Il mio fumetto quotidiano #25: “La mia prima volta” (e altri 2)
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Il mio fumetto quotidiano #25: “La mia prima volta” (e altri 2)

Almeno un fumetto al giorno: questo l’impegno che mi sono preso per il 2020… Non recensioni, ma impressioni di lettura, sensazioni, ispirazioni.

Oggi non ho letto un fumetto, ma tre. Anche se due piuttosto brevi, quindi forse è stato un po’ come barare. Nessuno dei tre mi ha colpito molto, in realtà, se non parzialmente.

La mia prima volta è un manga autoconclusivo e autobiografico di Kabi Nagata; il titolo si riferisce alla prima volta dell’autrice con una escort, percorso che giunge alla fine di un lungo lavoro di auto-analisi dopo una giovinezza di insoddisfazione, inadeguatezza, dolore e autocommiserazione.
La storia non manca di momenti intensi, per quanto quasi tutto – anche i discorsi legati esplicitamente al suicidio – sembrano raccontati più che con leggerezza, con distacco, con superficialità. Le tantissime parole, in didascalie che riempiono le vignette più dei disegni, lo rendono un manga prolisso e ridondante, a un certo punto mi sono costretto a non saltare qualche riga.
La situazione vissuta dalla ragazza, la sua storia e anche la storia di come ha iniziato ad accettarsi, è interessante e coraggiosa per quanto raccontata senza filtri. Ma è anche raccontata in maniera incredibilmente noiosa… e mi spiace perché avrei voluto sentirmi più coinvolto (sì, sono fermamente convinto ci si possa sentire coinvolti in una storia di una 28 enne giapponese che cerca di capire se è lesbicha anche se si è un maschio eterosessuale  italiano di 43 anni).

A seguire (anche se li ho letti prima) due racconti brevi a fumetti della collana henry darger di Canicola.

Il grifone d’oro di Gianluca Ascione è un racconto di amori fugaci e amori passati ancora non dimenticati; di per sé una storia lineare e semplice, arricchita però dallo stile dell’autore che su tavole in bianco, nero e fitto tratteggio grigio lascia aperta la porta all’invasione di creature immaginarie coloratissime che sembrano uscire dalla vignette. L’impatto è molto, molto bello, e compensa una storia volutamente sospesa, senza un inizio né una fine. Come la vita.

Anche Lungo i bordi di Zuo Ma colpisce per i disegni, per le delicate e morbide matite, per i colori acquarello. Anche qui una storia che non ha un compimento vero e proprio, anche qui elementi fantastici – sogni, ricordi, immaginazione – che si insinuano delicatamente nella realtà, senza stravolgerla ma accompagnando il protagonista.

Federico Beghin ha saputo addentrarsi meglio in quest’ultima opera con la sua recensione, mentre degli altri due non abbiamo scritto nulla, ahinoi:

Lungo i bordi (Zuo Ma)

 

 

 

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