Esce il 19 febbraio, per Alessandro Editore (Editoriale Cosmo) un nuovo volume a fumetti adattato da Lovecraft: “Gli orrori della Miskatonic University”.
All’inizio di questo mese, il 2 marzo 2018, è scomparso Gillo Dorfles, il decano della critica d’arte italiana, alla veneranda età di 107 anni. Dorfles era infatti nato nel 1910, in quella Trieste mitteleuropea che vedeva fiorire in quegli anni intellettuali del calibro di Italo Svevo e Umberto Saba (anch’essi fra l’altro, come lui, con radici ebraiche), e dove si laurea in Psichiatria. Attraversando tutte le epoche della storia dell’arte del Novecento, il suo ruolo critico acquisì sempre maggiore autorevolezza. Nell’immediato dopoguerra, nel 1948, prese parte attivamente al MAC, il Movimento per l’Arte Concreta, fautore di un astrattismo liberato da
Su questo blog interno de Lo Spazio Bianco mi occupo del rapporto tra fumetto e letteratura: in prevalenza, mi sono concentrato sul tema degli adattamenti letterari a fumetto, ma il rapporto naturalmente va oltre questa prima forma più ovvia (su questo tema, rimando all’introduzione del blog, qui). L’uscita de La fine della ragione di Roberto Recchioni, primo titolo prodotto dalla neonata collana Feltrinelli Comics, rientra in questo caso più esteso, ed è uno degli apici di quel movimento di sdoganamento del fumetto nell’ambito letterario: un processo in corso da molto tempo, ma complessivamente, almeno in Italia, non ancora del tutto
Giorgio Strehler. Un fumetto da tre soldi (2018) è un fumetto sceneggiato da Davide Barzi e Claudio Riva, e disegnato da Alessandro Ambrosoni e Lucia Resta (che disegna i tre epiloghi; la cover invece è di Alberto Locatelli) per la BeccoGiallo. Una biografia a fumetti, nella linea che identifica tale casa editrice, che però si avvicina al tema del presente blog dato che va a toccare, come piuttosto evidente fin dal titolo, una contaminazione tra fumetto, teatro e letteratura. Si tratta, infatti, dell’autorevolissimo adattamento operato da Giorgio Strehler sulla prima grande opera di Bertolt Brecht, L’opera da tre soldi (1928).
Davide Barzi è meritoriamente responsabile di aver adattato a fumetti due importanti autori del canone letterario. L’opera più vasta è il cospicuo adattamento integrale del Mondo Piccolo di Giovanni Guareschi a fumetti, un’impresa imponente che Barzi coordina con passione e precisione filologica (sul blog ne avevo parlato qui); altri due autori che ha voluto omaggiare (assieme al disegnatore Francesco De Stena) invece in quest’ultimo numero 63 de Le Storie sono due nomi torinesi, quindi a me – da buon piemontese – campanilisticamente cari. Il primo è evidente fin dal titolo: Cesare Lombroso, il padre della moderna criminologia (di recente citato
Il Gran Guinigi è, come noto, il premio del fumetto associato a Lucca Comics, la principale manifestazione fumettistica italiana. Quest’anno (vedi qui) è stato assegnato il premio per il miglior graphic novel a Ghirlanda del disegnatore Lorenzo Mattotti sui testi di Jerry Kramsky, opera raffinata e complessa di indubbia grande potenza (vedi qui la recensione di Guglielmo Nigro per Lo Spazio Bianco). L’occasione è utile per ricordare un importante lavoro in cui Mattotti e Kramsky si sono confrontati con l’adattamento di un’opera letteraria a fumetti, che è il tema di cui tratta questo blog. Nel 2002 è infatti uscito per Einaudi un
Asterios Polyp (2009) di David Mazzucchelli non è un adattamento letterario. Si tratta della prima opera lunga come autore completo del disegnatore (numerosi invece i racconti, di cui abbiamo parlato qui), autore noto innanzitutto per due tappe importanti della riscrittura del supereroico operata da Frank Miller sceneggiatore: Devil: Born Again (1986) e Batman: Year One (1987), negli anni del Dark Knight (1986), dove Miller era autore completo. In seguito Mazzucchelli aveva abbandonato tale percorso, passando a un fumetto più autoriale e all’illustrazione, e adattando anche La città di vetro (1994) di Paul Auster. Asterioso Polyp non è quindi un adattamento letterario: ma è
Il "Poema a fumetti" di Buzzati è una delle opere cruciali del medium: un lavoro che nasce anche da un profondo rapporto dell'autore con il fumetto seriale, e che sul seriale (oltre che sul romanzo grafico) avrà una grande influenza.
In questi giorni in cui si palesano le candidature per il Premio Carlo Boscarato, l’autorevole premio fumettistico legato al festival di Treviso (città di cui Boscarato, naturalmente, era originario) mi pare interessante accennare al lavoro del disegnatore trevigiano che ha ispirato il suddetto concorso; con particolare riferimento, naturalmente, all’adattamento letterario a fumetti che è il tema di questo blog “Come un romanzo”. Boscarato, classe 1926, aveva esordito sulla stampa cattolica dell’immediato dopoguerra, e in particolare sul glorioso Vittorioso postbellico, per cui lavora dal 1948 fino alla chiusura nel 1967. Dall’anno seguente passa sul rinnovato Giornalino, testata cattolica dei Paolini di