Parliamo di:

Intervistando Neal Adams (parte 3 di 4)

Neal Adams Interview - Part 3
Siamo stati gentili ospiti di Neal Adams presso il Continuity Studio a New York per una lunga intervista: questa la terza parte.
Articolo aggiornato il 11/10/2017

Siamo stati gentili ospiti di presso il Continuity Studio a New York per una lunga intervista. Ci ha fatto dono del suo tempo passando con noi due ore a raccontare delle storie; perché, come ci ha detto, ama raccontare storie, scrivere storie, disegnare storie… Questa è la terza parte della nostra intervista.

Cosa realizzate attualmente alla Continuity?
Stiamo producendo “animatics” per la pubblicità, facciamo un po’ di storyboard, ho realizzato l’animatic di X-Men (miniserie da lui disegnata – ndr) della Marvel, è come un film, abbiamo realizzato lo storyboard animato per Amazon.com per Zombies e Gladiators. Il lavoro è un po’ sporadico, ci sono persone che fanno “animatics”, persone che fanno animazioni. Abbiamo questa scimmietta che stiamo realizzando per Dan & Yogurt. Facciamo tre o quattro animazioni all’anno che ci consentono di avere una certa regolarità di commesse nella pubblicità, non come prima, ma alcuni clienti sono affezionati allo studio. Inoltre, la qualità del nostro lavoro è molto alta…

Intervistando Neal Adams (parte 3 di 4)

Ho visto recentemente che il fumetto è uno stile che pare funzioni in ambito pubblicitario…
Attualmente sto realizzando due pubblicità e non è più difficile che realizzare una pagina di fumetto; mi pagano diecimila dollari a pagina; come farne dieci o venti. Indubbiamente le pubblicità a fumetti sono ancora pagate meglio di quelli normali.

Intervistando Neal Adams (parte 3 di 4)

E probabilmente per i committenti son ancora economiche.
Non è solo questo, hanno la possibilità di lavorare con un’icona, hanno la possibilità si lavorare con . Non è male.

Volevo farti un paio di domande su altre due passioni che hai. Una è quella che soggiace alla tua battaglia per i diritti degli autori.
Ho vinto. Hanno contestato, hanno lottato. Ho vinto. Così è. Fatta. Ho vinto. Mi dispiace, voi sbagliavate, io avevo ragione. Sai perché ho ragione? Perché io faccio i miei compiti come si deve. Mi argomentano sulla restituzione delle tavole originali con “l’abbiamo comprato”…

…il diritto di pubblicarle…
Esatto, il diritto di pubblicarle. Se compri gli originali, te li appendi al muro. Ma non puoi pubblicarli. E se li appendi devi pagare le tasse. Hai pagato la tassa? No? Dunque lo stai facendo illegalmente. Non è una buona cosa.

Tu una volta hai detto: quanti personaggi conosci che sono stati creati dalle case editrici?
Nessuno.
Però il punto, l’intera discussione, tutto era relativo a tutto l’ambiente perché avevano già discusso questi problemi con gli illustratori. Dico, gli editori si terrebbero i dipinti di Norman Rockwell? Norman Rockwell? Sul serio?  Metterebbero sulle loro pareti i dipinti di Norman Rockwell? Ma non sono di loro proprietà. È stupido.
E se Norman Rockwell o i suoi eredi sono tanto carini o stupidi da lasciare che questo succeda, non hanno pensato alle conseguenze future. Non hanno pensato che queste opere diventeranno famose e ci saranno persone che le acquisteranno e le rivenderanno, non ha senso per niente. È un’idiozia quella che stanno facendo: li stanno buttando via. Ti dispiace se appendo questo al muro, Norman? Oh, no no fai pure. Scusate? Ferma questa conversazione e riavvolgi. Ti dispiace se appendo questo al muro? Certo che mi dispiace! Mi appartiene. Questa è la conversazione che si dovrebbe tenere. Bene, mi ci è voluto tanto tempo per insegnare agli artisti a rispondere in questo modo ed è ridicolo che nessuna lo abbia mai fatto prima. Ma è così, bisogna insegnargli a cavarsela da soli perché sfortunatamente sono davvero in pochi bravi a farlo.
Intervistando Neal Adams (parte 3 di 4)Parlo con l’editore… sul perché dobbiamo avere diritti sul venduto (da qui in avanti mette in scena una conversazione a due voci con l’editore -ndr).
Perché tu dovresti avere le royalties? Tu realizzi i fumetti ma noi li vendiamo. Non sono come i libri.
Beh, li chiami “comic book” (book significa appunto libro, in inglese -ndr). Voglio dire, forse lo fai senza accorgertene,  ma li chiami comic book, anche per te sono come dei libri.
No, sono delle riviste.
Beh, sono libri che escono periodicamente ma tu dici che sono delle riviste?
Si, sono delle riviste.
No. non lo sono!  Perché due terzi o più delle riviste sono supportati dalle pubblicità. Tu invece stai vendendo dei libri basati sul lavoro del disegnatore e dello scrittore. È così?
Ok sono d’accordo.
Ti dico io cosa faremo, perché non facciamo così… invece di attaccarti per quello che fai di sbagliato… dimentichiamoci questa cosa… Cosa succederebbe se uno scrittore ed un disegnatore realizzassero un fumetto e questo vendesse più di quanto vi aspettavate.
Cosa vuoi dire?
Voglio dire, quante copie ti aspetti di vendere di una data serie a fumetti?
Svariate…
No, dimmi un numero, un qualsiasi numero. Iniziamo con centomila. Va bene?
Sì, va bene.
Settantamila?
Behm, sai, qualcosa del genere…
Perciò tutto ciò che è oltre questo numero è utile.Intervistando Neal Adams (parte 3 di 4)
Sì, sarebbe un utile
Bene, ci sarebbe un numero che vi renderebbe felice? Centomila, che ne dici, centocinquantamila? Diciamo che siete felici a centocinquantamila. Diciamo che uno scrittore e un disegnatore hanno lavorato molto duramente per realizzare un progetto che vende cinquecentomila copie. Si meritano qualcosa? Cosa accadrebbe se vendessi mezzo milione di copie? Ne meritano una parte? Se vendessi un milione?
Oh, beh, penso…
Ma non lo stanno avendo. Meritano un pezzo di quanto guadagnato oltre quel numero di prima. Pensi sia sensato?
Perché allora stai scommettendo su una cosa sicura e a te sta bene ma se lo fanno (vendere un milione -ndr) tu fai molti più soldi…
Sai una cosa, amico? Quel che devi fare è guardare il contratto degli editori di libri. Fanno così. Semplice.Lo sai che stai stampando su “letterpress presses” (1) ?
Cosa è?
È il più vecchio tipo di stampa che esista; gli elenchi telefonici di solito sono stampati così ma ora non più perché sono migliorati di qualità.
Cosa intendi? Costa di più stampare meglio.
No, costava di più venti anni fa. Non più. Stampiamo il materiale della Continuity su questa carta migliore e costa quanto la tua.
Nooooooooo!
Sì, sì. Ecco perché la nostra stampa è migliore della tua. Viene effettuata da una azienda in Canada.
No, davvero?
Sono cretini. Non c’è bisogno di essere brillanti quando hai a che fare con gli stupidi.

Un detto delle mie parti recita grossomodo “fare gli stupidi per non andare in guerra” (indicando il fatto che essere riformati per problemi mentali evitava di andare in battaglia); magari fanno finta…
Qualche volta è così. Beh, il punto è che quanto ho avuto questo tipo di scontri con gli editori… non ho mai avuto in realtà scontri duri.

Questo è dimostrato dal fatto che, nonostante tutto, tu stai lavorando ancora con tutte le case editrici più importanti…
Si. E tutti sono felici. Io sorrido, li prendo in giro, poi chiudo la porta…

Intervistando Neal Adams (parte 3 di 4)

So della storia di quando chiudesti la porta nell’ufficio di Bob Kanigher… (2) . Comunque, a che punto credi sia la situazione oggi, per quel che riguarda i diritti degli autori?
Controlleremo il mondo! È perfetto.
Marvel e Dc continueranno a fare gli stronzi. Ma appena la DC Comics comincia a cedere anche la Marvel la seguirà a ruota.
E adesso che la Dc, o la Warner, ha fatto lo sbaglio di mettere al comando Jim Lee (è “co-Publisher” con Dan Di Dio dal 2010 della DC Comics -ndr), che è un autore, le cose miglioreranno sia per gli scrittori che per i disegnatori. Abbiamo persone, spie inserite nei posti di comando nelle case editrici…

…beh c’è anche Joe Quesada alla Marvel…
Intervistando Neal Adams (parte 3 di 4)
Si, c’è anche Joe Quesada alla Marvel. Sai cosa però? Appena peggiorano un po’ c’è sempre qualche altro editore e qualcuno riesce a farci soldi.
Il problema è che la battaglia non è mai finita, prosegue sempre. Io non sono mai entusiasta delle vittorie, non sono esausto come se finalmente ce l’avessi fatta e posso riposarmi. No, io non sono così. Non faccio così e ho provato a formare persone che conosco.
La battaglia non è mai finita, la battaglia continua e così magari ti riposi, fai altre cose e quando si ripresenta ti riprendi e inizi a fare delle piccole confe4renze, incontri e inizi a fare e rifare pressione e dopo un po’ qualcosa cambierà.
Tu non puoi pretendere che le persone cambino in una notte, che gli editori cambino. Quel che devi fare è impegnarti e cercare le strade per farlo e se pensi che possa finire stai commettendo un errore. Continua solo ad impegnarti.

Pensi che quello che è successo a metà degli anni novanta con la Image e il marchio Legend della Dark Horse abbia messo maggiormente in evidenza il problema? Con la paura che avevano le Majors che gli autori abbandonassero per traferirsi tutti in quelle case editrici che maggiormente premiavano economicamente il loro lavoro…
Erano fottutamente preoccupati. Ed è buono che lo fossero. Mi piace che siano un po’ spaventati.

Lavorano meglio in quelle condizioni…
È incredibile quanto meglio lavorino… Vedi è per questo che io sorrido sempre, non devo litigare con nessuno. Infatti penso credano di avermi sotto controllo quando rido piuttosto che quando non rido.
Sai, penso che ci troviamo in un buon momento. Siamo, nel mondo dei fumetti, messi meglio che in altri settori. In questo momento l’economia sta attraversando un periodo difficile. Penso che dovremmo scrivere e realizzare più cose sul mondo dell’economia, imparare qualcosa di più su questo argomento e inserirne nei fumetti.
Possiamo fare degli sforzi per conto dello sviluppo della cultura rendendo queste cose più chiare a chi ci legge… ma senza schierarsi o essere aggressivi, solo spiegando i vari modi in cui le compagnie fanno soldi. Voglio dire, non lo facciamo ancora abbastanza.
E tempo per il nostro settore di cominciare a combattere nuove battaglie. E anche se stiamo affrontando momenti difficili l’intrattenimento offerto dal fumetto è ancora molto poco costoso.
Penso che siamo in una posizione di privilegio e per questo motivo abbiamo delle responsabilità. Magari ricordi che nel primo numero di Batman: Odyssey c’è questa scena con Batman che è alle prese con un’auto ad idrogeno e beve l’acqua dal tubo di scappamento. Ed è solo un evento, una parte della storia, ma lo stesso chi ha letto la storia potrebbe chiedere agli amici: cos’è questa storia dell’idrogeno? Come funziona? Diventa parte di una discussione; perfino chi legge i fumetti ha un cervello e possono parlarne con altre persone…
Sai, tipo “ho letto la prima volta di quella cosa nel fumetto di Batman” e la cosa divertente è che le persone vengono da me alle convention, magari ne ho incontrate cento ma uno potrebbe venire da me e dire “sai quella faccenda del motore a idrogeno, ho cercato su internet ed è stata una cosa positiva ne stiamo parlando ora in azienda…”

Intervistando Neal Adams (parte 3 di 4)

 

FINE DELLA TERZA PARTE

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Note:
  1. qualche dettaglio qui 

  2. Neal Adams ricevette alcune storie da disegnare e Bob Kanigher iniziò, alla seconda, a fare alcuni appunti al disegno. Racconta, Neal, di essere entrato nella sua stanza, aver chiuso la porta e di avergli detto che lui non criticava il suo scritto e a sua volta i suoi disegni non sarebbero dovuti essere oggetto di critica. Questo è quanto racconta: NA: My Kanigher story: I’m in the room with Bob. I give him my second war story. I did a series of war stories. First war story went just fine. Handed it in, looked at it, that’s it. Brought in my second war story. He starts to look at it, maybe hés got a little more time, I don’t know. A little grumpy. He starts to correct my art. He starts to criticize my art. I said, “Hold on Bob. Just hold on a second.” So I got up out of the chair, and I closed the door to the room. I said, “I’ll tell you what wéll do. Wéll have an arrangement between us.” Now you know when you close the door on somebody they kind of go, “Why is he doing that?” (Laughter.)
    NA: The thought doesn’t necessarily occur to somebody that yoùre going to hit them, but if you close the door, nobody knows. I wasn’t going to hit him, but I said, “Now let’s be real quiet about this, because I don’t want anybody to think you raised your voice at me. Yoùre the writer. I’m the artist. I’m not gonna criticize your writing, you don’t criticize my drawing.” – from here: http://www.wtv-zone.com/silverager/interviews/adams_2.shtml 

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