È possibile un fumetto di attualità?

È possibile un fumetto di attualità?

Nel mondo della letteratura senza immagini c’è un genere ben preciso che si occupa dell’attualità più stringente: l’instant book.

L’instant book viene scritto, revisionato e stampato in tempi brevissimi, in modo da essere “sulla notizia”. Perché, lo sappiamo, le notizie ormai sono veloci e non c’è tempo per i lunghi lavori di inchiesta.

Alcuni instant book vengono preparati in poco più di una settimana. Il giornalista che li scrive di solito si è occupato in modo estensivo dell’argomento in questione per un giornale o un’emittente televisiva; raccoglie tutti gli articoli che ha pubblicato in merito, li integra con qualche intervista, ci aggiunge un po’ di materiale generico sul tema e si va in stampa quasi senza revisione. Dato che spesso sono libri su casi di cronaca nera, su una cosa gli editori di instant book non risparmiano: le consulenze legali. Se il piatto è abbastanza ghiotto, tuttavia, anche l’accuratezza – o persino la veridicità – dei contenuti passa in secondo piano: le vendite ripagheranno qualsiasi spesa giudiziaria.

Mutuando il nome da questo genere letterario, ultimamente sono nati anche gli instant movie, di solito film per la tv che trattano casi di cronaca recenti. Ovviamente a fare un film ci vuole un po’ di più che a scrivere un libro, per cui la locuzione “instant” è piuttosto relativa.

In ogni caso si tratta di lavori sull’attualità.

E il fumetto?

Realizzare un fumetto non prende certo quindici giorni, a meno che non sia un albo di poche pagine. Per un volume di circa cento pagine, anche correndo come dannati, ti servono almeno quattro mesi. Ma correndo come dannati, eh? Di solito ne servono tra i sei e gli otto.

Questo per dire che è difficile che un fumetto sia di attualità stringente, sempre che l’attualità non continui nel tempo.

Una vignetta di Salvezza, di Rizzo e Bonaccorso

È il caso di due fumetti di attualità molto diversi e usciti quasi in contemporanea: Salvezza, di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso (Feltrinelli Comics) e Sospeso, di Giorgio Salati e Armin Barducci (Tunué).

Il primo è un impressionante reportage sulla migrazione via mare dall’Africa, un tema che tiene banco sui nostri telegiornali ormai da anni e che è stato al centro dell’ultima campagna elettorale.

Che cosa hanno fatto Marco e Lelio? Semplice: si sono imbarcati su una nave di SOS Mediterranée e sono andati a vedere com’è salvare dai flutti centinaia di persone stipate su gommoni instabili. O meglio, mica tanto semplice. Gli autori sono rimasti a bordo quasi venti giorni e hanno aiutato nelle operazioni, documentando tutto.

Una vignetta di Salvezza, di Rizzo e Bonaccorso

Tornati a casa, hanno riportato su carta la propria esperienza (e Lelio – bravissimo come sempre  – sì che ha corso: 5 mesi per 128 pagine), correlandola di tutti i dati che servono a inquadrare il fenomeno, dalle percentuali di arrivi dai vari paesi dell’Africa, alle statistiche sulle morti in mare.

Ne esce un resoconto puntuale, il più possibile oggettivo, che racconta senza sbavature e senza artifici retorici. Una storia così potente, da sola, da non aver bisogno di essere inserita in una cornice narrativa complicata, una specie di diario di bordo ricco di annotazioni, ma povero di riflessioni. Le riflessioni, infatti, vengono lasciate al lettore.

Una vignetta di Salvezza, di Rizzo e Bonaccorso

E mentre gli instant book a cui siamo abituati scavano senza pudore nei fatti più personali di persone che le circostanze hanno già reso vittime, lo sguardo dei due autori di Salvezza è pudico, preferisce non mostrare l’orrore delle prigioni libiche in ogni pruriginoso dettaglio, si ferma un attimo prima di descrivere le violazioni più crudeli subite dai migranti. Capiamo lo stesso. Ne vediamo le conseguenze. Non c’è bisogno di indulgere nei dettagli più crudi, non c’è bisogno di spettacolarizzare le sofferenze altrui, sembrano comunicarci gli autori.

Ed è prezioso, il rispetto con cui Marco e Lelio raccontano l’inesprimibile, perché ci restituisce una dimensione umana che spesso, nei servizi dei telegiornali, va persa.

Una vignetta di Sospeso, di Salati e Barducci

Il rispetto e la delicatezza è forse l’unico punto in comune che Salvezza ha con Sospeso, l’altro fumetto di attualità uscito in questi giorni. Sospeso è un’opera di fiction. Parla di ciò che accade nella mente di un ragazzino vittima di bullismo, ed è una storia completamente immaginaria.

Che sia immaginaria non significa che storie simili non avvengano fin troppo spesso nella realtà.

Martino, il protagonista, è un adolescente normale, con una famiglia imperfetta come un po’ tutti noi; uno che studia, ma ha anche degli interessi extra-scolastici, che frequenta una scuola pubblica simile a quella che abbiano frequentato noi o che frequentano i nostri figli. Non è grasso, non ha un handicap, non tartaglia… non c’è nessun motivo specifico perché i bulli della scuola debbano prendersela con lui. Eppure lo fanno.

Una vignetta di Sospeso, di Salati e Barducci

Questa premessa per dire che Giorgio, giustamente, non ci dà un perfetto capro sacrificale, come in altre opere di fiction. Il nostro protagonista non viene preso di mira per qualcosa di specifico, ma solo perché il bullo qualcuno da bulleggiare lo cerca sempre e attacca chi ritiene più debole di sé, fine del discorso. Gli autori non gli danno giustificazioni, neppure spregevoli come un evidente difetto fisico del bulleggiato.

E Martino non è neppure una vittima passiva. Prova a ribellarsi, ma deve cedere al numero e alla forza di chi lo tormenta. Solo una volta con le spalle al muro si rifugia nell’unico santuario che reputa inviolabile: la sua mente.

Non voglio dire di più. Il fumetto funziona perché ruota attorno a un espediente paradossale: Martino, a un certo punto, sviluppa dei superpoteri. Se fosse un fumetto della Marvel sapremmo già che cosa succede dopo. Il nostro eroe si fabbrica un mantello con le tende della cucina e corre a salvare gli altri ragazzini oppressi dai bulli.

Una vignetta di Sospeso, di Salati e Barducci

Ma Sospeso non è un fumetto della Marvel e questa è fortuna. È un fumetto a volte spietato, spesso spiazzante, sempre focalizzato sulla realtà di un giovane adolescente.

I disegni di Armin completano il quadro: grotteschi, magnifici, da guardare e riguardare. Credo una delle prove migliori di questo autore che spazia tra fumetto, grafica e arte moderna, una delle voci più personali del panorama fumettistico italiano.

Resta la domanda di questo articolo: il fumetto può dedicarsi all’attualità?

La risposta è chiaramente “sì, può”, ma con un atteggiamento diverso da quello degli instant book che troviamo così spesso in libreria. I tempi più lunghi obbligano gli autori ad approfondire, a cercare angolature diverse e a mettere meglio a fuoco quello di cui vogliono parlare, prima di farlo. Credo che sia una preziosa risorsa, in quest’epoca dell’immediato.