Al Davison – The Spiral Cage

Al Davison – The Spiral Cage
Un'opera coraggiosa e unica: il lavoro di Al Davison è di qelli che non si dimenticano facilmente, che toccano il cuore e danno speranza. E che attende ancora una pubblicazione nel nostro paese.
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Active Images, 2003 (Gran Bretagna, The spiral gage, 1990)

The spiral cage è una speranza per il futuro del fumetto.
(Dall’introduzione al volume di )

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AL Davison

Evidentemente in Italia nessuno deve aver preso le parole di Moore sul serio, visto che ad oggi, nessun nostro editore si è preso la briga di tradurre e far conoscere quest’opera bellissima, una delle più importanti del fumetto degli ultimi trent’anni. E si che ne pubblichiamo di roba, e non di rado la facciamo passare per chissà quale opera rivoluzionaria. Forse qualcuno dovrebbe davvero darsi da fare.

Perché quest’opera autobiografica è per molti versi unica, originale nell’impianto narrativo, mai banale; quando si trattano certi temi è facile fare dei passi falsi, ma non è il caso di Al Davison. Quest’autore nel raccontare la sua vita di bambino nato con la spina bifida (difetto genetico che porta ad avere una parte della colonna vertebrale in vista) non si autocommisera nemmeno una volta; racconta la sua vita non facile, dal continuo via vai dei medici che non nutrivano speranze, al tormento dei bulli a scuola e alle difficoltà delle relazioni sociali, ma nel farlo esalta sempre la sua continua voglia di vivere, grazie agli insegnamenti buddisti e al percorso zen intrapreso nel corso della sua vita. The spiral cage racconta di un bimbo che cresce e impara a combattere per sopravvivere e per essere felice. E ci riesce. E io quest’incredibile forza di volontà l’ho vista coi miei occhi.

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Gli incubi del piccolo AL…

Nel 2011 ero a Belgrado quando fui contattato da Alecsandar Zograf (il più importante fumettista serbo) per accompagnarlo ad un incontro con un autore di fumetti inglese, un certo Al Davison. Arrivati all’incontro mi trovai davanti un uomo su una sedia a rotelle che raccontava al pubblico la sua vita, praticamente quello che aveva raccontato in The spiral cage, e lo faceva con una calma di un uomo che aveva raggiunto la serenità, la pace nonostante tutto quello che ha dovuto sopportare a causa della sua condizione.

Dopo aver parlato al pubblico il moderatore dell’incontro ci avvisò che Al Davison ci avrebbe dato una dimostrazione di karate. Io guardai Zograf stranito, domandandogli come poteva un uomo sulla sedia a rotelle praticare mosse di karate. Zograf per tutta risposta mi disse: Beh ora vedremo!. E quando vidi Al Davison alzarsi da solo dalla sedia a rotelle, mantenersi sulle sue gambe paralizzate e respingere i colpi inferti gli da un altro karateka, credetemi rimasi sbalordito da tanta forza di volontà. E quando lessi il libro tutto quello che avevo visto quel giorno aveva un senso.

Davison aveva raccontato una vita che sembrava persa in partenza a cui lui ha inferto una vittoria schiacciante. Al padre che lo considerava un figlio del diavolo, Davison contrapponeva l’amore materno; e a dispetto di tutte le ragazze che lo deridevano, lui trovò l’amore nella sua futura moglie, Maggie. E tutte le difficoltà che ogni giorno si presentavano, Davison le interpretò come delle occasioni per compiere l’impossibile a dispetto di ogni previsione medica e di combattere i propri demoni interiori (rubo questa citazione azzeccata di Marco A. Cappello, l’unico che ha dedicato qualche parola al fumetto di Davison).

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Gli stili di AL Davison: da quello realistico (con influenze underground) a quello infantile.

E anche da un punto di vista artistico, l’opera ha un impatto notevole sul lettore con una varietà di stili che rispecchiano le situazioni narrate da Al; dallo stile più cartoonesco usato per descrivere l’adolescenza, fino ai momenti più drammatici in cui l’autore usa uno stile realistico, dettagliato e fortemente espressivo, per arrivare addirittura ad alcune tavole in cui il disegno è quello infantile. Tutti stili perfettamente bilanciati da Davison che riesce a usare perfettamente, adattandoli ai momenti della sua vita con grande naturalezza e con un’efficacia narrativa che spesso lascia stupefatti.

Ed ecco perché le parole di Alan Moore non sono per niente esagerate quando definisce The Spiral Cage una speranza per il futuro del fumetto; perché Al Davison ci ha dimostrato come raccontare una vita come la sua non debba necessariamente essere sinonimo di tristezza e sofferenza ma soprattutto di positività e speranza.

Davison è nato con un difetto genetico che l’ha costretto su una sedia a rotelle; ma ha saputo rialzarsi alla grande, ha saputo trovare la felicità attraverso un personale percorso interiore. E tutto questo lo ha raccontato in The spiral cage.

Ed ha regalato al mondo dei comics una delle opere più belle e importanti.

Curiosità

Al Davison, oltre ad essere un autore di fumetti, è anche un istruttore di arti marziali e regista. Ha intrapreso la via del buddismo come percorso interiore per affrontare la sua condizione. È vegetariano.

Il regista Paul WS Anderson ha dedicato al lavorato di Al un documentario, The spiral Cage.

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Nonostante le difficoltà della su vita, Al lotta e trova l’amore…

Edizione consigliata

L’ultima in ordine di tempo è quella consigliata ed è la migliore. Vanta una bella introduzione di Alan Moore. Oltre a questa consigliata esiste quella originale uscita nel 1990. Ripeto non esiste ancora un’edizione italiana di questo capolavoro.

 

 

 

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