Tecnicamente, cazzate

Ho sempre trovato che uno dei luoghi comuni più sbagliati nel mondo della narrativa fosse che tutte le opere “hanno la stessa dignità”. Ora, cerchiamo di essere onesti, non tutte le opere hanno la stessa dignità. Moccia non ha la stessa dignità di Dante e Twilight non ha la stessa dignità dell’Otello.

Mi dispiace, ma sapete anche voi che non è così. Cioè, non mi dispiace.

Il che non significa che tutti gli autori non abbiano la stessa dignità. Più o meno tutti gli autori della storia umana per creare la loro opera si sono fatti il mazzo, hanno riflettuto, a volte sofferto, molto spesso bevuto grandi quantità di alcoolici e ogni tanto hanno cercato l’ispirazione in modi contorti e antisociali. Insomma, siamo tutti uguali agli occhi di dio e come autori tutti abbiamo la stessa dignità – ossia, a ben guardare, non molta.

Ma le nostre opere no. Non c’è nessuna dichiarazione universale dei diritti delle opere. Da nessuna parte è scritto che “tutte le opere letterarie nascono libere ed eguali in dignità e diritti”.

E questo vale anche per i fumetti, mi dispiace. Cioè, no, non mi dispiace.

Uno dei crucci degli appassionati di fumetti di tutto il mondo è appunto che i fumetti non vengano considerati intellettualmente pari ai romanzi senza disegni. Sono d’accordo, è ingiusto. Uno degli argomenti che questi appassionati portano è che tutte le opere abbiano la stessa dignità. E questa, signori, è una cazzata.

In letteratura nulla ha la stessa dignità di nulla, quindi fatela finita. Tecnica sbagliata, semplicemente.

Cioè, provate a convincere un lettore di Don DeLillo a leggere fumetti a cominciare da Young X-Men, perché tanto tutte le opere hanno la stessa dignità intellettuale. (E provate a proporre Cinquanta sfumature di grigio a un lettore di Alan Moore. No, dai, provateci.)

Eppure sono sicura che l’autrice delle cinquanta sfumature per scrivere la sua opera abbia faticato quanto Moore per scrivere Watchmen. Poi si è trovata con un tomo complessivamente delle dimensioni di Jerusalem che ha la sua stessa identica dignità letteraria… se immerso nel bronzo fuso, lasciato raffreddare e usato come fermaporte. E questo senza aver letto Jerusalem, ovviamente (non è ancora uscito), e mi dispiace se non è una cosa carina da dire. Cioè, no, non mi dispiace.

Ma una volta chiarito che non tutte le opere hanno la stessa dignità manca ancora un pezzo, un pezzetto importante. Tutti i lettori hanno la stessa dignità.

Leggere un’opera dai grandi pregi letterari non fa di voi persone migliori di leggere opere d’intrattenimento. Fa di voi persone diverse, questo è ovvio, ma che siamo tutti diversi non è una grande novità.

Dobbiamo smetterla di colpevolizzare i lettori mentre sosteniamo che tutte le opere hanno lo stesso valore. Per prima cosa è schizofrenico, secondariamente è una carognata, infine è falso.

Tex e L’Aleph sono la stessa cosa, ma se leggi Harry Potter vali poco come persona”. Scusa?

Diciamoci la verità, per quanto dura sia. C’è una storia per ognuno, a ognuno la sua storia. Che sia una storia dall’immenso valore letterario o una cagatella scritta per divertirsi, che ci siano dentro concetti altissimi o vampiri iridescenti, che le frustate vengano somministrate in un francese sublime o in un inglese raccapricciante (scusa, Donatien-Alphonse-François), che la magia sia una metafora o una realtà narrativa.

Le storie non sono tutte uguali, le opere non hanno tutte la stessa dignità, ma ognuno di noi ha il diritto di spaziare, di sperimentare, di accogliere o rifiutare una storia.

Il mondo, per fortuna, è pieno di storie.