Una vignetta - Il Ragazzo che collezionava l'Uomo Ragno

Una vignetta – Il Ragazzo che collezionava l’Uomo Ragno

Credo che qualsiasi fan di Spider-man conosca Il ragazzo che collezionava l’Uomo Ragno, una storia di Roger Stern e Ron Frenz pubblicata su The Amazing Spider-Man #248 del gennaio del 1984. Nel caso non la conosceste QUI potete trovare un bell’articolo che ne racconta la nascita e l’impatto che ebbe al tempo.

Quello che interessa a me, in questo frangente, è vedere come sia gestita in maniera eccellente la struttura del racconto che ha come perno una singola, indovinatissima, vignetta.
Ma andiamo con ordine.
La storia parte in maniera abbastanza innocua: un ritaglio di giornale che parla di questo ragazzino, Timmy, fan di Spider-man che accompagna la tavola in cui il Nostro lo va a visitare.
La struttura del racconto segue più o meno lo stesso standard per le prime sette pagine: i due che parlano delle avventure dell’Uomo Ragno e di come Timmy sia venuto in possesso dei vari cimeli che compongono la sua collezione. Tutto fa pensare all’ennesimo espediente per rinarrare le origini dell’Uomo Ragno ma c’è un elemento che, in maniera sottile, contribuisce a “montare” un crescendo emotivo. I continui inserti dell’articolo precedentemente citato continuano a spostare il focus del racconto su Timmy più che sul protagonista della testata facendoci sempre più interrogare sullo stesso.
All’ottava tavola arriva infatti, non del tutto inattesa, la vignetta che determina un cambiamento netto nel tono del racconto e prepara il lettore a quello che verrà.

È un crescendo: Il ritaglio di giornale, le due vignette luminose e allegre, si spegne la luce, il silenzio tra i due mentre si Peter si allontana dal letto e infine la vignetta cardine.
La luce dal basso, le spalle incurvate dell’eroe, la mano che stringe la tenda mentre i baloon, rigorosamente staccati tra loro, ritmano una cadenza più greve. Anche il posizionamento della vignetta non è casuale, è la vignetta di uscita, quella in basso a destra e che prevede un momento topico da risolvere svoltando la pagina. È il punto in cui si trattiene il fiato. Un Ron Frenz agli esordi, coadiuvato da Terry Austin, l’inchiostratore più quotato nella Marvel di quegli anni, riescono imprimere una carica emotiva che porta il lettore a intuire la presenza di un fattore a lui ignoto.
Scopriremo, infatti che il ragazzino è malato di leucemia e il fine del racconto è quindi più profondo e incisivo di quanto inizialmente intuito.

E tutto ruota intorno a una singola vignetta.

Sipario.