Cortázar, nel labirinto del postmoderno

Cortázar, nel labirinto del postmoderno
Jesús Marchamalo e Marc Torices realizzano una raffinata biografia a fumetti su un autore eclettico come Cortazar, riuscendo a rispecchiare nella struttura e nel segno del fumetto le particolarità narrative dello scrittore.

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Questa biografia a fumetti di Julio Cortázar (1914-1984), tra i massimi esponenti del romanzo sperimentale contemporaneo, mostra una cura rigorosa nell’attendibilità storica: probabilmente ciò deriva dalla formazione accademica dello sceneggiatore, Jesús Marchamalo (n. 1960), autore anche di saggi accademici sia su Cortazar, sia sulla letteratura del Novecento in generale.

La volontà di precisione storica traspare anche dai numerosi inserti fotografici – viene ad esempio inserita la copertina originale di tutti i libri citati in corso d’opera – e il costante rimando a un’intervista televisiva a Cortazar (1977) come filo conduttore, in modo da riprendere molti concetti dalla bocca stessa dell’autore.

Tuttavia, la rispondenza al dato storico riesce a non sfociare nel didascalismo grazie all’adozione di uno stile non strettamente lineare, una sorta di lunga peregrinazione per i luoghi fisici e letterari cari allo scrittore. La cosa risulta particolarmente azzeccata perché tale stile si ricollega alla tecnica narrativa di Cortazar, come viene chiarito anche nell’episodio iniziale, dove egli descrive il suo girovagare alla ricerca di una locanda inesistente.

In questo ha sicuramente merito anche il disegnatore Marc Torices (n. Barcellona, 1989), illustratore iberico al suo esordio come fumettista. Il disegno è infatti ispirato alle avanguardie storiche, e in particolare al surrealismo, che ha avuto un ruolo determinante nella formazione di Cortazar (come lo stesso fumetto evidenzia, fondante è per lui l’incontro con Oppio del surrealista Jean Cocteau, che lo avvicina anche a Jorge Luis Borges).
Se è più facile – teoricamente: è poi spesso difficilissima la realizzazione pratica – questo espediente nel caso di una vita di un pittore, ove c’è uno stile (o più stili) da riprendere, trattando di uno scrittore la cosa è chiaramente meno agevole. Torices è abile a riprendere vari spunti del surrealismo senza aderire in modo netto a nessun singolo autore.

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Se appare piuttosto sperimentale la scelta del disegno e del colore, altrettanto avviene sul piano del montaggio, ancora una volta con soluzioni avvicinabili a quelle di Cortazar: la griglia non è di primo acchito totalmente sperimentale, ma nel prosieguo del racconto mostra sempre più soluzioni eclettiche che costringono il lettore a soffermarsi maggiormente sulla tavola se vuole cogliere il senso di una variazione.

L’elemento più evidente è l’ampio uso di vignette circolari e semicircolari, che pare ricollegarsi al fatto che Cortazar amava tracciare segni di spirali su fogli, volumi, appunti, in una “circolarità” che è spesso tipica della sua decostruzione del racconto e del romanzo. Un altro aspetto è la frequente presenza di annotazioni “a margine” sulla tavola, nello spazio bianco che circonda le vignette: ulteriore rimando a uno stilema di Cortazar, che era solito annotare maniacalmente i propri volumi.

Anche la frequente fusione di testo e disegno, tipica delle avanguardie, non si rivela solo un vezzo stilistico, ma porta spesso un ulteriore significato. Ad esempio, nel fondamentale incontro con Borges, il balloon copre l’occhio del grande scrittore, celeberrimo bibliotecario cieco di Buenos Aires. Il fumo, infine, che costituisce un tema ricorrente, è certo connesso alla biografia dell’autore, ma diviene anche un gioco sulle convenzioni formali del fumetto, che dai “fili di fumo” usati per le nuvolette di dialogo e di pensiero prende del resto il suo nome italiano.

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Insomma, pur senza diventare una vera e propria “antibiografia” o “controbiografia” a fumetti, l’opera risponde abbastanza bene allo stile di Cortezar. Il suo libro più celebre, Il gioco del mondo (titolo originale Rayuela, 1963), è ad esempio un romanzo combinatorio che può essere riassemblato secondo differenti sequenze, producendo racconti diversi. Sarebbe stata interessante una sperimentazione ancor più azzardata in questo senso, forse, ma è comprensibile che si sia optato per una leggibilità maggiore per arrivare a un più vasto pubblico.
Colpisce invece il fatto che non venga citato – e certo non per imperizia dello sceneggiatore – Fantomas contro i vampiri multinazionali (1975), opera in cui Cortazar tenta una sperimentazione decisamente particolare, inserendo in questo suo romanzo inserti di fumetto che entrano a far parte della narrazione.

In ogni caso, resta un lavoro ambizioso e azzeccato, pagine di una grande seduzione visiva che riescono a essere un ottimo invito alla lettura di Cortazar.

Abbiamo parlato di:
Cortázar
Jesús Marchamalo, Marc Torices
Traduzione di Valentina Grieco
Oblomov Edizioni, 2019
232 pagine, brossurato, a colori – 22,00 €
ISBN: 978-88-85621-82-4

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