Sono andato al cinema con un po’ di scetticismo.
Si era parlato così tanto di Coyote vs Acme 
Mi aspettavo quindi una cavolata ammantata di mito a causa della vulgata vagamente complottista “Warner Bros non vogliono che esca questo film”, ma mi sono dovuto ricredere.
È difficile parlare di Coyote vs Acme senza fare spoiler. Il sunto estremo è che in sostanza il film mi è piaciuto, e parecchio.
Girato in tecnica mista (come Chi ha incastrato Roger Rabbit e Space Jam, per intenderci), il concept di partenza – a mio vedere geniale – si rifà a un articolo uscito nel 1990 su The New Yorker.
L’idea è: il povero Wil E. Coyote dal 1949 continua imperterrito a perseguire il suo obiettivo – dare la caccia a Beep Beep – e per fare questo si avvale degli strumenti che acquista dalla ACME (Amazon/Temu ante litteram). Ma spessissimo questi marchingegni hanno qualche malfunzionamento, e il povero canide si spetascia immancabilmente contro una parete del canyon in cui conduce la sua misera esistenza.
Ebbene, ha il signor Coyote tutte le colpe dei propri fallimenti, oppure la famigerata
Strepitosa la sequenza del film in cui vediamo la caverna del povero Wil stipata di invenzioni malfunzionanti, ognuna apparsa in qualche puntata della mitica serie che lo vede protagonista. È proprio in quella caverna, che intento all’ennesimo piano per catturare l’odiato roadrunner – più propriamente Geococcyx californianus – Wil E. Coyote assiste alla pubblicità di uno spiantato avvocato umano (Kevin, in fondo il vero protagonista della storia) che gli apre la mente a un’epifania: fare causa alla ACME!
Naturalmente molta parte della storia è giustamente dedicata alla vicenda umana e alla relazione tra Kevin, avvocatucolo senza più un vero obiettivo nella vita, e mr Coyote, scheletrico canide che non ha altro nella vita se non un unico ossessivo obiettivo. Entrambi ovviamente impareranno l’uno dall’altro.

Il film ovviamente è molto divertente e strapieno di gag slapstick, ma la parte più importante e profonda della storia è legata proprio alle motivazioni che inducono i cartoni animati a dar battaglia alla ACME, e alle dinamiche che portano una compagnia come quella a fare quello che fa. Che non coinvolge semplicemente una colpa individuale, ma origina in un sostrato oserei dire antropologico che caratterizza l’intera società, ormai non solo occidentale ma globale. Una società in cui l’accumulo materiale è l’unica religione di cui siamo tutti fedeli praticanti, e dove di fronte a questo altare siamo disposti a sacrificare senza rimorso gli individui più deboli.
Una storia in cui il cartone animato più sfigato della storia si oppone al Sistema. E ditemi voi se è poco.
“If you’re not paying for the product, you are the product”, disse qualcuno. Non siamo lontanissimi da questo concetto. Nel film c’è persino spazio per un po’ di satira antimilitarista, il che è piuttosto sorprendente in tempi come questi.
Il fatto che questo film sia stato distribuito da una casa di produzione indipendente ha una ragione, immagino.
Si potrebbe pensare che le tematiche affrontate siano piuttosto complesse per un pubblico di bambini, e in effetti in parte lo sono, ma la
Più di questo non posso raccontare perché di non postare spoiler me l’ha chiesto John Cena (dallo schermo). E uno così è meglio non farlo arrabbiare.
Aggiungo solo un’ultima considerazione.
Un altro timore che avevo nei confronti di questo film è “l’effetto nerd” di gettare un personaggio animato nella realtà
La mia domanda era: una volta che Wil E. Coyote apre gli occhi riguardo le malefatte della ACME, sarà la fine della sua vicenda? Smetterà di farsi spedire pacchi difettati al fine di perseguire la sua caccia ossessiva? Non ho una risposta chiara, ma mi sembra che la tecnica mista sia stata la scelta giusta per porre momentaneamente il canide più sfigato dei cartoni nel mondo reale, per poi riportarlo delicatamente nel suo mondo, perdendosi all’orizzonte, al perenne inseguimento del suo personale obiettivo.
Come diceva Schulz a proposito di Charlie Brown: il vero perdente è chi smette di provarci.
