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Intervistando Neal Adams (parte 2 di 4)

Neal Adams Interview - Part 2
Siamo stati gentili ospiti di Neal Adams presso il Continuity Studio a New York per una lunga intervista: questa la seconda parte.
Articolo aggiornato il 11/10/2017

Siamo stati gentili ospiti di presso il Continuity Studio a New York per una lunga intervista. Ci ha fatto dono del suo tempo passando con noi due ore a raccontare delle storie; perché, come ci ha detto, ama raccontare storie, scrivere storie, disegnare storie… Questa è la seconda parte della nostra intervista.

Hai lavorato per la pubblicità. Hai lavorato come illustratore.
Beh, prima di tutto si può dire che lavorare nella pubblicità può essere molto insoddisfacente rispetto a quello che ho appena detto…

Dopo che hai iniziato a lavorare per la DC Comics, hanno iniziato ad affidarti alcune copertine. In che maniera i tuoi lavori come pubblicitario hanno influenzato il tuo modo di realizzare le copertine?Intervistando Neal Adams (parte 2 di 4)
Ho avuto successo nel realizzare copertine perché leggevo la storia e ne tiravo fuori l’idea, per narrarla. Era il modo in cui Norman Rockwell realizzava le copertine per il Saturday Evening Post. Ricordo una delle prime copertine che feci (Superman n. 115, qui a fianco), avevo Superman seduto in un tribunale, su una sedia da testimone e una bambina in piedi, con il giudice che la guardava e lei additava Superman dicendo “Questo uomo ha ucciso mio padre”. Wow, molto drammatico. E l’idea del fumetto, sì era drammatica, forse non così drammatica quanto quella particolare illustrazione ma l’idea era di prendere ciò che c’era nella storia e, più che provare a scioccare la gente con un gran disegno, cosa che ho cercato di fare il più possibile, colpire la gente con l’idea centrale della storia.
È lo stesso con un libro. Se sei un artista abbastanza bravo non sacrificherai mai una buona trovata artistica per il gusto di raccontare una storia perché troverai sempre un modo per renderla artisticamente interessante. Oggigiorno molte copertine dei fumetti hanno una natura iconica e io ho molte difficoltà a disegnare copertine come quelle. Così ho provato a nascondere le impressioni dentro l’idea, così neppure l’editor capisse cosa stessi facendo.

Ho letto che (gli editor della DC) semplicemente non ti facevano sapere che le copertine andavano bene e che avevano ottimi riscontri. Ti dicevano solo di farne un’altra.
Sì, come se fossi stupido. “Non facciamogli sapere che ci sta facendo far soldi”. Beh, ti dirò che il successo delle mie copertine era del tutto atteso e importante. Ed è qualcosa che ha a che fare con il business che gira intorno ai fumetti e che non ha niente a che fare con questa intervista, ma ora te lo spiego.
In quel periodo i fumetti di supereroi erano distribuiti attraverso i distributori locali nazionali, ce n’erano 410 in tutto il paese e questa era la situazione quando arrivai io… e arrivò Jim Steranko , e altri ancora arrivarono, Bernie Wrightson e questa nuova ondata di artisti.
Collezionisti nel paese dovevano andare con i loro furgoncini dai distributori locali, che, come ho detto erano 410.
Sul retro prendevano i fumetti a tre e quattro centesimi (il costo era di dieci) e il distributore li conteggiava come albi distrutti, non venduti. Intervistando Neal Adams (parte 2 di 4) Poi questi prendevano i fumetti e li portavano in un motel o in qualche altro posto e li vendevano agli appassionati di quella zona, che non potevano acquistarli in un’edicola, perché non erano distribuiti e così le compagnie avrebbero detto: “Non capisco,  Green Lantern & Green Arrow sono così popolari ma le vendite vanno male, eppure quando Neal fa una copertina le vendite aumentano del 10%. Com’è questa cosa? Com’è possibile?”. Il motivo per il quale era possibile era che le stesse persone che compravano questi fumetti sul retro di ogni distributore e le vendevano per cinque dollari o cifre simili, erano gli stessi che diventarono i primi proprietari di fumetterie e quello che sarebbe successo era che avrebbero comprato un fumetto di Jim Steranenko, di , di Barry Smith, di Bernie Wrightson, ma se io facevo la copertina non l’avrebbero comprato.
Così ciò che falliva nella vendita normale aumentava di valore del 10%. Così per darti un’idea, prendi un qualsiasi fumetto che consideri un’icona dei tempi, come ad esempio quello con Joker che tiene le carte da gioco con sopra Batman; ne devo aver firmato all’ultima convention a NY cento o duecento copie nuove di zecca. Erano state chiaramente tenute inscatolate e imbustate sugli scaffali di qualcuno fino al momento in cui avrebbe potuto venderle per centoquaranta dollari. E Neal Adams le avrebbe firmate alla tua convention.
È un business molto strano, è il mercato dei collezionisti. Lo stesso principio è quello da cui nasce Forbidden Planet e tutte le altre fumetterie di oggi…

Intervistando Neal Adams (parte 2 di 4)

Parliamo dei tuoi lavori più recenti; sei tornato alla Marvel e alla DC con personaggi importanti (Batman e gli X-Men). Sono chiaramente personaggi di punta. Come è successo?
Beh, abbiamo attraversato una forte recessione, forse l’hai notato. Durante questa recessione il mio Studio (Continuity) ha avuto grandi difficoltà finanziarie. Era da Bush… oddio… devo scusarmi col mondo per George Bush. Era un tizio orribile e se hai mai pensato che gli americani sono un popolo più intelligente di qualsiasi altro devi solo pensare al fatto che l’hanno eletto per una seconda volta. Era pazzo. Stava vendendo il paese… È dura viaggiare in giro per il mondo e tutto quello che fai è scusarti per il fatto che Bush sia un cazzone… comunque, insomma, quello che stava succedendo dipendeva da questa situazione economica… Le agenzie pubblicitarie iniziarono a internalizzare il lavoro e a non darli più ai freelance. Per questo abbiamo attraversato momenti ancora più difficili. Ho dovuto dimezzare il mio budget, semplicemente il 50% per poter sopravvivere. Ho considerato che mentre succedeva tutto questo, i  fumetti stavano in realtà andando meglio, così ho dovuto, come un uomo d’affari, bilanciare. Bé, come ho detto all’inizio, quasi avevo smesso di realizzare fumetti una volta realizzato l’albo di Superman vs Mohamed Alì e poi ho smesso, nonostante li pubblicassi anche io, dicendo “un giorno andrà meglio e ritornerò”.
Tutto quello che ho provato a insegnare a voi ragazzi, alla fine l’avete imparato, e tornerò e ciò che succederà è che le cose andranno meglio anche se andranno peggio nella pubblicità e perciò faccio come la mia carriera agli inizi. Realizzo fumetti. Realizzo pubblicità e in mezzo alle commissioni realizzo fumetti. È una buona formula e poiché i fumetti vanno meglio perché non provare in periodi di stanca coi fumetti e probabilmente oggi sarò anche pagato meglio degli altri perché…

Intervistando Neal Adams (parte 2 di 4)

Direi di togliere il probabilmente…
…perché le cose sono cambiate. Dunque, so come far affari e l’ho sempre saputo da quando ero adolescente, ma quando sono tornato ho fatto affari migliori con gli editori e quindi sono stato pagato di più. D’altra parte per potermi pagare di più dovevano assegnarmi i titoli che valevano di più e certamente sapevano che in qualunque modo mi avessero trattato Batman Odyssey sarebbe rimasto sugli scaffali per anni.
Non c’è dubbio che sarà stampato e ristampato continuamente facendo loro guadagnare un sacco di soldi a prescindere dal fatto che l’abbiano o meno supportato.
E questa (indica il primo numero di “The X-Men”) è una nuova versione delle origini degli X-Men, qualcosa che non si è mai visto prima, una nuova idea per Marvel Comics. Tendo ad ad avere buone idee.

Intervistando Neal Adams (parte 2 di 4)

È più facile lavorare quando si hanno buone idee.
È così, è vero. Entrambi le idee sembrano buone e ho già idee per altre storie probabilmente realizzeranno con me. Mi han pagato bene e quando non faccio questo lavoro preparo pubblicità, di conseguenza il mio Studio va a gonfie vele.
Inoltre partecipo con più assiduità alle convention perché: 1) ho capito come far soldi alle convention e 2) mi sto facendo conoscere ad un’intera nuova generazione…

In effetti è come se tu avessi avuto una interruzione su questi albi di successo. Ma per i quarantenni e cinquantenni resti una icona e il fatto che tu abbia ricominciato a disegnare costantemente…Intervistando Neal Adams (parte 2 di 4)
…è stata una sorpresa.

Voglio dire, sappiamo ora che il motivo non era perché non ti piaceva più disegnare.
No, ho sempre amato fare fumetti e tutto ciò che ho fatto al di fuori di questo mondo l’ho fatto con lo stesso impegno. Se dai un’occhiata al mio sito non vedi le cose che abbiamo realizzato e le nostre animazioni, come dei fumetti, abbiamo progettato attrazioni per parchi giochi…  Ho sempre dato vita a prodotti interessanti a prescindere da dove io sia stato o da cos’abbia fatto. Smettere di fare fumetti per un po’ in attesa che l’industria del fumetto si riprendesse è stata una buona scelta e mi ha permesso di spostarmi e fare altro; ed ora che sono tornato porto con me tutta l’esperienza maturata in questi anni.

Non immagino cosa sia per un ragazzo oggi vedere i tuoi disegni in un fumetto. Forse sei “solo” un altro nome, un “nuovo” nome… Ma per chi ha quaranta anni come me è come tornare indietro di trenta. Ma i tuoi disegni sono nuovi, eppure il Neal Adams di oggi è fresco come agli inizi.
Colgo questa ambivalenza con i fan che sono cresciuti con i miei fumetti, perché quando sono tornato ho ricominciato con i vecchi fumetti, adesso invece sto creando un mix tra vecchio e nuovo…

Intervistando Neal Adams (parte 2 di 4)

È come se ti fossi ibernato per venti anni…
Mi sono solo fatto da parte ma come vedi sono tornato nel mondo dei fumetti con un sacco di cose nuove,  nuove direzioni, cose da sperimentare, provare.
Non è come se non mi sia esercitato durante questo periodo. Da diversi punti di vista sono molto più forte e meglio di allora.
Per esempio, le persone dicono di amare le mie vecchie copertine… Aspetta un secondo, ho realizzato recentemente alcune belle copertine con tutta una serie di varianti per il primo numero di Superman di Quitely (All Star Superman n.01, qui a fianco)

E tutte le copertine degli albi della tua Continuity, anche se hai realizzato magari solo i layout interni…
Ciò che succederà è che riporteremo in vita i nostri personaggi; diventerò presto molto noto e sta davvero accadendo che reintrodurremo i nostri personaggi.

Come decideste di usare il nome “Continuity”?
Dick Giordano era il mio partner al tempo, mi piaceva…  ovevamo decidere come chiamare l’Azienda. C’ho pensato un attimo ed ho proposto Continuity; Dick mi ha chiesto perché Continuity, poche persone conoscono la parola Continuity. Gli ho risposto che da questo momento le persone conosceranno cos’è Continuity perché noi saremo qui ed ovunque. È stato come immaginarsi il futuro, quale sarebbe stato il destino della parola continuity. Nessuno si chiamava così allora e nessuno lo utilizzava come nome; ho pensato che era destinato a diventare grande, continuity. Ed ora tutti vogliono questo nome.
Dick mi ha risposto che era un buon motivo, andava bene.
La verità è che sento che il ruolo dell’artista è quello di sedersi su di una nuvola, di osservare ciò che succede e di andare…se voi permettere che ciò accada …penso sia davvero un buon lavoro, così sono sempre in grado di vedere e capire cosa accadrà dopo. Anche se magari non puoi sempre prevedere cose come gli zombi…(parla del grande successo, ritrovato, del genere zombie, da The Walking Dead in poi…- ndr)

Beh, tutti pensavano fosse un’idea ormai fin troppo sfruttata… Ho visto cosa c’è in giro per l’inzio della terza stagione di The Walking Dead…
Sai perché (hanno successo)? Perché è Halloween.

No, il successo è dovuto al fatto che lì raccontano una storia (in The Walking Dead)…
Beh, i lettori sono sempre alla ricerca di ambientazioni come quelle utilizzate nelle storie di vampiri e di zombi. Quando ho realizzato Batman: Odyssey e ho realizzato l’Underworld dove succedono tutte queste cose… sai quanto grande è destinato a divenire? Hai idea? C’è questa cosa chiamata Hollow Earth (potete trovare maggiori dettagli qui); e ci sono lettori che sono fan scatenati della Hollow Earth. È come per gli zombi; i lettori dicono “Hollow Earth è una cosa ridicola”, naturalmente è un qualcosa di scientificamente assurdo.
Ma vuoi mettere avere un luogo per tutte le civiltà che si sono sviluppate e che riemergono dal passato e tutto il resto…uno scenario per creare nuove storie… wow! È come un libro bianco! È incredibile. Così ho cominciato ad esplorare questa Hollow Earth ed è una cosa fantastica, ti assicuro che sarà il prossimo riferimento dopo gli zombi e sarà una cosa enorme non perché penso sia meraviglioso; è un’idea troppo geniale, ti dico che così sarà, che succederà. Sono l’uomo che predice il futuro.
Quando sono entrato nel campo dei fumetti dicevano non sarebbe durato per un altro anno.
Hai visto la Convention di questo fine settimana (NY Comincon)? 150.000 persone in quattro giorni. E sono numeri destinati solo ad aumentare. In futuro ci sarà una fiera del fumetto, annuale, in ogni città del pianeta.

Intervistando Neal Adams (parte 2 di 4)

Stavi parlando prima degli inizi alla Continuity con Dick Giordano, ma all’inizio vi occupavate di pubblicità non di fumetti… Avete iniziato a realizzare fumetti negli anni novanta, poi qualcosa andò storto…
Ciò che andato storto è stato il comportamento folle dei collezionisti. I nostri affari non andavano bene perché avevo una pessimo cliente che stava mandando all’aria i nostri affari. Poi, realizzammo un prodotto chiamato “Deathwatch 2000”.
Vendemmo 150.000 copie per ognuno dei nostri titoli per tre mesi. Ho fatto un sacco di soldi. Poi accadde che i collezionisti decisero di conservare gli albi dei fumetti nei loro garage pensando che li avrebbero rivenduti 10 anni più tardi a 10 volte il prezzo pagato. In ogni città del paese c’è stato qualcuno che ha fatto questo. Gli albi vendevano milioni di copie; c’è stato un albo che ha venduto quattro milioni di copie solo a supponendo che conservandolo avrebbe fruttato denaro.
Intervistando Neal Adams (parte 2 di 4)Successe perché compravano tutti questi albi, che il fenomeno Image ha fatto in modo che gli autori lasciassero (la Marvel -ndr) per lavorare appunto alla Image e la stessa cosa è andata avanti per quasi cinque mesi fino a quando una domenica qualcuno si è svegliato… ”aspetta un attimo, se io sto comprando questi fumetti e così stanno facendo anche tutti gli altri, come possiamo mai ricavarne dei soldi?”
Il lunedì successivo pensarono: “al diavolo, non farò più questa cosa qui” e tutto è finito. Di colpo. Le fumetterie hanno svenduto interi scatoloni di fumetti a cinquanta centesimi al pezzo.
Le fumetterie cominciarono a tagliare gli ordini. Ricordo che ricevevamo gli ordini con tre mesi di anticipo; avevo appena finito Deathwatch 2000, stavo mettendo mano a The Rise of Magic e i rivenditori tagliavano gli ordini.
E ho chiuso, ho deciso che era abbastanza per me e me ne sono tirato fuori. Metto i soldi in banca e chiudo. Vado. Così ho smesso e molte persone sono andate in bancarotta. Quasi un terzo delle fumetterie è fallito, una situazione folle.

Anche la Marvel andò in bancarotta…
Lo so, lo so. Ma non io. Ho altre cose da fare, altre risorse che mi consentono di tirare avanti; di conseguenza, mi sono ritirato e ci siamo salvati. È stato un momento difficile.
Mi sono anche detto che avremmo fatto ritorno nei fumetti non appena la situazione fosse migliorata.

 

FINE DELLA SECONDA PARTE

 

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