasi sottolineata dal registro grottesco adottato dalla Zarcone nella prima tavola. Loma, non avvezza alle emozioni così intense, si ritrova travolta da gesti e sguardi che non capisce e la sua reazione alle avances di Wes rende subito chiara la qualità del conflitto interno vissuto dalla protagonista.

Si spalanca un divario tra la protagonista e la realtà: non sa nulla della sua nuova vita, della persona di cui ha preso il posto, delle sue relazioni e del suo posto all’interno della società. Non conosce neanche le convenzioni dell’ambiente stesso in cui si trova. La scoperta di questo divario fa sì che Loma decida di compiere un’azione (che diventeranno poi una serie di azioni man mano che la storia si complica) per colmarlo e tornare in qualche modo a una situazione normale.
In due sole tavole le autrici hanno dipanato davanti ai nostri occhi tutta la complessità che la loro storia vuole affrontare e in quelle precedenti ci hanno già avvisato che ciascuno dei tre livelli di cui abbiamo parlato verrà portato alle sue estreme conseguenze.

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