Storytelling - John Byrne e la nascita degli Alpha Flight

Storytelling – John Byrne e la nascita degli Alpha Flight

LOGO_reloadedJohn Byrne è stato uno degli autori più influenti e importanti del mondo dei comics negli anni ’80: la sua incredibile produttività, combinata alla capacità di rivitalizzare le serie affidategli, lo hanno reso uno degli autori cardine del decennio.
È stato probabilmente la prima superstar vera e propria del mondo del fumetto americano e, assieme ad altri colleghi de Lo Spazio Bianco (Marco D’Angelo e David Padovani), abbiamo deciso di creare questo mini-speciale dedicato al suo settantesimo compleanno.

Qui cerchiamo di individuare quegli elementi che hanno portato Alpha Flight a essere un punto di svolta determinante nell’approccio alla narrazione di questo prolifico autore.

Alpha Flight #1 esce nel Giugno del 1983, a distanza di quattro anni dal suo debutto sulle pagine di X-Men #120/#121 per mano del duo Claremont/Byrne. Sebbene Vindicator e soci avessero ricevuto parecchi consensi nelle loro comparsate sulle altre testate Marvel, non fu facile convincere Byrne – autore di origine britannica ma cresciuto in Canada – ad accettare di realizzare una serie sul supergruppo: in più di un’intervista l’autore ha dichiarato di non essere mai stato particolarmente fan di Alpha Flight in quanto non si trattava di una creazione di Stan & Jack.
Per il Byrne dei primi anni 80 questa era una mancanza determinante: due anni prima del lancio di Alpha Flight aveva preso in mano le redini di Fantastic Four improntando la sua run attorno al concetto del “Back to Basics” (“ritorno ai fondamentali”) e in questo preciso momento storico la cifra sua stilistica era caratterizzata dalla sua capacità di tornare alle origini dei personaggi per rinnovarne la forza. Un gruppo “nuovo” come gli Alpha Flight non gli avrebbe permesso di procedere in questa direzione.

Nonostante questo fatal flaw Byrne riuscì comunque a trovare una chiave di lettura adatta al gruppo canadese, costringendolo a trovare alcune soluzioni che avrebbe poi riutilizzato nel corso della sua fortunata carriera. I primi 12 albi della serie sono un perfetto esempio di come possa dare credibilità a un gruppo che fino a quel momento non aveva storia, scopo e avversari: personaggi in costume privi di una identità tridimensionale vera e propria.

Alpha Flight 1Restando nel solco della tradizione dei “supereroi con superproblemi” inaugurata da Stan Lee, Byrne decide di caratterizzare i suoi Alpha Flight mettendo in luce gli elementi che li rendono maggiormente vulnerabili trattando anche tematiche che al tempo non trovavano spazio nel  fumetto di supereroi: Aurora soffre di un disturbo mentale che la porta ad avere una doppia personalità, Northstar è il primo supereroe apertamente omosessuale della storia della Marvel, Puck è affetto da acondroplasia e vive costantemente nel dolore fisico, e così via.
Byrne dà a ognuno dei protagonisti, e al gruppo stesso, il “trattamento Peter Parker”: una origin story lunga 12 numeri che mostra una struttura fino ad allora abbastanza inedita.

Meat & Potatoes

Nel primo albo di Alpha Flight lo scrittore ci mostra il gruppo subito in azione: Byrne struttura un albo autoconclusivo che assolve al compito di introdurre ai lettori tutti i protagonisti della serie e che abbia l’immancabile battaglia contro il cattivo di turno.
La splash page di apertura è tanto semplice quanto funzionale nella sua capacità di offrire gli elementi necessari alla comprensione del lettore:

Alpha Flight 01

Alpha Flight #1

Guardian (che in questo momento porta ancora il nome di Vindicator), solitario e a testa bassa, all’interno di un complesso in fase di evidente smantellamento: l’inquadratura dall’alto e la sproporzione delle dimensioni (piccolo lui ed enorme l’edificio) restituiscono il senso di ineluttabilità sottolineato dalla didascalia “siete testimoni della fine di un sogno”. La storia di Alpha Flight inizia con la sua fine, l’ideale per Byrne per poter cominciare da zero con il suo progetto.

A questa prima tavola fanno seguito delle pagine riassuntive, quelle che oggi chiameremmo “spiegoni”, che hanno lo scopo evidente di ricapitolare quanto successo finora al lettore che si approccia per la prima volta a questi personaggi. Questa dinamica è una costante che caratterizza ogni singolo albo: Byrne ha l’urgenza di ripetere e riassumere quanto visto precedentemente.
Quello che ai giorni nostri viene visto come un’eccessiva ridondanza al tempo era una necessità fisiologica dettata dal mercato: negli anni 80 il pubblico dei comics era sensibilmente più giovane di quello odierno e difficilmente aveva modo di procurarsi gli arretrati. Gli acquisti erano casuali e spesso si ricorreva alla strategia dello scambio di fumetti – “io ho un po’ di Alpha Flight e li scambio col mio amico che ha una dozzina di X-Men” e così via – in questo modo le letture erano spesso frammentate e i lettori necessitavano di questi riepiloghi per avere le nozioni minime alla fruizione dell’albo.

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Alpha Flight #1

È un tipo di approccio che gli statunitensi chiamano “meat and potatoes”, ovvero semplice e funzionale: James guarda letteralmente verso le tre vignette orizzontali che descrivono i team Alpha, Beta e Gamma Flight in cui vediamo sia i futuri compagni di Guardian che i suoi prossimi nemici.
Mantenendo la composizione della pagina ordinata Byrne crea una sorta di infografica che assolve al doppio scopo di riassumere visivamente la struttura del Dipartimento H e di gettare i semi della storyline che troverà il suo epilogo con il dodicesimo numero.

Anche la presentazione del primo villain è estremamente letteraria e descrittiva:

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Alpha Flight #1

Va sottolineato come alla sovrabbondanza di testo non corrisponda una quantità di informazioni significativa all’identificazione del personaggio, conosciamo solamente il suo intento vendicativo che si manifesta nelle pagine successive. Presentando la minaccia incombente nei suoi tratti essenziali e rimandando le spiegazioni al prossimo futuro, Byrne riesce sia a dare un immediato scopo al gruppo – creando così un nemico che gli permetta di allestire una grandiosa sequenza di azione –  che a gettare i semi per una storia a lungo respiro, in modo da “agganciare” il pubblico alla serie convincendolo a seguirla anche nei mesi a venire.

È interessante notare come Byrne utilizzi le successive 14 pagine per presentarci i vari componenti di Alpha Flight cominciando a inserire elementi di caratterizzazione psicologica e di background: la struttura del primo albo sintetizza e anticipa la logica con cui l’autore ha impostato la narrazione dei numeri successivi.

Azione e storytelling ‘subliminale’

Con la comparsa della minaccia vera e propria assistiamo a un cambiamento nella gestione della pagina.

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Alpha Flight #1

Per la prima volta Byrne abbandona la griglia lineare adottata fin qui per sottolineare la connessione tra la creatura gigantesca che emerge dal terreno e il cadavere semidecomposto dell’uomo visto precedentemente; la messa in scena ha uno scarto in fase di esposizione che, seppur minimo, ha un impatto decisivo sul ritmo e sulla percezione da parte di chi legge. È come quando in un film horror cambia la musica di sottofondo: lo spettatore capisce che sta succedendo qualcosa di rilevante.

È proprio nelle pagine che mostrano lo scontro tra gli Alpha Flight e Tundra che Byrne concede più deroghe alla struttura altrimenti più rigida mostrata nel resto dell’albo.

L’obiettivo di queste pagine, oltre a quello di intrattenere, è chiaramente quello di mostrare il gruppo in azione per attestarne l’efficacia e la necessità: gli attacchi portati singolarmente dai vari componenti di Alpha Flight si dimostrano fallimentari e il nemico viene sconfitto solamente a una strategia coordinata di gruppo. A sottolineare questa dinamica Byrne, nell’ultima pagina, utilizza uno stratagemma che potremmo definire subliminale: la sequenza che mostra fine dello scontro, in cui i nostri eroi hanno finalmente successo, è sovrastata da una vignetta in cui, per la prima volta in tutto l’albo, tutti (o quasi vista la mancanza di Puck) i componenti di sono Alpha Flight compresenti. È la rappresentazione plastica e inequivocabile del teorema esposto nelle pagine precedenti.

Da Micro a Macro

La struttura del primo numero di Alpha Flight si riflette nello svolgimento dei successivi undici numeri: quanto visto in queste 38 pagine viene riproposto su larga scala nell’arco di un anno di pubblicazioni.
Negli albi successivi Byrne decide di approfondire i singoli personaggi e il contesto in cui si muovono: i numeri dal #2 al #4 – pur coinvolgendo tutti i componenti del gruppo – sono incentrati sul personaggio di Marrina, il #5 è un’avventura in solitaria di Puck, il #6 ci mostra Snowbird in azione, i numeri #7 e #8 approfondiscono il legame tra Northstar e Aurora mentre il #9 e #10 vedono Sasquatch protagonista.
Ogni albo presenta inoltre una storia di appendice ambientata nel passato del gruppo: origini, arruolamento nel Dipartimento H ecc…
Un fumetto su Alpha Flight senza Alpha Flight: lo scopo è evidentemente quello di dare spessore ai singoli personaggi prima ancora di inserirli in un contesto corale.

Si arriva infine ai numeri #11 e #12: molto di quanto seminato nel corso dei mesi precedenti trova il proprio compimento nello scontro con Omega Flight.

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Alpha Flight #11

Con un’operazione di marketing degna di George R.R. Martin viene annunciato che nel numero #12 qualcuno morirà: l’uso della morte come traino per le vendite di un albo a fumetti non è ancora una consuetudine, tutt’altro, e al tempo questa campagna pubblicitaria non poté fare a meno di generare parecchie discussioni nel mondo dei comics.

Ma dietro alla trovata commerciale c’era una necessità narrativa solida e studiata: Alpha Flight aveva bisogno del suo momento alla Spider-Man, serviva un evento paragonabile alla morte dello Zio Ben che desse motivazioni e scopo a un gruppo di singoli individui che avevamo imparato a conoscere nel corso dei mesi. Serviva il dramma, qualcuno doveva morire, e quel qualcuno non poteva che essere che il personaggio meno interessante della serie (a detta di Byrne) ovvero Guardian.
La sequenza della morte di James Hudson è una di quelle che sono rimaste scolpite nella storia del fumetto supereroistico:

Con un unico colpo di mano Byrne riesce a fissare un cardine nella formazione di Alpha Flight e a dare una vera e propria origin story a Heather Hudson (una delle tante donne forti che hanno caratterizzato le storie di John Byrne).

Cenni di Stile

Parlare dello stile di Byrne, delle sue qualità di narratore per immagini, non è semplice: come visto sopra, le sue tavole offrono pochi spazi a composizioni ardite o a “effetti speciali” di sorta; è uno di quei disegnatori che preferisce nascondere la struttura per portare in primo piano la storia raccontata.
Byrne cresce in Inghilterra leggendo le vignette di Carl Gyles sul Daily Express, I Thunderbirds di Frank Bellamy e il Dan Dare di Frank Hampson per poi trasferirsi in Canada e passare così ai supereroi di Dick Sprang, Steve Ditko, Jack Kirby (soprattutto quello degli anni 60 in Marvel) e Neal Adams: l’influenza di questi disegnatori – soprattutto degli ultimi due –  è particolarmente evidente nella commistione di classicità e spinta verso l’innovazione che caratterizza il suo stile.

La tavola sottostante ad esempio mostra quanto il lavoro di Neal Adams, nell’impostazione del layout e nella gestione delle anatomie in movimento, sia stato centrale nella formazione artistica di Byrne.

 

È indubbio poi che gli studi accademici all’Alberta College of Art and Design abbiano contribuito a imprimere una certa spinta sperimentale a certe sue soluzioni: nelle sue interviste Byrne non cita Gianni De Luca tra le sue influenze ma le vignette qui sotto sembrano mostrarci che in qualche modo abbia conosciuto il lavoro del disegnatore del Commissario Spada.

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Alpha Flight #5

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Alpha Flight #12

Al di là di queste trovate creative e di sicuro effetto – sulle quali ha poi basato la sua memorabile run su Sensational She-Hulkgran parte dell’efficacia narrativa dello storytelling di John Byrne risiede nell’attenzione con cui costruisce la composizione all’interno delle vignette e nelle relazioni che intesse tra loro all’interno del multiquadro della tavola.
Grazie a una sapiente gestione del linguaggio del corpo l’autore riesce a inserire informazioni chiave sulla psicologia de personaggi e sulle relazioni tra gli stessi.

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Alpha Flight #1

In questa tavola ad esempio vediamo come le reazioni praticamente identiche (sorriso più o meno forzato e busto protratto all’indietro) dei due gemelli Beaubier all'”attacco” del gruppo di studentesse evidenzino il legame e le similitudini tra Northstar e Aurora suggerendo alcuni tratti dei rispettivi caratteri.

Il trittico di vignette che vede la mente di Mastermind andare in frantumi dopo aver scrutato dentro la borsa mistica di Sciamano sottolinea l’importanza della gestione del segno, che dosa spessore e tratteggio, utilizzato sia in funzione espressiva che narrativa.

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Alpha Flight #12

Qui Byrne, probabilmente, si è limitato a fotocopiare e ingrandire la prima vignetta ma l’effetto drammatico conferito dall’inspessimento del tratto è più efficace delle sette didascalie ricche di testo a corredo della sequenza.
Allo stesso modo Byrne gestisce la quantità di tratti e di dettagli all’interno delle vignette sia in funzione ritmica che di valore andando a richiamare l’attenzione del lettore su determinati elementi della composizione.

Nella prima pagina la sovrabbondanza di dettagli e tratti forza il lettore a rallentare la lettura in modo da farlo entrare in sintonia con il momento riflessivo raccontato, l’inquadratura si stringe su Sciamano e nell’ultima vignetta l’occhio è naturalmente chiamato a soffermarsi sul volto consunto del personaggio.
Nella seconda pagina invece gli sfondi sono ridotti al minimo, quando non esistenti, e il loro unico scopo è quello di posizionare i personaggi in relazione allo spazio che occupano: tutta l’attenzione è richiamata sull’azione, e sui suoi protagonisti, e il ritmo è incalzante.

Quanto detto finora (e si potrebbe star qui ad annoiarvi per altre decine di migliaia di battute) evidenzia quanto il fatto di essere stato “costretto” a lavorare ad una serie che non esercitava nessun fascino su di lui abbia permesso a Byrne di crescere come autore completo, forzandolo ad uscire dal binario del Back to Basics che si era in qualche modo autoimposto e spronandolo verso nuove prospettive e soluzioni narrative.
Esemplare in questo senso, e riassuntiva di quanto scritto finora, è la sequenza del funerale di James Hudson con cui si apre il tredicesimo numero.

Lo speciale su Byrne continua con:
ESSENTIAL 11 – Le più belle serie e storie di John Byrne

È UN UCCELLO, È UN AEREO, NO… È JOHN BYRNE!