Il mio fumetto quotidiano #45: "Visione - Visioni dal futuro"

Il mio fumetto quotidiano #45: “Visione – Visioni dal futuro”

Almeno un fumetto al giorno: questo l’impegno che mi sono preso per il 2020… Non recensioni, ma impressioni di lettura, sensazioni, ispirazioni suscitate da letture che avevo lasciato indietro.

Certo che Tom King è arrivato al fumetto come il più classico dei fulmini a ciel sereno: Sheriff of Babylon, Grayson, Omega Man, Visione, Batman, Mr Miracle, solo tra 2012 e 2017, facendo incetta di premi come sceneggiatore, e altrettanti ne hanno prese le sue storie. Impressionante, ma tutto semplicemente dovuto.

La miniserie dedicata a Visione scritta da lui e disegnata da Gabriel Hernandez Walta (senza dimenticare un albo disegnato da Michael Walsh, i colori di Jordie Bellaire e le copertine di Mike Del Mundo) è una gran bella lettura, inquietante dalla prima vignetta, con quelle didascalie in cui un narratore esterno alterna descrizione delle scene – non per togliere forza al disegno, non per contravvenire al concetto secondo il quale il fumetto “mostra” prima di “dire”-, contestualizzazione delle vicende, analisi delle sensazioni dei protagonisti e foschi scorci del futuro della storia. Didascalie che scandiscono gli eventi con tono neutro e con una sensazione di ineluttabilità schiacciante, che condiziona fortemente la lettura e l’interpretazione degli eventi.

L’intuizione alla base dellla miniserie è acuta, le travagliate vicende di Visione e della famiglia da lui creata a immagine e somiglianza della “tranquilla famiglia americana da soap opera” poteva solamente diventare o una commedia o una tragedia. E, nonostante alcuni piccoli tocchi di amara ironia, non siamo ovviamente nel secondo caso.

La miniserie di Visione, 12 albi riuniti finalmente in un unico volume, appassiona, emoziona e colpisce allo stomaco. Il Vendicatore sintetico, con tutto il peso della sua bizzarra storia: creato da Ultron come macchina di distruzione e ribellatovisi, si unisce ai Vendicatori dove si innamore di Wanda Maximoff aka Scarlet the Witch, e dalla loro storia nascono due figli che poi si rivelano essere una creazione della magia della stessa Wanda. Distrutto e ricostruito varie volte, costretto a confrontarsi continuamente con la sua natura (più umana o più androide?), non stupisce immaginare un suo crollo emotivo – molto umano, in effetti.

Una storia che lascia soddisfatti dopo la lettura, ma anche leggermente inquieti.

Su Lo Spazio Bianco si è scritto molto di Visione (e di Tom King).

Recensione di Andrea Gagliardi del primo volume:

Analisi di Simone Rastelli ed Emilio Cirri dell’intero ciclo in due approfondimenti: