Frikis #2: intervista agli autori

Frikis #2: intervista agli autori
"Frikis" è un webcomic di "Ehm Autoproduzioni", creato e scritto da Dario Custagliola, colorato da Francesco Montalbano e illustrato da sei diversi disegnatori, ciascuno per ogni episodio della serie. Lo Spazio Bianco accompagna la pubblicazione del fumetto con una serie di interviste agli autori.

Frikis è il nuovo webcomics lanciato da Ehm Autoproduzioni sul proprio sito che ha fatto il suo esordio il 4 febbraio 2019.
Scritta da , la serie si svilupperà su sei episodi bisettimanali illustrati da sei disegnatori diversi e tutti colorati da .
Lo Spazio Bianco accompagna il fumetto con una serie di “interviste seriali” che, a una settimana di distanza dall’uscita di ciascun episodio, propongono una domanda a testa rivolta allo sceneggiatore, al disegnatore di turno e al colorista, che approfondiscono le tematiche e il lavoro di creazione di questo fumetto.

Stavolta lasciamo la parola a Dario, Fabio Baldolini, Francesco e autori del secondo episodio della serie, Mierda.

ban_2-1_Interviste Nella rete del fumetto Dario, il secondo episodio di Frikis ha una costruzione narrativa molto particolare. Senza troppi spoiler per non rovinare il gusto della scoperta ai lettori, come ti è venuta in mente l’idea come hai applicato il “trucco” alla costruzione della sceneggiatura?
Quello che volevo fare era prendere un concetto in fin dei conti semplice e banale, cioè che il significato delle cose e delle storie cambia a seconda dei punti di vista, e dargli un’incarnazione narrativa e visiva. Frikis, a differenza del mio primo fumetto che derivava da un racconto, nasce sin dal principio come fumetto. Per questo motivo, quando ho cominciato a pensare ai sei episodi mi son detto che ognuno, chi più chi meno, oltre che raccontare semplicemente una storia, doveva in qualche modo esplorare le possibilità narrative intrinseche e peculiari del fumetto.
Negli anni ’90, mentre tutto il mondo era terrorizzato dall’AIDS, i frikis videro in quella tremenda malattia una possibilità: come dicevo, ogni è storia è spesso solo una questione di punti di vista. Allo stesso modo, in questo secondo episodio, il significato che il lettore ne trarrà dipenderà da come lo leggerà, dal punto di vista che adotterà. È un episodio breve, che si legge in pochi minuti, proprio perché spero che i lettori lo leggeranno più volte, anche se magari straniti dalla prima lettura, fino a trovare la “vera” chiave d’accesso. Per me l’intrattenimento è una dimensione che non deve mai mancare in un’opera: il tema di Frikis non è certo dei più facili da digerire, inserire un “gioco” e lanciare al lettore la sfida di “scoprirlo” in un certo senso è anche un modo per inserire dell’intrattenimento.
Per quanto riguarda la realizzazione dell’episodio, anche questa è stata atipica rispetto a quanto faccio di solito. Nella sceneggiatura inviata a Fabio Baldolini, mancavano le didascalie. Questo perché ho voluto scriverle solo dopo aver visto le tavole complete, di tutti i dettagli e i colori, così da poter sfruttare nelle didascalie ogni elemento inserito da Fabio, Antonello e Francesco. In quelle tavole hanno inserito un mucchio di dettagli che potrebbero sfuggire a una lettura veloce, ma che mi sono poi tornati molto utili. Così, una volta ricevute le tavole, le ho stampate, messe su un tavolo, in modo che potessi averle tutte di fronte a me in un unico colpo d’occhio, e ho scritto le didascalie su dei post-it.

Fabio-Baldolini_Interviste Nella rete del fumetto Fabio Baldolini. Classe 1985, dopo studi linguistici si iscrive alla Scuola Internazionale di Comics di Roma. Diplomato nel 2013, inizia il via vai nelle fiere del fumetto tra Italia, Francia e Spagna ma è solo grazie a Facebook che i suoi lavori cominciano a essere conosciuti. La prima pubblicazione è nel volume antologico Mad Max Fury Draw – Scorci dalle terre perdute (mostra/evento organizzata da Sugarpulp) a cui segue quella in Cuore e acciaio (curata da Daniele Statella). Nel 2016 arriva l’esordio a fumetti sulle pagine di Paranoid Boyd,creato da Andrea Cavaletto e distribuito da Edizioni Inkiostro. Nei mesi successivi prende parte al progetto Otto – L’abisso di Castel del Monte, romanzo scritto da Alfredo De Giovanni e illustrato da Baldolini e da Francesca Zamborlini, ristampato nel 2018 dalla casa editrice Gelsorosso. Nello stesso periodo prende parte al progetto Frikis insieme al collettivo di . Attualmente sta lavorando alla cover della nuova collana Black & White di Capitani Italiani (Venezia Comics editore) disegnata da Helena Masellis e Ludovica Ceregatti.

Fabio, come hai affrontato dal punto di vista grafico, la particolare costruzione narrativa scelta da Dario? Dal lato puramente operativo, hai prima disegnato una “linea” del racconto e poi l’altra oppure ti sei mosso pagina dopo pagina?
È stata una sfida piuttosto impegnativa. In primo luogo per la struttura narrativa che prevedeva una gabbia identica di quattro vignette fisse e di uguali dimensioni per tutte le dodici pagine. Solitamente cerco di giocare il più possibile con vignette e inquadrature affinché la gabbia non sia una semplice cornice ma,anzi, uno strumento per scandire un certo ritmo o creare una suggestione in chi legge. Allo stesso tempo, però, l’idea narrativa imbastita da Dario è stata così affascinante da stare volentieri al suo “gioco”senza piangermi troppo addosso.
Nello specifico, per la realizzazione delle tavole, nonostante la narrazione “binaria”, ho voluto comunque approcciarmi come se le vignette fossero normalmente consequenziali cercando, con un gioco di neri, di portare l’occhio del lettore da vignetta 1 alla 2 e così via.
Tutto questo sia per non confondere troppo il lettore ma anche per rendere meno evidente la differenza dei due binari narrativi, già resa in maniera evidente dalla scelta cromatica di Antonello e Francesco. Ho usato questo metodo partendo dalla prima pagina per arrivare, in ordine cronologico, fino all’ultima, senza saltare nessuna tavola o vignetta, per evitare di lasciare in sospeso dettagli o piccoli indizi che sono stati fondamentali per rimettere insieme poi tutti i pezzi che portano al colpo di scena finale.

Francesco e Antonello, al doppio binario scelto come fulcro narrativo del secondo episodio, avete deciso di accoppiare una doppia colorazione – una cromia diversa per ciascuna delle due “linee”. Perché la scelta è caduta precisamente sul contrasto tra toni freddi (blu e viola) e caldi (arancioni e rossi), tutti comunque leggermente desaturati?
La scelta delle due linee di colore da usare è stata dettata dalla storia e dalle scelte di Dario che voleva questa distinzione per indicare due tempistiche differenti. Le tonalità di colore aiutano anche a seguire un diverso senso di lettura, voluto da Dario per questo secondo episodio.

Grazie ragazzi per la disponibilità.
Appuntamento con la seconda intervista a lunedì 11 marzo 2019.

Intervista realizzata via mail a febbraio 2019

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