"Collezione di sabbia": Calvino e i fumettisti dell'800.

“Collezione di sabbia”: Calvino e i fumettisti dell’800.

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La gentile Chiara Cvetaeva, che tra i suoi molteplici interessi letterari si intende con passione anche di fumetto, mi ha segnalato un intervento di Italo Calvino nella raccolta di saggi “Collezione di sabbia” (1984). Si tratta di interventi preesistenti, ma qui assemblati in una nuova veste. Di Calvino e delle sue tangenze col fumetto avevo già parlato qui, ma questo saggio, che non avevo considerato in quella sede, è ricco di spunti interessanti in tutte le sue sezioni, anche per il discorso che ci interessa. Non si parla apertamente di fumetto, ma si indaga un certo corteggiamento tra testo e immagine, con riflessioni che possono valere anche sul medium che ci interessa.

Ad esempio, “Un romanzo dentro un quadro” indaga il tema della descrizione letteraria e critica di quello che è contenuto in un dipinto, che implicitamente vi conferisce una sottile dimensione narrativa: solitamente associamo lo scorrere del tempo nel fumetto alla sequenzialità, ma già Scott McCloud ci avverte che il problema è più complesso, e già il singolo “quadro” fumettistico ha una sua temporalità (resa dal dialogo, ma non solo).

Altro saggio interessante è quello sul protofumetto della Colonna Traiana, che Calvino indaga nell’articolo omonimo. Calvino si rivela lettore attento della sua sequenzialità, che paragona maggiormente a quella filmica, cogliendo il carattere innovativo con cui Traiano vuole auto-celebrarsi all’apice dell’impero.

Il pezzo forse più interessante è quello relativo a “Scrittori che disegnano”. Calvino prende a pretesto una mostra sugli schizzi del gotha letterario ‘800 per ragionare sul “grafismo dipinto” di molti autori letterari.  Calvino sottolinea come col proto-romanticismo, a fine ‘700, il saper disegnare almeno come appunto visivo diviene parte integrante della cultura del giovane letterato (aggiungo: probabilmente in connessione, anche, con la nascita del Grand Tour, per prendere un appunto visivo delle meraviglie classiche osservate dal vivo).

La cosa viene ricondotta da Calvino al fascino per “l’opera d’arte totale” che si promana dall’area germanica, con Novalis che la teorizza e Hoffmann che la mette in pratica, con la sua attività di pittore e scrittore insieme. Victor Hugo, di cui di recente abbiamo recensito la trasposizione fumettistica dei Miserabili, è uno dei più abili in questo bozzettismo, con “suggestivi inchiostri di città fantomatiche e di paesaggi spettrali” che suggeriscono paralleli con i lati più gotici delle sue opere, quali “Notre Dame de Paris”.

Grottesco e macabro Theopile Gautier, mentre George Sand è molto brava: “paesaggista a matita e all’acquerello, almeno in un gruppo di vedute di montagna verde-grigio e marrone chiaro riesce a trasmettere qualcosa d’insolito: una desolazione ispida, stagnante, minerale”.

Alfred de Musset viene addirittura definito “precursore delle «comic stripes». Il «figlio del secolo» romantico componeva per divertimento suo e di amici e familiari delle storie a vignette con personaggi noti caricaturati; qui ne sono esposte due serie complete.” In effetti l’autore, nato nel 1810, potrebbe rivaleggiare con Topffer che inventa tale nuovo medium a partire dal 1831: anche se, naturalmente, Topffer poi lo pubblica, lo stampa, lo vede tradotto (legalmente e illegalmente) nel mondo, inclusi gli USA dove le sue opere, nel 1842, inaugurano la futura tradizione del fumetto.

Calvino ne descrive con gusto uno dedicato a Pauline Garcia, contesa tra Musset e un altro pretedente (una classica trama alla Topffer, come si può intuire), in cui anche George Sand appare come personaggio; Calvino esalta il gusto grafico di tale proto-comic e sviluppa già lui, con notevole intuizione, il parallelo topfferiano, collegandosi anche ad Edward Lear, che negli stessi anni dà origine al Limerick illustrato (il cui gusto ritorna specie nel primo fumetto italiano, con le sue poesiole in ottonari a rima baciata).

Calvino compie poi un’ampia carrellata degli autori visti in mostra, dove parla nuovamente di “fumetto” per le lettere illustrate di Mallarmé. Si aggiunge a tutto ciò il fatto che, valicata la metà del secolo, il sorgere del naturalismo porta a una nuova attenzione per la rappresentazione “fotografica” del reale, cui si avvicina più il pittore che lo scrittore.

Calvino conclude citando i De Goncourt:

«Che felice mestiere quello del pittore, paragonato a quello dell’uomo di lettere!» si legge nel Diario dei fratelli Goncourt in data 1o maggio 1869. «All’attività felice della mano e dell’occhio nell’uno corrisponde il supplizio del cervello nel secondo; e il lavoro che per l’uno è un godimento per l’altro è una pena…»

Una considerazione critica interessante, quella colta da Calvino: perché mostra come seminalmente, fin dal suo inizio, il naturalismo (e poi, da noi, il verismo), nel loro aspirare a una verità oggettiva e scientifica del reale provino una seduzione verso il “racconto per immagini”. L’invidia dichiarata è per il pittore. Ma è un pittore implicitamente fumettista, in grado di narrare con i suoi quadri, quasi come quel William Hogarth che è un’altra tappa importante del proto-comics.