Esce il 19 febbraio, per Alessandro Editore (Editoriale Cosmo) un nuovo volume a fumetti adattato da Lovecraft: “Gli orrori della Miskatonic University”.
Dato che ho aperto questo blog nel trentennale di Dylan Dog, ho deciso di dedicare alcuni post agli adattamenti letterari contenuti nel fumetto (i primi due articoli qui e qui). Uno degli albi a cui sono più affezionato è il numero 60, Frankenstein!, anche perché sulla sua prima ristampa apparve l’unica lettera che ho inviato alla testata, contenente una parodia orrorifico-dylandoghiana del San Martino di Carducci (letteratura e fumetto, anche qui). Il “Frankenstein” (1818) è poi un’opera particolarmente rilevante nel suo valore seminale. La sua composizione è del 1816, l’anno seguente al congresso di Vienna, che nel 1815 segna l’avvio dell’età contemporanea:
L'adattamento del Romeo e Giulietta è il terzo e ultimo lavoro di Gianni De Luca su Shakespeare, in cui si consolidano le innovative soluzioni grafiche ideate dall'autore.
In uno degli scorsi post mi è capitato di parlare della Tempesta di Shakespeare nell’adattamento di Gianni De Luca, l’avvio di una trilogia shakespeariana che è uno dei pilastri del fumetto moderno, non solo per quanto riguarda l’adattamento letterario e teatrale, ma anche per le soluzioni grafiche che ha introdotto. Il recente adattamento amletico di Giorgio Salati per Topolino, in una chiave totalmente differente e comica, mi dà l’occasione di parlare anche del secondo lavoro shakespeariano di De Luca: le due opere sono in effetti state anche affiancate in una mostra su Shakespeare a fumetti, di cui costituiscono in effetti
Topolino 3184, in edicola dal 30 novembre 2016, presenta in copertina Il principe Duckleto, una storia di Giorgio Salati per i disegni di Paolo De Lorenzi, che firma anche la copertina dell’albo (colori di Max Monteduro). Salati (che qui su LSB ha un bellissimo blog) si è scelto un tema impegnativo, perché Amleto è l’opera simbolo di Shakespeare; Amleto con il teschio di Jorick in mano è il simbolo stesso della tragedia shakespeariana, anzi della Tragedia tout court. La difficoltà sta anche nell’adattare una delle sanguinosissime tragedie shakespeariane in un ambito, quello della Disney moderna, dove i riferimenti macabri vanno smussati ancor più che
Il 19 novembre 2016 è scomparso, a 93 anni, Gino Gavioli, tra i più importanti decani del fumetto italiano. Gavioli è già stato ottimamente ricordato qui da Marco D’Angelo; se aggiungo qualche riga su questo altro blog è perché, tra le altre cose, Gavioli è stato un maestro dell’adattamento letterario a fumetti, nelle sue opere per il Giornalino. Nato nel 1923, si diploma a Brera nel 1940. Dopo la guerra, col fratello Roberto fonda nel 1953 la Gamma Film, pioniera dell’animazione italiana, con cui realizza vari importanti cartoon del nascente Carosello. La TV italiana è dell’anno successivo, il 1954; Carosello arriva nel 1957, contribuisce al successo televisivo
La tempesta (1610 c.) di Shakespeare è considerata l’ultima opera del massimo autore inglese, in qualche modo con anche una valenza di testamento spirituale. Nell’ambito dell’adattamento fumettistico, specialmente italiano, La tempesta è anche il primo di tre adattamenti shakespeariani realizzati da Gianni De Luca, un maestro del fumetto italiano che andrebbe forse riscoperto. De Luca era nato a Gagliato, nei pressi di Catanzaro, nel 1924, si trasferisce a Roma con la famiglia nel 1933. Frequenta poi l’artistico e quindi avvia architettura, per poi interrompere e dedicarsi all’illustrazione e al fumetto. Nel 1947 inizia la sua collaborazione col Vittorioso, storico giornale a fumetti di ispirazione cattolica; nel
Un’analisi dello Zorro di Alex Toth. “Sendo adunque uno principe necessitato sapere bene usare la bestia, debbe di quelle pigliare la golpe et il lione; perché il lione non si defende da’ lacci, la golpe non si defende da’ lupi. Bisogna adunque essere golpe a conoscere e’ lacci, e lione a sbigottire e’ lupi.” (N. Machiavelli, “Il principe”, cap. XVIII). L’edizione integrale dello Zorro (1956-1960) di Alex Toth (1928 – 2006) è un caso di adattamento particolarmente interessante, di recente ripubblicato in questo 2016 da Nona Arte con la traduzione di Fabio Bernabei. A rigore, infatti, questo fumetto non viene affatto