Una vignetta - Justice League #1

Una vignetta – Justice League #1

Come già visto in passato spesso una storia fa perno su un’unica, singola vignetta. Ovviamente nel caso di storie brevi, comeIl ragazzo che collezionava l’Uomo Ragno, la vignetta si trova in una posizione pressoché centrale e il resto del racconto punta verso di lei: le tavole che la precedono servono alla costruzione del crescendo mentre quelle che seguono si occupano della risoluzione in una struttura emotiva idealmente piramidale.

Nel caso di storie più complesse, come Justice League #1 di Scott Snider e Jim Cheung, inserite in un contesto di storie ancora più ampio (JL #1 è una parte di una storia di più albi che a sua volta è parte della macrostoria dell’universo DC attuale) lo stesso tipo di struttura può essere utilizzato con profitto come una sottolineatura, per rimarcare ai nostri occhi un elemento importante. In questo caso Snyder e Cheung vogliono che ai lettori sia chiaro il ruolo chiave di un oggetto altrimenti insignificante: un pomello di una porta.
Si tratta della porta che divide l’ala pubblica della Hall of Justice, la sede della Lega della Giustizia, dal resto dell’edificio, che ci dicono essere pieno di manufatti tanto potenti quanto pericolosi. Quel pomello è tutto quello che separa il mondo dall’autodistruzione.
O qualcosa del genere.

Ovviamente si tratta di un oggetto dalle caratteristiche assolutamente uniche, sottolineate dal glifo inciso sullo stesso, che però in questo momento ci interessano relativamente poco. Quello che ci interessa è: come fanno Snyder e Cheung a farci capire quanto quest’oggetto sia importante? Ce lo dicono esplicitamente? Lo fanno spiegare da uno dei personaggi che ne elenca le proprietà? Disegnano un’enorme splash page che ci fa capire quanto sarà centrale quest’oggetto nelle storie future?
No.
Fanno in modo che, durante la lettura, siamo costretti a guardare quella piccola vignetta più e più volte.
Proviamo a vedere come:

Justice League #1

In giallo vediamo segnato il normale senso di lettura, si passa prima per l’esterno della Hall of Justice per poi entrare dentro ad essa nella seconda striscia facendo una carrellata fino al fatidico oggetto. Si scende poi sotto, in uno spazio di minore importanza dal punto di vista narrativo, occupato in larga parte da titoli e credits.

La prima cosa che balza all’occhio è la ripetizione del glifo: è quello sulla porta ma sta anche al centro della striscia inferiore e rimanda chiaramente alla forma della Hall of Justice che occupa la parte maggiore della doppia pagina.

La Hall of Justice dalla serie animata “Super Friends” del 1973

In secondo luogo, in assenza di una vera vignetta in basso a destra, la vignetta di uscita, una delle vignette chiave di cui parlavamo altrove, diventa automaticamente l’ultima della seconda striscia. Quella col pomello appunto.

La totale assenza di personaggi, fatti salvi i bambini che assumono il ruolo di comparse, sottolinea inoltre sia la centralità dell’ambientazione che quella del narratore: l’occhio non viene più guidato dal movimento degli attori in scena ma solo ed esclusivamente dal movimento delle inquadrature, che zoomano sul pomello, che dalle didascalie di testo. E in questo Snyder mostra le capacità del narratore professionista.

Infine, come si vede dalle frecce rosse, le didascalie guidano l’occhio, come già visto in merito al Thor di Walt Simonson, e ci costringono a passare per la vignetta in questione per ben due volte, sia per la loro disposizione strategica, Groensteen direbbe spaziotopica, delle stesse, sia utilizzando parole chiave (perdonate il gioco di parole) che rimandano al concetto di “porta” quali: “entrare”, “muro” e, più palesemente, “pomello”.

Justice League #1

In questo modo il pur prolisso Snyder riesce a mettere in campo quel famoso “show and don’t tell” che è un imperativo nella narrazione per immagini (che sia cinema, fumetto o TV), per puntare il nostro interesse su un elemento che, si presume, sarà fondamentale nelle storie a venire della Justice League.