Topolino #3294: Orgorglio e pregiudizio

Topolino #3294: Orgorglio e pregiudizio

Con il #3294 di Topolino arriva a conclusione la parodia del romanzo di Jane Austen Orgoglio e pregiudizio. Strutturata su tre volumi, l’ultimo è a sua volta diviso in due parti, evidentemente sin da subito con l’idea di una pubblicazione su un unico numero del settimanale disneyano. La parodia, annunciata un paio di anni fa a Cartoomics proprio dai due autori, Teresa Radice e Stefano Turconi, mentre il gruppo dei prodi spaziobianchisti li stava intervistando, è alla fine una storia fresca e divertente, che cala in maniera nel complesso ottima i personaggi disneyani nella trama e nello stile ironici della Austen ((Parte di quanto scritto è già stato pubblicato nelle recensioni dei numeri #3292 e #3293)).

Personaggi e interpreti

Non avendo ancora affrontato la lettura del romanzo della Austen, il confronto tra parodia e opera originale si trasla tra lo stile adottato dalla Radice e quello più in generale della scrittrice britannica, che ho avuto modo di apprezzare nei romanzi brevi. D’altra parte la sceneggiatrice disneyana riesce anche a trovare un ottimo espediente per rappresentare in maniera ancora più evidente l’ironia della scrittrice, incorporandola tra i personaggi della storia: è infatti la stessa Austen che narra la vicenda alla versione papera della sua migliore amica, Martha Lloyd. Questa interazione permette ai due autori di alternare le scene del romanzo al dialogo tra le due amiche, con Martha che si appassiona sempre più alla narrazione, di pari passo con il crescente interesse del lettore. Inoltre Jane stuzzica l’amica con battute che sembrano suggerire come la scrittrice non conosca appieno le motivazioni dei suoi stessi personaggi, aumentando l’attesa e l’interesse del lettore.
Per la parodia di Orgoglio e pregiudizio Radice e Turconi scelgono i paperi. In particolare la famiglia protagonista, quella dei Bennet, diventa per l’occasione i Pennet, costituita dalla matrona, Elvira Pennet interpretata da Nonna Papera, affiancata dalla sorella Bridget, ovvero Brigitta, dalle figlie grandi Jane/Paperetta Yé-Yé ed Elizabeth/Paperina, e dalle piccole Mary, Lydia e Kitty interpretate da Ely, Emy ed Evy. Se all’inizio in particolare la scelta di Paperetta nel ruolo della sorella maggiore e di Paperina in quello della minore risulta apparentemente incoerente con i personaggi stessi, lo svolgimento della parodia permette alla fine di apprezzare appieno l’idea dei due autori. La stessa assenza dei genitori nella famiglia Pennet, e più in generale di coppie sposate, viene mitigata nel Terzo volume degli zii Goosinen, evidentemente sposati e interpretati da Ciccio e Miss Paperett.

Anche la scelta degli altri personaggi principali risulta nel complesso azzeccata: un Paperoga mai così sbadato interpreta magistralmente il buon Fethry Bingpap, che in qualche modo risulta quasi più efficace dei due veri protagonisti di Orgoglio e pregiudizio; ottimo anche il Paperino/Donald Duckcy, ovvero il sir Darcy del romanzo, tanto da farmi dire che ci vorrebbe più spesso un Paperino caratterizzato in questo modo (magari un po’ meno distaccato di Duckcy, ma altrettanto volitivo ed efficace sì); Paperina, invece, incarna perfettamente il tipico personaggio femminile della Austen, che non si piega di fronte alle tradizioni; per Gastone nella parte di Whickham i due autori rispolverano la caratterizzazione iniziale da fanfarone e imbroglione condita con quel pizzico di fortuna che ne è diventato il marchio distintivo; divertente l’erudito Picollins, interpretato da Pico de Paperis, e molto barksiano Paperon De Bourgh, ovviamente il buon Paperone che abita in un palazzone quadrato con il simbolo della sterlina sulla facciata, richiamando al lettore di vecchia data il deposito di Cuordipietra Famedoro.
Nel complesso i personaggi sono dunque trattati più come attori chiamati a interpretare un ruolo, per quanto coerente con le loro caratteristiche, che non come i classici personaggi disneyani che vivono una vicenda in costume senza modificare non solo il carattere ma neanche le loro interazioni parentali.

Con un’occhio all’animazione

Se la storia alla fine risulta interessante e ironica al punto giusto, fedele non solo allo stile della Austen ma anche ai personaggi disneyani, lo stile di disegno di Turconi risulta per l’occasione particolarmente morbido, adattandosi a meraviglia alla storia scritta dalla Radice. In qualche modo Turconi sembra, per questa parodia, proporre un tratto più warnerbrossiano del solito: in particolare penso a Cane all’opera del 1957 ((Quello dell’aria Ammazza il coniglio, per essere più precisi)), corto diretto da Chuck Jones con le animazioni di Ken Harris, Abe Levitow e Richard Thompson costruito per essere una parodia delle opere wagneriane (ma questo è solo il primo esempio che mi è venuto in mente).
I personaggi, così, risultano in qualche modo “ringiovaniti” rispetto alle rappresentazioni usuali, oltre a mostrarsi molto più espressivi e profondi, permettendo così di non dover utilizzare didascalie o altri trucchi narrativi del genere per approfondire le loro emozioni.
Orgoglio e pregiudizio è, alla fine, il modo migliore con cui Topolino poteva iniziare il nuovo anno, nella speranza che non sia la classica rondine che non fa primavera.

La recensione del resto del numero verrà pubblicata a breve su DropSea