Il “Topo” di aprile 2024
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Il “Topo” di aprile 2024

Bentornati su Lo Spazio Disney!
Ci stiamo lasciando alle spalle un aprile all’inizio climaticamente più simile a un giugno… che poi però nella sua seconda metà è tornato ad assomigliare a un gennaio!
E pensare che anche un “invernista” come me non era troppo scontento dell’improvviso anticipo di estate, dopo la piovosità dei due mesi precedenti, motivo per cui l’improvvisa marcia indietro climatica ha avuto l’effetto di indispettirmi: ero già pronto alle t-shirt e sono dovuto tornare al giubbotto, insomma.
È stato comunque un mese complessivamente più sereno rispetto a marzo, complici qualche giorno di festa comandata e quindi di maggior rilassatezza complessiva.
Insomma, sto affrontando questo incerto inizio di primavera con una certa positività, che in parte mi sorprende ma di cui in ogni caso mi compiaccio. Anche il nostro caro “Topo” sembra sfruttare la nuova stagione per rilanciarsi, con diverse proposte che ho gradito.
Ma andiamo nel dettaglio;)

Aprile 2024: le storie da Topolino

Topo Aprile 2024 1È bene innanzitutto ricordare che il mese si è aperto con un numero celebrativo per i 75 anni della versione “libretto” di Topolino, un albo che invero di celebrativo non aveva molto, perlomeno a livello fumetto. Personalmente non condanno molto tale scelta: le storie metafumettistiche per numeri tondi o altri anniversari del giornale mi hanno sempre lasciato un po’ stranito e, al netto della nostalgia con cui ricordo quanto fu fatto nel 1999 per i 50 anni del pocket, non so quanto un’operazione del genere avrebbe funzionato nel 2024.
La ricorrenza del resto non viene ignorata, tra copertina citazionista d’occasione e alcuni articoli appositi… semmai ci sarebbe da discutere nello specifico sull’efficacia degli stessi contributi: a parte il pezzo che ripercorre le tappe principali della testata, quello sul dietro le quinte della copertina ha rubato spazio a qualche approfondimento più “storico”, mentre la carrellata di personaggi creati nel corso dei decenni è inevitabilmente manchevole di alcune figure. Insomma, bene a metà.

 

Topo Aprile 2024 6Passando ai fumetti di aprile, Il Mondo di Ghiaccio – Amelia oceanica contro le streghe vulcaniche, di Bruno Enna e Giuseppe Facciotto (nn. 3567-3568-3569-3570), è senza dubbio la saga del mese: il seguito di Amelia e le sette streghe vulcaniche si presenta come un’avventura più riuscita e avvincente della già valida antesignana, grazie a uno spunto sorprendente e molto ben giocato che fa virare inaspettatamente l’intera trama sui binari del thriller o della spy-story “sui generis”.
Aver incastrato Amelia e la sua amica Grilla, appena trasferitasi sull’Etna, e costruire la storia come un’indagine delle due fattucchiere per scoprire chi le ha volute mettere in trappola è un’idea che funziona dannatamente bene, incuriosisce subito e tiene desta la voglia di andare avanti.
I colpi di scena sono ben calibrati da un Bruno Enna in grande spolvero, che dosa efficacemente i twist e riesce a colpire senza giocare a carte troppo scoperte e soprattutto senza che le rivelazioni appaiano gratuite o forzate, bensì svelate con la naturalezza di un giallista navigato. L’ultimo episodio in particolare è giostrato in maniera sopraffina, con tre linee narrative che procedono benissimo in parallelo fino a congiungersi in maniera sensata e soddisfacente e con una posta in gioco molto più alta e ambiziosa del previsto.

Topo Aprile 2024 9La sua visione del mondo magico, inoltre, è affascinante, vagamente “harrypotteriana” e con regole e fazioni interessanti, permettendo di reintrodurre nel cast disneyano anche quella Roberta, “strega tecnica” e cosiddetta studiosa esperta, creata nel 1971 da Rodolfo Cimino e assente dalle pagine di Topolino da moltissimo tempo.
Ottima anche la gestione della side-quest che coinvolge Zio Paperone e Archimede, poco invasiva, sensata e ben collegata alla macro trama.
Il neo rimane nella caratterizzazione delle streghe vulcaniche: sono troppe per riuscire a donare a ciascuna elementi peculiari che la distingua dalle altre, con l’unica ovvia eccezione di Grilla. A onor del vero almeno un altro paio di loro spiccano più di quanto avvenuto nella loro storia d’esordio (Bruja su tutte), ma purtroppo appaiono più che altro come un corpo unico.

Facciotto ai disegni si è superato fornendo probabilmente la sua miglior prova a oggi: il tratto è affilato quel tanto che basta a ricordare le vibes gotiche improntate da Roberto Vian ne Le sette streghe vulcaniche, ma discostandosi dallo stile del collega nella resa generale e nell’aspetto dei personaggi; le streghe, in particolare, appaiono qui più curate nei volti e nella recitazione.

Topo Aprile 2024 18L’artista sovverte la griglia in varie maniere, ingrandendo vignette e sfruttando gli spazi per inquadrature ardite che restituiscono l’epicità di alcuni passaggi, come nelle sequenze iniziali, nel processo e nell’attacco alla dimora di Roberta.
In particolare è la sua Amelia a colpire: sinuosa e maliarda, appare più che mai padrona di sé stessa e determinata, una donna forte che ha tutte le carte in regola per essere protagonista. Accortezze come lo sguardo e il modo in cui le ricadono i capelli sugli occhi sono ottime per restituire queste sensazioni, in perfetto accordo con la sceneggiatura.
Enna ha fatto un deciso passo in avanti rispetto alla precedente storia con la fattucchiera, buona ma con qualche punto meno convincente: stavolta ha centrato in pieno il bersaglio e il felice risultato rimarrà impresso a lungo nella mia memoria.
Spero di rileggere presto una sua lunga storia di Amelia in questo contesto, che rappresenta il miglior ciclo e set per il personaggio dai tempi delle storie di Francesco Artibani e Lello Arena.

 

 

Topo Aprile 2024 10Topolino e l’albero della verità, di Francesco Artibani e Lorenzo Pastrovicchio (n. 3568), è il vero e proprio secondo tempo di Topolino e i due volti della vendetta, uscita lo scorso mese e diretto proseguimento degli eventi di Ducktopia per quanto riguarda la vita di Gambadilegno.
Non penso di fare spoiler se dico che, come prevedibile e anche se forse in maniera un po’ troppo repentina, il buon Gamba ha dimostrato di non essere mai davvero cambiato e di rimanere il solito brigante. Del resto si intuiva che qualcosa non andasse già nell’ultima vignetta della precedente avventura, ora capiamo cosa c’entra Plottigat in tutto questo e qual è il piano di Pietro.
La rivelazione in realtà non è in sé qualcosa di particolarmente innovativo o sorprendente, ma ancora una volta è il “come” a fare la differenza e Artibani è bravo nel rendere credibile e soprattutto solido l’impianto creato. In rete ho letto che risulterebbe un po’ gratuito l’utilizzo di Milklos nel complotto, ma a ben pensarci non condivido: serviva un villain storico, del resto, e il Topo Grigio permetteva di giocare anche con il concetto di sosia che, oltre a consentire un simpatico snodo di sceneggiatura nel secondo tempo, è cardine nell’intero piano a prescindere dalle doti di Milklos ed è giocato in maniera tale da gettare nuova luce anche su alcuni avvenimenti de I due volti della vendetta.
Non manca inoltre la comicità, di cui lo sceneggiatore non ha mai fatto difetto: in particolare la scena di Plottigat che cerca di spiegare i risvolti prettamente tecnici dell’intrigo nel disinteresse generale è un passaggio gustoso e genuinamente divertente, a cui segue un momento in cui a farla da padrona è l’azione vera e propria, ben giostrata in particolare per l’uso si Gambadilegno, che nel suo gettare la maschera torna ad essere più temibile della media delle storie dell’ultimo decennio.

Topo Aprile 2024 11Per quanto riguarda Pastrovicchio, valgono le considerazioni espresse lo scorso mese: un segno non sempre convincente, qualche vignetta meno riuscita, alcune espressioni non proprio perfette, ma nel complesso porta a casa un risultato più che dignitoso e parte integrante della riuscita dell’opera.
Il suo lavoro su Gambadilegno, in particolare nelle espressioni esageratamente e volutamente allegre e ripulite così come in quelle più luciferine quando si mostra per quello che è sempre stato, è però decisamente valido e aiuta a trasmettere il senso della storia.
Diciamo che anche quando il Pastro è “affrettato” rimane comunque sempre godibile, sfoderando qua e là alcuni guizzi interessanti, e quindi non mi posso lamentare.
Parrebbe in ogni caso che la grande “operazione Gambadilegno” sia già giunta al termine, come accennavo prima forse in maniera troppo celere: per come si è sviluppata la definirei di fatto innocua, un piacevole tentativo di scossone che per qualche motivo ha però dovuto concludere velocemente la sua parabola, senza la possibilità quindi di incidere particolarmente.
Già che si era in ballo, forse si poteva “ballare” un po’ di più e tirare la cosa almeno per un’altra storia, ma in ogni caso l’idea ha permesso una solida “doppia avventura” in salsa thriller e un Gamba caratterizzato in maniera adeguata come non si vedeva da tempo e di ciò sono felice.
Vi lascio di seguito la registrazione della live del The Fisbio Show nella quale erano ospiti i due autori, dove hanno approfondito diversi aspetti di queste storie:

Topo Aprile 2024 5La ciurma del Sole Nero – Rapsodia in verde, di Marco Gervasio (n. 3567), è l’episodio conclusivo della saga spaziale ideata e sviluppata da Gervasio, pronta per essere già raccolta in un unico volume da libreria appena annunciato.
Ahimè, non posso dirmi del tutto soddisfatto di questo finale: apprezzo il modo in cui l’autore ha deciso di risolvere l’intreccio relativo all’impossibilità dell’equipaggio di tornare sulla Terra, onestamente era la scelta migliore per come erano ormai state impostate le premesse, rispetto a eventuali tecnobubbole che potevano essere sfoderate. Il problema sta nella velocità con cui si arriva al termine della corsa, un’accelerata troppo brusca e che già temevo alla luce del penultimo episodio, piuttosto interlocutorio e filler.
È come se Gervasio avesse messo in scena il finale che aveva pensato fin all’inizio ma dovendo stralciare alcuni passaggi che avrebbero permesso di arrivarci con tempi più rilassati.
Il risultato appare quindi affrettato e manchevole di alcuni risvolti che rimangono pertanto incompiuti, in primis il rapporto tra Topolino Tomorrow e la tenente Minni Microphone e le tensioni con il vice-comandante Cracker.
La saga aveva diverse potenzialità, ma purtroppo la pubblicazione dilatata e casuale degli episodi e questo finale repentino hanno minato la riuscita complessiva di un affresco spaziale molto interessante e con approcci inediti, anche coraggiosi, che di fatto non è quindi priva di buoni spunti senza però risultare coesi e finalizzati.
Per quanto riguarda i disegni, valga quanto ho già scritto il mese scorso: lo stacco rispetto al devitiano Cristian Canfailla rimane netto e purtroppo il tratto di Gervasio non colpisce allo stesso modo, semplificando l’aspetto dei personaggi e degli ambienti e non gestendo al meglio i retini, vero elemento peculiare dello stile grafico della serie.

 

Topo Aprile 2024 14
Dal profilo Facebook di Mario Ferracina

Il corsaro – Le parole giuste, di Vito Stabile e Mario Ferracina (n. 3569), è il secondo capitolo della serie che lo sceneggiatore ha ideato per raccontare la giovinezza di Malcolm de’ Paperoni, trisavolo dello Zione che si muoveva nel XVI secolo.
Apparso in pochissime occasioni, il personaggio costituisce di fatto un terreno narrativamente vergine, ma il primo episodio del ciclo non mi aveva granché convinto per tutta una serie di fattori che, se interessati, potete leggere nel mio post sul “Topo” di gennaio 2024.
Visione diametralmente opposta per quanto riguarda questa Le parole giuste: come auspicavo, lasciatosi alle spalle le esigenze da origin story, Vito ha potuto librarsi con maggiore libertà e con meno pastoie narrative a cui ottemperare, scrivendo un’avventura solida, efficace, coinvolgente e nella quale vengono bilanciate bene azione ed emotività, senza gli eccessi di retorica visti in precedenza (tranne forse in una didascalia a inizio avventura, fin troppo smaccata in tal senso). Lo stesso protagonista è in crescita, letteralmente e figurativamente, risultando già più raffinato nella caratterizzazione e iniziando a mostrare alcune prime avvisaglie da de’ Paperoni.
Molto buona anche la figura dell’antagonista Billy Blackwings, descritto in maniera davvero sinistra e quasi spettrale e fornito di una backstory di per sé un po’ all’acqua di rose, ma perlomeno propedeutica all’elemento cardine della sceneggiatura, cioè il rapporto tra Malcolm e i genitori.
Potrebbe risultare problematico il concetto di Triangolo delle Bermuda collocato in quel periodo storico: per quanto accetti la spiegazione che ne ha dato l’autore sul forum del Papersera, mi trovo a pensare che forse sarebbe stato meglio sfruttare genericamente il concept di “luogo misterioso e mitologico nel quale le navi spariscono” senza per forza dargli quel nome, per evitare impicci. Ma in ogni caso poco male, è un elemento su cui passo sopra senza problemi alla luce di una sceneggiatura convincente e valida.

Topo Aprile 2024 16Fa un salto di qualità anche Mario Ferracina: nella storia precedente mi ero trovato ad apprezzare l’estetica impostata ma anche a rilevare certe scelte meno adeguate, alcune vignette poco chiare e qualche passaggio meno riuscito, specie nella figura di Malcolm e del villain.
Stavolta queste incertezze risultano in larga parte spazzate via, con una prova sontuosa nella quale il tratto morbidissimo e carezzevole diventa marchio di fabbrica del progetto; in particolare negli ambienti all’aperto, tra gli ampi cieli con le nuvole di zucchero filato e le onde del mare che si infrangono sulla chiglia delle navi, ma anche nei suggestivi interni lignei di taverne e sottocoperta, la matita dell’artista si fa solare e sinuosa, dando un’impronta ben precisa all’insieme.
Interessante il contraltare dettato da Blackwings, che invece si connota come decadente e cupo tanto nel suo aspetto quanto in quello del suo veliero: l’avversario in questione è graficamente spettacolare in dettagli come la cicatrice sull’occhio e soprattutto i lunghi capelli neri, che fanno dei giochi sempre diversi e sempre azzeccati nel cadergli sul volto, contribuendo a delinearne le espressioni inquietanti e ciniche.
Una gran bella storia, in grado di intrattenere ed emozionare, ottima lettura d’evasione ma nel contempo di gran qualità.

 

 

Topo Aprile 2024 8Qua & i Bumpers – Un chitarrista di troppo, di Giorgio Salati e Mattia Surroz (n. 3567), è forse il racconto migliore legato al filone della band di Qua, tra quelli singoli usciti negli ultimi mesi e successivi a Musicalisota.
Rispetto agli altri due cicli dei nipotini – quello calcistico e quello di Area 15 – questo è purtroppo il meno riuscito, pagando una certa discontinuità nella pubblicazione e risultando in questo modo narrativamente sfilacciato, poco coeso. Non è un problema che va a discapito solo dei racconti in sé, ma anche e soprattutto del worldbuilding, che non riesce a costituirsi davvero né a incidere nell’immaginazione dei lettori.
A oggi è difficile familiarizzare con Joey, Angelica, Brianna e Peter, e non perché siano scritti male ma perché appaiono troppo saltuariamente e non hanno lo spazio per essere sviluppati in maniera interessante.

Ad ogni modo, come dicevo, in questo caso ho trovato la trama migliore rispetto alle storie precedenti, non fosse altro perché Salati è riuscito a fondere in maniera più naturale le dinamiche proprie di un gruppo musicale di ragazzini e quelle interpersonali tra i suoi componenti: tra prove, primi live, scazzi interni, cambi di formazione, sperimentazioni musicali, delusioni, amici che prendono strade diverse e difficoltà nel bilanciare musica e vita quotidiana, c’è un’amalgama riuscita di tutte queste componenti che restituiscono per quanto possibile un affresco credibile e tramite il quale poter empatizzare a livello più profondo con i vari protagonisti. Intendiamoci, dinamiche tipiche che più tipiche non si può, nulla di originale, ma complessivamente tutto è ben gestito e la lettura si rivela un buon slice of life in salsa Disney, con la valorizzazione di un gruppo di preadolescenti.
Mattia Surroz fa un buon lavoro: lo stile è precedente al recentissimo “restyling” che ho potuto ammirare per esempio ne La signora della scogliera, eppure il tratto più grezzo e l’inchiostrazione più spessa si prestano bene al tenore narrativo e pertanto si rivela funzionale all’insieme. Lodevole in particolare il lavoro sulle espressioni (quelle di sconforto e smarrimento di Qua, soprattutto) e sugli outfit.

 

 

Topo Aprile 2024 20La casa delle storie – Qui, Qui, Qua e l’avventura in archivio, di Marco Bosco e Blasco Pisapia (n. 3570), è il primo tassello di un’operazione nata dalla collaborazione tra Topolino e l’Archivio di Stato campano, ma devo dire che sulla storia non pesa lo stigma della natura promozionale. Al di là infatti del lodevole intento culturale e divulgativo, la trama di Bosco si regge sulle sue gambe e l’ho apprezzata di più, per dire, delle sue sceneggiature “spaziali”.
Intendiamoci, si tratta di un raccontino molto basico, però la lettura è scorrevole e simpatica: Qui, Quo, Qua in versione Giovani Marmotte sono ben utilizzati e soprattutto il ruolo dell’archivio come luogo fisico e soprattutto preziosa culla di sapere da preservare e conoscere, ben lungi dall’essere qualcosa di noioso ma prezioso trampolino per ricerche e approfondimenti, è ben gestita.
Pisapia ai disegni non mi ha convinto granché nei personaggi – stranamente, trattandosi di paperi – ma brilla nelle ambientazioni e nella raffigurazione di palazzi storici.

 

 

Topo Aprile 2024 7Paperina, Paperino e l’arte della pignatta, di Giulio Gualtieri e Ottavio Panaro (n. 3567), potrebbe sembrare niente più di una classica riempitiva in mezzo al giornale, e di fatto appartiene certamente a quella categoria. Gualtieri dimostra però di saperci mettere un guizzo in più per differenziare la narrazione quel tanto che basta a distinguere la sua storia dalla norma, con piccolissimi ma azzeccati accorgimenti: il solo affiancare Paperino e Paperina dando loro un hobby comune che coltivano insieme, come la cucina, permette di vederli agire come una coppia affiatata con obiettivi e sfide che affrontano insieme, come i veri fidanzati. Devo dire di aver apprezzato molto questa visione.
Carina anche la satira su certi programmi culinari con annessi prodotti commerciali e la conseguente morale finale, mentre le gag della parte centrale non sono sempre egualmente efficaci. Una lettura di decompressione, leggera ma piacevole, nella quale i disegni di Panaro non stonano nemmeno particolarmente dal momento che l’intreccio non richiedeva uno stile particolarmente elaborato.

 

 

Topo Aprile 2024 19Pianeta Paperino – La vecchia carretta, di Vito Stabile e Marco-Stefano Rota (n. 3568), è il terzo capitolo del ciclo di autoconclusive dello sceneggiatore dedicato a Paperino e a ciò che gli ruota attorno.
È il turno della 313, la fedele automobile che pure tanti grattacapi ha sempre dato al suo conducente: il soggetto paga pegno per il fatto di avere alle spalle altre illustri prove che “umanizzavano” la macchina di Paperino e approfondivano il loro rapporto, ma al netto di questo l’autore riesce a dare la propria direzione e interpretazione al tema che voleva esporre.
Delle tre brevi uscite finora, però, è quella che mi è piaciuta meno e che ho trovato più debole.

 

Gli allegri mestieri di Paperino – Servizio compreso, di Tito Faraci e Enrico Faccini (n. 3570), ritrova quello spasso sfrenato che mi era un po’ mancato nell’ultimo episodio rispetto ai floridi precedenti.
Le prime tavole sono in realtà più lente, la sceneggiatura fatica un po’ a ingranare finché Paperino deve fare il buttadentro di un ristorante di Zio Paperone; ma nel momento in cui viene dislocato all’interno per altre mansioni, sono tornato a sbellicarmi in più occasioni.

 

Topo Aprile 2024 13Con La grande mitologia papera – Il filo di Paperarianna, di Luca Barbieri e Emmanuele Baccinelli (n. 3568), lo sceneggiatore sembra iniziare a prendere sempre più la mano all’interno di questo progetto disneyan-mitologico: si torna al buon risultato del primo episodio, dopo il leggero scivolone dell’avventura sul vello d’oro, tanto che questa rielaborazione del mito del filo di Arianna risulta essere per me il racconto più solido dei tre usciti finora.
Sarà per la fama e il fascino della leggenda originaria, sarà per una buona caratterizzazione conferita a questa Paperina, sarà per l’interessante adattamento scelto per il Minotauro, ma l’impressione è che tutto funzioni con semplicità e naturalezza, senza puntare a creare chissà quale opera ma riuscendo con poche pretese a intrattenere e a strappare qualche sorriso. Possiamo già dirci soddisfatti così, no?
Ai disegni il fantastico Bacci: avevo già lodato l’estetica vincente delle due storie precedenti, dove anche disegnatori più ordinari hanno spiccato con un tratto particolarmente accattivante e una colorazione che valorizzava il loro lavoro. Con un fuoriclasse all’opera, il risultato finale è ancora migliore, e l’artista in questione si scatena con un Cuordipietra dal volto splendidamente freddo e cinico, con abiti ben illustrati e con un segno morbido e carezzevole.
Bene così, insomma: questa serie potrebbe essere un’utile palestra per Barbieri per prendere la mano con i personaggi Disney 😉

Di Topolino e la Spectralia Antartica, di Casty, non voglio dire ancora nulla: in aprile sono stati pubblicati solo il breve prologo e il primo episodio dell’avventura, che segna il ritorno di Andrea Castellan alle prese con uno dei suoi kolossal e in particolare con la ripresa del filone atlantideo; più di metà storia vedrà la luce in maggio e pertanto ne tratterò nella disamina del prossimo mese 😉

Bene, credo di aver detto tutto.
Grazie come sempre a chi mi ha letto, e alla prossima!

2 thoughts on “Il “Topo” di aprile 2024

  1. Ciao Andrea!
    Se tu sei un invernista e ti ha indispettito la nuova perturbazione, pensa che effetto può aver avuto il ritorno del freddo su una che ama l’estate come me!

    Passando alle storie, “Amelia oceanica contro le streghe vulcaniche” mi è piaciuta molto, ero sinceramente impaziente di arrivare alla fine, settimana dopo settimana, cosa non sempre frequente con le storie a puntate. Mi piacciono le caratterizzazioni delle varie streghe e tutti i colpi di scena, senza che nulla sia telefonato. E bene per il ritorno di Roberta. Complimenti agli autori!

    “Topolino e l’albero della verità” è una bella vicenda, ma avrei preferito se questa nuova vita di Gambadilegno fosse durata ancora per un po’ di storie, perché così la situazione torna allo status quo troppo in fretta. Comunque, l’esperimento è buono ed è servito a restaurare Gamba come un criminale degno di questo nome.

    Ho avuto la stessa sensazione con la Ciurma del Sole Nero: sarebbe dovuta durare di più! La trama che si era venuta a costruire era intrigante, un peccato chiuderla così in due vicende. Chissà se a Gervasio è stato chiesto di affrettare la conclusione.

    Bellissima “Il corsaro – Le parole giuste”! L’ho trovata davvero avvincente e ben costruita, la narrazione scorre e i colpi di scena sono interessanti. Mi ha colpito l’aspetto di Blackwing, così spettrale e con un occhio giallo. L’ho preferita all’avventura precedente e credo che questa sia una delle storie migliori del mese.

    La storia dei Bumpers è buona, anche se il genere non mi prende molto. Comunque, è scritta bene e forse anch’io preferirei vedere un po’ di più questi ragazzini per familiarizzare con questo tipo di storie.

    Questo “Allegro mestiere di Paperino” di questo mese mi è piaciuto molto e l’ho trovato brillante e brioso, come devono essere queste storie.

    Continua a sfuggirmi invece il senso delle mitologiche. Mi sono piaciuti i disegni di Bacci, ma la sceneggiatura mi sembra debole. Del resto, non è facile trovare un modo disneyano di raccontare miti spesso cruenti senza snaturarne il senso e la storia. Al contempo, però, allontanarsi in certi dettagli dal mito originale rischia di togliere sapore alla storia, ed è quello che secondo me è successo in questo ciclo. Comunque, Paperarianna è di sicuro meglio di Gastone/Giasone.

    Non vedo l’ora di commentare la Spectalia Antartica!

    P.S. sono contenta di vederti più attivo sul Papersera, ora che il forum è tornato!

    1. Ciao Korinna, e grazie come sempre per aver voluto lasciare anche le tue impressioni.
      Sì, da quando il forum è tornato online ho ripreso a lurkare e anche a intervenire come non facevo da anni. Non è stata una cosa pianificata, ma piuttosto spontanea 🙂

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